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DALTONISMO E SENSO CROMATICO

DALTONISMO E SENSO CROMATICO

04-08-2011 - scritto da siravoduilio

Il daltonismo e il senso cromatico.

L'occhio umano è sensibile alle onde elettromagnetiche di lunghezza d'onda fra 400 e 700 nm , che quindi compongono la "luce" visibile.




In questo ambito, lunghezze d'onda diverse vengono interpretate come colori diversi, con una lenta variazione dal blu, al verde, al rosso, man mano che la lunghezza d'onda aumenta. Le persone che hanno una visione normale dei colori sono in grado di riconoscere miscele di radiazioni luminose di qualsiasi lunghezza d'onda, combinando in tre proporzioni opportune tre colori primari: il blu, il verde ed il rosso. Questa proprietà della visione dei colori, detta tricromia, dipende dalla presenza nella retina di tre tipi distinti di coni, ognuno dei quali possiede un pigmento visivo diverso. I tre pigmenti visivi si differenziano per la loro parte proteica e non per il cromoforo, che è sempre il retinale. La diversa conformazione proteica (cfr. Fig. 20D) "filtra" la luce differentemente, facendo sì che solo certe lunghezze d'onda e non altre possano essere assorbite dal cromoforo, innestando così la catena della fototrasduzione.
Ciascuno dei tre pigmenti ha uno spettro di assorbimento particolare, anche se ampiamente sovrapposto a quello degli altri tipi. Un tipo di pigmento è particolarmente sensibile alle lunghezze d'onda più corte dello spettro visibile e contribuisce notevolmente alla percezione del blu (viene anche chiamato pigmento C, per onde corte, o B per blu). Un altro tipo di pigmento è particolarmente sensibile alle lunghezze d'onda medie e contribuisce notevolmente alla percezione del verde (viene detto M o V).

Fig. 28
Il terzo pigmento assorbe preferenzialmente le lunghezze d'onda più lunghe ed è soprattutto responsabile della percezione del rosso (viene detto L o R) (Fig. 28A).
Alcuni soggetti portatori di difetti genetici possiedono soltanto due pigmenti (dicromatopsia), mentre altri ne hanno soltanto uno (monocromatopsia); in quest'ultimo caso, la interpretazione dei colori è impossibile, e la visione e simile a quella delle persone normali, ma in condizione di scarsa illuminazione, quando la visione si basa esclusivamente sull'attività dei bastoncelli.
I singoli coni non sono in grado di trasmettere informazioni relative alla lunghezza d'onda degli stimoli luminosi. Quando un cono assorbe un fotone, la risposta elettrica che ne deriva è sempre la stessa, quale che sia la lunghezza d'onda del fotone. Ciò è dovuto al fatto che l'assorbimento della luce dà inizio alla isomerizzazione del cromoforo, il retinale, e questo cambio di conformazione, di tipo tutto-o-nulla, della molecola del retinale e la successiva catena di eventi che mette capo alla trasduzione dello stimolo luminoso, sono esattamente gli stessi, indipendentemente dalla lunghezza d'onda del fotone (cfr. Fig. 20C).
Il riconoscimento dei colori richiede la presenza di almeno due tipi di fotorecettori con sensibilità spettrale diversa. Un sistema di questo tipo, detto divariante, è in grado di fornire due valori diversi di luminosità per ciascun oggetto: paragonando i due valori, il sistema nervoso riesce a distinguere i colori. Se, ad esempio, un oggetto riflette prevalentemente la luce di lunghezza d'onda elevata, la risposta del sistema di coni sensibile alle lunghezza d'onda più lunghe darà una risposta maggiore di quella dell'altro sistema ed i centri superiori interpreteranno questo messaggio suggerendo che l'oggetto osservato sia giallo o rosso. Se, invece, l'oggetto riflette in particolar modo le lunghezze d'onda più corte, la risposta del sistema di coni maggiormente sensibile alle lunghezze d'onda più brevi sarà maggiore, e l'oggetto sarà visto come blu o verde. Se poi l'oggetto riflettesse in egual misura sia le lunghezze d'onda lunghe che quelle corte, l'oggetto sarebbe visto come bianco, grigio o nero a seconda della luminosità del suo sfondo. A livello della fovea, il sistema sensibile alle lunghezza d'onda corte non esiste, perciò qui la visione dei colori è divariante. Intorno alla fovea, il sistema diventa trivariante. La visione dei colori, quindi ed evidentemente, non viene impiegata per distinguere i fini dettagli spaziali delle immagini.
La teoria tricromatica attribuisce la visione dei colori all'attività dei tre tipi principali di coni, ma non spiega, di per sé, tre importanti aspetti della percezione dei colori, che sono l'opponenza cromatica, il contrasto simultaneo e la costanza dei colori.
La teoria della opponenza cromatica prevede che i tre colori primari si distribuiscano in tre coppie di colori antagoniste (ed opposte): rosso-verde, giallo-blu e bianco-nero. Le tre coppie di colori sono effettivamente rappresentate, nella retina e nelle successive vie visive, da neuroni eccitati da un colore della coppia ed inibiti dall'altro. Ciò spiega come certe combinazioni di colori tendano a cancellarsi l'un l'altro, in modo tale che certi abbinamenti non possano mai venir percepiti; non esistono, infatti, il verde-rossastro od il giallo-bluastro, mentre sono invece percepibili il rosso-bluastro (magenta), il giallo-rossastro (arancio) o il verde-bluastro (viola). La luce rossa e quella verde possono venir mescolate in modo tale che ogni traccia del rosso e del verde scompaiano e si percepisca un giallo puro; analogamente si può fare col giallo ed il blu, ed avere una percezione di bianco puro.
Il fenomeno del contrasto cromatico simultaneo si osserva a livello dei margini della sagoma di un oggetto, piuttosto che al suo interno, come nell'opponenza cromatica. Un oggetto grigio, ad esempio, visto su uno sfondo rosso acquista una sfumatura di verde; se invece è visto su uno sfondo verde, acquista una sfumatura di rosso. In queste condizioni, i colori delle tre coppie rosso-verde, giallo-blu e bianco-nero si facilitano reciprocamente, anziché antagonizzarsi. A livello della corteccia visiva sono stati trovati neuroni le cui risposte alla stimolazione cromatica mimano l'esperienza percettiva del contrasto simultaneo.
La costanza dei colori è la terza proprietà importante della visione cromatica. La miscela di lunghezze d'onda che viene riflessa dagli oggetti non è determinata soltanto dalla loro riflettanza, ma anche dalla natura delle lunghezza d'onda della luce che li illumina. Quando la composizione della luce incidente varia, i meccanismi che presiedono alla visione dei colori compensano queste variazioni, cosicché il colore degli oggetti sembra sempre lo stesso. Per esempio, un limone è giallo sia alla luce del sole, che è biancastra, che alla luce di una lampada a filamento di tungsteno, che è rossastra, o alla luce fluorescente, che è bluastra. Questa proprietà della visione dei colori è detta costanza dei colori, e dipende in gran parte dall'analisi che il sistema visivo opera nei confronti non solo di un oggetto, ma anche del suo sfondo, o comunque di ciò che lo circonda. A parità di illuminazione, infatti, sfondi di diverso colore possono conferire ad uno stesso oggetto sfumature cromatiche diverse.
Nella retina e nel nucleo genicolato laterale i colori sono codificati da cellule ad opponenza cromatica semplice. Nella corteccia cerebrale, l'informazione relativa ai colori viene elaborata nei blob, dove le caratteristiche di scarica dei singoli neuroni possono spiegare sia l'antagonismo fra i colori che il loro contrasto e la loro costanza.
Le informazioni relative ai colori vengono elaborate in una via nervosa particolare, separata da quelle che riguardano le forme ed il movimento. Le informazioni sui colori vengono analizzate dal sistema parvicellulare-blob, che si estende dal genicolato laterale fino all'area corticale V4, il cui analogo, nell'uomo, si troverebbe nei giri linguale e fusiforme, anteriormente e ventralmente rispetto alla scissura calcarina.
DALTONISMO
il Daltonismo o discromatopsia è una problematca congentita dovuta alla riduzione o assenza o malfunzionamento dei recettiri retinici atti a decodificare le frequenze che non si vedono.Pertanto nnon esiste terapia,ma non è nulla di eccezionalmente degno dal punto di vista clinico.
Il Daltonismo è un difetto ereditario della vista che compromette la capacità di distinguere i colori e che colpisce soprattutto i maschi. È causato da un difetto della retina o di altre parti dell'occhio collegate al sistema nervoso e fu descritto per la prima volta dal chimico inglese John Dalton, che ne era affetto. Esistono diverse forme di daltonismo. La acromatopsia o monocromasia consiste in una cecità completa ai colori, i quali vengono percepiti come sfumature di grigio; questa malattia è estremamente rara e colpisce quasi indifferentemente uomini e donne. Il dicromatismo, invece, rappresenta la forma più comune e non consente di distinguere fra il rosso e il verde; ha un'incidenza nella popolazione del 7% tra gli uomini e di meno dell'1% tra le donne ed è un carattere ereditario legato al sesso.
Spesso i daltonici imparano con l'esperienza ad associare precisamente i diversi colori a variazioni di intensità luminosa, per cui a volte non si rendono conto del loro difetto, anche perché nella maggior parte dei casi la loro vista è per il resto assolutamente normale. La diagnosi della cecità ai colori viene eseguita rapidamente con l'uso di diversi tipi di test.
LE ALTERAZIONI DELLA PERCEZIONE CROMATICA

L'esame del senso cromatico permette la classificazione dei soggetti, sulla base del riconoscimento dei tre colori fondamentali (rosso, verde e blu), in 4 gruppi ben distinti:
1-Tricromati normali (hanno visione fotopica normale);
2-Tricromati anormali o anomali;
3-Dicromati;
4-Monocromati o meglio acromati ( non distinguono stimoli di diversa composizione spettrale, a meno che non se ne prenda in considerazione la brillanza).
Riguardo all'eziologia i deficit cromatici si possono ancora dividere in congeniti ed acquisiti.
Tenendo presenta che l'assenza della percezione di una sensazione colorata dicesi anopia, mentre una sua ridotta percezione dicesi anomalia, le discromatopsie si possono classificare in:

DEFICIT CONGENITI
1-Tricromatismo anomalo:
·Protanomalia,
·Deuteranomalia,
·Tritanomalia;
2-Dicromatismo:
·Protanopia,
·Deutaranopia,
·Tritanopia,
3-Monocromatismo:
·Acromatopsia atipica,
·Acromatopsia tipica ( si attribuisce generalmente all'assenza funzionale di tutti i tipi di coni; ha una curva di visibilità fotopica approssimativamente eguale a quella scotopica dell'individuo normale, per questo è detta "da bastoncelli".

DEFICIT ACQUISITI1-Tricromatismo anomalo: Stadio tricromatico acquisito di asse:·verde/rosso tipo I (simile alla protanomalia),·verde/rosso tipo II (simile alla deuteranomalia),·blu/giallo;2-Dicromatismo: Stadio di cromatico acquisito di asse:·verde/rosso tipo I (simile alla protanopia),·verde/rosso tipo II (simile alla deuteranopia),·blu/giallo;3-Monocromatismo: Acromatopsia acquisita o Stadio monocromatico acquisito senza asse predominante.
SENSO CROMATICO
semeioticastrument

http://drsiravoduilio.beepworld.it/anatomofisiologia.htm
Tavole di Ishihara




E’ simile al test di Ishihara, ma può identificare anche tritanomalie congenite (deficit coni sensibili al blu).


Test City University
E’ costituito da 10 tavole, ognuna contenente un colore centrale

e 4 colori periferici; il soggetto in esame deve selezionare
il colore periferico più simile a quello centrale.



Tavole di Ishihara
Consta di una tavola di prova visibile da tutti i soggetti (fig. sotto il titolo) e da una serie di tavole (38 nella versione completa),cosiddette“pseudoisocromatiche”,ognuna delle quali presenta una matrice di punti disposti in modo da delineare un numero o un percorso che il soggetto esaminato deve identificare. Gli individui con deficit del senso cromatico riusciranno a interpretare solo alcune delle tavole, e a seconda degli errori commessi, sarà possibile risalire al tipo (protano/deuterano)
e alla profondità del difetto.
Dal punto di vista medico-legale è il test più selettivo, e il suo superamento
rende superfluo il test delle lane (v. oltre).




VALUTAZIONE DEL SENSO CROMATICO
Test riconoscimento dei colori






Figura 8






METODI D'INDAGINE DEL SENSO CROMATICO

Nei soggetti normali la percezione cromatica varia a seconda della composizione spettrale della luce incidente e della sua intensità luminosa. Riducendo la luminanza dal regime fotopico a quello mesopico, l'individuo da tricromate diviene dicromate ed abbassandola ulteriormente diviene monocromate. Da quanto detto risulta l'importanza di una illuminazione standardizzata o molto simile a quella per cui il test cromatico è stato realizzato.

1) TEST DI DENOMINAZIONE
Si basano sull'esatto riconoscimento e denominazione di oggetti colorati (matassine, palline ecc.) o di luci che possono essere monocromatiche o miscugli di radiazioni.

2) TEST DI SOGLIA
Portano alla conoscenza dell'intervallo fotocromatico cioè della differenza tra i valori della soglia acromatica e quella cromatica; nel primo caso lo stimolo è apprezzato in quanto luce e non in quanto colore.

3) TEST PSEUDOISOCROMATICI
Si tratta di atlanti costituiti da una serie di tavole che tengono conto del principio dell'unificazione formale che si basa sulla somiglianza cromatica. I dischetti colorati intercalati in uno sfondo composto da dischetti, però di colore diverso, sono riuniti dal soggetto in esame in una struttura unitaria in modo da formare: cifre, lettere, serpentine, figure geometriche. I colori usati per il disegno e lo sfondo sono coppie, situate nel diagramma cromatico sulla stessa direzione di confusione propria ad ogni anomalia. In teoria il soggetto normale dovrebbe denominare ogni punto del diagramma con un colore diverso; in realtà esiste una certa tolleranza, rappresentata dalle elissi di MAC ADAMS. Ai soggetti dicromati appaiono invece equivalenti tutte le combinazioni situate su certe rette di confusione.
La maggior parte delle tavole, come ad esempio le TAVOLE DI ISHIHARA (vedi appendice), viene usata per il riconoscimento dei soggetti deutan e protan che hanno visione difettosa rispettivamente per il verde ed il rosso. Per il riconoscimento dei soggetti difettosi per il blu (tritan) ed il giallo (tetartan), si utilizzano altre tavole.

4) TEST DI EGUAGLIANZA
Si eseguono con apparecchi che utilizzano colori spettrali. L'anomaloscopio di Nagel tipo I permette di stabilire la diagnosi di tutte le discromatopsie di asse rosso-verde. L'anomaloscopio di Nagel tipo II permette di evidenziare discromatopsie di asse giallo-blu.

5) TEST DI CLASSIFICAZIONE
TEST DI FARNSWORTH 15 HUE.
Questo test ha un procedimento di esecuzione molto rapido (4 minuti) e semplice. Una volta che il paziente abbia ordinato le 15 pastiglie colorate (disposte a casaccio dall'esaminatore), la scatola viene chiusa e capovolta; i numeri stampati sul retro delle pastiglie verranno segnati ed uniti in successione, nell'ordine in cui appaiono disposte, nel grafico apposito. I numeri del grafico corrispondono alle capsule colorate e la loro successione evidenzia subito eventuali assi di confusione. Può essere utilizzato per bambini sin dall'età di 4 anni, negli analfabeti ed in soggetti con acuità visiva molto ridotta. Questo test è particolarmente indicato per la diagnosi dei dicromati e delle deficienze acquisite del senso cromatico gravi; risulta invece poco sensibile nei tricromatismi anomali e nelle forme leggere di discromatopsie acquisite (questa carenza pare legata al grado relativamente elevato di saturazione delle sue pastiglie colorate). Nelle discromatopsie acquisite l'interpretazione del grafico non è agevole perché gli assi di confusione non sempre coincidono con quelli classici (manca un discromatismo netto). Il discromatopsico ordina i colori sulla base dei propri assi di confusione (ad un determinato colore ne assocerà un altro che sarà esattamente individuato dall'asse di confusione, corrispondente alla turba cromatica). La ripetizione del test evidenzia lo stesso tipo degli errori e lo stesso asse principale di confusione.


TEST DI FARNSWORTH 100 HUE.
Tale test è costituito da 85 pastiglie colorate, numerate sulla faccia posteriore da 1 a 85, contenute in 4 scatole (1° scatola: 85-21; 2° scatola: 22-43; 3° scatola: 43-63; 4° scatola: 64-84). I risultati della determinazione dovranno riportarsi su un grafico apposito, dopo aver calcolato la distanza esistente fra i colori contigui e quello in esame. Questo test richiede una buona collaborazione del soggetto in esame ed il tempo necessario è di circa 20 minuti per occhio. Di solito pochi soggetti realizzano una classificazione perfetta ed ancora la qualità delle risposte varia con l'età: una migliore discriminazione cromatica si verifica verso i 25 anni. Nei soggetti di giovane età i limiti di errore devono essere considerati più ampi, onde evitare diagnosi affrettate di difetti in realtà inesistenti; il tempo di esecuzione assume un significato diverso che nell'adulto in quanto si possono esaminare bambini che procedono lentamente, ma sono attenti ed altri che procedono rapidamente ma sono superficiali. Un eventuale tracciato a spirale è un reperto privo di significato patologico: riscontrato nei bambini segnala il diminuire dell'attenzione con il procedere dell'esame. Il test dà risultati poco precisi nei soggetti con acuità visiva inferiore ai 5/10 o quando l'illuminazione retinica diviene inferiore a certi livelli (miosi, sclerosi del cristallino). Il test di Farnsworth 100 hue ha degli intervalli cromatici tra l'una e l'altra pastiglia di circa 5.3 volte più stretti rispetto al 15hue. Piccolissime differenze di saturazione tra una pastiglia e l'altra permettono di evidenziare più facilmente le turbe di soglia differenziale cromatica. Ogni numero del cerchio interno del grafico simbolizza un colore spettrale di appropriata lunghezza d'onda (il cui valore è segnato nel cerchio esterno). Lo spettro dei colori rappresentati dalle pastiglie è compreso tra i 633 nm e i 445 nm più un'ampia sezione dedicata ai porpora. Se si tiene presente che la capacità di riconoscere colori di lunghezza d'onda molto vicina ha dei massimi e dei minimi, il riordinamento avrà delle zone di quasi perfezione e delle zone di massima anarchia con massimi più o meno evidenti situati alle estremità di un asse perpendicolare all'asse neutro (le soglie differenziali cromatiche di un soggetto dicromate sono minime a livello dei punti neutri e massime a metà cammino tra questi). A seconda della distribuzione grafica degli errori si distinguono tre tipi di difetti cromatici congeniti: DEUTAN (massimo di errori attorno al campione 15 e 58, cioè nella regione giallo/rosso-giallo e blu-porpora/blu), PROTAN (massimo di errori attorno ai campioni 18 e 65, cioè nella regione giallo-verde/giallo e blu/porpora-porpora), TRITAN (massimo di errori lungo l'asse di confusione 1-43, cioè nella regione rosso e blu/giallo). Da ciò ne consegue come il 100 hue evidenzia errori di classificazione per delle tonalità scelte a distanza dagli assi di confusione, mentre il 15 hue per delle tonalità situate sugli stessi assi di confusione. L'aspetto quantitativo del difetto è determinato dalla superficie, eccentricità e dal valore degli errori. Nel caso di discromatopsia acquisita di asse rosso/verde, nello stadio tricromatico il tracciato può essere simile a quello protan o deutan o intermedio al deutan e tritan oppure al protan e deutan; nello stadio dicromatico può essere simile al deutan spesso con un numero elevato di errori poco importanti nelle altre regioni oppure anarchico (a stella senza asse apparente). Nel caso di discromatopsie di asse giallo/blu stadio dicromatico il tracciato può presentarsi simile a quello tritan o spostato verso destra. L?asse tetartan è più difficile da identificare e separare da una discromatopsia di asse blu/giallo, gli errori sono massimi attorno ai campioni 78-83. Una pseudo-discromatopsia di asse giallo/blu tra i soggetti anziani è da attribuirsi all'assorbimento prerecettoriale di queste radiazioni, conseguente alla senescenza del cristallino. Il test di Farnsworth 100 hue assume quindi per la sua sensibilità una rilevante importanza nella ricerca analitica del senso cromatico poiché permette di riconoscere l'innalzamento della soglia differenziale cromatica (low discrimination), nonché quasi sempre l'asse reale dell'alterazione cromatica e la quantità del deficit.

Test di Ishihara


Questo test è indicato per evidenziare dei deficit nella visione dei colori.
Posizionarsi ad una distanza di circa cm. 40 e leggere tutte le tavole in senso cronologico (dalla numero 1 alla numero 12)


L'esame va eseguito leggendo con entrambi gli occhi aperti.

Se non riesce a decifrare il numero che è presente all'interno della tabella probabilmente ha qualche anomalia nella visione dei colori.



Test di Hardy-Rand-Rittler




Test di Hardy-Rand-Rittler


E’ simile al test di Ishihara, ma



può identificare anche tritanomalie
congenite (deficit coni sensibili al blu).






Test di Hardy-Rand-Rittler



Test di Farnsworth-Munsell (100 tinte - D 15 tinte)
La versione 100 tinte è costituita da 85 capsule di diverso
colore, che il soggetto deve ordinare nella corretta sequenza

cromatica. E’ il test pìù sensibile e completo, sia per i difetti
congeniti che acquisiti, ma raramente usato per la sua complessità.
Il test D15 tinte è la versione rapida del precedente e utilizza solo 15 capsule;
viene solitamente usato in clinica per la diagnosi e il follow-up delle
discromatopsie acquisite, ma può essere utile anche per classificare
e quantificare i difetti congeniti emersi al test di Ishihara. In
entrambe le versioni del test, i risultati vengono registrati su un
diagramma, che infine identifica il tipo del difetto rilevato in
un meridiano specifico del grafico.
Test delle matassine colorate o delle lane di Holmgreen
Questo test è oggi desueto nella pratica clinica perchè poco
specifico, ma conserva tuttora una valenza medico-legale, in

quanto l’idoneità di base al servizio militare prevede un senso
cromatico normale alle lane o alle matassine colorate. Consta
di una serie di matassine di vari colori e tonalità, disposte in modo
apparentemente casuale,che il soggetto esaminato deve
saper riconoscere ed isolare da quelle di diverso colore .
E’ il test meno “selettivo”, in quanto può sovente essere superato
anche da individui che presentano deficit del senso cromatico evidenziati agli
altri test.
Implicazioni medico-legali
La percezione dei colori rappresenta una peculiare funzione visiva,
che viene di norma esplorata in previsione dell’accesso a certe professioni

(ad esempio piloti, ferrotramvieri,
Inoltre, il legislatore ha disposto l’esame di questa capacità visiva da parte del medico
certificatore,per stabilire l’idoneità alla patente di guida, al porto d’arma, e, cosa
rilevante per noi marinai, alla patente nautica.
Il DPR 431/1997 (non più in vigore), Allegato A, Paragrafo 3
– Requisiti visivi - prevedeva che il candidato al possesso della patente nautica dovesse
possedere un “senso cromatico sufficiente per distinguere rapidamente
e con sicurezza i colori in uso nei segnalamenti marittimi e nelle regole per evitare gli
abbordi in mare”.
Il più recente D.M. n. 146/2008 Allegato I, Paragrafo 3 – Requisiti visivi e uditivi - prevede
più genericamente “una sensibilità cromatica sufficiente a distinguere rapidamente e
con sicurezza i colori fondamentali (rosso, verde, blu)”. Anche le Forze Armate
prevedono la valutazione del senso cromatico nella selezione psico-fisica del personale.
L’idoneità incondizionata al servizio nella Marina Militare prevede, di base, un senso
cromatico normale almeno al test delle lane o delle matassine colorate: di fatto sono
quindi ammessi anche soggetti con lievi deficit del senso cromatico,rilevabili con le t
avole pseudoisocromatiche.Tuttavia, per l’attribuzione dell’idoneità ad alcuni
Corpi, categorie, ruoli, specialità e abilitazioni,viene richiesto un senso
cromatico normale al test delle tavole pseudoisocromatiche, per tutelare
la sicurezza e l’incolumità dei candidati stessi e di soggetti terzi. Si tratta degli Ufficiali
del Corpo di Stato Maggiore, Ufficiali e Sottufficiali del Corpo delle Capitanerie di Porto
con abilitazione al Comando di UU.NN.,Piloti di Aeromobili, e le categorie/
specialità/abilitazioni SSC/Tlc, SSC/S, IN, PA, FCM/recon, FCM/sdo, TSC/Ma/mo,
TSC/Si/mo, TSC/Mo, TSC/Ete,SSP/Tm/sa, SSP/E, NP, QC/Smz.



Test di Hardy-Rand-Rittler

Test di Ishihara - Test daltonismo

La retina è sensibile alle radiazioni luminose con lunghezza d'onda compresa fra 380 e 770 nanometri.
A livello maculare ci sono 3 differenti gruppi di coni ciascuno sensibile ai tre colori fondamentali: il rosso, il verde e il blu.
Nello spettro del visibile distinguiamo 7 colori pincipali, ognuno con una determinata lunghezza d'onda: violetto, indaco, blu, verde, giallo, arancio, rosso. L'uomo è in grado di individuare n° 150 tonalità differenti.
Le Tavole di Ishihara vengono in genere utilizzate per la rilevazione del daltonismo e delle acromatopsie.
Il test di Ishihara è un insieme di tavole ripiene di cerchietti di colore diverso ma a medesima luminosità. Il soggetto esaminato deve riconoscere numeri, o percorsi che risultano evidenti a chi possiede un normale senso cromatico ma difficili o impossibili da riconoscere per chi non vede bene i colori.
Queste tavole sono utili per diagnosticare difetti congeniti della visione dei colori soprattutto per l'asse rosso/verde.
Sono 38 tavole contenute in un libro di pagine a sfondo nero. Riportano dei numeri, dei percorsi da seguire con la matita per i bimbi o gli illetterati e delle tavole di confusione, dove solo chi presenta una visione cromatica alterata vede dei numeri.
La prima tavola contiene il numero 12 e non è pseudoisocromatica. Serve per dimostrare il test e viene letta anche da chi vede male i colori.
Dalla tavola 2 alla tavola 17 i numeri vengono letti male o per nulla da chi presenta anomalie della visione dei colori nell'asse rosso/verde. Nelle tavole 18-21 non sono contenuti numeri, che invece vengono letti da chi presenta una deficienza rosso/verde. Le tavole 22-25 sono le più interessanti, in quanto permettono di distinguere la vera cecità per un colore (protanopia o deuteranopia a seconda che sia per il rosso o per il verde) dalla cecità parziale (protanomalia o deuteranomalia). Dalla tavola 27 alla 38 i numeri sono sostituiti da percorsi per gli illetterati, con lo stesso significato della lettura dei numeri.
Queste tavole vanno lette a una distanza di lettura di 30-40 cm con la correzione per vicino in alcuni soggetti e con una illuminazione adeguata. E' possibile eseguire il test sia in mono che in binoculare.
I difetti congeniti sono sempre binoculari.
I difetti acquisiti (es. Distrofia dei coni) possono essere monoculari.
tavole 1-2tavole 3-4tavole 5-6tavole 7-8tavole 9-10tavole 11-12tavole 13-14tavole 15-16tavole 17-18tavole 19-20tavole 21-22tavole 23-24tavole 25-26Lettura dei risultati









Un caro saluto
Prof.Duilio Siravo
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
Cell.:3385710585
PROF.DOTT. DUILIO SIRAVO
http://drsiravoduilio.beepworld.it



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