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paura!!!

clarissa veronico
 

Davide Pignone, 36 anni, alto cm 185, peso kg 100.
Il 21 luglio u.s. mi è occorso un incidente a seguito del quale ho riportato la lussazione della caviglia sinistra e la frattura scomposta dell’astragalo sinistro.
In ospedale hanno sottoposto il piede a trazione, con un peso e dopo poche ore ad intervento chirurgico ritenuto urgente. Il frammento dell’astragalo è stato fissato con tre viti. L’intervento ha richiesto tre tagli, uno sulla parte anteriore della caviglia (chiuso con 5 punti), uno all’altezza del malleolo interno (18 punti esterni + alcuni interni), l’altro a metà strada (3 punti).
Il tessuto epidermico, nei pressi del malleolo, si è ben presto necrotizzato e, pertanto, la caviglia non è stata bloccata immediatamente con un gesso, bensì dopo 16 giorni, durante i quali mi hanno curato la necrosi, ritenuta importante. Durante la degenza mi sono reso conto di non avere sensibilità alla pianta del piede, ma di sentire scosse elettriche improvvise. La spiegazione fu che un nervo si era lesionato ma che il danno non destava preoccupazione.
L’8 agosto sono stato dimesso con il divieto assoluto di carico ed il gesso a stivaletto (con una finestra all’altezza del malleolo per le medicazioni della necrosi) e sono tornato a controllo dopo un mese: non mi è stato rimosso il gesso, i raggi sono stati effettuati con gesso, ma non erano particolarmente chiari. Mi è stata prescritta magnetoterapia per un mese. La terapia la seguo in casa per circa 8 ore giornaliere.
Sono tornato dopo 15 giorni, ho rimosso il gesso, fatto i raggi e quindi nuovo gesso, più leggero (sempre con finestra per le ultime medicazioni e sempre con divieto di carico); le dita del piede erano gonfie, rigide e doloranti. L’ortopedico mi disse che tutto sommato si riteneva ottimista perché si vedeva un inizio del processo di calcificazione e che avrei recuperato le dita con il movimento delle stesse. Mi è stata prescritta magnetoterapia per un altro mese e 20 iniezioni di DIFOSFONAL una al dì.
Sono tornato a controllo dopo un mese, siamo al 22 ottobre, rimozione gesso e raggi. La situazione è diventata preoccupante: il callo osseo non si è formato e l’ortopedico vede solo una “nebulosa”. Non mi prescrive nuovo gesso (sono passati 3 mesi dall’incidente), ma ancora magnetoterapia e ancora DIFOSFONAL, una fiala la settimana fino a controllo tra 40 giorni, divieto di carico. La caviglia è parzialmente bloccata e per scioglierla mi consiglia di nuotare e di muoverla spessissimo.
La preoccupazione è che nel caso non dovesse formarsi il callo osseo, diventerebbe necessario un intervento chirurgico invalidante!
E’ possibile che viene trapiantata una caviglia intera e una frattura renda invalidi?
La caviglia ed il piede tutto sono ancora gonfi, non riesco a muovere le dita verso il basso, ma solo verso l’alto; quando abbasso il piede al disotto del bacino esso si gonfia ulteriormente fino a sentirlo scoppiare e diventa di colore violaceo-livido.
Ci sono complicanze di natura circolatoria?
Cerco gradualmente di tenere il piede più basso del bacino quanto più tempo è possibile, ma è corretto?
L’iter terapeutico seguito è corretto? Ci sono alternative? Devo rassegnarmi all’invalidità?

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