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Meningite: sintomi e cure di una malattia che fa paura

Meningite: sintomi e cure di una malattia che fa paura

21-12-2016 - scritto da Paola P.

La meningite acuta è una grave infezione che colpisce il sistema nervoso, scopriamo come si manifesta e come difendersi.

Virale o batterica, la meningite è una malattia contagiosa, solo in rarissimi casi letale.

 

La meningite è una di quelle malattie che fanno correre i brividi lungo la schiena, soprattutto a chi è genitore di bimbi piccoli. Si tratta, in effetti, di una pericolosa infezione in genere provocata dall’attacco di germi patogeni, contagiosa e potenzialmente letale.

 

I casi di meningite fulminante che causano i decessi di cui si sente parlare alla tv e che tanto spaventano, sono pochissimi, e sempre causati da batteri. La maggior parte delle meningiti che si verifica nel nostro Paese è, invece, di natura virale, solitamente più benigna.

 

Virale o batterica che sia, la meningite è una infiammazione delle meningi, le membrane che rivestono il cervello e il midollo spinale. I germi che attaccano questi delicati tessuti, provocandone l’infiammazione, possono essere diversi, ma i più comuni sono i seguenti:

 

EMOFILO (il virus dell’influenza, per capirci)

Questo tipo di meningite è stato di gran lunga il più diffuso fino agli anni '90 circa, quando la profilassi antinfluenzale con il vaccino non si è diffuso dimezzando le probabilità di contrarla, soprattutto tra le categorie più a rischio: bambini sotto i 5 anni e anziani.

 

PNEUMOCOCCO (lo stesso tipo di microrganismo che causa anche la polmonite)

La meningite pneumococcica è abbastanza insidiosa. Infatti lo Streptococcus pneumonie, o pneumococco, è un batterio molto presente nelle mucose e nella gola di adulti e bambini, sebbene difficilmente diventi reattivo. Il pericolo, come sempre  in caso di infezione batterica, si innesca quando le barriere immunitarie si abbassano, o nei pazienti naturalmente meno “corazzati”, e quindi  bambini  e anziani. I primi, infatti, hanno difese immunitarie ancora immature, e i secondi, a causa dell’invecchiamento, meno efficienti.

Per tale ragione una infezione pneumococcica, che magari esordisce in modo non preoccupante a livello di naso, gola o di orecchie (sotto forma di otite o sinusite, ad esempio), in rari casi può evolvere improvvisamente in meningite perché tali batteri migrano indisturbati verso le meningi, attaccandole.

Il tempo di incubazione della meningite pneumococcica è molto variabile, e non sempre è facile risalire al primo contatto con il germe, che può restare a lungo in latenza nelle mucose di naso, bocca e gola.

 

 

MENINGOCOCCO (il più pericoloso)

Nel caso della meningite da meningococco può essere presente un focolaio, ma anche in questo caso non si può mai parlare di epidemie come si può fare per l’influenza. Come per la meningite da pneumocco, anche quella da Neisseria meningiditis (il nome scientifico del batterio che la provoca) può insorgere dopo una breve latenza nelle mucose del naso e della gola.

Difese immunitarie poco efficaci non riescono a neutralizzare il germe e gli lasciano campo libero fino alle meningi. In linea di massima, però, il batterio si trasmette attraverso le goccioline di saliva, quindi per via aerea, ma il contatto deve essere ravvicinato.

La famiglia dei meningococchi è numerosa, e i ceppi più pericolosi sono 5: A, B, C, W135 e Y. Di tutti, i primi tre sono in assoluto quelli più diffusi. 

 

Questo tipo di infezione evolve spesso in tempi rapidissimi e può causare la morte.

 

Colpisce con più frequenza i bambini piccoli e gli adolescenti, per i quali infatti è consigliata la vaccinazione, che protegge da questa pericolosissima infezione.

 

Quanto ai sintomi che devono mettere in allarme, i medici parlano di “triade”, ovvero tre sintomi che si manifestano insieme e che devono portare ad un ricovero immediato:

  • Febbre alta
  • Rigidità nucale (dovuta alla infiammazione delle meningi che premono contro la scatola cranica)
  • Stato di confusione mentale

 

A tali sintomi si possono associare fotofobia (sensibilità estrema alla luce), cefalea (comune negli adulti), convulsioni (comuni nei bambini), nausea e vomito, eruzioni cutanee (petecchie).

 

La meningite acuta evolve in tempi brevissimi (24-48 ore), ecco perché viene definita fulminante. Ed ecco perché è necessario correre al pronto soccorso in codice rosso

 

La diagnosi si ottiene attraverso un’analisi del liquido cerebrospinale ricavato attraverso un’iniezione, e immediatamente si deve procedere al trattamento antibiotico previsto in questi casi. Una cura tempestiva può salvare la vita.

 

Purtroppo talvolta questa malattia infettiva può lasciare tracce permanenti, perché il danno subito a livello cerebrospinale potrebbe essere irreversibile. Tra le conseguenze di una meningite batterica si annoverano idrocefalia, epilessia, sordità, cecità, deficit mentali. Per tale ragione, soprattutto soggetti a rischio come i bambini e i teenager, i portatori di malattie croniche e le persone immunodepresse, dovrebbero essere vaccinati.

 

L’immunizzazione proposta dal Servizio Sanitario Nazionale è quella contro i diversi ceppi di meningococco, il vaccino antipneumococco (che protegge anche dalla polmonite), e il vaccino antinfluenzale che vale anche per la meningite da Emofilo B.

 

I tempi e le modalità di somministrazione dei vaccini sono diversi e devono essere indicati dal medico curante o dal pediatra a seconda dell’età e degli eventuali fattori di rischio legati a sensibilizzazione individuale.

Il vaccino specifico contro il meningococco a disposizione è inattivo, pertanto è considerato sicuro anche per le categorie più deboli.  

 

LEGGI L'APPROFONDIMENTO A CURA DEL MINISTERO DELLA SALUTE

REGIONE TOSCANA: LA CAMPAGNA CONTRO IL MENINGOCOCCO C

 

Foto | via Pinterest




A cura di Paola P.
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