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Autismo e vaccini, tutta la verità

Autismo e vaccini, tutta la verità

17-01-2017 - scritto da Cinzia I.

E' vero che i vaccini fanno venire l'autismo? Ecco come è nata la diatriba tra scienza, pseudoscienza e realtà.

Autismo e vaccini, c'è veramente una correlazione?

Autismo e vaccini, tutta la verità

E' vero che i vaccini fanno venire l'autismo? Tra testimonianze dirette e drammatiche di genitori, citazioni scientifiche e pseudo tali ed altrettante qualificate smentite, per una mamma o un papà alle prese con le vaccinazioni per il proprio figlio, non è facile farsi le idee chiare.

 

La prima volta che ho sentito parlare di autismo era in relazione al film "Rain Man: l'uomo della pioggia", interpretato da uno straordinario Dustin Hoffman e da un giovane ed intrigante Tom Cruise. La pellicola raccontava dell'intelligenza e della sensibilità di un uomo autistico. Ai tempi si conosceva poco questa condizione e si riteneva che fosse di origine psicologica, dovuta ad un cattivo rapporto tra madre e figlio: mai ipotesi scientifica e diagnostica fu più dolorosa per una mamma!

 

Ben presto però si cominciò a parlare di vaccini: nel 1998 il medico ricercatore britannico Andrew Wakefield, pubblicò sulla prestigiosa rivista scientifica "The Lancet" i risultati del suo studio al riguardo in cui dimostrava come il vaccino MMR (morbillo, parotite, rosolia) fosse responsabile dell'autismo e di malattie infiammatorie intestinali. A sostegno della sua scoperta ovviamente dati clinici e test effettuati su dei bambini.

 

Già qui occorre sottolineare un aspetto: è errato parlare genericamente di autismo e vaccinazioni (tutte) perché il farmaco incriminato era uno solo, il trivalente.

 

Questa pubblicazione come è facile immaginare, destò grande interesse, clamore, plauso, speranza, ma anche - ovviamente - paura dei vaccini; un crollo delle vaccinazioni portò in breve molti Paesi sotto la soglia adeguata di immunizzazione e all'aumento di nuovi casi di morbillo, parotite e rosolia. Paura e situazione che vige tutt'ora!

 

Peccato che presto si rivelò una "bufala" o meglio, come è stata definita, una "vera e propria frode" a scopo economico.

 

Non mancò nell'immediato un serio dibattito scientifico, ma nonostante gli sforzi e le ricerche nessuno studioso riuscì ad arrivare alle medesime conclusioni del medico britannico.

 

Nel 2004 un'inchiesta del giornalista scientifico Brian Deer spiegò il perché, denunciando la falsità dei dati pubblicati, dopo aver analizzato le cartelle cliniche ed intervistato i genitori dei piccoli pazienti.

 

Wakefield rispose a tono, che Deer era stato pagato dalle case farmaceutiche per il proprio tornaconto, ma non bastò: nel 2010 fu radiato dall'albo dei medici per condotta antiscientifica e "The Lancet" ritirò la pubblicazione. Delle inchieste approfondite confermarono la falsità dei dati messi a punto in accordo con un avvocato per intentare ricche cause legali contro le aziende produttrici dei vaccini.

 

La ricerca scientifica sull'autismo - anche in relazione ai vaccini - non si è certamente mai fermata, ed oggi si ha qualcosa in più: l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) spiega come finora nessun legame sia stato trovato tra i due, escludendo di fatto le vaccinazioni come causa di tale patologia.

 

La scienza, dunque, ha preso una decisione definitiva. I tribunali italiani a dire il vero ancora no. Il nostro Ministero della Salute si è espresso chiaramente, mentre, all'opposto, sul web la controinformazione, o presunta tale, è fortissima.

 

Da cosa può dipendere allora l'autismo? Non ci sono ancora certezze ma numerose evidenze scientifiche suggeriscono la compresenza di più fattori nel determinare la comparsa in un bambino di un "disturbo dello spettro autistico" (questa la terminologia corretta): ambiente e genetica, come per numerose altre patologie possono interagire negativamente.

 

Resta il fatto che un vaccino è un farmaco e come tale può avere effetti collaterali, alcuni talmente rari da non essere identificabili nei test clinici ed approfonditi. Ma non bisogna mai mettere in secondo piano - per il timore di questi - il rischio della malattia che si vuole prevenire e curare.

 

Ad ognuno la propria scelta. Ma con coscienza.

 

Foto: Pixabay




A cura di Cinzia I.
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