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Home > Salute: consigli del medico, esperienze dei pazienti > Psicologia e psicoterapie > Psicologia dello sviluppo infantile > Ho bisogno di aiuto per il mio bambino
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Ho bisogno di aiuto per il mio bambino

jac
 

Buongiorno a tutti e piacere di conoscervi, sono una nuova utente.
Racconto brevemente la mia storia: sono mamma di un bimbo di 6 anni, un bimbo sano e tranquillamente pestifero come tutti i bimbi della sua età.
Però ultimamente mi preoccupa molto, sono successe molte cose spiacevoli nell'ultimo anno: a febbraio la morte del suo bisnonno al quale era legatissimo, a maggio ho dovuto partorire (ITG) il suo fratellino (ero di 23 settimane) per gravi malformazioni non compatibili con la vita, per il fratellino ha pianto molto e tutt'ora mi chiede perchè è volato via oppure mi bacia la pancia e poi diventa triste e dice "ah è vero il fratellino non c'è più", a luglio è stato ricoverato per l'asportazione chirurgica di tonsille ed adenoidi e infine a settembre mio papà si è rotto un femore e per un lungo periodo sono stata poco presente in casa perchè faccevo avanti e indietro tra lavoro e ospedale (mio papà è anziano ed è in preda a delirium senile quindi non possiamo lasciarlo solo).
Inoltre ha iniziato da poco la scuola e proprio con l'inizio della scuola ha iniziato a vomitare tutte le mattine (prima lo faceva spesso ma non tutti i giorni).
Il pediatra esclude qualsiasi problematica "fisica", mi ha detto che si tratta di una reazione emotiva. Ho provato già di tutto: dall'omeopatia alle gocce floriterapiche unite a tante coccole, provo a farlo parlare molto ed a rendere la casa più serena possibile ma non serve a niente: tutte le mattine rimette, anche a stomaco vuoto. Davanti alla scuola diventa bianco e si irrigidisce, le mani gelate... dopo aver rimesso si rilassa e sta bene tutto il giorno, dice che la scuola gli piace e anche le maestre dicono che è contento e rilassato in classe.
Il pediatra dice di aspettare che superi da solo questo momentaccio ma io temo che possa avere dei danni anche fisici a forza di rimettere. Possibile che non ci sia una soluzione per aiutarlo a rilassarsi (senza ricorrere alle medicine)? Magari sbaglio io qualcosa... cerco di non riflettere su di lui tutta la mia tristezza, non piango mai davanti a lui e mi faccio vedere sempre scherzosa e sorridente (com'ero prima del parto) inganno tutti, anche mio marito mi dice che mi sono ripresa bene, mentre non è vero piango tutti i giorni di nascosto ma preferisco non far pesare a nessuno il mio stato d'animo.
Scusate per la lunghezza, vi ringrazio per l'attenzione e vi rivolgo un caro saluto.

Rosy

MIGLIOR COMMENTO
Dr. Guglielmo Rottigni
Buongiorno, jac.

Mi spiace per la sua situazione, e vorrei capirci qualcosa di più, se vuole.

Da quel che ho letto nei suoi due interventi, mi pare che suo figlio sia stato sottoposto a numerosi cambiamenti, tutti improvvisi e spiacevoli, nell'arco di poco tempo. E mi sembra che il suo pediatra abbia delle buone ragioni nel mettere in relazione i disturbi di suo figlio con quanto gli è accaduto, e nel consigliarle semplicemente di aspettare.

Tecnicamente, sembrerebbe una "sindrome da stress", una condizione reattiva ad una serie di eventi che, normalmente, non richiede cure o interventi particolari, e che si risolve di solito nel giro di circa sei mesi.

Tuttavia, potrebbe utilizzare quest'occasione per riflettere su alcuni aspetti psicologici che mi pare le appartengono, e dei quali mi sembra piuttosto cosciente.
Se, infatti, è abbastanza semplice nascondere i propri sentimenti agli altri adulti, non lo è affatto nasconderli ad un bambino. I bambini sono naturalmente predisposti a "leggere la mente" dei propri genitori, ed è difficile che si sbaglino.

Ora, se lei è triste, e dice invece a suo figlio che non lo è, cosa accade?
Può accadere che suo figlio "senta" benissimo la sua tristezza (che si esprimerà con il tono della voce, con la lentezza in alcuni movimenti, con esitazioni e pause prima di affrontare una serie di argomenti, con espressioni facciali; tutte cose completamente sottratte al suo controllo) e senta benissimo il contrasto tra le sue dichiarazioni verbali e le sue sensazioni.

Ora, siccome la nostra capacità di stare al mondo e cavarcela nel mondo viene dalle nostre percezioni (quel che cogliamo di ciò che c'è fuori di noi) e dalle nostre sensazioni (quel che cogliamo di ciò che c'è dentro di noi), è importante che di queste sensazioni e percezioni possiamo imparare a fidarci.
Ma è difficile fidarsi di quanto si sente quando è un genitore a invalidare il sentire di un bambino.

Ora, comunicare onestamente il proprio stato d'animo non significa né traumatizzare, né chiedere al proprio figlio di modificare quello stato d'animo. Significa solamente dire: "Sono un po' triste, per questa e questa ragione. Dipende da me, e tocca a me trovarci rimedio".
Questo non costringe il bambino né a negare le proprie percezioni, né ad attivarsi per modificare il tono dell'umore del genitore.

Non so se lei si sia trovata, nella sua infanzia, in condizione di dover essere lei a sostenere e consolare sua madre, invece di ricevere - come sarebbe più corretto - sostegno e consolazione da lei. Succede spesso che le persone che mettono i desideri degli altri davanti ai propri, e ritengono che i propri dolori siano privi d'importanza, siano passate attraverso quest'esperienza.

Se vuole, provi a rifletterci. Poi, se crede, ne riparliamo.

Buona vita
Guglielmo
__________________
"Qual'è la definizione di "follia"? E' il ripetere continuamente la stessa azione, e aspettarsi un risultato diverso.
Se è così, tutti noi siamo folli".

Da: "Il denaro non dorme mai".

Dott. Guglielmo Rottigni
Psicologo
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
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palladineve
 

rosy, mi dispiace quello che stai vivendo; anche io ho un bimbo di 6 anni, e ti capisco. però non nasconderti....forse il tuo bimbo cerca di allonatanare da se la tristezza vomitandola pr non fartela vedere: forse ha solo bisogno di piangere CON TE. io non sono una psicologa o cosa del genere e nemmeno una educatrice, ma secondo me dovreste piangere insieme, invece che cercare di nascondere a tutti al tua tristezza. la perdita del fratellino ha segnato profondamente il piccolo e ha bisogno di sentire che questa tristezza è buona, non so come dire, e tu forse nascondendola gli trasmetti il messaggio che non lo sia....nonso...io la vedrei così. forse lui ha solo bisogno di vedere che anche tu sei triste e che piangere fa bene e che dispiace a tutti per il piccolo e che certamente arriverà un altro fratellino, o dalla tua pancia o da un'altra parte! forse ha solo bisogno di sentire che è parte di un tutto che è uguale a lui. e non che è diverso per chè prova tristezza.
io ti abbraccio con tutto il mio cuore, davvero vorrei poterti aiutare ... se hai bisogno di me chiamami, con un pm anche ... io cercherò di esserci! intanto tentare non nuoce: prova per una volta anon tenere dentro tutta la tristezza e a sfogarla con lui.
queste cose te le dico perchè una volta mi è capitato con la mia bimba più grande, una grande preoccupazione che mi rendeva molto triste e assorta, e lei non capiva, era piccola e non riusciva a comprendere i suoi sentimenti, perchè erano tanto diversi dall'espressione dei miei. poi siamo andate a messa insieme e io ho pregato e poi mi sono messa a piangere e lei ha capito e dopo eravamo di nuovo tutte e due in sintonia e lei è stata molto meglio, davvero!

jac
 

Palladineve ti ringrazio infinitamente per le tue parole.
Effettivamente lascio sempre che lui si sfoghi e cerco di nascondere i miei sentimenti minimizzandoli e banalizzandoli. Purtroppo sono fatta così: ho una sorta di pudore che mi porta a non manifestare la tristezza, non riesco a piangere davanti a terze persone se non quando sono veramente tanto tanto triste.
Non è per vergogna, credo... solo che penso sempre che i problemi degli altri siano più grandi dei miei, che il dolore degli altri sia più intenso, penso sempre a consolare e non riesco a farmi consolare, espormi mi mette in imbarazzo e mi sento in colpa perchè mi sembra di scaricare il mio dolore sugli altri e di dare loro questo "peso" (stupidamente, lo so, ma è più forte di me). Trovo la mia forza nella serenità di chi mi circonda, è una reazione un po' strana da descrivere.
Non riesco con gli altri e tanto meno ci riesco con il mio bambino... però ci proverò, forse hai centrato il problema e ti ringrazio per questo consiglio. Magari non mi metterò a piangere ma cercherò di dirgli che anch'io soffro, gli eviterò la tiritera che il fratellino lo guarda da lassù e che sta bene dov'è. E' così difficile cercare di far comprendere la morte ad un bimbo piccolo senza traumatizzarlo e quest'anno gli si è presentata davanti per ben due volte. Vorrei proteggerlo e vorrei togliergli ogni sofferenza ma far finta di niente probabilmente è la strada sbagliata.
Un bacio e grazie ancora.

palladineve
 

vero vero! io credo che il problema sia proprio in questa dicotomia che il piccolo sente e non sa come gestire. vedrai jac che andrà tutto bene, abbi pazienza, p arla con lui...baci

jac
 

Citazione:
Originariamente Inviato da guglielmo.rottigni Visualizza Messaggio
Buongiorno, jac.

Mi spiace per la sua situazione, e vorrei capirci qualcosa di più, se vuole.

Da quel che ho letto nei suoi due interventi, mi pare che suo figlio sia stato sottoposto a numerosi cambiamenti, tutti improvvisi e spiacevoli, nell'arco di poco tempo. E mi sembra che il suo pediatra abbia delle buone ragioni nel mettere in relazione i disturbi di suo figlio con quanto gli è accaduto, e nel consigliarle semplicemente di aspettare.

Tecnicamente, sembrerebbe una "sindrome da stress", una condizione reattiva ad una serie di eventi che, normalmente, non richiede cure o interventi particolari, e che si risolve di solito nel giro di circa sei mesi.

Tuttavia, potrebbe utilizzare quest'occasione per riflettere su alcuni aspetti psicologici che mi pare le appartengono, e dei quali mi sembra piuttosto cosciente.
Se, infatti, è abbastanza semplice nascondere i propri sentimenti agli altri adulti, non lo è affatto nasconderli ad un bambino. I bambini sono naturalmente predisposti a "leggere la mente" dei propri genitori, ed è difficile che si sbaglino.

Ora, se lei è triste, e dice invece a suo figlio che non lo è, cosa accade?
Può accadere che suo figlio "senta" benissimo la sua tristezza (che si esprimerà con il tono della voce, con la lentezza in alcuni movimenti, con esitazioni e pause prima di affrontare una serie di argomenti, con espressioni facciali; tutte cose completamente sottratte al suo controllo) e senta benissimo il contrasto tra le sue dichiarazioni verbali e le sue sensazioni.

Ora, siccome la nostra capacità di stare al mondo e cavarcela nel mondo viene dalle nostre percezioni (quel che cogliamo di ciò che c'è fuori di noi) e dalle nostre sensazioni (quel che cogliamo di ciò che c'è dentro di noi), è importante che di queste sensazioni e percezioni possiamo imparare a fidarci.
Ma è difficile fidarsi di quanto si sente quando è un genitore a invalidare il sentire di un bambino.

Ora, comunicare onestamente il proprio stato d'animo non significa né traumatizzare, né chiedere al proprio figlio di modificare quello stato d'animo. Significa solamente dire: "Sono un po' triste, per questa e questa ragione. Dipende da me, e tocca a me trovarci rimedio".
Questo non costringe il bambino né a negare le proprie percezioni, né ad attivarsi per modificare il tono dell'umore del genitore.

Non so se lei si sia trovata, nella sua infanzia, in condizione di dover essere lei a sostenere e consolare sua madre, invece di ricevere - come sarebbe più corretto - sostegno e consolazione da lei. Succede spesso che le persone che mettono i desideri degli altri davanti ai propri, e ritengono che i propri dolori siano privi d'importanza, siano passate attraverso quest'esperienza.

Se vuole, provi a rifletterci. Poi, se crede, ne riparliamo.

Buona vita
Guglielmo

Dottor Guglielmo la ringrazio per la risposta e per l'attenta analisi.
Cercherò di risponderLe in modo sintetico.
Da piccola sono stata responsabilizzata molto presto, mia mamma lavorava e non era molto presente ma quando c'era condivideva con noi figli tutto, ansie e dolori compresi. Con lei avevo un bellissimo rapporto, oserei dire una sorta di adorazione e facevo di tutto per alleviare i suoi pesi e per farla sorridere, in definitiva per cercare il suo consenso. Però era una cosa che nasceva da me, mi veniva d'istinto (prova ne è che mia sorella e mio fratello hanno caratteri diametralmente opposti al mio). Mio padre c'era ma era/è assente, ha un carattere molto dispotico a tratti prepotente ed a tratti indifferente, poco avvezzo al dialogo e per niente portato alle coccole ed alle manifestazioni d'affetto. In qualche modo però l'abbiamo sempre giustificato perchè non ha avuto una vita facile (è orfano di madre fin da piccino), nonostante il caratteraccio è di cuore buono. In breve questi sono i rapporti con i miei genitori.

In effetti spesso mio figlio mi chiede che cos'ho e alla mia risposta "niente" mi chiede come mai ho una faccia o un tono di voce strani, io mi invento dei malesseri improvvisi tipo mal di testa o mal di pancia oppure trovo scuse più banali, a seconda dell'ispirazione del momento.
Non credevo di creargli un danno... la mia intenzione è quella di salvaguardare la sua serenità, ma ho sbagliato.

Mi costerà molto mettere a nudo i miei stati d'animo con lui ma se questo può servire a non creargli scompensi emotivi lo farò, pian piano.

La ringrazio di cuore.

Megghi08
 

Citazione:
Originariamente Inviato da jac Visualizza Messaggio
Dottor Guglielmo la ringrazio per la risposta e per l'attenta analisi.
Cercherò di risponderLe in modo sintetico.
Da piccola sono stata responsabilizzata molto presto, mia mamma lavorava e non era molto presente ma quando c'era condivideva con noi figli tutto, ansie e dolori compresi. Con lei avevo un bellissimo rapporto, oserei dire una sorta di adorazione e facevo di tutto per alleviare i suoi pesi e per farla sorridere, in definitiva per cercare il suo consenso. Però era una cosa che nasceva da me, mi veniva d'istinto (prova ne è che mia sorella e mio fratello hanno caratteri diametralmente opposti al mio). Mio padre c'era ma era/è assente, ha un carattere molto dispotico a tratti prepotente ed a tratti indifferente, poco avvezzo al dialogo e per niente portato alle coccole ed alle manifestazioni d'affetto. In qualche modo però l'abbiamo sempre giustificato perchè non ha avuto una vita facile (è orfano di madre fin da piccino), nonostante il caratteraccio è di cuore buono. In breve questi sono i rapporti con i miei genitori.

In effetti spesso mio figlio mi chiede che cos'ho e alla mia risposta "niente" mi chiede come mai ho una faccia o un tono di voce strani, io mi invento dei malesseri improvvisi tipo mal di testa o mal di pancia oppure trovo scuse più banali, a seconda dell'ispirazione del momento.
Non credevo di creargli un danno... la mia intenzione è quella di salvaguardare la sua serenità, ma ho sbagliato.

Mi costerà molto mettere a nudo i miei stati d'animo con lui ma se questo può servire a non creargli scompensi emotivi lo farò, pian piano.

La ringrazio di cuore.
Concordo con tutto quello che ha detto Guglielmo.
Ci vedo molti sintomi di stress post-traumatico(evitamento o ,al contrario, richiamare continuamente alla mente situazioni, pensieri,discorsi o persone che possano ricordare il trauma; sintomi somatici come il vomito; nuove paure...la scuola).
Poi ho sottolineato una parte del tuo discorso che mi ha colpito.
Spieghi a tuo figlio il tuo malessere interiore con dei disturbi fisici.
Non verbalizzi (nè con lui nè con altri)ciò che realmente provi.
E lui fa lo stesso vomitando.

jac
 

Citazione:
Originariamente Inviato da Megghi08 Visualizza Messaggio
Concordo con tutto quello che ha detto Guglielmo.
Ci vedo molti sintomi di stress post-traumatico(evitamento o ,al contrario, richiamare continuamente alla mente situazioni, pensieri,discorsi o persone che possano ricordare il trauma; sintomi somatici come il vomito; nuove paure...la scuola).
Poi ho sottolineato una parte del tuo discorso che mi ha colpito.
Spieghi a tuo figlio il tuo malessere interiore con dei disturbi fisici.
Non verbalizzi (nè con lui nè con altri)ciò che realmente provi.
E lui fa lo stesso vomitando.
Grazie per la risposta Megghi, questa mattina ho preso "il toro per le corna" ed ho fissato un appuntamento con una psicologa che collabora con la scuola. Lunedì avrò il primo incontro individuale al quale mi recherò da sola, il mio bimbo verrà solo in seguito... vi ringrazio per i saggi consigli e per essermi venuti in aiuto per me ha significato molto non sentirmi sola e riuscire ad avere una visione "dall'esterno" dei miei errori involontari.

Se vi fa piacere vi terrò informati sugli sviluppi, un abbraccio a tutti.

locust
 

certo che ci farà piacere!

Megghi08
 

Molto piacere anche per me.
Sono anche io mamma e mi capita spesso di trovarmi in difficoltà.
Parlarne ci può aiutare.

gemmina67
 

Ciao Jac,

sono dispiaciuta per ciò che stai vivendo e vissuto.
Con i bimbi puoi far finta di nulla, far sorrisi e balletti vari, ma se hai qualcosa dentro di negativo loro lo percepiscono. Sono spugne, non sai quanto ci osservino.
Ci beccano in castagna e se noi non gli diamo la chiarezza di quel che sta accadendo, non sapendosi dare risposte, rispondono con altri metodi.
Ti chiedo una cosa: tu come ti comporti quando lui la mattina rimette? Cioè gli stai vicino,lo tocchi, gli parli?Cosa gli dici?
Te lo chiedo perchè (è un'ipotesi eh?!) se tu gli dai particolarmente importanza, magari anche sottolinenando semplicemente: povero bimbo,ti senti male? Con un tono parecchio apprensivo forse lui capirà che è un modo per attirare la tua attenzione(incosciamente, verso il suo disagio).
Non dico di far finta di niente, ma prova, per una volta, mentre lo fa, quasi ad ignoralo (cioè lui deve percepire che tu ignori, ma tu starai attenta).
Inoltre ti dò un altro suggerimento:il bimbo vomiterà, mi immagino, con la stessa ritualità:magari si sveglia, fa la pipì, fa un giro in cucina e comincia a vestirsi.Quando è il momento di indossare le scarpe (sto sempre facendo degli esempi), lui corre a rimettere.
Ecco, se questo avvenisse sistematicamente, tu anticipalo.Distrailo con qualcosa di nuovo, fagli vedere una cosa curiosa, oppure raccontagli qualche anedotto divertente.
Forse riesci ad aiutarlo ad aggirare l'ostacolo...
In bocca al lupo!

apelge
 

quello che ha detto e' bellissimo: coccoli sempre suo figlio...e faccia in modo che la sua casa sia serena...
..mia madre lo ha sempre fatto e adesso da adulta mi rendo conto quanto bello fosse...mi ha dato tantissimo e me lo ricordero' per sempre..suo figlio e' molto fortunato

palladineve
 

ci sono novità da Jac? come sta il piccolo?

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