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Home > Farmaci, cosmetici e rimedi naturali > L'erboristeria virtuale > Pilosella
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Pilosella

perme
 

La T.M. di Pilosella è indicato in persone con la pressione minima alta e con un pò di colesterolo?

MIGLIOR COMMENTO
Maurooruam
I diuretici devono essere prescritti dal medico in quanto non sono farmaci di automedicazione per i possibili effetti collaterali che possono avere, soprattutto sul bilancio elettrolitico dell'organismo
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Moderatore di Erbe e Rimedi Naturali

Naturale NON è sinonimo di innocuo[/color]
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Le erbe interagiscono con altri farmaci!!!
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slv
 

Anzichè la tintura madre, che secondo me dal punto di vista dell'attività diuretica non è nemmeno la preparazione più indicata, potresti prenderla in tisana, che non ha bisogno della prescrizione medica. Comunque non farne un uso eccessivo.

Nota del moderatore: Per favore, evitiamo di dare consigli diseducativi. Il fatto che non occorra la ricetta non vuol dire che non sia pericolosa l'automedicazione. Purtroppo la legge sui prodotti erboristici risale agli anni 30 e dovrebbe essere ampiamente rivista

slv
 

A me dispiace essere rimproverata per un fraintendimento, ma io ho consigliato una TISANA non la tintura madre. Forse le tisane hanno bisogno di prescrizione medica? Anche la camomilla stando ai dati della farmacobigilanza ha degli affetti avversi, tant'è che se ne sconsiglia l'uso alle donne in gravidanza, ma sottoforma di tisana è liberamente venduta in erboristeria. Vogliamo toglierne la libera vendita e l'obbligo di vendita in farmacia con la prescrizione medica? Se qualcuno preferirebbe che venissero chiuse le erboristerie affinchè i prodotti fitoterapici, compresi i tagli tisane, possano essere venduti in toto solo presso le farmacie allora sarebbe meglio chiarirlo. Vorrei che il moderatore chiarisse bene la sua opinione in merito in modo che io possa capire bene come devo comportarmi nei miei interventi..

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slv
 

Tra l'altro io ho specificato nel mio intervento di non FARNE UN USO ECCESSIVO. Non mi sembra di essere stata diseducativa. Ho detto forse che poteva prenderla come e quando voleva?? Ho consigliato la tisana appunto perchè come preparazione è meno "rischiosa" della tintura madre..

Maurooruam
 

Non lavorando né in una farmacia né in un'erboristeria non ho conflitto di interessi in gioco a favore dell'una o dell'altra. Lavorando però come docente per entrambi i corsi di laurea penso di sapere quali sono i punti di forza ma anche i limiti di ciascuna professione.
Non ho detto che tutte le tisane debbono essere tolte dalle erboristerie, ma che la materia avrebbe bisogno di una profonda revisione dal punto di vista legislativo e che certe erbe (fra queste i diuretici, a mio modo di vedere) andrebbero vendute solo attraverso certi canali e non altri.
Inoltre, per dare consigli, occorre prima conoscere bene il quadro della persona coinvolta (stato di salute, eventuali terapie in corso, età, sesso, ecc.) per evitare possibili effetti indesiderati. Questo può farlo solo il medico, e anche lui certamente non on-line.
Un farmaco, vegetale o di sintesi, è sempre un farmaco, con i suoi benefici ma anche con i suoi problemi. Solo quando i primi superano i secondi deve essere consigliato. E non ha alcuna importanza se questo è naturale, non c'è nessuna differenza

slv
 

Concordo pienamente con tutto quanto hai scritto. In merito alla formazione degli esperti sulle piante officinali secondo me però c'è un problema: ho visto che i piani di studio dei corsi di laurea in tecniche erboristiche e talvolta anche quelli in farmacia e ctf sono differenti da ateneo e ateneo. Nel mio caso ad esempio sono molto affini a quelli di farmacia tant'è che volendo io dopo la laurea in tecniche erboristiche con altri due anni di frequenza potrei laurearmi anche in farmacia. Alcuni corsi di laurea in tecniche erboristiche sono sotto il dipartimento di agraria, altri sotto quello di farmacia. E' prevista per il futuro una sorta di standardizzazione nei piani di studio? Perchè secondo me è importante. Altrimenti poi si finisce per avere dei laureati che non hanno tutti la stessa preparazione e conoscenze.

Dott. Alessandro Taroni
 

Citazione:
Citazione: Messaggio inserito da slv

Altrimenti poi si finisce per avere dei laureati che non hanno tutti la stessa preparazione e conoscenze.
Questo, purtroppo, avviene ora e avverrebbe inevitabilmente anche uniformando tutti i Corsi di Laurea: la Laurea è un punto di partenza, non un punto di arrivo. Anche se per assurdo tutti quanti i Dottori neolaureati avessero esattamente la stessa preparazione e le stesse conoscenze, già dopo pochi mesi le disparità emergerebbero comunque, perchè l'aggiornamento professionale e l'approfondimento di determinati argomenti, pur essendo un dovere deontologico per alcuni professionisti sanitari e rimanendo per tutti una pratica dettata anche dal buon senso, non sempre sono presi in considerazione.

Quello che, a parer mio, potrebbe fare la differenza nell'interesse dalla salute pubblica (che è poi la priorità di qualsiasi operatore sanitario, ufficiale o ufficioso che sia) è un maggior numero di controlli da parte di enti competenti (quindi non come quelli che esistono ora ) che verifichino sul campo il lavoro svolto dall'operatore sanitario e, eventualmente, sanzionino contestualmente e in modo rilevante comportamenti inadeguati.
A questo, in effetti, unirei un bel giro di vite sull'accesso del pubblico alle sostanze farmacologicamente attive, ribaltando la situazione attuale: ad esempio (ma di argomenti analoghi ne avrei molti), non più "esistono studi che dimostrano la pericolosità di una preparazione, quindi la mettiamo sotto prescrizione medica" bensì "finchè non esistono studi che dimostrano la relativa sicurezza di una preparazione, essa va messa sotto prescrizione medica".

N.B. E' solo la mia oponione personale a riguardo.

slv
 

Si concordo con te Darimar. E' ovvio che la laurea non basta, ci vuole anche il continuo aggiornamento, anche perchè se non ci si aggiorna dopo un po' di tempo essere laureati o meno non fa differenza. C'è un altra cosa da dire e in questo concordo ancora con te: le industrie farmaceutiche spesso non hanno interesse a sperimentare i prodotti fitoterapici perchè non sono brevettabili come i farmaci di sintesi e quindi non investono altrettanto nella ricerca. La constatazione di reazioni avverse quindi si basa solo su dati a posteriori, cioè epidemiologici. Secondo me proprio come dici dovrebbero essere enti pubblici ad occuparsi della sperimentazione delle piante officinali e dei relativi studi sulla tossicità. Sarebbe bello che venisse istituito un ente europeo che si occupasse solo di questo. In tal modo i dati non sarebbero più epidemiologici, sarebbe possibile decidere prima quali prodotti devono essere prescritti dal medico o meno e la salute del cittadino sarebbe molto più tutelata.

neurath83
 

Il mio corso di laurea era un interfacoltà tra farmacia, medicina ed agraria, dipendeva da farmacia principalmente, ma le lezioni si dislocavano nelle varie sedi per dare una formazione il più completa possibile, noi abbiamo fatto diverse lezioni con i farmacisti, ma pure con quelli di agraria, ovviamente secondo l'argomento dell'esame. Per esperienza personale, avendo inoltre una sorella laureata in ctf, una cugina in farmacia ed un cugino medico di famiglia, ho ben visto la differenza di preparazione in merito alle piante officinali di queste 4 categorie:
- i medici, almeno quelli che studiano a perugia, sugli altri non posso pronunciarmi, non hanno idea di cosa sia una pianta officinale, non avendo mai studiato niente a proposito all'università, anzi considerano questi rimedi acqua fresca (mi sembra difficile che medici con queste competenze e vedute siano in grado di consigliare piante officinali);
- i laureati in ctf, sempre a pg, almeno hanno 1 esame di farmacognosia (in cui studiano le droghe più utilizzate in fitoterapia);
- i farmacisti, sempre a pg, almeno hanno 1 esame di farmacognosia;
- gli erboristi, sempre a pg, passano tre anni a studiare tutto quello che riguarda le piante officinali, dalla coltivazione al loro impiego in fitoterapia, dagli insetti che in qualche modo interagiscono con le piante all'analisi tossicologica, dall'anatomia umana all'analisi dei prodotti dietetici... beh andatevi a vedere il programma dei corsi.

Non credo comunque che in italia sia dappertutto così, mia cugina lavora da poco in una farmacia la confine, vicino lugano, e mi ha detto che là i medici sono molto preparati e consigliano prima di tutto il rimedio fitoterapico poi casomai il farmaco, come è giusto che sia.

Sono d'accordissimo sul fatto che il medico debba consigliare e sicuramente essere sempre a conoscenza di quello che il suo paziente assume, ammesso e non concesso che il medico abbia le nozioni necessarie per affrontare un discorso simile. Qui da me ci sono 2 o 3 medici che per loro iniziativa hanno cominciato ad interessarsi a questi rimedi, facendo corsi ecc. (2 o 3!!! un po' poco, no?!)
Speriamo che con il tempo la situazione migliori e che anche le università si adeguino a questa esigenza di ritorno al naturale dopo un lungo abuso di farmaci, ne gioverebbero in salute tutti (forse un po' meno le case farmaceutiche)

Maurooruam
 

Citazione:
Citazione: Messaggio inserito da slv

le industrie farmaceutiche spesso non hanno interesse a sperimentare i prodotti fitoterapici perchè non sono brevettabili come i farmaci di sintesi e quindi non investono altrettanto nella ricerca.
Non è esattamente così. E' brevettabile una preparazione ottenuta in un certo modo e impiegabile per certe finalità. E' ovvio che non è brevettabile la pianta come tale.
Citazione:
Citazione:
La constatazione di reazioni avverse quindi si basa solo su dati a posteriori, cioè epidemiologici. Secondo me proprio come dici dovrebbero essere enti pubblici ad occuparsi della sperimentazione delle piante officinali e dei relativi studi sulla tossicità.
Purtroppo è l'unico modo per stabilire la tossicità di una sostanza, naturale e non. Esistono degli organismi pubblici che, con magggiore o minore efficacia, monitorano la situazione. In Italia c'è il servizio di farmacovigilanza che ha anche una sezione di fitovigilanza.
In molte università poi viene fatta sia ricerca di base che applicata ai prodotti naturali, sotto svariati aspetti (chimico, farmacologico, farmacognostico, fitoterapeutico, ecc.)

E per riagganciarmi al discorso di Darimar, la laurea è solo il punto di partenza. Sta poi al singolo continuare a studiare

Maurooruam
 

Citazione:
Citazione: Messaggio inserito da neurath83

Non credo comunque che in italia sia dappertutto così
Sì, questa è la realtà. Infatti ogni università ha la sua piena autonomia di gestione della didattica e della ricerca.

Riagganciandomi di nuovo al discorso di darimar, la laurea è solo il punto di partenza. In italia ci sono anche degli ospedali, come ad esempio a empoli, vicino a firenze, dove la asl fornisce un servizio di fitoterapia. Inoltre promuove master e corsi di aggiornamento rivolti ai medici e ad altro personale sanitario tenuti da persone estremamente competenti. Infine è uno dei centri di riferimento italiani per il servizio di fitovigilanza

neurath83
 

sul fatto che la laurea sia solo il punto di partenza sono pienamente d'accordo, ci sono continui aggiornamenti e bisogna stare il più possibile al passo con le nuove scoperte. Di corsi di aggiornamento ce ne sono tanti, Darimar, se non mi sbaglio i farmacisti sono obbligati a seguire corsi di aggiornamento vero? Non mi ricordo bene il discorso dei crediti ecm. Sarebbe giusto che fosse così per chiunque lavori nel settore sanitario, a diversi livelli, pure per gli erboristi.

Dott. Alessandro Taroni
 

Citazione:
Citazione: Messaggio inserito da neurath83

Darimar, se non mi sbaglio i farmacisti sono obbligati a seguire corsi di aggiornamento vero? Non mi ricordo bene il discorso dei crediti ecm.
Sì ma siamo daccapo: a parer mio, l'attuale legislazione che regola i corsi ECM è assolutamente inadeguata a garantire l'aggiornamento professionale.
Tralasciamo per un istante il fatto che il singolo professionista deve pagarseli di tasca propria (quando le stesse informazioni possono essere reperite da più fonti gratuitamente e quando dovrebbe essere interesse degli Ordini Professionali l'aggiornamento dei propri iscritti, che già pagano un sostanzioso contributo) e che i corsi devono essere svolti in orari extra-lavorativi (domenica scorsa ho passato la giornata a un corso; ieri sera un altro, dalle 20.30 alle 23.00, dopo 8 ore di lavoro e con altrettante ad attendermi oggi...): il sistema di crediti IMPONE il raggiungimento di determinati punteggi, quindi è chiaro che a essere "favoriti" sono i corsi che forniscono più punti (che l'argomento sia utile o interessante passa in secondo piano); inoltre le tematiche disponibili vengono proposte dall'esterno e non suggerite dall'interno (voglio dire: dovrebbero essere i farmacisti, in questo caso, a "richiedere" aggiornamenti su determinati argomenti inerenti la propria sfera professionale; non che l'argomento arriva talvolta da terzi che non hanno la minima esperienza di cosa sia il lavoro in farmacia); infine, che garanzie fornisce un sistema di corsi basato sulla quantità (la faccenda del punteggio, appunto) e non alla qualità (utilità pratica per il professionista) della materia?

Insomma, l'ECM è una gran bella cosa come idea; lascia molto a desiderare come realizzazione (almeno in base a quel che ho sperimentato io, in generale).

Maurooruam
 

E' il motivo per cui ho sempre risposto negativamente a chi mi ha proposto di tenere gli ECM

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