L’abuso di alcool, una pessima idea

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L’abuso di alcool, una pessima idea

17-02-2010 - scritto da Viviana Vischi

Il mese di aprile è dedicato alla prevenzione delle malattie legate all’alcool: i numeri e gli effetti dannosi di un’abitudine che coinvolge sempre più giovani e donne

Stop all'abuso di alcool: è una questione di salute

16/04/2007 - Se ne sente continuamente parlare negli ultimi giorni, e siccome il mese di aprile è dedicato alla prevenzione delle patologie ad esso correlate, anche noi non ci stanchiamo di ripeterlo: l’alcool è un’emergenza sempre più urgente, evitiamo gli abusi. L’alcool è uno dei principali fattori di rischio per la salute dell’uomo, la terza causa di mortalità prematura e malattia nell’Unione Europea (dopo il fumo e l’ipertensione), nonché la prima causa di morte per i giovani maschi di età compresa tra i 15 e i 29 anni.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, ogni anno nel nostro Paese l’alcool miete 25 mila vittime: 18 mila uomini e circa 7 mila donne. Circa il 10% di tutti i decessi registrati nel corso di un anno sono da ritenersi dati dall’alcool. In Italia il consumo totale è in diminuzione, ma suscitano preoccupazione alcune tendenze, come l’aumento del consumo fra donne e giovani e soprattutto il fenomeno del binge drinking, il bere per ubriacarsi.
Il problema dell’abuso di alcool riguarda tutte le fasce d’età. Circa 700 mila ragazzi sotto i 16 anni dichiarano di bere regolarmente. E se nel 1998 l’abitudine caratterizzava il 18,2% dei maschi e il 12% delle femmine, nel 2003 le percentuali sono salite rispettivamente al 25% e al 19%. Le adolescenti bevono come i coetanei birra, aperitivi e superalcolici. Iniziano in media a 12 anni, lo fanno in gruppo, fuori pasto, e concentrano la bevuta durante il fine settimana. Il 10% si ubriaca almeno una volta l’anno consumando più di sei bevande alcoliche in un’unica occasione; negli ultimi anni il binge drinking è cresciuto del 50%. Bere alcolici è diventata un’abitudine frequente e diffusa anche tra il gentil sesso: in Italia riguarda una donna su tre, un numero quasi raddoppiato rispetto agli anni ‘80.
Pur allegramente sottovalutato dai più, il “bicchierino di troppo” rappresenta invece un serio rischio per la salute perché può danneggiare o distruggere le cellule ed è causa di una dipendenza il cui grado è superiore rispetto alle droghe più conosciute. A quantità progressivamente crescenti corrispondono effetti come perdita di equilibrio, difficoltà motorie, nausea, confusione e riduzione della visione laterale, fino al coma e alla morte nei casi estremi. L’alcool può inoltre provocare sbalzi di umore e aggressività, e aumenta significativamente il rischio di incidenti alla guida.
In gravidanza il danno maggiore è per il bambino: le donne che bevono abitualmente una o più volte al giorno presentano una maggiore frequenza di aborti soprattutto durante il secondo trimestre, e bere più di 12 drink a settimana aumenta il rischio di nascita prematura e di sottopeso del piccolo.
L’alcool infine aumenta l’esposizione a malattie di diversa natura, cancro compreso. Oltre alle neoplasie già note, come i carcinomi a fegato, cavo orale, faringe, laringe ed esofago, da più parti giungono conferme che l’abuso di alcool contribuisce allo sviluppo di due tra i tumori più diffusi: quello della mammella e del colon-retto. Un gruppo di scienziati europei ha rivisto decine di studi epidemiologici e concluso che il rischio c’è, ed è maggiore del previsto: un consumo regolare giornaliero di 50 grammi di etanolo, paragonabile a 4-5 bicchieri di vino, si associa a un rischio aumentato di 1,5 volte per il seno e di 1,4 volte per il colon e il retto.
Dal momento che le relazioni tra alcool e tumori sono state calcolate considerando la quantità di etanolo ingerita, senza fare distinzioni tra birra, vino e superalcolici, non si può stilare una classifica dei drink buoni o cattivi. Il messaggio-chiave resta il solito: moderazione.


A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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