L’enuresi notturna: la parola ai genitori

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L’enuresi notturna: la parola ai genitori

21-10-2013 - scritto da enuresi

Le testimonianze dei genitori sul problema dell'enuresi, su come affrontarlo e sull'impatto sulla psicologia del bambino

Come i genitori affrontano il problema dell'enuresi da un punto di vista sia pratico che educativo

L’enuresi notturna: la parola ai genitori Grazie alla disponibilità di 600 genitori, abbiamo raccolto una serie di testimonianze sull’enuresi: quale impatto ha sulla psicologia del bambino, come viene vissuta in famiglia, come contrastarla e come non perdere la speranza di liberarsi di questo disturbo.

I genitori con figli che “fanno la pipì a letto” hanno diversi orientamenti rispetto a tale disturbo a proposito di come affrontarlo, sia dal punto di vista pratico sia dal punto di vista educativo.

Da un sondaggio svolto su di un campione di 600 genitori con figli con problemi di enuresi notturna emerge che solo il 37% affronta l’argomento con il medico pediatra o altri specialisti mentre il restante o “non sa cosa fare” o “aspetta che il problema passi”.

Ma quali sono i concreti comportamenti collegati a questi diversi tipi di orientamenti? In che tipo di azioni si concretizzano?

I genitori che “si rivolgono ad un esperto”

“Mio figlio di 8 anni soffriva di enuresi notturna di 1° grado, quella ereditaria (ne abbiamo sofferto io e mio padre) e faceva la pipì tutte le notti, anche più volte. Quando verso i 7 anni non voleva più mettere il pannolino, le notti erano diventate insopportabili per lui, ma anche per me visto che dovevo cambiare il letto anche più di due volte a notte. Allora abbiamo preso la decisione (con tanti dubbi e molte perplessità) di intraprendere una terapia farmacologica. Le paure erano tante, ma la disperazione era ancora più grande. Mio figlio ha preso per oltre 8 mesi il farmaco prescritto dal medico, all'inizio senza grande successo, poi è stata aumentata la dose e abbiamo ottenuto ottimi risultati. Dopo oltre 6 mesi la dose è stata nuovamente diminuita (da due a una pillola, poi un giorno sì uno no, poi 3 volte alla settimana fino a smettere dopo ulteriori 3 mesi). Da allora, sono passati più di 6 mesi, non ha mai più fatto la pipì a letto, beve normalmente la sera e si sveglia per andare a fare la pipì”

I genitori che si rivolgono al medico ritengono che l’ “enuresi notturna” sia un problema di tipo clinico, non risolvibile pertanto senza il consulto di un pediatra o di uno specialista.

Innanzitutto il medico dovrà accertarsi di che tipo di enuresi si tratta: enuresi monosintomatica o enuresi non monosintomatica.
In base alla diagnosi, lo specialista fornirà una cura diversa che può comprendere terapie farmacologiche e comportamentali.

Un’informazione molto significativa ricavabile dall’ indagine è che, probabilmente a causa di risultati non immediati, spesso i genitori tendono ad interrompere autonomamente ed anticipatamente le terapie vanificandone l’azione.

Come noto, la terapia, per avere effetto, deve essere seguita con continuità e i risultati devono essere monitorati e controllati nel tempo.


I genitori che “non sanno cosa fare”

“Ciao a tutti, sono una mamma abbastanza tranquilla, ma vorrei tanto che mio figlio non avesse questo problema. Cerco di non fargli pesare la cosa ma poi mi dico: “così non lo rendo consapevole”.
Prima che nascesse il mio secondo figlio era riuscito per circa due mesetti a non fare la pipì a letto, ma poi ha ricominciato e ora siamo fermi ad aspettare. Ho provato per un lungo periodo a svegliarmi di notte per fargli fare la pipì; ogni due ore lo portavo in bagno, faceva la pipì ma non si svegliava nemmeno. Ho provato il letto a strati, la scusa del “se riusciamo a non fare la pipì nel letto per una due o tre notti ti prendo un regalo”, poi siamo passati alle mutandine assorbenti ma niente. Al mattino ci rimane male quando vede che le mutandine sono bagnate. Vorrei tanto risolvere questo problema, ma non so cosa fare”


Coloro che “non sanno cosa fare” sono alla ricerca di una qualche strategia per affrontare la situazione vissuta dal proprio figlio o figlia. Certamente si tratta di persone che ritengono la “pipì a letto” un comportamento non più completamente consono all’età del bambino e/o anomalo per frequenza (pipì a letto tutte le notti), con conseguenze spiacevoli dal punto di vista psicologico (il bambino si sveglia dopo aver fatto la pipì, piange, non riesce a dormire tutta la notte, è insicuro), dal punto di vista materiale (è necessario far indossare al bambino il pannolino oppure bisogna cambiare le lenzuola tutti i giorni, asciugare il materasso, ecc.) e sociale (il bambino subisce delle restrizioni rispetto ai coetanei, non è libero di dormire a casa di parenti o amichetti o di partecipare a gite scolastiche e la sua autostima ne può essere intaccata).

Che cosa fare allora? Provare strade diverse, senza perdersi d’animo, finché non si sarà individuata quella corretta. L’enuresi è un disturbo che si può risolvere!

I genitori che “aspettano”

“Salve, sono mamma di una bambina di quasi 8 anni. Ancora oggi usa il panno di notte perché durante il sonno non solo non riesce a svegliarsi andare a far pipì. A volte bagna il letto anche due o tre volte per notte. Anch’io da piccola facevo la pipì a letto, poi il disturbo è sparito senza fare niente. Per questo motivo, aspetto che anche il problema di mia figlia passi semplicemente da solo..”

I genitori “attendisti”, aspettano che l’enuresi “passi da sé” pensando che la crescita metta a posto quello che non va.
In precedenza si pensava che i bambini guarissero da questo problema con la crescita, dato che la percentuale dei bambini che ne soffrono a 14 anni è dell’1% contro il 10-15 % dei bambini a 6 anni.

In realtà questo è un dato falso: i bambini che soffrono di enuresi restano vulnerabili anche nell’età senile.
Oggi sappiamo che su 10 anziani incontinenti 8 sono ex bambini/e con enuresi. L’ apparente guarigione che si verifica più o meno verso i 14 anni, in verità, è dovuta agli ormoni maschili e femminili che maturano l’apparato urinario.
Quando questi ormoni con la menopausa e l’andropausa scompaiono , il problema tende a riemergere sotto forma di incontinenza.

Comportamenti efficaci
L’enuresi notturna è un disturbo che deve essere identificato quanto prima: fare la pipì a letto tutte le notti diventa un fatto anomalo intorno ai 5 anni per le bambine ed ai 6 per i bambini.

Una volta identificata l’esistenza del problema è necessario non sottovalutarlo: è opportuno che i genitori si rivolgano ad un medico per farsi consigliare su come affrontare la situazione. L’esperto, diagnosticata l’enuresi notturna, indicherà le eventuali opportune terapie (farmacologiche e/o comportamenti) da utilizzare e gli eventuali supporti cui fare ricorso.

E’ essenziale seguire le terapie con costanza, non interrompere le cure senza confrontarsi con il medico che le ha consigliate.

Essere vicini ai propri figli, incoraggiarli, non colpevolizzarli, infine, è essenziale per poter affrontare l’enuresi notturna, che, in genere, non si risolve da un giorno all’altro.

Ricordiamoci che non affrontare il problema può avere ripercussioni sull’autostima del bambino.

Le ripercussioni psicologiche

“Mio figlio ha 10 anni; da circa 3 anni soffre di questo disturbo. Il problema si presenta non tutte le notti, ma comunque spesso. Cerco di non fargli pesare la cosa ma lui comincia a stancarsi di bagnare il letto. Vorrebbe dormire da qualche amichetto, ma proprio non se la sente”

La maggior parte delle persone che hanno risposto al sondaggio ha evidenziato una forte ripercussione psicologica sul bambino: insicurezza, vergogna, senso di colpa.
L’enuresi spesso influisce negativamente non solo sull’autostima del bambino, facendolo sentire inferiore rispetto ai suoi coetanei, ma anche sulle sue interazioni sociali, non permettendogli di partecipare felicemente a campeggi, uscite fuori porta o pigiama party a casa degli amichetti per paura di bagnare il letto.

Per questo motivo, è importante il ruolo del genitore nel non colpevolizzarlo e nell’infondergli la fiducia nella risolvibilità del problema.

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Redazione Network for Health

ATTENZIONE: le informazioni che ti proponiamo, seppur visionate dal team di medici e giornalisti di ForumSalute, sono generali e come tali vanno considerate, non possono essere utilizzate a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.



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