Fibromi uterini, la cura con gli ultrasuoni

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Fibromi uterini, la cura con gli ultrasuoni

04-04-2013 - scritto da Cinzia Iannaccio

I fibromi uterini si possono eliminare anche con gli ultrasuoni, ecco come

Gli ultrasuoni, una terapia non invasiva in caso di fibroma uterino

Fibromi uterini, la cura con gli ultrasuoni Curare i fibromi uterini con gli ultrasuoni. Si tratta della più recente innovazione tecnologica in ambito di terapie non invasive nei confronti dei fibromi all’utero sintomatici. In realtà è già da qualche anno che esiste questa possibilità di cura nelle strutture sanitarie italiane, private e pubbliche (qui in regime di convenzione col SSN). Ancora però il sistema Exablate, così si chiama la complessa strumentazione che la rende possibile, non è presente in tutti gli ospedali del territorio e al riguardo esistono ancora molti dubbi e curiosità. Cerchiamo quindi di spiegarvi al meglio di cosa si tratta.

La procedura in questione, laddove è applicabile (non in tutti i casi, che vanno studiati di volta in volta con lo specialista) rappresenta una valida alternativa alla chirurgia dei fibromi e all’embolizzazione dell’arteria uterina: grazie all’ausilio della risonanza magnetica eseguita in tempo reale, ultrasuoni focalizzati (concentrati, ad alta intensità) vengono irradiati sul mioma che, colpito con estrema precisione si brucia, o meglio, si trasforma in un tessuto necrotico, che col tempo viene riassorbito dall’organismo.

Dunque il fibroma all'utero non viene tagliato, inciso o altro. Il tutto si svolge in un ambulatorio radiologico specializzato: non è necessaria l’anestesia e neppure il ricovero con la degenza. Qui la paziente viene fatta sdraiare a pancia in sotto su un materassino, contenente un materiale “conduttore” (tipo il gel dell’ecografia per intenderci) , all’interno dello speciale macchinario di risonanza magnetica (la testa rimane fuori, all’aperto, utile per chi soffre di claustrofobia); a quel punto, individuato il punto preciso, il fibroma viene irradiato dagli ultrasuoni focalizzati e portato ad una temperatura di oltre 70°, cosa che provoca la nècrosi.

La paziente non percepisce calore o dolore, ma solo la sensazione di lievi punturine. Un aspetto negativo riguarda la durata: dalle due alle quattro ore a seconda delle dimensioni del tumore benigno da trattare, ma comunque è poca cosa se si considera la non invasività. Attualmente è indicato per fibromi non più grandi di 10 centimetri e non peduncolati. Nel mondo sono state trattate con tale metodica più di 7.000 donne e la percentuale di efficacia sembra essere molto vicina al 100%. Si torna alla vita normale in 24 -72 ore. Attualmente la tecnica mininvasiva maggiormente utilizzata rimane l’embolizzazione, ma se siete interessate ad approfondire la tecnica degli ultrasuoni per la cura del vostro fibroma uterino, potete rivolgevi ad uno dei centri pubblici che la praticano.


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