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Le ulcere venose, quelle lesioni cutanee da bendare

Le ulcere venose, quelle lesioni cutanee da bendare

04-02-2015 - scritto da Francesca F. Salute

Causate da problemi alla circolazione, le ulcere venose possono essere molto dolorose. Cosa sono, come trattarle e il commento del Dr. Andrea Mannari.

Le ulcere venose: le possibili terapie.

Le ulcere venose colpiscono fino all’1% della popolazione adulta. Sono lesioni cutanee causate nella maggior parte dei casi da insufficienza venosa cronica. Si tratta di ferite che non tendono a guarire spontaneamente e che si manifestano soprattutto sopra e intorno al malleolo. Solitamente insorgono a seguito di qualche piccolo trauma, su una pelle già spesso edematosa, arrossata e atrofica a causa della presenza di vene varicose.

 

Sebbene il nostro organismo già svolga naturalmente la funzione di riparare i tessuti danneggiati, le ulcere venose non tendono a guarire spontaneamente. La cura, pertanto, consiste di due elementi:

  • Bendaggio elastocompressivo volto a correggere l’ipertensione venosa
  • Tecniche di medicazione


La terapia compressiva resta la prima scelta. Vi sono diversi tipi di terapie compressive e diverse tecniche di bendaggio. E’ preferibile che l’elastocompressione sia effettuata da personale infermieristico, perché richiede abilità e professionalità nel supervisionare la lesione, soprattutto in fase iniziale. In un secondo momento, è bene che anche il paziente e i familiari imparino ad effettuarla correttamente.

Il bendaggio agisce esercitando una pressione al suo interno, diretta verso il centro, e svolge una duplice funzione: ridurre il ristagno di liquidi a livello extravasale e aumentare la velocità del flusso venoso. Due condizioni necessarie per eliminare l’edema.

Le medicazioni della ferita servono ad eliminare le parti necrotiche e infiammate e possono essere praticate in ambulatorio, possibilmente con una frequenza settimanale in modo da permettere ai tessuti di guarire. Solo nel 5% dei casi, in condizioni gravi, si rende necessaria l’ospedalizzazione. A seconda dell’entità dell’ulcera le medicazioni possono essere a base di soluzione salina, acqua sterile o argento ionico grazie alle sua proprietà battericida.

 

In generale, per combattere le ulcere venose è fondamentale esercitare una pressione sulla circolazione venosa con le seguenti modalità:

  • Trattamento delle varici
  • Bendaggio
  • Deambulazione e riposo a gamba sollevata

Per guarire da un ulcera serve anche molta pazienza. Solitamente, la ferita si rimargina in un tempo che va dai 3 ai 6 mesi. Se ciò non accade, l’ulcera venosa si considera “refrattaria”, condizione che si verifica nel 10% dei casi.

 

andrea mannari

Le ulcere, nella patologia flebologica, rappresentano un aggravamento importante della patologia in essere. La classificazione CEAP pone le ulcere nelle classi 4-6, ovvero i livelli più gravi.

La causa dell'ulcera, oltre all'evento traumatico o meno, è, fondamentalmente, la grave alterazione cronica tissutale avvenuta nel derma e ipoderma indotta dalla stasi e dallo stato infiammatorio susseguente all'insufficienza venosa.

E' quindi fondamentale, prima di tutto, impostare una adeguata terapia farmacologica e/o chirurgica della patologia venosa. Questa terapia può essere progettata solo tramite una visita specialistica vascolare ed uno studio eco color Doppler.

La terapia potrà avvalersi dapprima di soli farmaci e particolari bendaggi funzionali (elastici o anelastici), oppure di una terapia sclerosante di varicosità di varici che determinano un aumento della pressione sanguigna sull'ulcera o che sono a rischio di una pericolosa varicorragia (emorragia da una varice che viene erosa dall'ulcera).

Altro rischio importante da sorvegliare è quello infettivo: spesso le ulcere sono infette da batteri patogeni che possono essere anche molto aggressivi e comportare un importante spandimento dell'ulcera o andare ad infettare l'intero organismo oppure, ancora, determinare delle fasciti necrotizzanti, ovvero infezioni delle strutture che avvolgono i muscoli e che ne determinando la necrosi (cioè la morte), con grave pericolo anche di vita del Paziente.

I batteri possono creare complicazioni più banali con diffusione dell'infezione all'arto controlaterale (fenomeno abbastanza frequente) o ad altri conviventi dell'abitazione del Paziente (per contaminazione di lenzuola, asciugamani, stoviglie ecc.).

 

Maggiori informazioni sul Dr. Andrea Mannari

andrea mannari
Riceve negli Studi di Imperia e Bordighera (IM) | Cell. 3356689691 | Scrivi email

Specializzato in Chirurgia Vascolare, dirigente medico presso l'Unità operativa di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare e responsabile della struttura semplice dipartimentale di Flebologia Diagnostica e Terapeutica dell'A.S.L. n.1 Imperiese.

 

 




A cura di Francesca F. Salute
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