L'inizio della scuola materna e le reazioni possibili

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L'inizio della scuola materna e le reazioni possibili

31-08-2013 - scritto da Cinzia Iannaccio

Tutti pronti per la scuola materna? Come affrontare questo passaggio?

La scuola materna è un importante momento di crescita per bambini e mamme

L'inizio della scuola materna e le reazioni possibili L’inizio della scuola si avvicina e per molte mamme, oltre che per i bambini è momento di ansia, soprattutto se stiamo parlando del primo anno di materna (o peggio di asilo nido): è la fase del primo grande distacco. Come affrontare l’evento? E’ possibile preparasi e preparare il bambino adeguatamente?

Con la mia prima figlia è stato durissimo per me. Aveva 3 anni, ma lo desiderava tanto, sapevo che avrebbe socializzato, giocato e disegnato tantissimo e quindi mi sono decisa ad iscriverla anche se non ne avevo una grande necessità logistica: c’era la nonna desiderosa di continuare a tenerla mentre io lavoravo.

Ho girato tante scuole prima di scegliere quella che mi sembrava più adatta a lei. Una scuola comunale, con un bellissimo giardino ricco di giochi (che le insegnanti utilizzavano molto) classi grandi, colorate e luminose, ognuna con i bagni, nonché tantissimi spazi open, all’interno dell’edificio che le varie sezioni utilizzavano insieme.

Il primo giorno di materna è stato però comunque un trauma! Per me. La mia bambina era felicissima, non vedeva l’ora di cominciare. Molto spesso ne avevamo parlato: di cosa avrebbe fatto lì, di quante amicizie, dei giochi e dei lavoretti manuali. E l’avevo portata a vedere la scuola, sia dentro che fuori. Anche se i bambini hanno voglia di affrontare questa avventura, andare in un luogo sconosciuto, nuovo e rimanerci da solo può mettere loro ansia. Così invece la situazione è andata soft. Per mia figlia.

Io, una volta consegnata alla maestra sono rimasta fuori alla scuola ad aspettare…cosa non lo so: l’avevo lasciata altre volte da nonni e zie, ma questo era diverso, riguardava una fase di crescita ed era più difficile da superare. Come una sciocca ho chiamato al telefono una mia amica (che approssimativamente aveva fatto come me l’anno precedente) e gli ho chiesto: ”Dimmi per favore che sono stupida e che devo andare via da qui!!!”. Lei molto carinamente mi ha tranquillizzata, mi ha fatto sentire compresa e mi sono allontanata. Sono stati 3 anni meravigliosi che la bimba ha vissuto con grande serenità.

Più difficile 5 anni dopo portare il maschietto: non lavoravo quando lui è nato e quindi il vero distacco tra me e lui è avvenuto proprio con la scuola e per mia necessità: non dormiva mai, era vivacissimo e per questo non mi era possibile lasciarlo mai con nessuno o tornare a lavorare. Soprattutto la sorellina risentiva del rapporto costante che avevo con lui.

Nel frattempo avevo anche cambiato casa e non c'era possibilità di scelta tra scuole. Per prepararlo alla materna e per abituare (e rilassare) me l’ho iscritto qualche mese prima ad una scuola privata, dove potevo portarlo anche per poche ore ed andare a riprenderlo quando volevo, qualche giorno a settimana, ma soprattutto mi permettevano di rimanere un pochino con lui nella stanza prima di salutarlo. Lui è stato entusiasta: era il più piccolo, una mascotte, al centro dell’attenzione e…..non voleva mai venire via.

Alla materna comunale qualche mese dopo non è stato egualmente semplice: i bambini andavano consegnati all’ingresso del padiglione alle insegnanti e ripresi solo ad orario stabilito. Quello per lui è stato un vero distacco, un trauma. Un rifiuto totale che è durato a lungo. Soprattutto era cresciuto quel poco in più per comprendere che io non sarei stata con lui quella mattina, e gli altri bimbi non erano più una novità: inoltre nessuno gli prestava particolari attenzioni, erano tanti i “protagonisti” del primo giorno di scuola e dei successivi.

Ed ha pianto e si è disperato drammaticamente: ho ottenuto, in via eccezionale dalle insegnanti di rimanere per qualche giorno qualche minuto in classe, in modo che si ambientasse. Loro non riuscivano a calmarlo. Non è stato un passaggio semplice e neppure i tre anni che sono seguiti. Ora ci prepariamo alla prima elementare.

Ogni bambino è un caso a se e ognuno necessita di modalità diverse per adattarsi alle nuove situazioni. Le varie difficoltà ed i distacchi sono per lui sono anche sinonimo di crescita. Di certo è buona cosa di volta in volta spiegargli i contesti, per rassicurarli e soprattutto prestare attenzione alle reazioni cercando una soluzione agli eventuali problemi che si pongono, soprattutto creando un dialogo con le insegnanti e lavorando insieme laddove sia necessario.

Più difficile è il lavoro da fare su noi stesse, per tagliare il primo “simbolico pezzettino di cordone ombelicale”: ma possiamo farcela. Voi che ne dite? Siete pronte per l’evento? Oppure, come lo avete vissuto?

Foto: Flickr

A cura di Cinzia Iannaccio, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2007, blogger, specializzata nel settore della salute e del benessere.
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