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L'Angolo della Retinite Pigmentosa

Alberto Perrotta
 

Un farmaco per la Retinite Pigmentosa?

Un gruppo di ricercatori ha analizzato gli effetti della somministrazione prolungata di gocce oculari di dorzolamide 2% su lesioni maculari cistiche in 64 occhi affetti da Retinite Pigmentosa o Sindrome di Usher per un periodo compreso tra 6 e 58 mesi.

Tramite la Tomografia a Coerenza Ottica (OCT), una delle più moderne tecniche diagnostiche, è stato possibile rilevare una diminuzione dello spessore dell'edema centrale nella maggior parte dei soggetti e, nel 30% dei casi, si è verificato un aumento dell'acutezza visiva.

Più del 40% dei pazienti, inoltre, ha manifestato un miglioramento delle cisti maculari in entrambi gli occhi, mentre solo in 8 casi le lesioni maculari hanno subito un peggioramento.

MIGLIOR COMMENTO
Alberto Perrotta
L’acido valproico: una nuova arma contro la retinite pigmentosa


Importanti studi hanno dimostrato che l’acido valproico, o VPA, offre una potenziale efficacia nel trattamento della retinite pigmentosa.

“Le terapie basate sull’acido valproico hanno ottenuto risultati molto incoraggianti nella lotta alla retinite pigmentosa,” ha dichiarato il Dottor Antonio Pascotto, chirurgo oculista presso la Clinica Mediterranea di Napoli, “anche se, naturalmente, ulteriori test clinici saranno necessari per confermare l’efficacia e la sicurezza del farmaco”.

Studi preliminari hanno infatti identificato in questo acido un potente inibitore dell’istone deacetilasi e, inoltre, si è dimostrato capace di incrementare i livelli di svariati fattori utili per il nutrimento delle fibre nervose.

“Dalle ricerche, quindi, risulta che l’acido valproico possiede un particolare profilo biologico, adatto al trattamento della retinite pigmentosa” ha proseguito il Dott. Pascotto. “Congiuntamente, quest’insieme di indizi suggeriscono che il VPA possa diventare un’efficace opzione terapeutica per i pazienti affetti da altre distrofie retiniche.”




L’analisi retrospettiva ha coinvolto 13 occhi affetti da retinite pigmentosa esaminati prima e dopo una somministrazione di 4 mesi di acido valproico. I ricercatori hanno analizzato a fondo il tracciato ottenuto tramite l’utilizzo del perimetro di Goldman al fine di definire i campi visivi dei pazienti.

L’età media dei pazienti inclusi nello studio era di 36 anni.
I risultati dello studio hanno mostrato un miglioramento del campo visivo in nove occhi e un peggioramento del campo visivo in due occhi, mentre negli altri due casi non sono stati evidenziati sostanziali cambiamenti.

Considerata la classica perdita di campo visivo in assenza di trattamento, i miglioramenti ottenuti in seguito alla somministrazione di acido valproico assumono un valore ancora più significativo.

Tutti i 13 occhi sottoposti alla terapia hanno ottenuto, in media, un incremento dell’acutezza visiva di un valore compreso tra due decimi e quattro decimi.

“I risultati ottenuti verranno utilizzati per spronare sempre più laboratori clinici a testare la sicurezza e l’efficacia dell’acido valproico per la retinite pigmentosa”, ha concluso il Dott. Pascotto. “La nostra intenzione è usare questo studio come base per future sperimentazioni su pazienti affetti da tale patologia per cercare di rendere effettivi al più presto i benefici ottenuti nei test preliminari.”

Fonte Bibliografica:
British Journal of Ophthalmology - Luglio 2010
Leggi altri commenti
siravoduilio
 

Acido valproico possibile terapia per la

retinitepigmentosa

Pubblicato da giorgiobertin su luglio 21, 2010
I ricercatori dell’Università del Massachusetts Medical School (UMMS) hanno trovato un trattamento nuovo per laretinitepigmentosa(RP), una grave malattia neurodegenerativa della retina che in ultima analisi porta alla cecità.
http://giorgiobertin.files.wordpress...if?w=300&h=106 Valproic acid
“L’infiammazione e la morte cellulare sono componenti chiave della RP”, ha detto il dott Kaushal. “Sembra che l’acido valproico protegga le cellule visive dalla morte. Se le nostre osservazioni saranno ulteriormente suffragate da studi clinici randomizzati l’acido valproico a basso dosaggio potrebbe avere un enorme potenziale per aiutare le migliaia di persone affette da retinitepigmentosa”.
Leggi abstract:
Therapeutic potential of valproic acid for retinitis pigmentosa.
C M Clemson, R Tzekov, M Krebs, J M Checchi, C Bigelow, S Kaushal
Br J Ophthalmol Published Online First 20 July 2010
Fonte ed approfondimenti:
Esciencenews
In Italia l'acido valproico è commercializzato come DEPAKINE(Compresse 300 mg: sodio valproato 199,8 mg, acido valproico 87,0 mg corrispondenti a 300 mg di sodio valproato. >>Compresse 500 mg: sodio valproato 333 mg, acido valproico 145 mg corrispondenti a 500 mg di sodio valproato.) e per dire il vero,da quando è stato pubblicato il lavoro dei I ricercatori dell’Università del Massachusetts Medical School (UMMS)(giorgiobertin su luglio 21, 2010) abbiamo pensato di iniziare tale approccio terapeutico,visto il numero elevato di pazienti affetti da retinitepigmentosa che vediamo e abbiamo stabilito una dead line di risultati per il marzo 2011.
Ci incontreremo poi con i ricercatori dell’Università del Massachusetts Medical School (UMMS) per verificare se esiste un razionale terapeutico scientificamente provato in tale periodo!

siravoduilio
 

RIPORTO UN MIO ARTICOLO SU UNA RICERCA CHE STIAMO FACENDO SU UNA NUOVA METODICA SPERIMENTALE DI APPROCCIO AD UN POSSIBILE TENTATIVO DI INTERFERIRE CON L'IPOVISIONE.
Possibile futuro impiego di Lenti a Contatto (LAC) Bioniche nella cura della Ipovisione

Pubblicato il settembre 5th, 2010 da Giovanna Manna
http://benessere.guidone.it/wp-conte...bioniche_3.jpg
Stiamo lavorando sui possibili impieghi nella cura dell’IPOVISIONE sulla realizzazione effettuata dalla University of Washington di lenti a contatto in cui è inserito un micro circuito stampato con la capacità di emettere luce.
“I ricercatori dell’Università di Washington, grazie ad un finanziamento della National Science Foundation, hanno messo a punto una lente a contatto bionica composta da componenti elettronici miniaturizzati a livello di nanometri. I primi esperimenti sono stati fatti su cavie da laboratorio e, a detta dei ricercatori, la lente sarà presto in grado di mostrare all’occhio diversi pixel in grado di fornire informazioni visive all’utilizzatore. Il dispositivo è stato provato su dei conigli con un tempo massimo di utilizzo della lente pari a 20 minuti, i primi risultati sembrano non manifestare particolari effetti collaterali”.
L’esperimento è stato condotto con un circuito capace di illuminare leggermente l’ambiente circostante e, almeno in questa prima fase, testato solo su conigli per un tempo di 20 minuti senza osservare effetti indesiderati .”(1-2-3-4)
Ovviamente, la ricerca potrebbe essere condotta, attraverso i meccanismi classici di sperimentazione comportamentale animale con premio alimentare.
Se si allena un coniglio ad arrivare ad alimentarsi tramite un circuito del tipo corridoi alle cui pareti ci sono sensori che se toccati fanno scendere delle paratie che impediscono allo stesso la progressione verso il cibo, dopo reiterati tentativi si vede che lo stesso riesce ai arrivare velocemente al cibo senza mai toccare le pareti stesse dei corridoi.
Al coniglio così preparato, si occlude un occhio ed all’altro si ingenera una cataratta completa matura per puntura lenticolare.
Nell’occhio catarattoso, bypassando il bulbo con un ricevitore wireless impiantato in posizione strategica sulle vie ottiche e/o cerebrali, si potrebbe dimostrare se il coniglio ,precedentemente descritto, possa o meno arrivare al target alimentare.
“I circuiti elettronici inseriti nelle lenti a contatto sono costituiti da un nanostrato di metallo (quanto un millesimo del diametro di un capello umano) montato su un substrato organico flessibile per poter essere comodamente inseriti all’interno dell’occhio”.
L’ideatore, Babak Parviz, ha spiegato che non solo sarà possibile utilizzare lenti a contatto hi-tech per scopi “leggeri” come la navigazione web o altre immagini di interesse per l’utente, ma potrà diventare un metodo per correggere e aiutare la vista di persone ipovedenti,ed è realmente questo il target su cui stiamo cercando di razionalizzare i nostri intenti di ricerca nel mondo della ipovisione.”(1-2-3-4)
Possibili applicazioni
Una vista virtuale dai molti usi,NELL’ACCEZIONE MENO IMPORTANTE,ad esempio
come avviene con i caschi immersivi – HUD.
Lo scopo che ci si deve prefiggere in questa ricerca pero’ e’ sicuramente poter far vedere immagini a chi ne ha perso la possibilita’ con cecita’ indotta da destrutturazione del solo bulbo oculare con integrita’ delle vie ottiche!!!!
Potrebbe quindi essere un enorme passo avanti nell’IPOVISIONE e nei grossi traumatismi bulbari.
Bypassando un bulbo con un ricevitore impiantato in posizione strategica sulle vie ottiche e/o cerebrali si potrebbe aprire uno scenario di stimolazione visiva che è ovviamente il target primo della ricerca,il tutto senza ricorrere alle strutture impegnative come dimensioni quale quelle dell’occhio bionico!!
Infatti il “primo prototipo avanzato” di OCCHIO BIONICO presentato in Australia(La Bionic Vision Australia -BVA) e sperimentato anche dall’Università di New South Wales, è costituito da una videocamera montata su un paio di occhiali, un chip wireless inserito all’interno del bulbo oculare e un processore tascabile collegato senza fili con il chip oculare e con un cavo alla videocamera.Il chip è dotato di 98 elettrodi che stimolano le cellule del nervo ottico per far registrare dal cervello a grandi linee le forme circostanti. (6)
L’occhio bionico della compagnia americana Second Sight è dotato di una minuscola telecamera ed un videoprocessore collocati su occhiali che inviano le immagini ad un ricevitore, posto nella cintura del paziente. Da qui, attraverso la stimolazione di elettrodi posti sulla retina, il messaggio viene inviato lungo il nervo ottico fino al cervello, che è in grado di percepire luci e ombre.
Futuri sviluppi, su cui gli scienziati stanno lavorando, fanno ben sperare con l’aumento degli elettrodi (per il secondo prototipo, atteso per il 2013, si parla di mille) che dovrebbe permettere maggiore definizione, fino al riconoscimento di volti.
Per il momento l’occhio bionico australiano è quindi destinato esclusivamente ai non vedenti che hanno nervi ottici funzionanti,o come nel caso di quello della compagnia americana Second Sight,nella retinitepigmentosa di cui è affetto da circa trenta anni l’uomo inglese di 73 anni impiantato e reso cieco da tale patologia.
La differenza è nelle dimensioni che tali strutture hanno,assolutamente incomparabili a quelle di una lente a contatto(LAC).
Links Bibliografici
1) Augmented Reality in a Contact Lens
A new generation of contact lenses built with very small circuits and LEDs promises bionic eyesight
By Babak A. Parviz / September 2009
2) Contact: Emma O’Neill
eaoneill@unimelb.edu.au
61-383-447-220
University of Melbourne
Bionic Vision Australia puts bionic eye in sight
3) Lenti a contatto bioniche? Ci siamo. Quasi
Scritto da Giulia Boschi (Genova – IT)
domenica 24 febbraio 2008-MVPNETWORK
4) Lenti a contatto bioniche
Inserito da admin il Lun, 07/09/2009 – 11:23-Mondo-Expo
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnol … aabc.shtml
5) Contattologiamedica
6) Occhio bionico, la strada australiana
Presentato un primo prototipo di neurostimolatore per i nervi ottici, che promette numerose possibilità di sviluppo(Claudio Tamburrino)(Punto Informatico- venerdì 2 aprile 2010)
Prof. Duilio Siravo
Presidente Accademia Italiana di Oftalmologia Legale

Dr. Antonio Pascotto
 

Benissimo, Duilio,

Mi fa proprio piacere che vi stiate occupando anche voi di questo progetto. Noi lo avevamo presentato nei primi mesi del 2008 (Pascotto - Oculistica e chirurgia oculare - Napoli - Caserta - Roma) ma poi, francamente, non avevamo più avuto notizie di ulteriori sviluppi della ricerca.

Proseguiamo così, per rispondere alla crescente (purtroppo) domanda di assistenza da parte di pazienti con gravissime compromissioni visive.

Stammi bene,
Antonio

__________________
Centro Oculistico Pascotto
Tel. 081 554 2792
siravoduilio
 

Come per la TONOMETRIA PERMANENTE LAC NANOSILVER appronteremo studi multicentrici sull'argomento a livello europeo ,U.S.A. depended,e spero proprio di averti con noi!!!
Abbraccio
Duilio

Dr. Antonio Pascotto
 

Ne saremmo onorati!

A presto!

__________________
Centro Oculistico Pascotto
Tel. 081 554 2792
siravoduilio
 

Terapia genica per curare retinite pigmentosa: funziona nelle cavie


http://www.liquidarea.com/wp-content...te-261x300.jpg

Con l’introduzione di una particolare proteina nei coni difettosi si è riusciti a ripristinare negli animali affetti da la cascata trasduttiva necessaria alla visione
La terapia genica può offrire una via di recupero della vista in topi colpiti da retinitepigmentosa: è quanto annunciato in un articolo pubblicato sulla rivista Science da un’ampia collaborazione di ricerca che ha coinvolto, tra gli altri, il Friedrich Miescher Institute (FMI) di Basilea, in Svizzera, e i centri francesi INSERM e Institut de la Vision.
La retinitepigmentosa è una forma di degenerazione ereditaria della retina che colpisce coni e bastoncelli, i due tipi di cellule sensibili presenti nella zona centrale della retina che convertono la radiazione luminosa in impulsi nervosi.La malattia porta inizialmente alla degenerazione dei bastoncelli, che sono responsabili della visione notturna. Via via che progredisce, coinvolge anche i coni, responsabili della visione diurna. Mentre però i bastoncelli vengono distrutti, i coni sopravvivono nell’organismo per lunghi periodi, anche quando ormai è sopraggiunta la cecità. Questa circostanza ha portato i ricercatori del Friedrich Miescher Institute (FMI) e dell’Institut de la Vision a sviluppare una terapia genica per ristabilire la funzione visiva dei coni “dormienti” ma ancora presenti.
Per terapia genica (a cui ci si riferisce comunemente anche con il termine inglese di Gene Therapy) si intende l'inserzione di materiale genetico (DNA) all'interno delle cellule al fine di poter curare delle patologie. Questa procedura di inserzione è nota come trasfezione.
Si deve distinguere tra terapia genica 'somatica' e terapia genica 'germinale'. Per terapia genica somatica s'intende l'introduzione in organismi o cellule umane di un gene, un frammento di Dna, per prevenire o curare una condizione patologica, utilizzando generalmente il seguente metodo: 1) prelievo e coltura in vitro di cellule proliferanti dal paziente affetto; 2) introduzione nelle cellule coltivate del gene normale; 3) reintroduzione delle cellule modificate geneticamente nel paziente. Per terapia genica germinale, invece, s'intende il trasferimento di un gene sano in cellule prelevate da un individuo con geni difettosi e successivo reimpianto delle cellule manipolate. La terapia genica germinal potrebbe consentire di prevenire gravi difetti genetici nell'individuo che nascerà: in questo caso, però, il patrimonio genetico manipolato verrà trasmesso alle future generazioni.
Allo stadio a cui sono intervenuti gli studiosi, sebbene i coni difettosi non possiedano più la capacità di reagire alla stimolazione luminosa, mantengono comunque alcune proprietà elettriche e le loro connessioni coi neuroni della retina interna che normalmente trasmettono l’informazione visiva al cervello. Precedenti studi avevano dimostrato come i canali ionici sensibili alla luce fossero in grado di modulare l’attività elettrica di vari neuroni in cui erano stati introdotti.
Gli studiosi hanno così proceduto introducendo una proteina, attraverso un vettore utilizzato nella terapia genica, in grado di accoppiare la stimolazione luminosa al trasporto ionico, reintroducendo così la cascata trasduttiva necessaria alla visione e ricreando un sistema fotoelettrico biologico funzionante.
I risultati paiono molto promettenti, soprattutto alla luce delle conferme ottenute da Serge Picaud e colleghi dell’Institut de la Vision utilizzando retine umane in coltura e vettori terapeutici compatibili con le cellule umane.

checco77
 

Salve e grazie per il lavoro e la speranza che date alle persone.
Vorrei porre delle domande:,
Ho una forte ipermetropia,con gli occhiali ho un discreto visus,non ho glaucoma e grazie a Dio, riesco a campare decentemente.
Da ormani 5 anni,sulla mia retina,sono presenti dei pigmenti,che inducono il medico a pensare che io abbia una rp.LA cosa strana è che ,io non ho sintomi,nel senso che ,di notte non ho nessuna difficoltà o sintomi tipici.
So di certo che bisogna fare degli esami specifici,e che li farò a breve.
Però,nella vs esperienza,avete mai visto un retina con pigmenti tipici ma senza che questi diano sintomi?
Un altra domanda in merito agli esami.Quando provo a fare il campo visivo o altri esami,siccome non ho le lenti al contatto,e facendo l'esame con gli occhili "normali" dicono che l'esame non è attendibile.
Grazie per le Vs risposte.

siravoduilio
 

E' CHIARO CHE BISOGNA ASPETTARE GLI ESAMI!!
CI SONO PIGMENTI RETINICI CHE NOONO ASCRIVIBILI A DEGENERAZIONI TAPPETO RETINICHE!!!
QUINDI ,SICCOME ESISTONO ESAMI DIRIMENTI PER LA DIAGNOSI,FACCIAMOLI ED ASPETTIAMO I RISULTATI!!
UN CARO SALUTO E MI FACCIA SAPERE!!

Dr. Antonio Pascotto
 

Citazione:
Originariamente Inviato da checco77 Visualizza Messaggio
Salve e grazie per il lavoro e la speranza che date alle persone.
Vorrei porre delle domande:,
Ho una forte ipermetropia,con gli occhiali ho un discreto visus,non ho glaucoma e grazie a Dio, riesco a campare decentemente.
Da ormani 5 anni,sulla mia retina,sono presenti dei pigmenti,che inducono il medico a pensare che io abbia una rp.LA cosa strana è che ,io non ho sintomi,nel senso che ,di notte non ho nessuna difficoltà o sintomi tipici.
So di certo che bisogna fare degli esami specifici,e che li farò a breve.
Però,nella vs esperienza,avete mai visto un retina con pigmenti tipici ma senza che questi diano sintomi?
Un altra domanda in merito agli esami.Quando provo a fare il campo visivo o altri esami,siccome non ho le lenti al contatto,e facendo l'esame con gli occhili "normali" dicono che l'esame non è attendibile.
Grazie per le Vs risposte.
Caro Checco,

Intanto, se Lei non ha sintomi, direi "tanto meglio", e tirerei un bel sospiro di sollievo, augurandomi che sia sempre così!

Ci sono, come già asserito dal collega Siravo, molte forme di alterazione dell'epitelio pigmentato retinico che non sono ascrivibili alla retinite pigmentosa.

Se il campo visivo non risulta attendibile con la lente "normale", perché non lo fa con la lente a contatto? Risulterebbe di certo più attendibile..!

Grazie a Lei, e in bocca al lupo per gli esami imminenti.

__________________
Centro Oculistico Pascotto
Tel. 081 554 2792
siravoduilio
 

Carissimo,
a volte nella retinitepigmentosa è difficile effettuare il campo visivo,ma questo non è l'esame più importante ai fini diagnostici,come le ho detto è l'elettrofisiologia retinica che ci interessa di più in tal senso!!
Gli esami elettrofunzionali valutano la funzionalità delle differenti strutture che compongono le via nervosa visiva (retina, nervo ottico, vie ottiche e corteccia cerebrale occipitale). Fra i vari esami elettrofunzionali rivestono particolare importanza l'Elettroretinogramma per lo studio delle varie componenti retiniche (ERG) ed i Potenziali Evocati Visivi per lo studio delle vie ottiche (PEV). Questi test diagnostici possono fornire informazioni sulla funzionalita' del sistema visivo anche in quei casi in cui la presenza di una opacita' dei mezzi diottrici (cataratta, leucoma corneale) non permette l’osservazione diretta della retina o del nervo ottico.
L'esplorazione elettrofisiologica della funzionalita' retinica: l'elettroretinogramma. L'elettroretinogramma (ERG) e' la risposta bioelettrica retinica ad uno stimolo visivo sia esso costituito da un flash di luce stroboscopica o da un monitor televisivo in cui sono presenti barre o scacchi bianchi e neri che si alternano in modo cadenzato nel tempo (pattern). L'ERG da flash e' espressione della funzionalita' degli strati retinici piu' esterni (epitelio pigmentato e fotorecettori), mentre l'ERG da pattern (PERG) e' generato degli strati retinici piu' interni (cellule e fibre ganglionari).
L'ERG Focale quantifica la funzionalità strato-per-strato della regione maculare.
Tuttavia, nella registrazioni dell'ERG e dei PEV esiste un importante limite legato alle specifiche caratteristiche di presentazione dello stimolo visivo. Infatti, se uno stimolo visivo viene presentato in maniera localizzata sulla papilla ottica (zona dove è noto non esistono fotorecettori), si assiste ugualmente alla genesi di un segnale elettroretinografico. Ciò avviene in quanto il globo oculare si comporta come una "cupola riflettente" per cui lo spot luminoso, pur essendo presentato sulla papilla ottica, và ad eccitare zone di fotorecettori al di fuori di questa. Tale fenomeno viene indicato come "stray-light" e costituisce il maggiore limite per la registrazione di segnali bioelettrici da zone localizzate della retina.
Il fenomeno della "stray-light" può essere abolito se, simultaneamente alla presentazione dello stimolo localizzato sulla retina, le altre zone retiniche sono adattate ad un livello di luminanza media simile a quello dello stimolo. Questo particolare accorgimento ha permesso di sviluppare tecniche elettrofisiologiche molto sofisticate come l'ERG Focale , per lo studio della regione maculare, o l'ERG multifocale che permette di ottenere una mappa topografica della funzionalità della retina suddivisa per aree di stimolazione.
Nella retinitepigmentosa si osserva una riduzione, talvolta fino alla abolizione, del segnale ERG, con un concomitante notevole restringimento del campo visivo. La funzione maculare può essere da ridotta a normale, permettendo anche un visus di 10/10 pur in presenza di un campo visivo ridotto ai 10 gradi centrali. In questa patologia la risposta dell'ERG multifocale potrebbe permettere di identificare aree retiniche in cui la funzionalità e ancora mantenuta con relativa attivazione di aree di proiezione corticale.

checco77
 

Grazie ancora.
Per il Dottore pascotto:Putroppo,non risco a fare gli occhiali a contatto.Ovvero,non riesco a trovare una soluzione adatta alla mia situazione.Insomma,se lei mi vedesse,sarei una bella sopresa
Per gli esami,chiamerò il policlinico Di Napoli per capire come muovermi.Anche se,scusate lo sfogo,sapere di avere una patologia e non poter fare nulla,non è una bella cosa....
Permettete ancora una domanda.A cosa sarebbero ascrivibili i pigmenti se non alla rp?
Cosi,solo per curiosita.
Come premesso: ho un nanoftalmo ma con camere anteriore normale (come lunghezza) e al momento la pressione oculare è nella norma e non ho escavazione del nervo ottico.
Ancora grazie,capirete la mia situazone:31 anni,moglie e due figli piccoli..
Buonasera.

siravoduilio
 

Carissimo,
sono definite ,a mio avviso in mal modo,retiniti pigmentose secondarie!
RP secondaria
Questo termine porta a confusione poiché altri Autori indicano con il termine di RP secondaria aspetti oftalmoscopici simili alla RP ma dovuti a patologie retiniche acquisite, non ereditarie (quali esiti di corioretiniti, retinopatia da clorochina, retinopatia post-contusiva, corpi estranei ritenuti, distacco di retina risolto ), denominate più correttamente “pseudo-RP” o “degenerazioni pigmentarie” associate alla patologia corio-retinica primitiva.
Molte patologie corio-retiniche appunto(esiti di corioretiniti, traumi con degenerazione retinica…) possono essere caratterizzate dalla migrazione di pigmento negli strati retinici ma non con la caratteristica disposizione al davanti dei vasi retinici (migrazione delle cellule pigmentate verso gli strati retinici nelle aree con perdita di fotorecettori, migrazione che avviene soprattutto intorno alle arteriole e alle vene dando il caratteristico aspetto a “osteoblasti” del fondo retinico)per cui questi risultano comunque all’esame oftalmoscopico.
A volte la diagnosi differenziale può richiedere anche esami di laboratorio in caso di sospetti specifici: dosaggio dell’ac. fitanico (sospetta sindr. di Refsum), VDRL e HTPA (sifilide), elettroforesi delle lipoproteine (a-β-lipoproteinemia ovvero Abetalipoproteinemia (sindrome di Bassen-Kornzweig): RP, steatorrea, atassia progressiva, ritardo mentale).

checco77
 

La ringrazio per la sua disponibilità e professionalità.
Nella mia ignoranza,mi sembra di capire,che qualsiasi cosa ho non è una fesseria.
Ancora grazie.

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Profilo del medico - Dr. Marco Alberti

Dr. Marco Alberti
Nome:
Marco Alberti
Comune:
Milano
Provincia:
MI
Azienda:
Centro Medico Italiano
Professione:
Oculista, Direttore Sanitario del Centro Medico Italiano
Specializzazione:
Oftalmologia
Contatti/Profili social:
sito web
Domanda al medico
Dr. Alberti, è vero che le lenti a contatto multifocali sono una soluzione contro la presbiopia?
   
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