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Mele, papaya, tè verde: a tutta salute!

15-03-2010, 14:57 PM
Secondo alcuni studi sarebbero efficaci contro Alzheimer, Parkinson e altre gravi malattie. Tesi da prendere con le pinze, tuttavia una cosa è certa: mangiando frutta si vive più sani e più a lungo
17/10/2006 - Che le mele facciano bene lo sappiamo tutti; che siano il frutto più apprezzato dagli italiani pure; che possano essere utili contro malattie gravi come l’Alzheimer, invece, è una bella novità. Secondo uno studio dell’Università del Massachusetts, il consumo di alimenti ricchi di antiossidanti come le mele aiuta a ridurre i problemi associati alla perdita di memoria, con potenziali prospettive positive per la cura delle demenze. Il frutto contiene infatti un mix di sostanze che inibiscono i processi ossidativi nel cervello e stimolano la produzione di acetilcolina, tra i responsabili della trasmissione di messaggi tra le cellule nervose e dunque fattore essenziale per la memoria e per favorire il rallentamento del declino mentale.
Un buon motivo per mangiarne ancora di più, dunque: perché se è vero che ogni italiano ne consuma 20 chili all’anno, circa 130 mele, siamo al di sotto della quantità consigliata come ricetta popolare del viver sani. E visto che siamo il paese leader indiscusso in Europa dal punto di vista della qualità, possiamo abbuffarci in tutta sicurezza.
Dalla mela alla papaya, altro frutto alleato della salute: un vero toccasana per gli stati di affaticamento e per i momenti in cui l’organismo è a corto di difese immunitarie, e che, grazie alle sue proprietà antiossidanti, svolge un ruolo importante nella lotta all’invecchiamento cellulare.
Anche qui ci sono grosse novità in arrivo: avete presente Luc Montagnier, lo scopritore del virus dell’HIV? Secondo il virologo francese, lo stress ossidativo, che è una delle cause principali dell’invecchiamento dei tessuti, è riconducibile a diversi tipi di inquinamento dell’ambiente in cui viviamo: rumori, radiazioni, gas nocivi e pesticidi, tanto per citarne alcuni. Queste sostanze provocano la formazione nell’organismo dei cosiddetti radicali liberi che, se in eccesso, si attaccano ai componenti cellulari come il Dna e le proteine, provocando danni e facendo invecchiare i tessuti fino alla morte.
Qui interviene la papaya fermentata: efficace nell’aiutare le difese dell’organismo contro i radicali liberi in malattie comuni come il raffreddore e l’influenza, ma anche in patologie più importanti come l’Aids o il Parkinson. Una tesi che suscita molte perplessità, anche perché non c’è stata ancora alcuna sperimentazione clinica, ma che potrebbe essere supportata dai risultati di un importante studio scientifico in arrivo entro l’anno.
E che dire del tè verde. Secondo uno studio giapponese, cinque tazze al giorno ridurrebbero del 16% il rischio di morte cause generiche, e addirittura del 26% per malattie cardiovascolari. A trarre vantaggio dall’antica bevanda sarebbero soprattutto le donne.
In questi ultimi anni il tè è stato oggetto di numerosi studi soprattutto sugli animali, in cui se ne dimostravano gli effetti protettivi contro malattie legate al cuore e cancro. Ma analoghi risultati per l’uomo non erano ancora arrivati. Per dare una risposta definitiva, gli epidemiologi di Sendai hanno studiato per undici anni oltre 40 mila adulti. Incrociando i dati del tasso di mortalità generale e causa-specifico con quelli del consumo di tè verde, è emerso che più tazze se ne bevono (dalle cinque al giorno in su), minore è il rischio di morte: secondo gli scienziati, i polifenoli di cui il tè verde è ricco agiscono come antiossidanti, proteggendo dai danni dei radicali liberi.
Il tè è la bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua e se ne producono tre miliardi di chilogrammi ogni anno. Data la vastità di consumi, è evidente che un effetto benefico anche minimo sull’uomo potrebbe avere ricadute enormi in termini di salute pubblica.
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