Angina pectoris

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Angina pectoris

L'angina pectoris è un dolore al torace provocato dall'insufficiente ossigenazione del muscolo cardiaco a causa di una transitoria diminuzione del flusso sanguigno attraverso le arterie coronarie.

La comparsa di dolore, spesso descritto come un bruciore o un senso di profonda oppressione, può irradiarsi agli arti superiori, più frequentemente al braccio sinistro, ma anche alle scapole, alla mandibola, alla bocca dello stomaco e verso il collo con senso di soffocamento. In genere l’angina pectoris inizia lentamente per poi giungere all'apice e quindi sparire nell'arco di 10-15 minuti.

L'angina pectoris si classifica principalmente in due tipi: l’angina pectoris stabile e l’angina pectoris instabile. L’angina pectoris stabile è una condizione clinica caratterizzata dall'insorgenza dei sintomi sotto sforzo in determinate situazioni prevedibili e riproducibili, per questo viene anche definita angina da sforzo. L'angina pectoris instabile invece può comparire anche senza nessuno sforzo fisico, a riposo, e pertanto non è prevedibile. Viene inoltre nominata anche "sindrome pre-infartuale", perché il primo episodio può essere abbastanza prolungato da portare all'infarto del miocardio.

La causa principale dell’angina pectoris è l'ostruzione di un vaso sanguigno ad opera di una placca aterosclerotica, che ostacola il passaggio di sangue. I fattori di rischio che contribuiscono all’insorgere di questa situazione possono essere gli alti livelli di colesterolo, la pressione alta, l’obesità, il diabete mellito, il fumo, la vita sedentaria, la familiarità e la predisposizione.

La terapia dell’angina pectoris consiste in un primo momento nell’eliminazione dei fattori di rischio cardiovascolare, seguendo una dieta equilibrata facendo attività fisica e smettendo di fumare. Segue poi una terapia farmacologica da assumere in modo continuativo o preventivo, oppure al momento della crisi. I farmaci antianginosi più usati sono: la nitroglicerina, assunta per via sublinguale, per attenuare i dolori; i betabloccanti e i calcioantagonisti per un trattamento continuativo; le statine per controllare il colesterolo; l'acido acetilsalicilico, in particolare nell'angina instabile e generalmente nei casi in cui ci sia un maggior rischio d'infarto.

Per quanto invece riguarda l'intervento chirurgico si può procedere con la rivascolarizzazione o con interventi meno invasivi come l'angioplastica coronarica transluminale.


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