Gravidanza consapevole

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Gravidanza consapevole

07-07-2011 - scritto da buchal

Gravidanza consapevole

Intervista a Bianca Buchal, autrice del libro “Gravidanza Consapevole” – Il compito della Donna: Costruire un mondo migliore. Ed. ‘Bambini nuovi per l’uomo del futuro’

Concepimento, gravidanza, parto, allattamento e prima educazione…. Una vita dedicata al tema della natalità. Che cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada e qual è la tua “missione”.

Ho avuto la fortuna di ricevere insegnamenti da una voce autorevole che voleva riportare la donna alla profonda consapevolezza dell'"essere madre", ruolo che la Natura ha affidato solo a lei. Il compito della donna è quindi quello di curare in prima linea la procreazione. Affascinata da questo tema, ho percepito che la diffusione di tutto quanto riguardava la maternità, naturalmente arricchita da aspetti di cui la medicina non parla, doveva diventare per me una vera e propria ‘missione'. Vorrei che tutte le donne fossero disposte a considerare questo loro compito non soltanto dal punto di vista fisiologico, ma nel rispetto delle Forze della Natura che in lei e con lei operano, per dare all'umanità un'ondata di rinnovamento. Credo che tutti ne sentano il bisogno.

Le pagine del tuo libro trasudano di sacralità, più che religiosa: di un senso di profondo rispetto per le dinamiche della Natura, …Puoi spiegarci in cosa consiste la sacralità di momenti della vita quali concepimento, gestazione e parto, tanto miracolosi quanto “scientificamente perfetti”?

Infatti, vorrei che tutte le donne che desiderano diventare madri capissero che non sono sole nello svolgimento di questo loro compito. Dal momento del concepimento fino al parto e oltre, infatti, sono accompagnate da preziose forze che io chiamerei "cosmiche". La formazione del bimbo nell'utero materno avviene in maniera "scientificamente perfetta",
indipendentemente dalla competenza della donna. Per me questo è ‘sacralità'. Alla donna spetta l'offerta dello spazio nel suo corpo e delle sostanze necessarie per la costruzione di un corpicino sano. Tutto il resto avviene grazie ad influenze esterne che meritano di essere riconosciute e
rispettate, affinché possano agire in tutta tranquillità ed ottenere il risultato migliore. La donna, da parte sua, dovrebbe aggiungere non soltanto una buona dose di fiducia, ma anche pensieri elevati per alimentare la mente del bambino in formazione, sentimenti profondi per la sua psiche e la volontà di dotarlo di principi sani per donare all'umanità un individuo saggio ed utile, a sé e al mondo intero. Il tutto arricchito dal quell'amore che solo una mamma sa dare: non egoistico ma nell'intento di migliorare l'esistenza per tutti.

Un libro a metà strada tra medicina e saggezza istintuale. Due dimensioni parallele, ma a volte in conflitto. Come mettere d’accordo, in fatto di gravidanza e parto, l’approccio medicalizzato, necessario a garantire la sicurezza di eventi così delicati e le tecniche “rituali”, “energetiche“
“eteriche” suggerite nel libro, a tutela di quegli aspetti che la medicina tende spesso a trascurare?


L'informazione sul piano medico è indispensabile alla donna, ma non è sufficiente per dare alla nascita quel "tocco" che va oltre la fisicità dell'evento e che ne arricchisce l'aspetto per poterlo assaporare nella sua grandezza: dare alla famiglia e alla società un individuo al quale abbiamo
trasmesso, con l'amore, i pensieri e i sentimenti, soltanto il meglio di noi stesse, per far sì che porti in vita solo cose positive. Ecco il compito che spetta a noi donne: il bambino in formazione lo portiamo in noi per nove mesi, con noi, consapevoli della sua partecipazione a ciò che viviamo. In quel periodo, non solo vive in simbiosi con la mamma, ma riceve anche numerose influenze dall'ambiente esterno. Ma nulla è tanto importante quanto ciò che riceve dalla mamma. Il che ci rende responsabili della sua formazione a tutti i livelli: fisico psichico e spirituale. L'approccio "medicalizzato" si è reso utile in molti casi, quindi ben venga se necessario. È grazie a questo che la mortalità infantile e della donna si è notevolmente ridotta, da quando la medicina ha istituito le cliniche di maternità per accogliere le partorienti. E grazie allo studio del mondo uterino in corso in tutto il mondo da oltre 60 anni, la medicina si è arricchita di una quantità di informazioni che prima non si conoscevano. Su tale base, sono stati istituiti i protocolli clinici, da rispettare durante gravidanza, parto ed oltre. Ma le regole introdotte dovrebbero poter essere aggiornate secondo esperienze e risultati. Nulla è definitivo. Da qualche tempo si parla tanto del Parto naturale o del Parto dolce, in contrapposizione a quello medicalizzato. Metodi auspicati da molte mamme, perché ogni donna desidera far nascere il proprio bambino secondo le regole dettate dalla Natura, che sono diverse da quelle dei protocolli, ma che la donna porta
istintivamente in sé. Lasciata agire da sola, sa perfettamente come procedere. L'intervento del medico non sempre è necessario ed è per questo che ormai si tende a ridurre al massimo la medicalizzazione, poiché in molti casi è superflua.

Più di una volta nel libro ti poni criticamente nei confronti di alcuni protocolli che non rispettano abbastanza le esigenze della madre e del feto o neonato. L’uso, ad esempio, di tagliare il cordone ombelicale prima che il bimbo sia pronto a farne a meno (con il dolore conseguente e l’improvvisa mancanza di sangue che stressa l’organismo del piccolo, già impegnato a far fronte a mille altre istanze), o quello di allontanarlo dalla madre immediatamente dopo il parto, ecc. Attribuisci gravi danni potenziali derivanti da tali ed altri atteggiamenti sulla salute fisica e soprattutto psicologica del bambino: questo infatti risulterebbe più predisposto a sviluppare in crescita tendenze malsane, quali condotte alimentari disturbate, tendenza ad alcol,fumo, droga, persino violenza! Si evince che un maggior rispetto verso i momenti capitali della gravidanza potrebbe cambiare il modo degli individui di stare al mondo e quindi cambiare, in meglio, il mondo. E’ dunque questo il senso del libro ? Spiegare che nella gravidanza è celato il segreto del tanto auspicato “mondo migliore” ? Grandi pensatori come Aivanhov, Disraeli e Gandhi, sembrerebbero darti ragione.

Mi pongo criticamente nei confronti di certi protocolli perché questi tendono a rendere il parto sicuro, soprattutto per evitare all'ospedale qualsiasi responsabilità, indipendentemente dalle immediate esigenze di partoriente e neonato e senza pensare all'aspetto emotivo dell'evento in
corso. Si taglia immediatamente il cordone ombelicale e si allontana il neonato dalla sala parto per fare una serie di controlli, non sempre necessari, senza alcun riguardo per mamma e bambino. Il taglio del cordone ombelicale provoca un forte dolore al bambino, un dolore pari a
un'amputazione praticata senza anestesia, oltre al fatto che in questo modo si priva il bambino del sangue e degli ormoni che sono ancora contenuti nel cordone. Non sarebbe meglio aspettare che la placenta esca spontaneamente lasciando il bambino ancora collegato alla madre, anche
per lasciare defluire tutte le sostanze benefiche per il bambino ancora contenute nel cordone e provvedere al taglio solo quando questo non pulsa più ? Invece di allontanare il neonato immediatamente dalla Sala Parto, il piccino andrebbe adagiato sul ventre della madre, delicatamente ripulito della sostanza caseosa che lo ricopre, per poi metterlo fra le braccia della madre per il primo contatto, pelle contro pelle, dove mamma e bambino incrociano il primo sguardo. Appena apre gli occhi, è molto importante che il primo viso che vede sia quello della mamma. Si consolida così quel legame tra i due che deve durare tutta la vita. Dopo una simbiosi
durata 9 lunghi mesi, mamma e bambino hanno bisogno di continuare a stare insieme, perché il piccolo si ambienti in un luogo così diverso e la mamma conosca finalmente il tanto atteso, amato, immaginato bebé. A questo momento di accoglienza deve essere presente anche il padre,
per formare da subito la triade. Quando l'accoglienza non avviene nel giusto modo, si crea nel rapporto col mondo esterno, e con la madre, una lacerazione che lascia un vuoto difficile da colmare. Mamma e figlio sentono che è venuto a mancare qualcosa di molto importante. Solo
l'allattamento può ottenere un riavvicinamento, ma solo in parte. Ed anche se ogni caso è un caso a sé, i bambini che hanno subito questo vuoto iniziale, sono più facile preda delle sostanze che creano dipendenza, proprio per colmare quel vuoto doloroso sofferto alla nascita. Da
piccolissimi, sostituiscono la mamma succhiandosi il pollice o tenendo, giorno e notte, un orsetto a stretto contatto con loro. Ma negli anni successivi, possono dimostrarsi soggetti a devianze che possono persino a sfociare in atti di violenza. Questi dati sono i risultati di un approfondimento molto accurato fatto da uno psicologo svizzero, Willi Maurer, che ha studiato numerosi casi partendo dalla nascita e seguendone lo sviluppo fatto negli anni successivi. Ne è risultato che tutto il percorso nascita, da prima del concepimento sino alla nascita e
immediatamente dopo, costituisce la base dell'intera esistenza. Ecco perché mi sono appassionata a questo tema: da una corretta osservanza di quel che riguarda l'inizio della vita, si crea la base di tutta l'esistenza dell'individuo. E se per molto tempo la nascita è avvenuta senza
riguardo verso mamma e bambino, ciò è dovuto in parte al mancato rispetto dell'aspetto emotivo che in tutti gli ambienti andrebbe ricuperato, e in parte alla mancata diffusione dell'informazione. Nessuno può essere ritenuto colpevole finché domina la disinformazione. Quando le cose non si sanno, non possono essere messe in pratica. Per questo motivo, ritengo
che la scienza della procreazione dovrebbe essere ampiamente divulgata e insegnata persino ai giovani nelle scuole, affinché conoscano come impostare la vita. Solo sulla base della conoscenza e della messa in pratica di questa materia su larga scala si potrà aspirare a "un mondo migliore".

Perché è così importante l’allattamento al seno materno, se confrontato con la nutrizione con latte artificiale ?

L'importanza dell'allattamento al seno materno non risiede soltanto nella migliore qualità del latte materno, più adatto al bambino, garante delle più importanti difese immunitarie, ma nella straordinaria percezione dell'alternarsi di separazione e incontro, esperienza che conduce il
neonato al riconoscimento della mamma come oggetto separato, agognato e ritrovato, alla scoperta dunque della relazione. Durante l'allattamento, il bambino scopre di essere in due. Sarà fondamentale per la crescita del bambino il passaggio dalla sicurezza basata sul contatto fisico alla certezza legata all'interiorizzazione della presenza materna. Al bambino nutrito col latte artificiale, pur ricevendo il necessario per crescere, viene privato di quei contenuti eterici di calore e di amore che può dare solo la mamma e che alimentano anche la psiche. Va detto inoltre che l'allattamento dovrebbe durare fino che il bambino stesso non ne sente più il bisogno, perché ha ottenuto dall'allattamento materno tutti i benefici che ne dovevano derivare. Trascorsi i primi tempi, il piccino stesso sente la necessità di un cambiamento.

In Italia “vantiamo” (si fa per dire) il più alto tasso di cesarei di tutta l’Europa, ma solo una scarsa percentuale rappresenta i casi in cui il “taglio” viene indicato clinicamente. A giocare un ruolo, la paura delle mamme del dolore; il timore di non essere capaci e che “qualcosa vada storto”; la crescente medicalizzazione della vita, la tendenza preventiva dei medici a non dire di no ai pazienti; e tanti altri fattori che ben poco hanno a che fare con la salute e la sicurezza per mamma e figlio. Può spiegare alle aspiranti mamme cosa perdono nel rifiutare a priori l’ipotesi del parto naturale?

L'OMS raccomanda che non si superi la soglia del 15 % di parti cesarei. Nel 2008 la media nazionale era del 38 %, con punte superiori al 50 % in certe regioni e al 70 % nelle cliniche private, numero purtroppo in continuo aumento. Qual è la causa di questo dilagare? Io penso sia la paura del dolore, ma anche la mancanza di informazione. Nessuno parla con la donna
che chiede il parto cesareo informandola sulle conseguenze connesse con questa tecnica che, pur diventando sempre più sicura, presenta sempre comunque dei rischi. Il rischio maggiore è la mancata compressione della gabbia toracica, il che rende difficile per il bambino l'inizio della respirazione. Ciò impone una riflessione: "È giusto che la mamma metta in difficoltà il suo bambino per proteggere se stessa dalle sofferenze del travaglio?" Anche l'accoglienza del bambino non può essere fatta nel modo migliore. E' vero che, quando nel parto cesareo si applica l'anestesia epidurale, il neonato può essere portato al seno della mamma appena avvenuta l'estrazione, poiché la mamma non è in narcosi. Il taglio cesareo è comunque un'operazione chirurgica che, per alcuni giorni, crea per la mamma non poche difficoltà di accudimento del bambino. Ciò acutizza la percezione di sé come madre temporaneamente inadeguata. La volontà di riemergere da uno stato invalidante preme sulla necessità di ricupero di qualcosa che è andato perso o che non è mai stato vissuto, provocando al
tempo stesso un senso di colpa per non aver vissuto il parto nel modo naturale. Le origini della paura di soffrire e di non farcela possono essere molteplici; fra tante altre, una di esse potrebbe essere provocata da particolari difficoltà vissute durante la propria nascita. Saper dare una
interpretazione positiva al dolore significa trasformarlo, viverlo attivamente come occasione di maturazione, non subendolo come una condanna. Va tenuto presente che la donna è in grado di sopportare attivamente e coscientemente questa profonda esperienza fisica e psichica al tempo
stesso, esperienza che, salvo in casi limitati, nulla ha di patologico.

Donna: madre dell’umanità, depositaria della vita, e oggi, finalmente, anche consapevole dei suoi ruoli sociali, che non sono più quelli solo di moglie, mamma e regina del focolare. Questo comporta maggiori difficoltà e più ritardo nello svolgimento del suo compito ‘naturale’ – appunto - essere madre, ed esserlo bene. Dunque, come fare ? Qual è il ruolo dell’uomo-padre in tutto questo? Quale quello delle istituzioni?

Infatti, per la donna di oggi che lavora, il carico di doveri è eccessivo, a detrimento del compito di madre che, fino che i bambini sono piccoli, non può essere esercitato nella misura sufficiente per dare i risultati voluti. La donna moderna sta dimostrando di essere capace e bravissima in tutti i
campi. Se ben preparata e opportunamente protetta, sarebbe felice di svolgere bene anche il suo compito ‘naturale' di madre e di educatrice della prole, ma per far questo ha bisogno della tranquillità necessaria. La stessa voce autorevole che ho menzionato al punto 1. diceva che, data l'enorme importanza per ogni Nazione che i figli fatti nascere vengano cresciuti ed educati in modo tale da farne dei cittadini molto meno soggetti a problemi di salute e di comportamento, a lunga scadenza lo Stato potrebbe realizzare enormi risparmi in fatto di ospedali, carceri, riformatori, ecc. e potere così sostenere più facilmente le madri e per consentir loro di dedicarsi con tranquillità alla cura dei loro bambini. Qual è il ruolo del padre in tutto questo? Il padre, che condivide l'attesa del bimbo con la madre, deve creare attorno a lei un'atmosfera di rispetto, di amore, di sostegno, di protezione, di aiuto e di serenità comunicando con il bambino attraverso la propria voce e col tatto per creare il primo legame col figlio atteso, legame che dovrà successivamente consolidarsi sempre più. La presenza e il coinvolgimento del padre è di estrema importanza per lo sviluppo del bambino in tutti i sensi. E se anche il padre segue consapevolmente tutte le fasi di sviluppo del bambino, non solo si impone alla coppia un momento di riflessione e di autoeducazione in vista del futuro compito genitoriale, ma si crea già in partenza la triade madre/padre/bambino, ovvero quel legame empatico che rappresenta per il nuovo essere la prima esperienza di amore e per la coppia il consolidamento della loro unione.

Lasciamoci con un assaggio del libro, in cui sfati alcuni tra i più comuni miti della psicologia moderna. Se il neonato cambiato, allattato, coccolato e messo a letto, comincia a piangere significa che fa i capricci e che non bisogna ascoltarlo… Perché è “una crudeltà lasciare piangere i bambini”?

Sì, è una crudeltà, perché il pianto è per i piccini l'unico modo di esprimersi. Quando piange, il bambino esprime un bisogno che va possibilmente subito assecondato. Per ogni bisogno diverso, il pianto del bambino cambia. La mamma che accudisce il bambino riesce a distinguere, dal tono del pianto, qual è il bisogno che il bambino vuole esprimere. Se viene assecondato subito nella sua richiesta, il piccino capisce di aver fatto una richiesta ragionevole che meritava un intervento immediato.
Quando viene trattato in questo modo, il piccino diventa sicuro di sé, caratteristica questa che gli sarà molto utile nella vita. Se invece viene lasciato piangere a lungo, il bambino accumula nel suo inconscio rabbia, delusione, disperazione e senso di abbandono, diventando così un essere
insicuro, con tutti gli inconvenienti del caso. Quando piange, il bambino può avere fame, sete, caldo o freddo, bisogno di essere cambiato, o girato, o anche solo perché ha bisogno di coccole. Ignorare il pianto del bambino è come mettersi i tappi nelle orecchie per non sentire la sirena di
allarme antincendio. Il pianto serve per richiamare la nostra attenzione verso qualcosa che va presa sul serio. Durante la gravidanza, consiglio di cominciare a pensare all'educazione del bambino, per essere pronti dopo la nascita a iniziare da subito nel modo giusto.

Bianca Buchal: buchal@tin.it - www.gravidanzaconsapevole.org - www.maternityawareness.org

Intervista fatta per Gynevra - La salute al femminile - A cura di Giulia Volpe: info@gynevra.it -
www.gynevra.it, 15 Maggio 2010

Libri raccomandati :
Abbracciamolo subito – I veri bisogni del bambino e della mamma. - Autore Michel Odent –
Edizioni RED
Il parto dolce – Per una nascita serena nel rispetto di mamma e bambino. Autore Prof. Giuseppe
Grimaldi – I.S.M.E.M.Edizioni - Grimaldi Medical Group - Roma
Genitori col cuore – I bambini si comportano così come vengono trattati -Autrice Jan Hunt
Edizioni Il leone verde
Il bambino non è un elettrodomestico – Gli affetti che contano per crescere, curare, educare
Autrice Giuliana Mieli – Ed. URRA
Insieme si diventa grandi - crescere i nostri bambini sani ed equilibrati - Autori Giacomo Bo e
Nadia Damilano Bo - Ed. URRA

Bianca Buchal

Profilo del medico - buchal

Nome:
BIANCA BUCHAL
Professione:
Altro Operatore Sanitario
Contatti/Profili social:


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