“Grattacapi” estivi

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“Grattacapi” estivi

16-02-2010 - scritto da Viviana Vischi

E’ l’estate la stagione a maggior rischio pidocchi. Un problema che si diffonde soprattutto grazie all’ignoranza e ai luoghi comuni

Andare in vacanza e tornare… con i pidocchi!

02/07/2007 - Purtroppo è un inconveniente più frequente di quanto si possa pensare. Di solito il pidocchi si associano alla scuola, invece sono proprio i mesi caldi quelli in cui questi parassiti infestanti trovano terreno fertile per riprodursi e provocare fastidiosi grattacapi ai grandi e, nel 70% dei casi, ai più piccini. I motivi sono essenzialmente due:

1. colonie, campeggi e in generale luoghi ad alta concentrazione favoriscono la colonizzazione

2. anche il clima ci mette del suo: 29-30°C sono infatti la temperatura ideale che permette loro la crescita, la deposizione delle uova e la moltiplicazione. Lo stesso motivo per cui si nascondono dietro la nuca: è un posto coperto e c’è una temperatura più elevata

Non esistono cifre ufficiali sulla diffusione della pediculosi perché, oggi come un tempo, avere i pidocchi sembra qualcosa di cui vergognarsi e i genitori tendono a tenere nascosto il problema; inoltre non è più obbligatoria la denuncia. Quel che si sa è che ogni anno, in Italia, vengono venduti circa un milione e mezzo di prodotti specifici. In materia di pidocchi, nel nostro Paese l’ignoranza e i luoghi comuni regnano ancora sovrani. Uno studio promosso dall’Osservatorio Milice ha rilevato come il 53% delle persone non conosca i motivi della presenza così massiccia di casi. Tuttavia, un 17% ritiene che la causa vada attribuita alla presenza di persone che vivono in condizioni igieniche precarie. A questi si aggiunge un 6,7% che imputa la causa direttamente alla presenza di extracomunitari. Il 47% degli intervistati è ancora convinto che i pidocchi siano il segnale di scarsa pulizia e quasi il 70% pensa che siano in grado di saltare da una testa all’altra.
Sfatiamo alcuni di questi luoghi comuni: gli arti del pidocchio hanno la parte terminale fatta a uncino e afferrano con maggior facilità i capelli a sezione rotonda, cioè quelli lisci e sottili, riuscendo a deporre più uova. Siccome i capelli più lisci generalmente sono chiari, ecco spiegato perché il parassita predilige i bimbi biondi. I capelli dei neri, invece, hanno una sezione ovale che non gli consente di restare aggrappato. E poi il pidocchio predilige i capelli puliti: quelli impastati gli impediscono di arrivare alla cute per succhiare sangue: troppi ostacoli! Infine, il pidocchio salta da un capello all’altro, non da una persona all’altra: lo scambio avviene quando i bambini dormono o giocano insieme, testa contro testa, o scambiandosi i cappellini.

Purtroppo contro il Pediculus humanus capitis (questo il nome scientifico del parassita) non esiste alcun trattamento preventivo: inutile sperare di mettere in valigia un prodotto che lo tenga alla larga dai capelli dei nostri bimbi! L’unica cosa che si può fare, per accorgersi tempestivamente del problema ed evitare di passarlo ad altri, è fare il controllo dei capelli una volta la settimana, contro pelo, con una lente di ingrandimento. E’ anche possibile ricostruire quando e dove si sono presi i pidocchi. Basta calcolare la distanza dell’uovo dalla superficie della pelle: considerando che il capello cresce in media di 0,3 mm al giorno, se le uova vengono identificate a circa 1 cm dalla base vuol dire che si è stati infestati un mese prima.

Per sbarazzarsi dei parassiti, anche se negli anni è cresciuto il fenomeno della resistenza, bisogna infine usare prodotti specifici a base di permetrina, piretrina o malathion (shampoo, polveri e schiume), seguendo scrupolosamente le istruzioni riportate sull’etichetta.


A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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