L’analisi del bonding

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L’analisi del bonding

08-09-2011 - scritto da dott_cristinafiore

Obiettivo dell’analisi è verificare l’esistenza e la qualità della relazione dei genitori con il bimbo prenatale

L’analisi del bonding è in pratica l’analisi della relazione madre-bambino, obiettivo dell’analisi è verificare l’esistenza e la qualità della relazione dei genitori con il bimbo prenatale.


Bisogna sempre partire dal presupposto che esiste una madre psicobiologica la quale influenza il rapporto madre-reale bambino prima ancora del concepimento, quindi il legame nella triade avviene soprattutto (anche se non solo) a un livello emozionale, inconscio.
Dato questo fatto, è da ricordare il lavoro del Dott. Jeno Raffai il quale riporta una quantità di studi che accreditano l’importanza del trasferimento dell’inizio del contatto dal momento della nascita al periodo prenatale. I bambini non voluti, ad esempio, vanno incontro a maggiori problemi rispetto a quelli voluti (decessi infantili, disturbi cerebrali, ritardo mentale, problemi di socializzazione, nascita sottopeso o pretermine, ecc).
La madre intrauterina è la rappresentante della madre e il contatto con il proprio bambino porta a galla tutte le sensazioni materne, le fantasie e le tracce della sua stessa memoria prenatale. Esiste uno spazio “intrauterino permeabile colmo di eventi negativi e positivi” (J. Raffai); questo spazio deve essere valutato da entrambe i genitori i quali non dovranno trascurarne l’esistenza. È molto importante valutare i processi inconsci perché la madre, appunto, si relaziona al bambino specialmente per via inconscia fino allo sviluppo dello spazio destinato al legame intrauterino.
Raffai distingue tre livelli nel legame mamma-bimbo:
- Interiorizzazione dell’interscambio del legame
- Esperienze pre e perinatali della madre (fisiche, somatiche, psicologiche)
- Rappresentante uterina della madre stessa (madre psicobiologica) diviene effettiva

La voce interiore e il potere dell’amore significano una grande forza di relazione… l’irradiazione di amore è un’energia attiva che rende i bambini dinamici e vivaci (J. Raffai).
In un gruppo di genitori bisognerà arrivare all’analisi del bonding dopo un’adeguata preparazione del gruppo sulle “principali tematiche relative all’educazione del bambino, alla comunicazione e relazione con lui, all’uso dell’ascolto attivo e del dialogo prenatale e nei primi anni di vita del figlio” (G. Ferrari).
Dopo alcuni incontri in cui le famiglie partecipanti si presentano e formano “gruppo”, esprimendo le loro aspettative e permettendo all’operatore di orientarsi e di formarsi un’opinione circa le coppie che potrebbero presentare qualche difficoltà, il prenatal tutor e/o i suoi collaboratori (a seconda delle specifiche competenze) presentano il bimbo mese per mese (fisicità, intelligenza, competenze, bisogni) ed evita di fornire informazioni che possano generare l’ansia di avere arrecato danni al bambino. I genitori avranno una formazione data da semplici ma basilari informazioni di psicologia e pedagogia relativamente all’educazione del bambino, alla relazione, alla comunicazione, all’ascolto attivo-emotivo, al ruolo del padre.
A questo punto il gruppo è pronto all’approccio all’analisi del bonding (“lavoro preliminare per promuovere la sensibilità, apertura della sfera emozionale e nascita dell’affettività” G. Ferrari).
Gli strumenti del bonding sono: l’ascolto attivo-emotivo, la comunicazione psicotattile, l’uso delle visualizzazioni e immagini mentali.
Il Prenatal Tutor lavorerà con le singole coppie e con il gruppo fornendo ad ognuno strumenti di comunicazione con il bambino e ricordando che “il genitore è partner competente, non destinatario passivo dell’azione educativa, mentre l’operatore è catalizzatore delle risorse del genitore: partire dalle risorse piuttosto che dalle difficoltà è più produttivo al fine di permettere che le persone crescano e abbiano strumenti per risolvere le difficoltà” (Milani P., 1993). L’operatore dovrà attenersi a comportamenti che veicolino:
- Riconoscimento del bisogno
- Fiducia e comprensione per le difficoltà
- Conferme
- Empatia

Comportamenti che il neogenitore adotterà nei confronti del suo bimbo prenatale; l’operatore è infatti tenuto ad avere lo stesso atteggiamento che vorrebbe ‘insegnare’ alle coppie partecipanti al corso (es: propone ai genitori il contatto empatico col proprio bimbo, ossia li sollecita a mettersi nei panni del nascituro e, nella sua interazione con loro è in grado di essere empatico, ossia di mettersi nei loro panni); è quindi necessario che vi sia ‘identità tra forma e contenuto dell’intervento’ in quanto il professionista deve permettere il modellamento, l’identificazione con una corretta figura parentale (P. Milani, 1993)
I bambini nati con l’esperienza del bonding… nascono in piena coscienza… esplorano il mondo e pensano molto… sanno da dove vengono e dove andranno (J. Raffai)

Cristina Fiore
Articolo autorizzato da: Evelyne Disseau
Bibliografia:
Gabriella Ferrari, dispense scuola ISPPE, anno 2004-2005
Gabriella Ferrari, La comunicazione e il dialogo prenatale, Ed. Mediterranee
Jeno Raffai, Analisi del bonding prenatale madre-bambino, Atti del Congresso “9 mesi e un giorno”
Jeno Raffai, Analisi prenatale del legame madre-bambino, Atti del Congresso “Impatto della vita prenatale sull’evoluzione dell’individuo, della cultura e della società”.
Brunella Angelotti, Homero Vigevano, L’operatore e le interazioni nella triade familiare, dispense scuola ISPPE, 9 novembre 2002


Counselor II livello - Formatore – Prenatal Tutor
Corso Gianelli, 38/2 – 16043 – Chiavari (GE)
Tel. 0185 – 371087
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e-mail: cristinafiore@beneinsieme.it



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