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I Disturbi del Comportamento Alimentare

Mel79
 

Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare?
Quali e quanti tipi esistono?
Quali sono le cause e soprattutto cosa fare per guarire?


Ho pensato di aprire una discussione per rispondere, in maniera del tutto oggettiva, a queste e ad altre domande. L’ho suddivisa in diversi post per non rendere la lettura troppo pesante.

Ho tralasciato alcuni aspetti ma ho inserito tutti i link necessari per eventuali approfondimenti.

Spero sia utile a chi cerca di comprendere meglio questi tipi di problemi forse ancora sottovalutati.

Scusate la lunghezza.

MIGLIOR COMMENTO
psicosalus
Vorrei segnalare un mio articolo sull'anoressia, sperando possa essere utile a qualcuno, grazie
L'importanza del rapporto genitori - figli nella terapia dell'anoressia | MEDICITALIA.it
__________________
Benessere di mente e corpo
www.valentinasciubba.it
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Mel79
 

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)


Con il termine “Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)” si fa riferimento a persistenti comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo che danneggiano la salute fisica o il funzionamento psicologico. I DCA non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta.

La caratteristica principale dei DCA è l’alterato rapporto con il cibo e con il proprio corpo. L’alimentazione può assumere caratteristiche assai disordinate, caotiche, ossessive e ritualistiche tali da compromettere la possibilità di consumare un pasto in modo “abbastanza normale” e da mantenere normali attitudini verso il cibo e il momento del pasto.

Vi è una alterata valutazione del corpo e delle sue forme, con la sensazione di essere grassi e brutti e quindi socialmente non accettabili. Questa condizione può fortemente influenzare la propria autostima.

Tutti possono avere nel proprio stile alimentare aspetti particolari, ma quando questi elementi divengono tali da compromettere la qualità della vita e dei rapporti sociali bisogna pensare ad un disturbo alimentare. Si può parlare di vera e propria malattia quando le caratteristiche del disturbo alimentare coincidono con i criteri diagnostici di uno stato patologico specifico riportati nei manuali medici.

Nella fattispecie, per i DCA si fa riferimento al DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, IV Editino), che è il manuale diagnostico dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

Nei DCA classificati come ben precise patologie sono compresi:
  • Anoressia Nervosa
  • Bulimia Nervosa
  • BED (disturbo ancora sotto osservazione)
  • Disturbi non Altrimenti Specificati

Quasi tutti i DCA sono accomunati da alcuni comportamenti specifici quali: il pensiero ossessivo del cibo, la paura morbosa di ingrassare, una percezione deformata del proprio corpo, il body checking (il controllo continuo del peso e delle forme corporei), atteggiamenti finalizzati ad evitare l’esposizione del corpo e una bassa stima di sé.

I DCA spesso esordiscono durante l’adolescenza o la prima età adulta, ma alcuni dati riportano un loro esordio durante l’infanzia o la seconda età adulta. Spesso la diagnosi arriva solo quando il disturbo provoca conseguenze fisiche evidenti, oppure quando la diminuzione di peso, o al contrario il suo aumento, è divenuto patologico. E' dunque importante lavorare soprattutto a livello di prevenzione e di informazione, aiutando i familiari a riconoscere questi disturbi sul nascere e ad accompagnare i figli in un percorso di guarigione che non è solo fisico ma soprattutto psicologico. I disturbi dell'alimentazione infatti sono per lo più la spia di un disagio più profondo.
Le donne sono le più colpite. Gli uomini ne soffrono in una piccola percentuale che però, negli ultimi anni, è in aumento.
Le persone che soffrono di DCA possono accusare una vasta serie di complicanze fisiche inclusi seri problemi cardiaci e insufficienza renale fino ad arrivare al decesso.


Le cause dei DCA

Non esiste una causa unica dei DCA. Essi vengono osservati da un’ottica multidimensionale caratterizzata da diversi fattori che interagiscono in modo diverso tra loro, a seconda dei soggetti, e favoriscono la comparsa e il perpetuarsi dei DCA. In breve, questi fattori si dividono in:
  • fattori predisponenti: individuali, familiari, socioculturali, psicologici e biologici;
  • fattori scatenanti (o precipitanti);
  • fattori di mantenimento (o perpetuanti, tendono a favorire il mantenimento e la cronicizzazione del disturbo)

Approfondimento:
Le cause: Anoressia e Bulimia - Disturbi alimentari Binge eating disorder test DCA Dieta prevenzione
Fattori predisponenti:Anoressia e Bulimia - Disturbi alimentari Binge eating disorder test DCA Dieta prevenzione
Fattori scatenanti: Anoressia e Bulimia - Disturbi alimentari Binge eating disorder test DCA Dieta prevenzione
Fattori di mantenimento: Anoressia e Bulimia - Disturbi alimentari Binge eating disorder test DCA Dieta prevenzione




Comorbidità Psichiatriche

Spesso i DCA sono in comorbidità, cioè sono associati, con altri disturbi psichiatrici come la depressione, i disturbi d’ansia, l’abuso di sostanze alcoliche eo stupefacenti. Tali comorbità possono presentarsi prima o durante l’esordio della malattia.
Approfondimento: CUP 2000 - Il medico on-line di CUP 2000 -



BMI

Per definire le caratteristiche fisiche di una persona si fa riferimento al BMI (Body Mass Index, in italiano: Indice di Massa Corporea).
IL BMI è il risultato del peso (espresso in Kilogrammi) diviso per il quadrato dell'altezza (espressa in metri).

La formula è: BMI = Peso/Altezza^2

L’utilizzo del BMI è più attendibile del solo peso corporeo ed è per questo che di solito viene usato per la diagnosi delle patologie nutrizionali.

Il BMI indica:
  • sottopeso se è inferiore ad un valore di 18,5
  • normopeso se è compreso tra 18,5 e 24,9
  • sovrappeso se è compreso tra 25 e 29,9
  • obesità se è superiore ad un valore di 30.
Oscillazioni di peso (fino a 3 Kg.) sono considerate fisiologiche.



Siti di riferimento:
Anoressia - Bulimia
cestedap - Disturbi del comportamento alimentare
INTRODUZIONE
Sisdca : Benvenuti
http://www.centroio.it

Mel79
 

Anoressia nervosa

Il termine Anoressia deriva dal prefisso negativo "a" e dal verbo greco "orego" che significa desiderare: il significato letterale sottolinea dunque una mancanza di desiderio più che una disposizione al rifiuto del cibo.

L'Anoressia Nervosa è caratterizzata da un'estrema paura di aumentare di peso, una profonda sensazione di essere sovrappeso (pur essendo spesso già molto magri o normopeso) e il continuo timore di perdere il controllo sul proprio peso, sul cibo e sul corpo.

Le persone affette da Anoressia Nervosa rifiutano il cibo pur avendo appetito. Non smettono mai di avere fame, ma hanno così tanta paura di ingrassare che negano lo stimolo della fame oppure tentano di ingannarlo (bevendo, ad esempio, notevoli quantità di acqua o mangiando grandi quantità di verdure o fibre).


Sintomi e comportamenti.

L’età di insorgenza è compresa fra i 12 e i 25 anni, con la frequenza maggiore fra i 13 e i 16 anni.

La Anoressia Nervosa si sviluppa a partire da una rigida osservanza di una dieta ferrea che comporta la riduzione dell’assunzione di cibo, l’eliminazione di alcuni alimenti ritenuti pericolosi per la linea e talvolta l'abolizione dei pasti.

Il principale sintomo dell’anoressia nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo entro i livelli di normalità.

Nella fase iniziale della malattia l’attenzione è concentrata sul proprio peso con un forte desiderio di magrezza. Il modo in cui si assume il cibo diventa un’ ossessione: rifiutare cibi e pasti, scegliendone con cura solo pochi e mangiarne in poca quantità, o persino con estrema attenzione al razionamento degli stessi.

Con l’andare si prova un’illogica e angosciante paura di ingrassare. Quando non è più possibile tollerare la fame prolungata, di solito si verificano le prime abbuffate. A questo punto molte persone iniziano ad indursi il vomito, ad assumere farmaci lassativi e/o diuretici oppure ad effettuare lunghe sedute di fitness nel tentativo disperato di continuare a controllare il proprio peso nonostante le abbuffate.

Questa paura permane anche quando il peso corporeo è così basso da costituire un rischio per la vita della persona.

Nei soggetti di sesso femminile, la perdita di peso è accompagnata dalla scomparsa delle mestruazioni (amenorrea).

Un BMI inferiore a 17,5 è sicuramente un segno di sottopeso particolarmente sospetto soprattutto se questo non può essere spiegato dalla presenza di malattie di altro genere.


Criteri diagnostici secondo il DSM-IV.

  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l'età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell'85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell'85 % rispetto a quanto previsto).
  • Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.
  • Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.
  • Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi. (Una donna viene considerata amenorroica se i suoi cicli si manifestano solo a seguito di somministrazione di ormoni, per es. estrogeni).

Attualmente si riconoscono due sottotipi di Anoressia Nervosa:
  • Anoressia Nervosa con Restrizioni: non sono presenti abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).
  • Anoressia Nervosa con Abbuffate/Condotte di Eliminazione (Tipo Bulimico): sono presenti regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).


Quadri clinici e disturbi associati.

Spesso la personalità delle anoressiche è connotata da introversione, bassa autostima, perfezionismo; in molti casi si riscontra un rendimento scolastico superiore alla media, attribuibile ad un intenso impegno riposto nello studio più che ad un elevato quoziente intellettivo.

Sovente vengono addotti disturbi digestivi vaghi che hanno lo scopo di limitare l'assunzione del cibo proposto; altre volte le pazienti si disfano del cibo somministrato nascondendolo o gettandolo via. Successivamente si fa più evidente la ricerca "a tutti i costi" della magrezza con l'eliminazione dei cibi a più alto contenuto calorico e standardizzazione di una dieta minima ed insufficiente.

Vengono instaurati comportamenti spesso ritualizzati per aumentare il consumo energetico, con iperattività inusitata contrastante con il dimagrimento.

La maggior parte delle pazienti ha fame ma lo nega. Spesso il desiderio del cibo riemerge sotto forma di crisi bulimiche: vere e proprie abbuffate che terminano con l'autoprovocazione del vomito.

Al disturbo dell'immagine corporea, che può assumere addirittura caratteristiche deliranti, si accompagna la negazione di malattia con conseguente rifiuto di curarsi.

Le critiche e le pressioni dell'ambiente (quasi sempre quello familiare), volte all'ottenimento di una corretta alimentazione da parte dell'ammalata, rafforzano invece i propositi di digiuno. Lo scadimento delle condizioni generali si accompagna in molti casi alla comparsa di episodi depressivi.

Nella fase avanzata della patologia possono comparire: disturbi del sonno (difficoltà ad addormentarsi e precoci risvegli mattutini); irrequietezza; incapacità a concentrarsi.

Il disturbo necessita di un trattamento immediato che ostacoli la tendenza alla cronicizzazione.

Mel79
 

Bulimia Nervosa

Il termine bulimia deriva dal greco bous (bue) e limos (fame) e letteralmente significa “fame da bue”.

La Bulimia Nervosa è caratterizzata da una paura morbosa di ingrassare o di essere in sovrappeso. Si tratta normalmente di persone con un peso corporeo nella norma. La forte insoddisfazione per il proprio corpo influenza in modo eccessivo e inadeguato la valutazione della stima di sé.
Le persone affette da Bulimia Nervosa alternano tentativi di dimagrire con abbuffate e condotte di compenso (principalmente il vomito indotto e/o abuso di lassativi).
Per la caratteristica di avere un peso nei limiti della norma non è facile identificare la ragazze affette da bulimia che, a loro volta, tendono a tenere nascosto il problema.


Sintomi e comportamenti.

L’età di insorgenza è compresa fra i 12 e i 25 anni, con la frequenza maggiore verso i 18- 19 anni.

Il BMI è normale, raramente in lieve sottopeso o lieve sovrappeso. Rarissimamente chi soffre di Bulimia Nervosa ha un grande sovrappeso.

La Bulimia Nervosa si sviluppa a partire da ripetuti tentativi di dieta che solitamente falliscono entro breve tempo. La ragazza, profondamente insoddisfatta per il proprio aspetto fisico, si mette a dieta e in un primo tempo riesce a ottenere il calo di qualche chilo ma poi non riesce a mantenere il risultato, riprende a mangiare troppo, recupera peso e perde il controllo della situazione.

I principali sintomi della Bulimia Nervosa sono le abbuffate e la modalità compensatorie.

L’abbuffata è un episodio in cui vengono assunte molto rapidamente grandi quantità di cibo, con preferenza gli alimenti maggiormente disponibili, quelli più “proibiti” o che non richiedono una lunga preparazione, spesso mescolando sapori anche molto diversi fra loro. Durante l’abbuffata c’è la sensazione di perdere l’autocontrollo nei confronti del cibo

Le modalità di compensazione (uso di lassativi o vomito autoindotto) danno l’impressione di rimediare alla perdita di controllo, al profondo senso di colpa per aver mangiato troppo e alla paura di ingrassare.

La convinzione di aver trovato il modo per potersi liberare dalla sensazione di pesantezza e dal timore di aumentare di peso, elimina ogni remora all’incorrere in successive abbuffate. In questo modo il circolo della bulimia (mangiare e vomitare) si perpetua.

In molti casi le crisi bulimiche si presentano anche più volte al giorno, fino a sostituire completamente l’alimentazione normale. In alcuni casi l’alimentazione diviene così caotica da non permettere un ritmo di vita accettabile. Il circolo vizioso della bulimia nervosa alterna abbuffate e condotte di compensazione, in un crescendo di senso di colpa, vergogna e insoddisfazione personale.


Criteri diagnostici secondo il DSM-IV.

  • Ricorrenti abbuffate. Una abbuffata è caratterizzata da entrambi i seguenti elementi:
  1. mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore) una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili;
  2. sensazione di perdere il controllo durante l'episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  • Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l'aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  • Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.
  • I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.
  • L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa.

Si distingue nei tipi:
  • Con Condotte di Eliminazione: presenza regolare di vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
  • Senza Condotte di Eliminazione: presenza regolare di comportamenti compensatori inappropriati (quali il digiuno o l'esercizio fisico eccessivo) ma non c’è l’abitudine al vomito autoindotto o all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.


Quadri clinici e disturbi associati.


Chi soffre di bulimia è generalmente una persona normopeso ma ha paura di ingrassare e pone un'attenzione eccessiva al proprio aspetto in modo particolare ma non esclusivo alla forma e al peso.

Le persone che hanno questo disturbo vivono costantemente emozioni negative, presentano perfezionismo e pensiero "tutto o nulla" cioè o si pongono degli standard molto elevati e sono profondamente insoddisfatte quando non riescono a raggiungerli o non riescono a rispettare le proprie rigide regole dietetiche e si lasciano andare al comportamento bulimico: "ormai ho trasgredito la mia dieta, tanto vale che mi abbuffi". Hanno un'alterazione della percezione della fame e della sazietà e difficoltà nel controllo degli impulsi.

Il sintomo principale è la crisi bulimica successiva di solito a episodi di tristezza, malinconia, ansia, stress, o anche alla vista o all'assaggio di cibi particolarmente appetitosi.

Inizialmente le abbuffate (specialmente di zucchero, grassi e comunque sostanze alimentari normalmente considerate proibite) comportano una diminuzione dell'ansia legata al tentativo di seguire una dieta ferrea ma successivamente insorgono sentimenti di colpa, disgusto nei confronti di se stessi e paura di-acquistare peso. Le condotte compensatorie (vomito autoindotto, assunzione cronica di lassativi e diuretici, digiuno) rappresentano l'unica risposta a tali vissuti negativi.

Alcune persone bulimiche ricorrono ad abuso di sostanze o a comportamenti autolesionistici per soffocare la tensione.

Il loro benessere e la loro autostima finiscono per essere costantemente e esclusivamente influenzati dai problemi relativi al cibo e alla paura di perdere il controllo. La sensazione peggiore provata è l'incapacità di frenare l'impulso a compiere un'abbuffata, vale a dire la perdita di controllo. La vergogna che si associa a questi sintomi è così grande che molti soggetti riescono a condurre una vita apparentemente normale senza destare nei familiari o amici alcun sospetto, vivendo le loro perdite di controllo in segreto e solitudine, oppure a evitare le situazioni sociali.

Mel79
 

BED

BED è la sigla di “Binge Eating Disorder”, in italiano “Disturbo da Alimentazione Incontrollata”.

E’ un disturbo caratterizzato dalla presenza di “abbuffate” non accompagnate da comportamenti compensatori, come ad esempio vomito autoindotto e usoabuso di diuretici e lassativi.

Le persone che manifestano questo disturbo assumono, in un tempo limitato, quantità di cibo esagerate, con la sensazione di perdere il controllo dell’atto del mangiare. Il problema principale consiste nella difficoltà a controllare l’impulso di mangiare.

La difficoltà ad inquadrare questa situazione è legata alla definizione di abbuffata e ai fattori che possono favorirne la persistenza. L’abbuffata, così come avviene nella bulimia nervosa, viene definita dalla sensazione di perdita di controllo, dal senso di colpa e dai pensieri negativi che la accompagnano.

Nei soggetti BED è frequente la presenza di un quadro psicologico problematico caratterizzato dalla depressione, dall’insoddisfazione corporea e da un comportamento alimentare variamente disturbato.


Sintomi e comportamento.

L’esordio del Comportamento Alimentare Incontrollato può avvenire in un arco di tempo compreso tra la tarda adolescenza e i cinquanta anni.

Il BMI può essere nella norma, oppure BMI indicare vari livelli di soprappeso oppure essere superiore a 25.

Chi soffre di BED si butta sul cibo per alleviare un forte disagio nei confronti della società a causa del proprio Inizialmente le abbuffate sono un sollievo per alleviare una profonda sensazione di disagio.

Alla base del disturbo è presente una profonda sensazione di disagio per il peso e le forme del proprio corpo (il quale viene considerato il biglietto da visita per le relazioni interpersonali) e un cattivo rapporto con esso. La persona insoddisfatta del proprio fisico ricorre al cibo per alleviare le proprie frustrazioni. Mangiare ad esempio un po’ di cioccolato può dar immediato sollievo.

Con l’andar del tempo la velocità di introduzione dei cibi tende ad aumentare ed aumenta anche la quantità di cibo ingerita. Le persone che soffrono di BED durante gli episodi alimentazione compulsiva hanno la sensazione di perdere il controllo sulle proprie azioni. In un breve periodo di tempo introducono una quantità di cibo elevata e consumano cibi calorici passando attraverso gusti diversi tra loro (ad esempio dal dolce al salato e viceversa). Le abbuffate terminano solo quando sia ha una sensazione di assoluta sazietà, quasi dolorosa.

Ciò che ne consegue è un senso di vergogna che spesso porta a “nascondere le tracce” dell’abbuffata. Sempre a causa della sensazione di vergogna, chi soffre di BED tende ad abbuffarsi sempre in solitudine, lontano da occhi indiscreti.


Criteri diagnostici secondo il DSM-IV.

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata viene incluso nel DSM-IV come categoria che richiede degli studi più approfonditi e riguarda esclusivamente le abbuffate compulsive oggettive, le quali sono definite da due elementi:
  • mangiare, in un arco di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo e in circostanze simili;
  • senso di mancanza di controllo nell'introduzione di cibo durante l’episodio (per esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando).

Il DSM-IV definisce una diagnosi di Disturbo da Alimentazione Incontrollata secondo i seguenti criteri diagnostici:
  • Episodi ricorrenti di abbuffate compulsive oppure frequenti pasti o spuntini nel corso della giornata. I pasti possono essere più o meno consistenti, ma si susseguono in continuazione.
  • Gli episodi di abbuffate compulsive sono associati ad almeno tre dei seguenti caratteri:
    - Mangiare molto più rapidamente del normale;
    - Mangiare oltre il punto in cui ci si sente sazi, fino ad avere una sensazione dolorosa di sazietà;
    - Mangiare grandi quantità di cibo pur non sentendo fame;
    - Mangiare in solitudine a causa dell’imbarazzo per le quantità di cibo ingerite;
  • Assenza di vomito compensatorio, motivo per cui le persone che soffrono di BED tendono con il passare dei mesi e degli anni ad evolvere verso forme di obesità di grado estremamente variabile.
  • Dopo le abbuffate, presenza di un senso di disagio, depressione e disgusto di sé. Presenza di un senso di vergogna (anziché di colpa) per il fatto di non riuscire a controllare la propria alimentazione.
  • Le abbuffate compulsive si verificano, in media, almeno due giorni alla settimana in un periodo di sei mesi.


Quadri clinici e disturbi associati.

A differenza della Bulimia Nervosa, le persone colpite dal Binge Eating Disorder non ricorrono a diete ferree ed a condotte di compenso (vomito autoindotto, lassativi, diuretici, digiuno, eccessiva attività fisica) ma alternano fasi di diete a periodi di sovraalimentazione anche al di fuori dell'abbuffata.

La dieta può comportare l'evitamento dell'assunzione di cibo tra un'abbuffata e l'altra, la riduzione di una quantità di alimenti controllando l'apporto calorico o l'esclusione di alcuni cibi considerati “pericolosi” perché ingrassanti.

I soggetti che si abbuffano in modo compulsivo sembrano accomunati dai seguenti tratti di carattere: scarsa stima di sé, perfezionismo, pensiero dicotomico (“o tutto o nulla”), impulsività.

Mel79
 

Disturbi del Comportamento Alimentare non Altrimenti Specificati

Oltre ai classici disturbi alimentari (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa e
Binge Eating Disorder) esistono molti altri quadri clinici che non presentano esattamente i criteri per diagnosticare un disturbo specifico.
Essi vengono definiti con la sigla inglese EDNOS (Eating Disorders not Otherwise Specified), in italiano “Disturbi del Comportamento Alimentare non Altrimenti Specificati“.

Tali disturbi possono essere divisi in due ampi gruppi: quelli che ricalcano le caratteristiche dell’Anoressia Nervosa o della Bulimia Nervosa ma ai quali manca uno o più dei criteri richiesti per la diagnosi, e quelli che presentano un quadro clinico qualitativamente diverso e non ancora completamente definito.

Ad esempio: si presentano tutte le caratteristiche di Anoressia Nervosa ma non si verifica la scomparsa del ciclo mestruale.
Oppure: si mangia il giusto ma ogni tanto si verificano episodi di vomito e si è angosciati dalla bilancia.
O ancora: si è continuamente ossessionati per il proprio peso e la forma del proprio corpo e si cerca di controllare in maniera maniacale l’alimentazione.

Un ulteriore esempio è la bramosia di cibarsi di alimenti sani o quella di avere un corpo muscoloso, tutti fenomeni che assumono talvolta aspetti patologici sino a divenire vere e proprie sindromi.

Il criterio per valutare la presenza di un disturbo alimentare è l'atteggiamento che una persona ha nei confronti del suo peso e del suo aspetto fisico.
Quando una persona passa la maggior parte del suo tempo a preoccuparsi per la forma ed il peso del suo corpo o fa dipendere la sua autostima dall'aspetto del suo corpo ha sicuramente un qualche tipo di disturbo alimentare.


Criteri di diagnosi secondo il DCM-IV.
  • Per il sesso femminile, tutti i criteri dell'Anoressia Nervosa in presenza di un ciclo mestruale regolare.
  • Tutti i criteri dell'Anoressia Nervosa sono soddisfatti e, malgrado la significativa perdita di peso, il peso attuale risulta nei limiti della norma. Questo episodio è particolarmente rilevante per il sottogruppo di individui obesi che perdono un significativo quantitativo di peso mantenendo questa diminuzione ponderale solo tramite una ferrea restrizione calorica. Essi dimostrano una preoccupazione per ciò che mangiano ed il loro peso, simile a quella che si nota nell'Anoressia Nervosa. Questi individui presentano spesso una situazione clinica complicata, dato che possono considerarsi ed essere spesso considerati dagli altri come se fossero "guariti" da una malattia molto seria (ad esempio l'obesità).
  • Tutti i criteri della Bulimia Nervosa risultano soddisfatti, tranne il fatto che le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
  • Un soggetto di peso normale che si dedica regolarmente ad inappropriate condotte compensatorie dopo aver ingerito piccole quantità di cibo (es. induzione del vomito dopo aver mangiato due biscotti). Il vomito auto-indotto dopo l'assunzione di piccole quantità di cibo può segnalare un individuo terrorizzato dal mangiare, che non riesce a tollerare la presenza di alcun cibo nel suo stomaco e che potrebbe etichettare l'assunzione di una piccola quantità di cibo come una "abbuffata".
  • Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, senza deglutirle, grandi quantità di cibo. Tale disturbo è definito sindrome “mastica e sputa” (chewing and spitting): i soggetti che presentano questo disturbo passano parte del loro tempo a masticare grandi quantità di cibo che poi non viene deglutito.

Altri tipi di EDNOS eo disturbi correlati:
  • Tra questi c’è una forma di anoressia che non presenta, almeno in apparenza, un disturbo dell’immagine corporea. Questo quadro è caratterizzato da una difficoltà a mangiare causata da problemi digestivi. Le persone che ne soffrono affermano che vorrebbero mangiare ed aumentare di peso, ma non riescono perché, non appena introducono del cibo, compaiono sintomi dolorosi nel tratto gastrointestinale e una fastidiosa sensazione di “avere la pancia gonfia”.
  • Potomania. E’ un comportamento alimentare che consiste nel bere enormi quantità di acqua. «Si tratta per la verità di un disturbo diffuso da sempre tra le anoressiche, ma che sta diventando sempre più frequente. Ci sono ragazze che, pur di evitare di ingerire il cibo, arrivano a bere fino a 25 litri al giorno. Lo stomaco si dilata a dismisura, provocando fortissime coliche e c'è perfino un rischio elevato di coma e di morte.
  • Obesità da disturbo alimentare psicogeno (Obesità Psicogena). Si parla di Obesità Psicogena quando il cibo rappresenta per il soggetto una strategia per attenuare gli stati d’ansia, un modo per risolvere le frustrazioni nel mondo del lavoro, un sostitutivo per la carenza di amore o un atto autoconsolatorio nel momento in cui percepisce uno stato di abbandono affettivo da parte del mondo. Questo disturbo non comprende, ovviamente, gli stati di obesità dovuti a sistematico abuso alimentare (golosità, errate abitudini alimentari, ecc.) o a disturbi metabolici o endocrinologici.
  • Iperfagia Prandiale. Si caratterizza per l'assunzione di grandi quantità di cibo (senza tener conto né dei modi né dei tempi) prevalentemente durante i pasti. Si tratta di un profilo caratterizzato dal piacere per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, dall'aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dalla assenza di malessere psicologico legato all'assunzione degli alimenti stessi. Gli eccessi alimentari durante i pasti possono determinare l'insorgenza di una obesità marcata qualora tale comportamento sia frequente, ma il peso può rimanere entro i limiti del sovrappeso (BMI<30) se esso risulta episodico.
  • Obesità da iperfagia. E’ contrassegnata da una costante e continua richiesta psichica di cibo (alimentazione per sedare il nervosismo o il "senso di vuoto"), accompagnata da sensi di colpa e di inadeguatezza interiore e sociale.
    Il quadro diagnostico presenta inoltre:
    - aumento, almeno del 20%, del peso originale (peso standard).
    - Episodi ricorrenti di eccessi alimentari o abbuffate.
    - Alimentazione selettiva.
    - Tentativi ripetuti ed infruttuosi di perdere peso tramite diete severe e restrittive (sindrome yo-yo).
    - Mangiare grandi quantitativi di cibo anche se non ci si sente fisicamente affamati.
  • Grignottage. Con questo termine si intende il mangiucchiare piccole quantità di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante buona parte della giornata. Il grignotteur, così come l'iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia o malesseri fisici vari. Ad un esame psicologico a volte si riscontrano modesta autostima, tratti ansiosi di personalità o vere e proprie sindromi ansiose o depressive, in genere di modesta gravità.
  • Carbohydrate Craving Syindrome. Disturbo abbastanza comune in soggetti obesi. Consiste nell’assumere in modo compulsivo cibi con molti carboidrati, come la pasta, il pane, i dolci e i farinacei in generale e nell’accentuazione del disturbo del comportamento alimentare nella seconda parte della giornata. La causa solitamente è un’alterazione dell’umore che tende alla depressione.
  • Night Eating Sydrome (NES) ovvero la sindrome del mangiare notturno. E’ caratterizzata dal bisogno di cibo che insorge nelle ore notturne e che costringe l’individuo a svegliarsi per mangiare.
    Chi ha gia’ un disturbo alimentare in corso e’ maggiormente suscettibile a contrarre questa sindrome, aumentando la possibilità di “incontrarla” durante il percorso della malattia nel 10-15% dei casi. Tale disturbo sembra essere legato allo stress.
    Chi ne e’ colpito, si risveglia con dolciumi, patatine e altro cibo-spazzatura nel letto, senza avere memoria dell’accaduto.
    Il soggetto soffre di anoressia mattutina, iperfagia serale ed insonnia: scarso appetito durante il giorno e molta fame di notte che porta a mangiare molto a cena e ad aggiungere tante calorie durante i risvegli, spinti a calmare soprattutto con i dolci l’ansia e la depressione. La causa è un’inversione del normale ritmo ormonale fra notte e giorno, un crollo dell’umore durante i risvegli e, di conseguenza, un diretto rapporto tra depressione, fame e risvegli notturni.
  • “Dieta cronica” (dieting). E’ un Disturbo caratterizzato da un controllo esasperato del peso, da una costante attenzione alla dieta e da sentimenti di angoscia ogni volta che questo varia. Le persone che controllano in questo modo il loro peso svolgono apparentemente una vita normale, che tuttavia risulta polarizzata verso questo unico interesse e viene limitata dalle esigenze della dieta; può risultare molto problematico ad esempio uscire a cena con amici e condurre una vita sociale accettabile.
  • Ortoressia. Etimologicamente deriva dal greco: "Orthos" che significa giusto, sano, corretto, e "orexis" che è l'appetito.
    L’Ortoressia nervosa è una ossessione patologica per il mangiare sano, ovvero per le proprietà e la qualità dei cibi.
    Essi possono variare ma il soggetto mantiene una fissazione precisa solo su quelli che considera salutari o da cui può trarre reali o presunti benefici.
    L'ortoressico è convinto che la sua salute dipenda in modo determinante dall'alimentazione.
    Passa molto tempo rimuginando sul cibo (diviene un pensiero sempre presente durante l’arco dell’intera giornata) e sulla pianificazione dei propri pasti in relazione alle proprie “credenze” a riguardo, imponendosi rigidi regimi dietetici e punendosi nel caso di inadempienza alle “regole”.
    L'ortoressia richiama l'attenzione verso le numerose diete esistenti sul mercato (un mercato ormai saturo in cui ogni settimana appaiono su Tv e giornali nuove diete sempre meno logiche che favoriscono un pericoloso "fai da te"). Ciò che la caratterizza è l’ipreselezione degli alimenti che finisce per essere pericolosa nell'educazione alimentare e che è ormai dimostrato sono spesso alla base di alcune malattie infantili. Il problema dell'ortoressia infatti non si limita solo alle pesanti limitazioni della vita sociale delle persone che ne sono affette, le quali non possono accettare un invito a cena a casa di amici o al ristorante perché si imbatterebbero in cibi non sicuri o selezionati (per non parlare delle limitazioni provocate dal doversi procurare cibi particolari, trattarli igienicamente con controlli scrupolosi che si presentano come rituali ossessivo-maniacali e che possono richiedere molte ore di tempo), ma tocca anche il campo prettamente medico, visto che tali soggetti si espongono ad avitaminosi, osteoporosi e artereosclerosi con grande frequenza rispetto a soggetti di controllo che seguono un'alimentazione completa.
    Ciò che differenzia l'ortoressia dalle altre forme più conosciute di disturbi del comportamento alimentare, è che mentre nell'Anoressia e nella Bulimia tutte le attenzioni sono poste sulla quantità di cibo e sulle sue ricadute, quindi l'estetica e le forme del corpo, il calcolo delle calorie, al senso di colpa per aver mangiato troppo, ecc, nell'ortoressia al contrario tutte le preoccupazioni riguardano solo la qualità del cibo, il rischio di contaminazione, la minaccia che sia spor-co o non sano, non puro, fino alla vera e propria mania di persecuzione, come se qualcuno volesse avvelenare il soggetto.
    Anche il desiderio inconscio che sta alla base dell'ortoressia si differenzia da quello che è alla base degli altri disturbi alimentari. Se nell'Anoressia e Bulimia ci troviamo davanti ad una irriducibile pulsione di morte, che punta ad un tentativo di annullamento della vita, nell'ortoressia invece il desiderio inconscio più frequente è il suo contrario, cioè quello dell'immortalità, perseguita attraverso un evitamento di tutto ciò che, nel cibo (ma non solo) può risultare tossico o dannoso.

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Le complicanze dei DCA

I disturbi del comportamento alimentare si caratterizzano per la presenza di numerose complicanze, sia dal punto di vista psicologico (rischio di suicidio, depressione, impulsività e utilizzo incongruo di sostanze psicoattive, dai farmaci alle droghe), che dal punto di vista fisico.

In particolare, le complicanze mediche dei disturbi del comportamento alimentare si estendono a diversi organi e apparati, con gravità variabili a seconda dello stato di malattia, della durata dei sintomi o della loro gravità, e non sempre sono reversibili attraverso la riabilitazione nutrizionale.
Alcuni apparati ed organi infatti in molti soggetti restano compromessi dalla denutrizione o dalle pratiche compensatorie utilizzate per perdere peso, tra questi l'osso, lo smalto dei denti, il fegato ed il rene.

Gli apparati che possono essere interessati dalle complicanze sono soprattutto:
  • Apparato cardiocircolatorio (danni al muscolo cardiaco, molto gravi e con esiti anche mortali)
  • Apparato gastrointestinale (lesioni ulcerative a esofago e stomaco, rottura di stomaco, riduzione della motilità intestinale, difficoltà digestive, statosi epatica, epatite acuta, pancreatite)
  • Apparato muscoloscheletrico (riduzione della massa muscolare e ossea, con osteoporosi da moderata a grave)
  • Apparato genito-urinario (amenorrea, sterilità, insufficienza renale acuta o cronica)
  • Sistema Nervoso Centrale (riduzione della performance cognitiva, perdita di memoria e concentrazione)
  • Sistema Nervoso Periferico (parestesie, cioè formicolii e perdita della sensibilità agli arti).
  • Rischio di morte. Nei pazienti affetti da un disturbo del comportamento alimentare, sia in fase acuta che in fase cronica di malattia il rischio di morte è da ritenersi elevato. Le cause di morte sono legate a:
  • complicanze del vomito e dell'abuso di diuretici/lassativi;
  • complicanze della denutrizione;
  • suicidio.


Le persone che soffrono di Anoressia Nervosa possono arrivare a un livello di logoramento fisico che può comportare danni e complicazioni anche gravi a carico di tutti gli organi interni. Lo stato di malnutrizione può portare anche alla morte (tra il 5 e il 5 e il 15% dei casi).

Le complicanze dell’Anoressia Nervosa sono legate principalmente alla denutrizione:
  • Complicanze gastro-intestinali. Presenza di gonfiori, dolori, digestione rallentata e difficoltosa, stitichezza, esofagite, sensazioni fastidiose e stipsi.
  • Complicanze cardio-vascolari. Rallentamento del ritmo cardiaco (rischio di infarto) e l’abbassamento della pressione arteriosa (rischio di cadute e perdite di coscienza).
  • Complicanze a livello osseo. Osteoporosi (dovuta alla scomparsa del ciclo mestruale) e fratture spontanee.
  • Complicanze a livello muscolare. Aumento del catabolismo muscolare, dovuto a iperattività fisica e alla denutrizione: il muscolo, in caso di deficit proteico, si '”autodigerisce'” per fornire le proteine e gli aminoacidi necessari ad altri organi. Può comparire una profonda debolezza (astenia), legata alla perdita di massa muscolare.
  • Alterazione ematologiche e immunologiche. Anemia carenza di emoglobina dovuta principalmente al mancato apporto di ferro e vitamine), Leucopenia (carenza di globuli bianchi) e trombocitopenia (carenza di piastrine).
  • Amenorrea. Assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.
  • Complicanze a livello neurologico. Pseudoatrofia cerebrale e allargamento dei ventricoli. Diminuzione dell'attenzione, della capacità di concentrazione e della memoria, con deficit di abilità visospaziale.
  • Complicanze dermatologiche. Comparsa di un colorito giallastro delle estremità, aumento della peluria, pelle secca e disidratata, perdita dei capelli. Nelle persone che si procurano il vomito si possono produrre delle caratteristiche abrasioni, piccole lesioni e/o callosità sul dorso delle mani.
  • Le alterazioni dell’equilibrio idro-elettrolitico sono meno frequenti ma più pericolose, specie per quanto riguarda il potassio, la cui carenza può essere causa di gravi alterazioni del ritmo dei battiti cardiaci. Questa eventualità si presenta più frequentemente in concomitanza con la presenza di comportamenti come il vomito autoindotto e/o con l’abuso di lassativi e diuretici e verrà pertanto trattata più diffusamente nel paragrafo della bulimia nervosa.


Anche nella Bulimia Nervosa si possono riscontrare i sintomi legati al digiuno (inteso nel senso del costante tentativo di dieta, di controllare la propria alimentazione riducendo il numero dei pasti e il loro contenuto a cui segue l’abbuffata).

Le complicanze della Bulimia Nervosa sono legate all’abbuffata, all’utilizzo dei metodi purgativi e soprattutto al vomito autoindotto (comuni all’Anoressia Nervosa):
  • Complicanze del tratto gastro-esofageo. Le infiammazioni all’esofago e dello stomaco (esofagite e gastrite) producono disturbi caratterizzati da difficoltà digestive, bruciori, dolori, rigurgito, sensazione di digestione lenta e difficoltosa. Una conseguenza frequente dell’abbuffata è la comparsa di un fastidioso senso di pienezza gastrica, talvolta dolorosa.
  • Alterazioni dell’equilibrio idro-elettrolitico. Lo sbilanciamento dei liquidi corporei con gli elettroliti, rivelato con la perdita di potassio (ipopotassiemia), sodio (iponatremia)e cloro (ipocloremia), provoca complicanze metaboliche, renali e cardiovascolari, sia in forma acuta che cronica. In particolar modo, la carenza di potassio può essere causa di gravi alterazioni del ritmo dei battiti cardiaci. Eventualità più probabile in presenza di vomito autoindotto e/o abuso di lassativi e diuretici. I sintomi di uno squilibrio idroelettrolitico sono: sete, vertigini e ritenzione idrica, che causa gonfiore a gambe (edemi declivi) e braccia, debolezza, apatia, tic e spasmi nervosi. In particolare vomitare dopo avere assunto ingenti quantità di acqua crea un profondo e immediato cambiamento nell'equilibrio idrosalino, che ha come sintomo spossatezza, tremori e tachicardia e può esitare in aritmie cardiache anche gravi.
  • Complicanze di tipo odontoiatrico. Il vomito procura un’erosione dello smalto soprattutto nella parete interna dei denti frontali. L’utilizzo dello spazzolino dopo aver vomitato contribuisce a peggiorare l’effetto dell’erosione causato dal contatto tra i succhi acidi gastrici e lo smalto dentario.
  • Complicanze del cavo oro-faringeo. Tumefazioni molto evidenti per aumento della produzione di saliva e per lo squilibrio idrosalino che si crea vomitando.
  • Le ghiandole salivari infiammate si gonfiano, ma possono anche produrre calcoli di dimensioni variabili, che possono ostruire i dotti salivari e provocare un intenso dolore.il gonfiore da al viso un aspetto “paffuto” che viene a volte confuso con un ingrassamento.


Le complicanze del Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI in italiano, BED in inglese) sono legate alle abbuffate senza comportamenti compensatori:
  • Diabete. Si riscontra in misura tre volte maggiore nelle persone obese rispetto a quelle normopeso; il rischio è superiore quando esiste una familiarità positiva per diabete.
  • Ipercolesterolemia. Aumenta il rischio di andare incontro a problemi cardiovascolari.
  • Ipertensione arteriosa. Rischi di infarto al miocardio, di ictus e di malattie renali.
  • Malattia coronarica (infarto). Rappresenta la principale causa di morte in Italia ed è dovuta alla riduzione del flusso sanguigno nelle coronarie.
  • Alterazioni della funzione respiratoria si verificano più frequentemente negli uomini in particolar modo quando il peso eccede del 50% il peso ideale e il grasso è presente soprattutto a livello addominale (obesità viscerale). Le conseguenze sono rappresentate dalle apnee notturne e da colpi di sonno durante il giorno. Tale quadro comporta un aumentato rischio di morte improvvisa.
  • L’obesità comporta un rischio maggiore di mortalità per tumori. Si ritiene che un eccesso di peso del 40% rispetto al peso ideale comporti un aumento del rischio del 33% negli uomini (stomaco, colon, retto, pancreas) e del 55% nelle donne (colecisti e vie biliari, seno, utero e ovaie).

Approfondimento: Complicanze di Anoressia e Bulimia - Claudia Ravaldi - Medico Specialista in Psichiatria e Psicoterapia - Prato, Firenze - Disturbi Alimentari




Terapie dei DCA

I disturbi alimentari sono patologie molto complesse, di lunga durata, e dagli esiti spesso gravi.

Richiedono un programma terapeutico (che dura mediamente due anni) polistrutturatao (medici, psicologi/psicoterapeuti, nutrizionisti, educatori, terapeuti della famiglia), che si pone l'obiettivo di:
  • ripristinare un ritmo biologico
  • creare un terreno di accoglienza e confronto sui disagi e le paure dei soggetti tale da facilitare il superamento del momento di crisi e l'acquisizione di nuovi e più funzionali stati cognitivi ed emotivi.
  • valutare e trattare eventuali altre patologie concomitanti, sia dal punto di vista fisico (facilmente questi soggetti sofforno di disturbi gastrointestinali e endocrinologici, in parte causati dal disturbo alimentare) che da quello psicologico (depressione, abuso di sostanze, disturbi di personalità)
  • facilitare quanto possibile le risorse interne al nucleo familliare, sia genitori e fratelli che compagni, in modo da consentire una buona empatia ed una buona complicità verso l'obiettivo comune del miglioramento.

La diagnosi precoce e un trattamento adeguato aumentano la probabilità di successo.

Per quanto riguarda l’Anoressia Nervosa, l’intervento terapeutico è di difficile attuazione con il paziente che non si dimostra motivato ad un percorso di guarigione.

La scelta della terapia deve essere precoce e orientata a non trascurare i fattori di mantenimento e di cronicizzazione che possono condurre alla morte (dieta, calo ponderale, preoccupazione eccessiva per le forme corporee).

Il trattamento dell'Anoressia Nervosa dura normalmente da uno a due anni. La maggiore durata del trattamento è spesso necessaria per superare gli ostacoli motivazionali, per raggiungere un incremento del peso significativo e poiché sono spesso necessari interventi di ricovero ospedaliero o di day-hospital.

Una terapia ambulatoriale è possibile solo per le persone che rispondono ai seguenti requisiti:
  • perdita di peso corporeo non estrema
  • breve durata della malattia
  • assenza di serie complicazioni mediche
  • motivazione al cambiamento
  • inserimento in un ambiente familiare funzionante.

Le indicazioni per il ricovero in un centro specializzato sono:
  • scarsa risposta al trattamento ambulatoriale
  • grave ed inarrestabile perdita di peso (maggiore al 25% del peso ideale, o in presenza di un un BMI inferiore a 15 o una perdita di 1,5-2,5 Kg. alla settimana per circa un mese)
  • gravi complicanze organiche
  • ipopotassiemia
  • problemi psicologici e comportamentali non trattabili a domicilio
  • rischio di suicidio
  • necessità di separare la persona affetta da Anoressia Nervosa (o anche da Bulimia Nervosa) dalla famiglia. Spesso le famiglie hanno esaurito ogni risorsa, da un punto di vista psicologico, ed esprimono rabbia ed ostilità verso la figlia ammalata. Altre volte esistono conflitti tra i membri del gruppo familiare sul comportamento da tenere nei confronti del disturbo. L'allontanamento della ragazza dalla famiglia consente di affrontare i problemi in un ambiente più sereno.

Una volta che la malnutrizione è stata corretta e il peso ripristinato, la psicoterapia (spesso ad indirizzo cognitivo-comportamentale o la psicoterapia interpersonale ) può aiutare i pazienti a migliorare la bassa autostima ed è indicata per i pensieri erronei e modelli comportamentali abnormi.

La terapia è divisa in tre fasi:
  • costruire un rapporto di fiducia;
  • modificare i pensieri disfunzionali relativi al cibo e al peso
  • prevenire le ricadute e preparare la conclusione della terapia.

Le famiglie sono spesso coinvolte nel programma terapeutico.


Nel trattamento della Bulimia Nervosa l'intervento di prima scelta è generalmente l'approccio cognitivo-comportamentale che promuove miglioramenti sintomatologici in breve tempo rispetto alle altre modalità terapeutiche.
Il trattamento è condotto a livello ambulatoriale ed è strutturato in 19 sedute che si svolgono in 18 settimane; ogni incontro ha durata di 50 minuti. Il programma è strutturato in tre fasi.
  • prima fase: si utilizzano tecniche comportamentali per ridurre o eliminare le abbuffate e le condotte di eliminazione e per normalizzare il comportamento alimentare
  • seconda fase: viene implementato un intervento cognitivo per modificare le distorsioni cognitive che mantengono il disturbo. Si tratta di disturbi di ordine psicologico come i disturbi dell’immagine corporea, la bassa autostima, e conflitti interpersonali, perfezionismo.
  • terza fase: è concentrata sul mantenimento del cambiamento, sulla prevenzione delle ricadute e sulla riabilitazione fino alla completa guarigione.

Si rende necessario un ricovero quando è evidente:
  • una grave depressione non gestibile ambulatorialmente
  • presenza di pensieri suicidari
  • complicanze mediche
  • fallimento di più di un valido trattamento ambulatoriale
  • ambiente familiare disturbato.

La terapia familiare, affiancata ad altre forme di intervento, può facilitare la comprensione delle problematiche del paziente.

In alcuni casi è previsto l'intervento farmacologico (fluoxetina) maggiormente efficace se integrato con la modalità terapeutica scelta.


Per quanto riguarda il BED, l’intervento di prima scelta è la terapia cognitivo-comportamentale eventualmente associata al trattamento farmacologico con antidepressivi.

Approfondimento: Disturbi Alimentari, terapie - Claudia Ravaldi - Medico Specialista in Psichiatria e Psicoterapia - Prato, Firenze

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Alcuni approfondimenti sui DCA


DCA e uomini.

Anoressia, bulimia e i disordini alimentari non sono un fenomeno esclusivamente femminile, sebbene questi disagi colpiscano prevalentemente le donne.
Il corpo maschile, ostentato sulle riviste e nelle pubblicità, è un chiaro segnale che l'ossessione della forma fisica ha sconfinato nel mondo degli uomini.
Per quanto riguarda l'esordio è da rilevare un'importante differenza: nei maschi avviene, di solito, più tardi rispetto al periodo puberale, non nella primissima adolescenza, forse appunto perché il disturbo in questi casi non è legato ai tempi della maturazione sessuale femminile.
Per quanto riguarda l'eziologia, può risultare “scatenante" l'incontro con l'altro sesso, che risulta essere per varie ragioni “traumatico”.

Approfondimento: Anoressia e Bulimia - Disturbi alimentari Binge eating disorder test DCA Dieta prevenzione



DCA e adolescenti.

L’adolescenza rappresenta una fase critica della vita dell’individuo: da una parte incalzano le preoccupazioni, gli ideali e le ansietà, dall’ altra inizia il confronto con i cambiamenti legati all’aspetto fisico, cognitivo e sociale. Il corpo è il grande protagonista, con le sue trasformazioni e l’irrompere della sessualità.

Nella patologia del comportamento alimentare il cibo diventa oggetto di rifiuto ostinato ed espressione di conflitti e tensioni familiari. Ad accrescere questa situazione conflittuale subentrano spesso anche modelli di bellezza irraggiungibile, l’immagine corporea ideale che corrisponde ad un corpo magro, scattante, atto a mostrarsi. Spesso anche le madri sono insoddisfatte del loro aspetto fisico e in perenne lotta con la bilancia

L’ingresso della malattia può avvenire dopo un abbandono, un lutto, una sconfitta, una modificazione degli equilibri familiari, nuove e pressanti richieste ambientali. In alcuni casi la malattia si manifesta in modo acuto dopo uno sviluppo infantile apparentemente asintomatico. Queste ragazzine vengono solitamente descritte come bambine molto adattate, non problematiche, efficienti e impegnate validamente nel raggiungimento degli obiettivi, soprattutto quelli scolastici; figlie di coppie genitoriali apparentemente normali, ma in cui il legame di coppia è fragile e formale, con una costituzione di un legame sostitutivo tra madre e figlia.
La sintomatologia può iniziare in maniera piuttosto subdola con una restrizione dietetica molte volte motivata da un sovrappeso precedente e comunque legata all’attenzione sul corpo, questo comportamento di iniziale controllo alimentare si associa spesso all’intraprendere attività fisiche che consentano ulteriormente il controllo delle calorie e progressivamente a selettività dietetica: krekers, mele, verdura.
Le ragazze bulimiche fanno incetta di cibo, lo sottraggono dalle scorte di casa, lo conservano nei luoghi più segreti e lo consumano in solitudine con voracità distruttiva.

Le ragazze anoressiche vivono nell’ossessione continuativa di ingrassare con eccessiva valorizzazione della magrezza, accompagnata da vissuti il cui il dimagrire diventa fonte di esaltazione ed è accompagnato da un sentimento di onnipotenza e invulnerabilità.

L’Anoressia mentale è una malattia tipica dell’età adolescenziale caratterizzata sul piano clinico da un’intensa diminuzione del peso in assenza di una patologia organica primitiva.
La diagnosi di Anoressia durante l’adolescenza si stabilisce se la perdita di peso è superiore al 10% e la cui amenorrea risale a più di sei mesi. Vi è disinteresse per la sessualità e conflittualità marcata rispetto al menarca. Il dimagrimento inizialmente lieve può raggiungere rapidamente livelli spettacolari, raggiungendo percentuali del 20%-30% del peso iniziale arrivando nelle forme cachettiche fino al 50%.

Attualmente all’Anoressia mentale si riconosce un’organizzazione psicopatologica specifica propria, in cui il “rifiuto” del cibo costituisce il sintomo centrale, espressione di un “rifiuto” di qualsiasi apporto ambientale, di qualsiasi “legame”.

Esiste un’evoluzione fasica della malattia.

Approfondimento: i disturbi del comportamento alimentare nell'adolescenza



DCA e prevenzione.

Una corretta alimentazione rappresenta un obiettivo di prevenzione primaria ampiamente descritto anche nel piano sanitario nazionale.

È noto infatti che l'obesità e i disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia nervosa, sono in aumento fra i bambini e gli adolescenti. La diffusione di queste patologie, tipiche dei paesi industrializzati, è costantemente in crescita anche nella popolazione adulta e sembra che i giovani in sovrappeso o obesi abbiano un maggior rischio di cronicizzazione in età adulta.

"Sovrappeso", "obesità", "anoressia", "bulimia", sono termini che fanno parte del linguaggio comune e la televisione e i giornali diffondono notizie che riguardano soprattutto le conseguenze drammatiche di tali patologie, senza peraltro affrontare in modo ampio e comprensibile gli aspetti causali e preventivi.

Si parla infatti troppo poco di prevenzione, anche perché i semplici tentativi di carattere informativo, basati su consigli o sulla descrizione degli effetti gravi dei disturbi, non risultano essere una prevenzione efficace.

Alimentarsi in modo corretto promuove uno stile di vita salutare e aumenta il benessere sociale psichico e fisico. Uno stile alimentare equilibrato è inoltre efficace per evitare la comparsa di numerose condizioni patologiche (ipercolesterolemia, diabete, malattie cardiovascolari, alcune neoplasie).

In breve, la prevenzione dei disturbi alimentari:
  • inizia fin dalla prima infanzia
  • coinvolge attivamente i genitori ed i parenti dei bambini
  • ha come obiettivi primari la costruzione di una buona capacità a riconoscere gli stimoli interni, la promozione di un'alimentazione salutare e la formazione di una solida autostima tale da mantenere un atteggiamento critico nei confronti dei messaggi culturali su cibo, corpo e bellezza
  • è tanto più efficace quanto più nell'ambiente dei ragazzi vengono promossi e sostenuti i messaggi più giusti per un'alimentazione sana e per un armonico rapporto col corpo non solo tra i coetanei ma soprattutto tra gli adulti di riferimento (genitori, insegnanti, allenatori delle diverse attività sportive).

Approfondimento: Prevenzione dei Disturbi Alimentari - Claudia Ravaldi - Medico Specialista in Psichiatria e Psicoterapia - Prato, Firenze

Skizzetta
 

sei stata grande...se solo avessi letto queste cose 5 anni fa...forse avrei subito capito che potevo gridare al mondo che stavo male...l'ignoranza mi ha portato a vergognarmi...l'informazione è prevenzione..ancora grazie e complimenti

gioia81
 

mel,
grazie di cuore...
io sono stufa, voglio guarire...

romins
 

cara mel 79 hai fattpo un lavoro con i fiocchi...
per skizzetta: io le ho lette queste cose ben 7 anni fa, quando ero agli esordi della malattia, ma sai nonostante tutte le paure che ho la cosa e' andata avanti......però devo dire che ho deciso che mi cercherò un buon psicoanalista e porterò a termine questo trattamento ambulatoriale.io mollo sempre tutto a metà perche' mi pare di nn migliorare, mi pare di igettare tempo e denaro...però sento il bisogno di parlare con qualcuno.....
grazie notte e............
NOI CE LA FAREMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Mel79
 

Guarire si può.

Skizzetta
 

ciao romins..sono triste per quello che dici..io al tuo contrario quando ho preso coscienza della malattia ho lottato contro il mondo pur di riavere la mia vita..sono stata curata con zoloft e depakin e ti posso dire che dopo tre mesi ero già rinata e ti dico anche che la mia psichiatra è rimasta sconvolta, ha detto di non avere mai visto una ripresa così veloce, nonostante io non fossi solo bulimica ma porto una depressione alla nascita ereditaria, ma ha detto anche che nessun farmaco avrebbe potuto farmi quel rapido effetto se non ci fosse stata da parte mia una volonta grande come il mondo...[^] con questo voglio dirti che non devi mollare mai..è più facile di quando credi..anche perchè non stai cercando di diventare un altra persona, ma stai cercando di essere te stessa quella che eri prima e che sei ancora dentro di te..fidati dei medici, ma ti devi affidare a loro con tutta l'anima..e poi un consiglio che non mi stancherò mai di dare...per me nella fase della cura fare del volontariato è stato vitale...aiutare chi aveva problemi gravi e tangibili e rappresentare per quei ragazzi la salvezza mi ha fatto capire che a volte nella vita non si ha il diritto di stare male (no che i nostri non siano problemi gravi, perche noi soffriamo davvero,ma sono i motivi che ci portano a stare male che sono insensati) in più tu hai noi che sappiamo ascoltarti e capirti...non sottovalutarlo perchè avere un confronto o semplicemente una spalla su cui piangere può farti salire quel gradino che magari da sola non ce la faresti mai!!!

romins
 

ggggggggggggggggrrrrrrrrrrrrrrrrrrrraaaaaaaaaaaaaaaaazzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiiiieeeeeeeeeeeee!
si può guarire? cche bello sentire una persona che ce l'ha fatta. mi hai fatto venire i brividi.
brava....io ce la voglio fare-----

Skizzetta
 

Citazione:
Citazione: ggggggggggggggggrrrrrrrrrrrrrrrrrrrraaaaaaaaaaaaaaaaazzzzzzzzzzzzzziiiiiiiiiiiiiiiiiieeeeeeeeeeeee!
si può guarire? cche bello sentire una persona che ce l'ha fatta. mi hai fatto venire i brividi.
brava....io ce la voglio fare-----
sono davvero contenta di averti dato un pò di ottimismo...è credo che cercherò di farlo per sempre con chi ne ha bisogno perchè guarire non vuol dire dimenticare..io quello che ho sofferto lo ricordo ogni giorno, ci penso quando sorrido e ci penso quando piango..tante volte mi vengono ancora delle piccole "ossessioni", ad esempio passo davanti lo specchio mi alzo la maglia è mi guardo la pancia, la differenza è che un tempo scoppiavo a piangere, mi prendevo la pancia a pugni,e naturalmente correvo ad abbuffarmi, oggi mi dico ad alta voce "ma che diavolo stai facendo???" allora penso subito ad altro, faccio una telefonata, canto una canzone al karaoke, guardo un film, mi faccio un bagno...invece di abbuffarmi e piangere faccio qualcosa che mi piace davvero..capisci alcuni pensieri in mente ti verranno sempre ma ti verrà naturale anche spazzarli via così velocemente da non rendertene conto
cmq se hai voglia di parlare contattami anche in privato...un bacione

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Profilo del medico - Prof. Sergio De Filippis

Prof. Sergio De Filippis
Nome:
Sergio De Filippis
Comune:
Roma
Provincia:
RM
Azienda:
Clinica Neuropsichiatrica Villa Von Siebenthal
Professione:
Psichiatra e Psicoterapeuta, Direttore Sanitario della Clinica Neuropsichiatrica Villa Von Siebenthal di Genzano di Roma, Docente di Psichiatria delle Dipendenze all'Università La Sapienza di Roma
Specializzazione:
Psichiatria
Contatti/Profili social:
email sito web
Domanda al medico
Prof. De Filippis, è vero che dall'intestino al cervello il passo è breve?
Sì. Studi recenti hanno suggerito ad esempio che l’insieme dei batteri che popolano il nostro intestino (microbiota) può influenzare l'umore e il comportamento delle persone in vari modi: interagendo con il nervo vago, cambiando direttamente la funzione del sistema nervoso centrale, colpendo il sistema nervoso intestinale (secondo cervello), modificando la plasticità del cervello ecc. Evidenze crescenti portano a credere che l'associazione tra il microbiota intestinale e la depressione sia significativa. Il tratto gastrointestinale è continuamente esposto al rischio di infiammazione, che diminuisce l'efficienza nell'assorbimento dei vari nutrienti e la composizione della flora batterica. Nei pazienti con malattia infiammatoria intestinale, la diminuzione della proporzione di batteri è stata associata alla diminuzione della funzione di protezione della mucosa intestinale. Questi studi suggeriscono che i batteri intestinali sono protettivi per l'intestino e questo ha ripercussioni sul benessere mentale e dell’intero organismo. Leggi tutto
   
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