Allergia al pesce: cosa si può mangiare e cosa no

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Allergia al pesce: cosa si può mangiare e cosa no

13-05-2014 - scritto da Patrizia Frattini

In alcuni casi, sviluppare una allergia a un tipo di pesce non implica necessariamente che si è allergici a tutto il pesce

Il pesce è terzo nella classifica degli alimenti che più di frequente scatenano allergia, subito prima ci sono uovo e latte vaccino.

Allergia al pesce: cosa si può mangiare e cosa no Il pesce gioca un ruolo importante nella nutrizione dell'uomo ed è una risorsa preziosa di proteine. Purtroppo, questo alimento gustoso e abbondante sul nostro pianeta, è anche una frequente causa di allergie alimentari. La comparsa di questa allergia può essere favorita dalle abitudini alimentari, e infatti è più frequente nei Paesi in cui è maggiore il consumo di pesce, come la Spagna, il Giappone o i Paesi Scandinavi.

Spesso la reazione IgE mediata (le IgE sono gli anticorpi responsabili della reazione allergica) provocata dagli allergeni presenti nel pesce si scatena non soltanto a seguito dell'ingestione di questo alimento ma anche soltanto al contatto o a seguito della inalazione di vapori di cottura (secondo stime recenti il 10% degli allergici al pesce reagisce anche a seguito del contatto o dela inalazione dei vapori di cottura).

Il principale responsabile della reazione allergica al pesce è un allergene chiamato Beta-Parvalbumina, ma non si tratta del solo allergene presente nel pesce.

Una buona notizia, però, c'è: è possibile essere allergici ad alcune tipologie di pesce ma tollerarne invece altre, come dimostrato da uno studio condotto dai ricercatori dell’Helmholtz Centre for Environmental Research, in Germania, in collaborazione con l’Haukeland University Hospital di Bergen, in Norvegia. Si tratta naturalmente di una informazione importante poiché consentirebbe di eliminare dalla dieta determinate specie di pesce consentendo però il consumo di altre e dunque incidendo meno sulla dieta del paziente.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Investigational Allergology and Clinical Immunology, ha analizzato la reazione allergica di un particolare soggetto che si era dimostrato allergico al pesce persico crudo e al salmone cotto ma non al merluzzo dell'Atlantico. Ne è risultato che l'allergia di questo paziente non era scatenata dalla parvalbumina, l'allergene che come abbiamo detto è il più diffuso nel pesce, ma da altri antigeni, il che ha spiegato il perché risultava allergico ad alcuni tipi di pesce e non ad altri.

Janina Tomm dell’Helmholtz Centre ha commentato così i risultati dello studio: "I test comunemente usati per la diagnosi dell'allergia al pesce non sono molto specifici e nonconsentono di individuare le ipersensibilità verso diversi tipi di pesce. Per questo, per precauzione, generalmente si consiglia al paziente di evitare in generale il consumo di questo alimento. In questo modo, però, lo si priva di una preziosa fonte proteica".

Grazie a test personalizzati è invece possibile individuare i tipi di pesce che scatenano la reazione allergica ma, per il momento, si tratta di test non sempre facilmente accessibili. I ricercatori tedeschi e norvegesi, proprio per questo, sono al lavoro per mettere a punto test standardizzati che consentano di individuare la reattività alle diverse specie di pesce.

Infine, è bene sapere che l'allergia al pesce non comporta necessariamente anche una allergia ai frutti di mare (crostacei, molluschi, cefalopodi). Quest'ultima è infatti provocata da tropomosina e dunque, sebbene in alcuni soggetti allergia al pesce e ai crostacei possano comparire insieme, non si tratta della stessa entità. Dunque chi è allergico al pesce o ai crostacei non deve necessariamente evitare anche l'altra tipologia di alimento, ma dovrà sottoporsi a test specifici per arrivare ad una diagnosi precisa.

Foto: Pixabay.com

A cura di Patrizia Frattini aka Rockcopy, copywriter e Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2012, da anni attiva (anche, ma non solo) nel settore dell’informazione scientifica e divulgativa.
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