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Come spiegare il cancro ai figli

Come spiegare il cancro ai figli

14-12-2015 - scritto da Cinzia I.

Il cancro di un genitore sconvolge la vita di tutti, anche quella dei bimbi piccoli o dei ragazzi adolescenti.

"Ho il cancro", ecco come dirlo al proprio bambino.

Come spiegare il cancro ai figli

Per chiunque una diagnosi di cancro è un trauma che svonvolge la vita, le emozioni, la quotidianità. Quando si hanno dei figli piccoli o adolescenti tutto diventa più complicato. Il pensiero va subito a loro.

Devo dirgli che sono malata? E come farlo? Cosa raccontargli? Come affronteranno la mia malattia? E se andrà male la cura, come faranno a superare il lutto?

Non esistono manuali pratici che spieghino nel dettaglio come comportarsi e che siano validi per tutti: ogni bambino e ogni famiglia sono a se stanti. Certo, all'inizio si tende a rifuggire la questione, per "proteggerli". Qualcuno, per giustificare l'assenza per un ricovero, può trovare ad esempio giusto raccontare:

"Mamma (o papà) va via qualche giorno per lavoro".

Non c'è nulla di male in questo, ma prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. I nostri figli, a qualunque età, sia piccoli che grandicelli, sono "spugne recettive" e percepiscono immediatamente che qualcosa non va.

Il buon senso e gli esperti del settore suggeriscono come sia fondamentale spiegare loro la verità. Da subito, o comunque prima possibile, quando si è elaborata la propria diagnosi.

Il rischio è che, sentendo la parola "cancro" o "tumore", notando che si parla a bassa voce o che si smette di farlo quando loro entrano nella stanza, o le assenze periodiche, la caduta dei capelli, il malessere per la terapia, il nervosismo, il pianto... I bambini interpretino il tutto in modo sbagliato. Un modo che può destabilizzare e spaventare più della verità.

Come raccontargliela però questa verità? Nessuno conosce i figli meglio di mamma e di papà e quindi all'occorrenza questi sapranno quale strada intraprendere. Un percorso generale può comunque essere tracciato.

E' meglio affrontare il disorso tutti insieme, se ci sono più figli, e che a dirlo sia il genitore malato. Questo rassicura i bambini: il tumore di fatto sconvolge la routine di ogni membro della famiglia e parlarne fa sentire anche loro partecipi alla lotta contro la malattia.

Va scelto ovviamente un momento in cui non siano facilmente distraibili (magari dal cartoon in televisione) e preferibilmente non prima di andare a dormire, per permettere loro un sonno tranquillo, ma soprattutto per dargli il tempo di pensarci su, elaborare domande e farle.

Fondamentale è usare un linguaggio semplice e adeguato all'età del bimbo.

"Mi è venuto un bozzetto all'interno del seno, ma ora in ospedale il dottore mi opera e lo toglie".

"Il tumore è una malattia che viene a tante persone, ma non si trasmette con un abbraccio, non è contagioso".

"La mamma dovrà prendere delle medicine che fanno cadere i capelli, ma poi ricrescono e sarà l'occasione per studiare un nuovo taglio ed essere più bella".

"A volte il papà nel prossimo periodo sarà più stanco e nervoso, ma solo perché ha la bua, non perché è arrabbiato con voi".

Con i bambini questi concetti di base possono bastare. E' inutile prospettare effetti negativi del tumore e delle terapie sin dall'inizio. Una volta spiegato il concetto iniziale, insieme si vivrà l'evoluzione della malattia. Basta dire poche cose, purché vere. Loro capiscono quando un genitore mente, il più delle volte.

E' anche importante non dire cose di cui non si ha certezza, tipo:

"Guarirò di sicuro".

Nel tentativo di tranquillizzarli al momento, si rischia un trauma eventuale successivo.

Agli adolescenti invece le informazioni semplici e iniziali potrebbero non bastare. E' importante incoraggiarli ad esporre domande e dubbi se ne hanno. A volte non è necessario rispondere, basta saperli ascoltare.

Come reagiranno alla notizia e all'evoluzione della malattia dipende dai singoli casi, ma di certo un approccio di questo tipo permette di comprendere al meglio anche se nei figli subentra un disagio eccessivo. In questo caso, ma anche prima di cominciare tale percorso, si può chiedere consiglio a dei terapeuti esperti. In molti centri oncologici esistono sostegni di questo tipo, oppure ci si può rivolgere ad associazioni come l'AIMAC che possono anche fornire del materiale informativo (opuscoli, fiabe, ecc.) utile per spiegare con semplicità il cancro ai bambini.

 

Foto: Pixabay




A cura di Cinzia I.
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