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Sindrome del colon irritabile: invalidante e trascurata

Sindrome del colon irritabile: invalidante e trascurata

15-05-2015 - scritto da Paola P.

La comune colite è molto diffusa, ma spesso sottovalutata sia da chi ne soffre sia i medici.

Curare la sindrome del colon irritabile è possibile?

Sottovalutata, trascurata innanzi tutto da chi ne soffre, la colite, ovvero la sindrome del colon (o dell’intestino) irritabile è una patologia trasversale, che colpisce giovani e meno giovani, uomini e donne, con una maggiore incidenza tra queste ultime, insidiosa e invalidante, che produce effetti negativi a catena sulla qualità della vita.

 

Quali sono i sintomi principali di questa patologia apparentemente non grave?

  • pancia gonfia e dolorante
  • stitichezza e diarrea alternate con (talvolta) emissione di muco
  • alitosi
  • sensazione di costipazione
  • flatulenza e meteorismo
  • crampi e tensione della muscolatura dell’addome

​Un corollario di sintomi che seppur non gravi, sono tali da rendere la vita di chi soffre di colite un vero inferno.

 


 

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Mangiare diventa un tormento anche se l’appetito e il peso restano invariati, perché subito dopo iniziano i “dolori”. Pertanto anche la vita sociale e familiare ne fanno le spese, e chi abbia terrore di “svegliare” la colite anche solo dopo aver bevuto un caffè si sente demoralizzato, impacciato, fuori forma, depresso. E imbarazzato. Insomma, quella pancia che si gonfia come un palloncino e diventa dolorante al minimo stimolo è proprio une bella gatta da pelare.

 

Allora, quando ormai i sintomi sono ricorrenti da mesi e non ce la si fa più, si va dal proprio medico, il quale, nella migliore delle ipotesi, spedisce il paziente da uno specialista, ovvero un gastroenterologo. E qui comincia la trafila degli esami, i quali hanno necessariamente lo scopo di escludere la presenza di patologie intestinali più o meno gravi (polipi, tumori, diverticolosi, rettocolite ulcerosa, morbo di Crohn, una malattia autoimmune), e di allergie alimentari, come la celiachia (intolleranza permanente al glutine dei cereali).

 

Insomma, un vero incubo che alla fine porta a… quasi nulla. Arrivati alla diagnosi di sindrome del colon irritabile le cure consigliate in definitiva si riducono ad una modifica della dieta che costituisce la terapia d’elezione. Eliminare alimenti irritanti per l’intestino, come legumi, cipolle e vegetali fibrosi, frutta secca, latticini e alcuni cereali può dare sollievo, ma alla fine ci si ritrova a non poter mangiare nulla, o quasi.

 

Assumere probiotici non per tutti è una buona opzione e, se integratori fitoterapici, enzimi digestivi e carbone vegetale possono ridurre il gonfiore, non sempre si ottiene una  contemporanea regolarizzazione della funzionalità intestinale. Il problema di fondo della sindrome (“ex” colite nervosa) è che trattandosi di un disturbo psicosomatico, generato prevalentemente da stati di ansia e di stress, tende a venire sottovalutato dai medici, come se il malessere fisico che ne deriva fosse meno “reale” di quello determinato, ad esempio, dalla presenza di diverticoli o di ulcere intestinali.

 

Da una ricerca effettuata su indicazione dell’Aigo (l’Associazione Italiana dei Gastroenterologi ed Endoscopisti Ospedalieri) su un campione di 381 pazienti seguiti in diversi ospedali, è emerso che le conseguenze della sindrome del colon irritabile sulla psiche di chi ne soffre sono importanti. A rischio depressione anche dopo la diagnosi, questi pazienti cadono in un circolo vizioso, ove il fatto di non poter accedere a terapie risolutive per la loro condizione porta al peggioramento dei sintomi.

 

Convivere con la colite è possibile? Secondo gli esperti dell’AIgo purtroppo lo stato di salute psichico dei pazienti non migliora dopo la diagnosi, e le spese da affrontare per tentare di alleviare i disturbi (fino a 1200 euro all’anno), non sono certo un aiuto! Che fare? La risposta probabilmente cambia da soggetto a soggetto. Sicuramente ci sono alcuni accorgimenti da seguire, come ad esempio assumere fibre se la colite ha impronta stitica. Quando l’intestino, che è il nostro “secondo cervello”, va in tilt e manda questo tipo di segnali, significa che bisogna agire a monte, non sul sintomo ma sulla causa. Ridurre i livelli di stress, modificare lo stile di vita se necessario, ripensare la propria esistenza, rimodulare i propri rapporti interpersonali e familiari può, allora, diventare indispensabile.

 

Talvolta un colon irritabile ci sta solo dicendo che dobbiamo riprendere contatto con le nostre esigenze più profonde, con i nostri sogni e desideri sepolti sotto un mare di obblighi.




A cura di Paola P.
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