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Home > Salute: consigli del medico, esperienze dei pazienti > Oculistica > 6 trattamenti efficaci per l'occhio secco
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6 trattamenti efficaci per l'occhio secco

Dr. Antonio Pascotto
 

Pubblicato sul nostro sito e sul blog di Medicitalia:


Buona lettura!

__________________
Centro Oculistico Pascotto
Tel. 081 554 2792
MIGLIOR COMMENTO
siravoduilio
NEL MIO LINK occhiosecco HO ENUNCIATO UNA SPECIE DI VADEMECUM:



Nonostante esistano numerosi presidi terapeutici topici a disposizione (in Italia esistono in commercio circa 120 sostituti lacrimali), i risultati a lungo termine della terapia delle affezioni del film lacrimale sono spesso sconfortanti. Lo scopo della terapia varia a seconda della forma di occhio secco:
- nelle forme in cui la causa è la diminuzione del film lacrimale o l’aumento dell’evaporazione, il ricreare il normale spessore lacrimale può essere sufficiente
‑ nelle forme cosiddette secondarie, in cui è presente un’altra patologia che altera il film lacrimale, lo scopo della terapia è quello di eliminare la causa principale del disturbo e quindi di utilizzare delle lacrime artificiali in grado di ristabilizzare il film lacrimale diminuendo la sintomatologia per il paziente.
La frequenza del numero di gocce nella giornata può cambiare a seconda dei momento della malattia e del sostituto lacrimale utilizzato: nelle fasi acute, a volte, è necessaria l’instillazione di sostituti lacrimali ogni ora, mentre nei momenti migliori si può arrivare anche a 4 volte al giorno. Il paziente non deve mai sottovalutare la patologia che è cronica e deve continuare ad instillare gocce anche se la sintomatologia diminuisce o sparisce. Spesso capita che nel momento in cui il paziente migliora diminuisce la frequenza della terapia o addirittura la smette, causando un ricaduta nel tempo.
Il paziente in terapia con sostituti lacrimali dovrebbe imparare a conoscere quali sono, nella giornata, i momenti in cui la sintomatologia è più fastidiosa (ad esempio: nell’iposecrezione primaria può essere la sera, mentre nelle forme da alterata composizione lacrimale può risultare il mattino), e cercare di prevenire la sintomatologia instillando una goccia circa un’ora prima di tale momento. In questo modo il paziente dovrebbe riuscire ad evitare la sintomatologia lubrificando la superficie oculare e ricreando il corretto film lacrimale.
Una delle obiezioni più spesso riportate dai pazienti in terapia con sostituti lacrimali è l’apparente inefficacia dei prodotto. Questo aspetto, unito al costo dei preparati (non a carico dei SSN), spinge il paziente a non utilizzare il sostituto lacrimale o ad impiegarlo a dosaggi inferiori a quanto prescritto. Infatti nelle forme di iposecrezione primaria molto spesso capita che quando il paziente inizia a stare meglio e ad avere meno la sensazione di "sabbietta" negli occhi, inizia ad instillare meno i colliri, provocando involontariamente una ricaduta della sintomatologia.
È pertanto indispensabile implementare la compliance al trattamento in modo continuativo, sottolineando come la terapia non potrà essere molto efficace nel breve termine: nei casi più favorevoli il recupero dell’omeostasi della superficie oculare non può avvenire, quando si verifica, prima di mesi dall’inizio della terapia e solo se questa è eseguita con scrupolo.
Nella pratica clinica quotidiana si usano molto spesso sostituti lacrimali a seconda della sintomatologia del paziente. In base alla formulazione e alla loro azione possiamo distinguere le seguenti lacrime:
1) Diluenti, in grado di allontanare le sostanze prodotte dal metabolismo delle cellule; hanno purtroppo un breve tempo di durata.
2) Stabilizzanti, in grado di aumentare la stabilità del film lacrimale.
3) Di volume, in cui vi sono sostanze capaci d i legarsi alla superficie oculare e di trattenere acqua.
4) Correttive, in grado di correggere alcune caratteristiche fisiche della superficie oculare.
5) Nutrienti che contengono alcune sostanze in grado di migliorare il trofismo dei vari epiteli che sono in sofferenza.
Quando si sceglie un collirio è necessario prestare attenzione al fatto che nel collirio stesso possa essere contenuta qualche sostanza che addirittura può fare peggiorare una situazione già difficile in partenza. Fra tutti i componenti vogliamo ricordare il gruppo dei conservanti: essi infatti possono peggiorare lo stato di salute della superficie oculare soprattutto se il contatto di queste sostanze è prolungato nel tempo (mesi o anni). Dato che l’epitelio corneale è già sofferente, nei pazienti affetti da sindrome dell’occhio secco i colliri monodose che hanno la caratteristica di non avere all’interno conservanti sono i più adatti. I preparati sono contenuti in fialette che si aprono al momento dell’uso ed una volta utilizzati vengono buttati via. Differenti dalle monodosi sono i colliri "abak" che non contengono conservanti nel boccettino, ma hanno nel gocciolatore una membrana capace di far passare il farmaco durante l’instillazione senza che ci sia reflusso, impedendo che il contenuto restante del boccettino si infetti. In questo modo un multidose può avere le stesse caratteristiche di un monodose.
Accanto a questi tipi di prodotti senza conservanti, sono stati introdotti anche sostituti lacrimali multidose con sistemi conservanti innovativi (come ad esempio il NIG o l’oxid). Questi nuovi conservanti sono perfettamente tollerati dalla superficie oculare e sono in grado di conservare sterile nel tempo il prodotto. Una volta instillati nell’occhio non sono tossici per la cornea e per la congiuntiva.
Un’altra soluzione può essere l’occlusione dei puntini lacrimali che servono normalmente come vie di scarico per le lacrime in eccesso. Inizialmente è meglio provare con un materiale riassorbibile in pochi giorni per valutare il potenziale effetto dell’occlusione, e quindi si può procedere all’utilizzo di tappi di silicone di tipo permanente. È da tenere presente che oltre ad impedire il deflusso delle lacrime, il ristagno della lacrima può essere incredibilmente irritante per l’occhio in quanto rimangono a contatto con la superficie oculare alcune sostanze infiammatorie coinvolte nella patogenesi della sindrome da occhio secco e prodotte dalle cellule della congiuntiva e della cornea.
Occhiali con il paravento laterale (tipo quelli da ghiacciaio) non sono molto utilizzati anche per motivi estetici, ma sono un rimedio che può essere utile in quanto riparano la superficie oculare dall’evaporazione creando un microclima più "umido" per gli occhi.
Molto spesso le situazioni gravi di occhio secco si associano ad alterazioni dell’epitelio corneale che peggiorano la sintomatologia e la possibilità della lacrima di distribuirsi, in quanto viene a mancare il punto di aggancio della lacrima alla superficie corneale. L’occlusione per 24­48 ore dell’occhio più sofferente può essere utile per la riformazione dell’epitelio corneale e il rigenerarsi di una superficie oculare stabile.
La soluzione chirurgica esiste e può aiutare la superficie oculare a rigenerarsi, sebbene non sia eccezionale da un punto di vista estetico. Il trattamento prevede la chiusura reversibile delle palpebre.
Grazie alle nuove conoscenze nella patogenesi della malattia si è visto che anche l’utilizzo di farmaci anti‑infiammatori può, in alcuni casi, essere utile e fondamentale per interrompere il meccanismo di patogenesi dei danno.
In particolare negli USA l’FDA ha approvato l’utilizzo di un collirio a base di ciclosporina per trattare i pazienti con occhio secco con un possibile duplice effetto: il primo anti­infiammatorio sulla superficie oculare ed il secondo anti­infiammatorio sulla ghiandola lacrimale che causerebbe un secondario aumento della secrezione lacrimale.
Anche la pilocarpina 1% sistemica, presa per bocca, sembrerebbe essere utile per la stimolazione della secrezione lacrimale nell’occhio e per quella salivare in bocca.
È stato dimostrato che l’assunzione per via orale di preparati contenenti amminoacidi o acidi grassi poli‑insaturi è in grado di migliorare la sintomatologia e lo stato infiammatorio degli occhi con sindrome da occhio secco e di quelli con occhio secco post‑chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri.
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Interessanti sono anche nuovi prodotti contenenti lacrime artificiali e principi attivi che possono svolgere una duplice azione: quella del sostituto lacrimale di lubrificazione e rigenerazione di un corretto film lacrimale e quella del principio attivo in esso contenuto. Ad esempio ci sono colliri che contengono "ginkgo biloba" con un’attività neuroprotettiva per azione antiossidante (proteggono le cellule nervose da possibili insulti patologici), o a base di "echinosidi" ad attività anti-infiammatoria. Questi colliri con una duplice funzione potrebbero essere utili in quelle forme in cui sia necessario proteggere le cellule corneali e ripristinare la normale funzionalità della superficie oculare dopo interventi chirurgici o traumi oculari che comportano ulcere ed erosioni corneali profonde. In questo modo utilizzando un solo collirio si è in grado di dare la lacrima artificiale per migliorare la sintomatologia, ma soprattutto il ginkgo biloba che dovrebbe guarire più velocemente la lesione superficiale presente. Altri colliri (con estratto di Echinacea purpurea) potrebbero essere anche utili nel corso di malattie infiammatorie come quelle allergiche o secondarie alla presenza di batteri, in quanto in grado di svolgere un’azione antibatterica ed antivirale per il potenziamento delle difese anticorpali specifiche e per inibizione delle ialuronidasi batteriche.
Il ruolo degli ormoni nella genesi dell’occhio secco è riconosciuto, ma non definito nei dettagli. Tuttavia, studi sperimentali limitati hanno dimostrato l’efficacia di colliri contenenti ormoni (androgeni e/o estrogeni). Lo sviluppo di un preparato a base di androgeni che sia in grado di controbilanciare la tendenza pro‑infiammatoria legata alla prevalenza degli estrogeni nelle fasi post‑menopausali potrebbe rappresentare un punto di svolta nella terapia di queste patologie, almeno per la parte (in assoluto la più importante) che colpisce le donne durante o dopo il climaterio.


Nella pratica un vero sostituto lacrimale deve avere le seguenti caratteristiche ideali:
1) Non presentare rischi di effetti tossici a danno della superficie oculare.
2) Ricreare un ambiente ideale affinché possa avvenire la riparazione degli eventuali danni alla superficie oculare.
3) Ricostituire il volume del film lacrimale senza dare disturbi visivi.
4) Avere un tempo di permanenza sufficientemente lungo.
5) Non indurre fenomeni di ipersensibilità.
6) Non lasciare residui sul bordo palpebrale.
__________________
Un caro saluto
Prof.Duilio Siravo
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
Cell.:3385710585
PROF.DOTT. DUILIO SIRAVO
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Profilo del medico - Dr. Marco Alberti

Dr. Marco Alberti
Nome:
Marco Alberti
Comune:
Milano
Provincia:
MI
Azienda:
Centro Medico Italiano
Professione:
Oculista, Direttore Sanitario del Centro Medico Italiano
Specializzazione:
Oftalmologia
Contatti/Profili social:
sito web
Domanda al medico
Dr. Alberti, è vero che le lenti a contatto multifocali sono una soluzione contro la presbiopia?
   
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Adesso sono le 20:41 PM.




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