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Anemia in gravidanza, sintomi e conseguenze

Cinzia Iannaccio
 

Come riconoscere i sintomi dell'anemia in gravidanza

Anemia durante la gestazione: rischi e conseguenze per mamma e bambino

Durante la gravidanza può capitare di diventare anemica. Il fabbisogno di ferro e di altre sostanze nutritive necessarie alla crescita del feto e all’organismo della donna, in questa fase raddoppia rispetto alla norma. Se per qualche motivo tali sostanze vengono a mancare si può incorrere in un’anemia più o meno grave: con questo termine si indica il basso numero di globuli rossi sani, atti a trasportare l’ossigeno necessario ai tessuti. Quali i sintomi da riconoscere e soprattutto le conseguenze da evitare?

I sintomi più frequenti dell’ anemia in gravidanza sono gli stessi che nell’anemia in altre condizioni, solo che sembrano più difficili da sopportare e/o più invalidanti e sono: pallore della carnagione, unghie fragili, stanchezza e debolezza che non si capisce da cosa dipendano, giramenti di testa e vertigini, mancanza di respiro (dispnea), tachicardia, difficoltà di concentrazione. Come è evidente si tratta di una sintomatologia molto comune durante la gestazione, non necessariamente legata ad una anemia. Per questo, e per i rischi per il feto che si possono avere in caso di anemia, è sempre importante fare delle analisi del sangue di routine, prima, durante e (perché no?) dopo i 9 mesi.


Le cause di anemia in gravidanza infatti sono diverse ed ognuna comporta dei rischi. La più frequente è quella sideropenica, cioè da carenza di ferro. Questa può dare origine a:
  • Parto prematuro e/o basso peso alla nascita del neonato
  • Anemia nel bambino
  • Ritardo di sviluppo nel bimbo
  • Depressione post-partum nella neomamma
  • Necessità di trasfusione di sangue nella stessa
C’è poi l’anemia da carenza di folati (acido folico) e quella da vitamina B12. In ambedue i casi il bambino oltre ad essere a rischio di nascere prima e piccolo, può sviluppare difetti del tubo neurale (come la spina bifida) ed è per tale motivazione che l’assunzione di acido folico è particolarmente consigliata in gravidanza.


Per tenere sotto controllo tutto ciò bastano delle semplici analisi del sangue: quelle dell’emoglobina e dell’ematocrito. Da fare nell’arco di tutto il periodo della gestazione. In caso di necessità il medico ginecologo potrà suggerire specifici rimedi.

Foto: Flickr

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A cura di Cinzia Iannaccio, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2007, blogger, specializzata nel settore della salute e del benessere.
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ATTENZIONE: le informazioni che ti propongo nei miei articoli, seppur visionate dal team di medici e giornalisti di ForumSalute, sono generali e come tali vanno considerate, non possono essere utilizzate a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.
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lella378
ricordiamoci, comunque, che in gravidanza c'è una situazione di ANEMIA FISIOLOGICA, ovvero, rispetto al range di riferimento può essere normale avere un valore di emoglobina leggermente più basso.
Questo è dovuto al fenomeno della EMODILUIZIONE, cioè il fatto di avere più sangue e più liquidi che circolano nel corpo.
Per questo motivo è importante far vedere le analisi del sangue a chi vi segue in gravidanza, ginecologo o ostetrica che sia!
__________________
mamma di
Alessandro (17.04.2010)
Eleonora (22.02.2012)
Cecilia (07.03.2014)

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Profilo del medico - Dr. Mario Fadin

Dr. Mario Fadin
Nome:
Mario Fadin
Azienda:
Centro Medico Sempione, Milano
Professione:
Ginecologo, Direttore Sanitario del Centro Medico Sempione di Milano
Specializzazione:
Ostetricia e Ginecologia
Contatti/Profili social:
email sito web facebook
Domanda al medico
Dr. Fadin, posso mangiare al ristorante cinese, giapponese o indiano in gravidanza?
Naturalmente sì: miliardi di donne nel mondo si nutrono in gravidanza di cibi della cucina cinese, giapponese o indiana! L’importante è che si tratti di ristoranti curati dal punto di vista igienico, una regola che ovviamente vale anche per i ristoranti di cucina italiana.

Il pesce crudo può contenere un parassita, l’Anisakis simplex, che può provocare, se ingerito, parassitosi acute o croniche con gravi conseguenze per la salute, indipendentemente dalla gravidanza. La cottura a 60 gradi o il congelamento per un minimo di 96 ore uccidono il parassita e in Italia per legge i ristoranti che servono pesce crudo devono congelarlo preventivamente per scongiurare il rischio di contaminazione. Se si acquista il pesce privatamente con l’intenzione di consumarlo crudo a casa, è necessario tenerlo in congelatore almeno per quattro giorni. La marinatura non è sufficiente per uccidere il parassita.

In generale, la scarsa igiene nella preparazione e nella conservazione degli alimenti espone al rischio di gastroenteriti, salmonellosi ed epatite A, che non comportano rischi specifici durante l’attesa, ma nuocciono alla salute generale della futura mamma e di riflesso a quella del feto.

I cibi piccanti o molto speziati caratteristici di alcune cucine non sono controindicati in gravidanza, ma possono accentuare disturbi già presenti come i bruciori di stomaco e le emorroidi.

   
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