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Donne e HIV/AIDS

Donne e HIV/AIDS

01-12-2014 - scritto da Cinzia I.

La prevenzione ed i rischi dell'HIV al femminile

Oggi la Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS 2014

Donne e HIV/AIDS In Europa un record negativo: nel 2013 sono stati segnalati 136.000 nuovi casi di Infezione da Hiv. E sono quelli noti, perché molti gli individui colpiti dal virus, che non sanno di essere sieropositivi. E’ su questi dati che si apre oggi la Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS 2014 che ha come slogan “Colmiamo il gap”, quello che si è creato tra la ricerca scientifica per le cure, che procede a passi da gigante e la prevenzione, che purtroppo sembra essere dimenticata. Oggi voglio però soffermare la mia attenzione sulle donne, spesso vittime inconsapevoli di un’infezione. Ma non sempre.

Purtroppo, nell’avere rapporti sessuali volontariamente non protetti, sia vaginali che anali, non esiste il concetto di non consapevolezza. E’ questo il mezzo con cui maggiormente si diffonde l’infezione da HIV (nell’80% dei casi secondo gli ultimi dati del COA-Centro Operativo Aids- dell’Istituto Superiore di Sanità – il 43% dei quali tra eterosessuali) e non esistono scuse, fatta eccezione per la violenza sessuale.

Nei rapporti stabili non si usa il profilattico, ma l’infedeltà è spesso dietro l’angolo e, prendiamone atto, nella maggioranza di tutti gli altri casi c’è molta superficialità: ci facciamo prendere dalla passione dell’istante, ci imbarazziamo a proporre il preservativo, ancora di più a portarcelo dietro nella borsetta, banalmente chiediamo al nostro partner se ha avuto rapporti a rischio e avendo lui un aspetto figo e sano ci abbandoniamo all’amore dimenticando che le persone sieropositive non mostrano sintomi per tanti anni, anni nei quali spesso non sanno di essere infette.

E allora oggi, voglio fare con voi un po' il riassunto delle cose importanti da sapere, o meglio, da ricordare.

E’ più facile che il contagio dell’HIV avvenga con il sesso anale, ma il vaginale non è da meno: il rischio è comunque alto ed aumenta in presenza di altre malattie sessualmente trasmissibili (anche ritenute erroneamente banali) o lesioni alle mucose o se si porta la spirale.

Il coito interrotto non protegge dall’HIV.

L’Hiv non riguarda solo gli omosessuali o i tossicodipendenti, ma tutti coloro che hanno una vita sessuale attiva. Il rischio di incappare in un rapporto con un sieropositivo è alto. In Italia ci sono 160.000 persone con HIV, come si fa ad essere certe che tra queste non vi sia anche il bel ragazzo che si ha di fronte?

In più: noi donne siamo maggiormente esposte all’infezione a causa della conformazione dei nostri organi genitali.

Consigli? Più che altro riflessioni... Spesso si contrae l’HIV all'interno di una relazione di coppia stabile o del matrimonio, in seguito ad un tradimento del partner; ma uno sbandamento può capitare, magari senza preservativo. Parlarne insieme, in momenti tranquilli, o decidere di usare il preservativo, a prescindere dall’HIV può essere utile, prima che gli eventi precipitino. Del resto è un anticoncezionale perfetto.

Il problema è che sull’uso del profilattico è necessaria la collaborazione dell’uomo che spesso, non gradisce. Però i mezzi per ricordare i rischi non mancano, soprattutto alle giovani donne: è importante prendersi cura di noi e… anche del nostro partner, invitandolo ad una riflessione concreta! Certo non è sempre facile, ma perché non tentare?

E il sesso tra donne? Esistono eterosessuali che possono sentirsi attratte da altre donne: va evitata la stimolazione orale durante il ciclo mestruale perché il sangue è portatore di virus. In alternativa si possono usare profilattici aperti o il cosiddetto “dental dam”. Se si usano sextoys è opportuno mettere una barriera sugli stessi o dopo l’uso pulirli approfonditamente con alcol al 70% e risciacquare bene.

Rimane il pensiero per le donne violentate. Per fortuna le nuove linee guida dell’OMS (Organizzazione Mondiale della sanità) prevedono regole e suggerimenti anche in tal senso, circa la fornitura di farmaci antiretrovirali come prevenzione di emergenza a seguito di esposizione ad HIV, e l'uso dell'antibiotico cotrimossazolo per prevenire le infezioni HIV-correlate. Tali linee guida forniscono cioè consigli su come fornire la profilassi post-esposizione per le persone che sono state esposte al virus HIV come le vittime di stupri (ma anche gli operatori sanitari ed i lavoratori del sesso). L’importante è sempre parlarne.

In questo forum ho comunque letto un bellissimo post, con una preziosa testimonianza, quella di una donna-mamma da anni colpita dal virus che sottolinea come di AIDS, almeno nel nostro Paese non si muoia più e si possa fare una vita normale, o quasi, come quella se si è affetti da una qualunque malattia cronica.

Ma la prevenzione rimane sempre l’arma più efficace. Anche per combattere lo stigma di tale malattia che non è ancora stato del tutto sconfitto.


A cura di Cinzia I.
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