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Chirurgia refrattiva: le nuove tecniche

Chirurgia refrattiva: le nuove tecniche

27-01-2018 - scritto da Paola P. e Francesca F. Salute

Come funziona la chirurgia refrattiva per la correzione dei difetti visivi più comuni, per chi è indicata e quali sono le tecniche all'avanguardia.

Intervista al Dott. Marco Alberti, Oftalmologo e Direttore del Centro Medico Italiano (Milano).

La chirurgia refrattiva, ovvero l'utilizzo di laser per correggere i difetti refrattivi come miopia, astigmatismo e presbiopia, è uno di quegli argomenti di salute e medicina su cui ci sono ancora, a distanza di almeno 20 anni dall'introduzione, incertezza, falsi miti e, per certi versi, disinformazione. Nonostante nel mondo siano stati eseguiti oltre 60 milioni di interventi di chirurgia refrattiva, e nonostante solo un numero esiguo abbia dato complicanze, il clamore suscitato da queste è stato tale che, ancora oggi, molte persone ritengono che si tratti di una pratica poco sicura ed efficace, da cui tenersi alla larga.

 

La verità - assicurano gli esperti - è che si rischia di più portando in modo scorretto le lenti a contatto, che affidandosi a specialisti preparati per sottoporsi a intervento di chirurgia refrattiva. Ogni anno in Italia si eseguono più interventi di chirurgia oculare maggiore con ottimi risultati (circa 600.000) che parti (circa 500.000), e l'oculistica è una delle branche della medicina che presenta meno effetti collaterali.

 

Ma cos'è la chirurgia refrattiva, a cosa serve e per chi è indicata?

 

La chirurgia refrattiva utilizza il laser per correggere i principali difetti visivi che colpiscono fette di popolazione sempre più estese. E' noto che miopia, astigmatismo e ipermetropia in giovane età, e presbiopia negli over 40, sono difetti della visione che,. seppur diversi tra di loro, sono ormai talmente diffusi da diventare epidemici. Questo per tante ragioni, alcune genetiche, altre ambientali. Di sicuro c’entra un “abuso” precoce degli occhi, eccessivamente stimolati fin dalla più tenera età.

 

Un occhio sano è certamente un occhio allenato, ma allenato nel modo giusto, con gradualità e costanza. Un occhio sano ha avuto la possibilità di perfezionare nel tempo la propria acuità visiva da lontano e da vicino in situazioni diverse, di cui una buona quota costituita da scenari all’aria aperta. Da quando le nostre vite si sono sempre più rinchiuse in interni iperprotetti e ipertecnologicizzati, anche i nostri occhi sono stati costretti a restringere i propri orizzonti, spesso limitandoli per ore ad un piccolo schermo luminoso.

 

Per fortuna che la tecnologia che da una parte ci danneggia, dall’altra ci viene in aiuto.

 

Miopia, presbiopia, ipermetropia e presbiopia sono i cosiddetti difetti di rifrazione, derivanti da una difficoltà della cornea – che è la sottile membrana trasparente che ricopre l’occhio nella sua porzione centrale, proprio sopra iride e pupilla – nella messa a fuoco. La cornea è infatti la prima lente che cattura i raggi luminosi e li direziona verso la retina, posta nel fondo oculare. La capacità di mettere a fuoco le immagini luminose da parte della cornea dipende dalla sua curvatura, e i vizi di rifrazione sono proprio causati da una anomalia nella sua conformazione.

 

A seconda che la curvatura sia eccessiva, insufficiente o irregolare, avremo diversi tipi di difetti visivi: miopia, ipermetropia, astigmatismo. Nella presbiopia, infine, un tipico difetto dovuto all’invecchiamento, il problema di rifrazione non riguarda tanto la cornea quanto il cristallino, la seconda lentina (dopo la cornea), posta all’interno dell’occhio.

 

La tecnica laser va a lavorare sulla curvatura corneale correggendola, in tal modo eliminando o riducendo il difetto rifrattivo. Per quanto riguarda la presbiopia si dovrà intervenire anche sul cristallino, eventualmente sostituendolo con una lente artificiale.

 

 

Le tecniche di laser utilizzate per la correzione dei vizi rifrattivi sono:

 

PRK. E' la tecnica più “antica”. Si interviene sullo strato più superficiale della cornea, l’epitelio, che viene rimosso per permettere al laser di agire direttamente sullo stroma, ovvero il tessuto corneale immediatamente sottostante, e correggerne la curvatura in modo da ripristinare la corretta messa a fuoco delle immagini. L’intervento è molto breve, non più di qualche minuto per occhio, e viene seguito dall’applicazione di una lente a contatto di protezione che va tenuta per una settimana circa, anche durante la notte. In pochi giorni l’epitelio corneale dovrebbe riformarsi, stavolta secondo la nuova curvatura della cornea, e l’occhio tornare alla normalità.

 

LASEK. Simile alla tecnica precedente, la Lasek non prevede la rimozione totale dell’epitelio corneale, ma il suo sollevamento. Per ottenerlo si applica sulla superficie della cornea una sostanza a base alcolica che ne provoca il prosciugamento e quindi il sollevamento naturale. Una volta che lo stroma sia stato scoperchiato è dunque possibile modificare con il laser la curvatura della cornea secondo il difetto da correggere. Subito dopo, come per la precedente tecnica, si applica sull’occhio operato la lente protettiva per facilitare e accelerare il processo di guarigione. L’intervento in sé dura qualche minuto in più del precedente.

 

LASIK. A differenza delle altre due tecniche di laser ad eccimeri, la Lasik agisce non sulla superficie dell’occhio, ma a un livello più profondo. Si pratica con uno strumento meccanico chiamato microcheratomo, che grazie ad una minuscola lama oscillante pratica una incisione nello spessore dello stroma corneale e solleva il lembo (flap), in modo da scoperchiarlo e permettere al laser di correggere la curvatura della cornea. Successivamente si riposiziona il “coperchio”, o lamella, di epitelio e stroma, che aderisce di nuovo perfettamente all’occhio. L’intervento dura pochi minuti e, al momento che l’epitelio non viene toccato, non è necessario indossare lenti protettive, non si verificano fastidi post operatori e soprattutto la vista si riacquista subito. 

Nell’evoluzione ancora più tecnologica della Lasik, al posto del microcheratomo si utilizza il laser a femtosecondi, in cui in pratica non si utilizza una lama metallica per creare lo “sportello” nella cornea idoneo ad applicare il laser ad eccimeri per la correzione del difetto, ma raggi di luce prodotti in tempi estremamente brevi, nell'ordine dei miliardesimi di secondo. Il tutto con la massima precisione e da remoto, nel senso che non c'è la mano del chirurgo ma il procedimento è automatizzato. Il compito dello specialista consiste in una precisa pianificazione preoperatoria del trattamento. 

 

La maggior parte degli interventi di correzione della miopia vengono eseguiti con una delle due tecniche, quindi con l'impiego del laser a eccimeri o dell'associazione femtolaser-laser a eccimeri. Ma c'è un'ultima e innovativa tecnica che sta prendendo piede e rappresenta attualmente l’avanguardia nella correzione della miopia e dell’astigmatismo: si chiama SMILE (Small Incision Lenticule Extraction), non prevede la creazione di alcun lembro corneale e si basa sull’utilizzo del solo laser a femtosecondi, escludendo dunque l’applicazione del laser ad eccimeri. Ce ne parla il Dott. Marco Alberti, Oftalmologo, Direttore Sanitario del Centro Medico Italiano a Milano

 

Video intervista al Dott. Marco Alberti, Oftalmologo, Direttore Sanitario del Centro Medico Italiano a Milano.

 

 

Ma qual è l’intervento di chirurgia refrattiva migliore? Dipende dall’età, dalle condizioni e dal difetto refrattivo del paziente, e a decidere è ovviamente l’oculista  in base alle caratteristiche anatomiche dell’occhio del paziente e alla sua anamnesi personale. Sarà l'oculista anche a indicare possibili controindicazioni all'intervento, come ad esempio uno spessore corneale insufficiente, una sindrome dell'occhio secco, un astigmatismo indotto da cheratocono o un problema di età.

 

A proposito di età, la correzione di miopia, astigmatismo e ipermetropia si dovrebbe effettuare non prima dei 25 anni (quando il difetto di rifrazione non è ancora stabilizzato), e non oltre i 40, l’età in cui si sovrappone l’altro vizio di rifrazione comune che è la presbiopia. Per quanto riguarda quest’ultimo, infine, sarebbe meglio operarsi non oltre i 50 anni, e meglio ancora se in concomitanza con il difetto di visione da vicino esiste una ipermetropia. Ma, come sempre, a dare indicazioni precise in merito dovrà essere il medico di riferimento.




A cura di Paola P. e Francesca F. Salute.

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