La nuova scienza di cooperazione degli atomi é entrata in medicina

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La nuova scienza di cooperazione degli atomi é entrata in medicina

25-06-2010 - scritto da TizianoGastaldi

Il quadro clinico preponderante attualmente è ascrivibile alle malattie degenerative e dismetaboliche e neoplastiche.

Non hanno trovato una spiegazione nonostante il progredire della medicina e quindi c’è qualcosa che regola le reazioni cellulari che sfugge alla ricerca medica.

La biologia descrive nel corpo umano, l’avverarsi di un numero incredibile di reazioni cellulari enzimatiche che avvengono in base ad un ordine incredibile. Da cosa dipende quest’ordine che permette al corpo di mantenere la salute e anche ritrovare il proprio equilibrio di fronte ad aventi patogeni di ogni tipo?
Il passo compiuto dalla scienza moderna è stato quello di passare da una visione descrittiva della natura, ad una visione dinamica della natura.

Questo corrisponde all’individuazione della legge di formazione del fenomeno che osservo e che prima descrivevo solamente. Oltre a questo si è posta l’attenzione non sull’oggetto ma sui componenti dell’oggetto sino ai suoi costituenti più infinitesimali. Conosciamo quindi gli elementi che formano l’oggetto e ora dobbiamo verificare come questi elementi collaborano a fornire la funzione finale. Questo è il punto che costituisce la proprietà collettiva della materia. Legge di cooperazione degli atomi. Questo è ciò di cosa si occupa ora la scienza.

Le nuove scoperte devono essere sottoposte alla peer revue e quindi al giudizio dell’esperto che dovrebbe poi valutare le nuove scoperte, ma se l’esperto si trova confrontato ad un cambiamento delle conoscenze di cui è esperto, l’esperto cambia il suo stato e non si trova più nella posizione di esperto in quanto ignora quello di cui si discute e non capendolo e non conoscendolo non lo può avvallare. Questo conflitto determinato anche da meri problemi materiali, non permette la naturale evoluzione delle scoperte, ma le rallenta.

Interazione tra gli oggetti.
In particolare in biologia. Descrizione biologica della materia vivente e delle molecole.
Ogni atto biologico è stato analizzato nelle sue radici molecolari. Per ogni atto sono necessarie precise sequenze ordinate di reazioni biochimiche generate dall’incontro delle varie molecole che seguono un ben determinato rituale che ha come caratteristica peculiare l’ordine degli avvenimenti.
Pertanto un determinato atto biologico dipende dall’incontro rapidissimo di una ben precisa sequenza di molecole che reagiscono tra di loro; se cambia l’ordine, cambia anche l’atto biologico che perde le sue caratteristiche. L’interrogativo fondamentale è scoprire cosa permette questo fenomeno rapidissimo che riguarda il numero enorme di molecole che ci costituiscono.
La semplice descrizione del fenomeno è che la prima molecola deve incontrare la seconda molecola e poi tutte le altre successivamente per dar luogo al fenomeno biochimico biologico.

In base delle leggi della biologica molecolare, la prima molecola per sfruttare le forze chimiche per incontrare la successiva molecola, deve giungervi quasi a contatto in quanto queste forze per esercitarsi, essendo corte, devono prevedere uno stato di quasi contiguità. Oltre una certa distanza che è molto breve, non vi è nessun riconoscimento chimico e la reazione avviene solo quando si è raggiunta una certa soglia di vicinanza che approssimativamente è pari a quella del diametro molecolare. Secondo punto da considerare è che le molecole non interreagiscono solamente con una molecola ben determinata, ma possono produrre reazioni anche con le altre molecole, ma affinché l’effetto biologico si eserciti, la molecola con cui deve interreagire deve essere una ed una sola. Se diversa tutto il processo cambia decorso.

Se non si considera che esista un manovratore che diriga in traffico, non è possibile dare una giustificazione del perché i fenomeni biochimici avvengano in quella maniera ordinata con l’enormità del numero delle molecole che costituiscono la materia. La biologia non è stata in grado di fornirci questa risposta. Se non esiste un qualcosa che governa il processo, in base alle leggi biologiche sarebbe possibile che l’ordine degli incontri molecolari non sia rispettato per originare l’atto biologico, ma dato che questo non succede, l’ipotesi della presenza di un governatore degli incontri molecolari, ci spiega viceversa l’avvenimento delle reazioni ordinate e precise.
Quando si chiede al biochimico perché ci troviamo davanti a questa prassi precisa e rapida, il biochimico risponde perché è così e attribuisce tutto al codice biochimico, ma non è in grado di spiegare perché le molecole obbediscono a questo codice.. Sulla base dello schema biologico descrittivo delle reazioni, non vi è dunque una spiegazione per la velocità e l’ordine in cui avvengono gli incontri molecolari per dar luogo alle reazioni. Quindi il problema è riconoscere la ragione dinamica per il rispetto del codice biochimico e genetico. Se il codice prevede che una molecola debba reagire con una ben precisa altra molecola. Facendo incontrare la prima molecola con una molecola diversa da quella prevista, la reazione avviene, e quindi resta da spiegare perché nella materia vivente, dove vi sono anche tutte le altre molecole, l’interreazione alternativa non avviene.

Quindi è necessario un informatore che consegni in tempi rapidissimi ad un numero incredibile di molecole, il messaggio o il progetto della sequenzialità degli incontri previsti per far avvenire quell’atto biologico.
Quindi oltre alle molecole deve essere previsto un altro componente che deve avere la caratteristica di avere sotto controllo contemporaneamente tutte le molecole e quindi deve essere molto esteso e deve anche contenere tutte le molecole. L’altra caratteristica che deve avere, è la capacità di inviare segnali ben precisi a tutte le molecole per far si che si incontrino esclusivamente le molecole precise e nell’ordine preciso per far accadere gli atti biologici.

Il componente che ha queste caratteristiche e che è conosciuto da tempo è il campo elettromagnetico. Esiste da sempre in natura ed è stato ampiamente studiato; può svolgere questi compiti con le sue lunghezze d’onda, copre volumi vastissimi; in particolare le frequenze che interessano la materia vivente vanno dallo spettro del visivo sino alle microonde.

Si parte quindi da una dimensione pari ad una frazione di micron; in una frazione di micron che corrisponde al visivo, alla densità normale della materia, sono contenuti milioni di molecole e la distanza media tra due qualsiasi molecole che appartengono ad una cellula è dell’ordine di 50 amstrong pertanto ogni lunghezza d’onda superiore è in grado di raggiungere entrambe le molecole e causarne l’incontro o l’interreazione. Le frequenze d’onda più basse hanno lunghezza d’onda maggiore e viceversa e per questo a maggior ragione possono generare e controllare le interreazioni anche a distanze maggiori. Le forze dispersive.

Garantiscono la potenza per poter far avvenire le reazioni. Le forze dispersive derivano dal fatto che la distribuzione degli elettroni in un atomo o molecola non è simmetrica istante per istante. Se si considera un atomo di un gas nobile come l'argon, la distribuzione degli elettroni in media è perfettamente sferica e non c'è alcuna polarizzazione. tuttavia, ad un dato istante, il moto degli elettroni (a causa della correlazione dinamica) è tale per cui la distribuzione non è perfettamente sferica e si crea una debolissima polarizzazione di carica (cioè un piccolissimo momento di dipolo).

Questo è in grado di generare un altro dipolo opposto, e quindi attrattivo, in un atomo adiacente, e così via. quindi, anche se in media non c'è mai una polarizzazione netta, tra atomi di argon esiste una debolissima attrazione. E’ però talmente debole che si manifesta solo quando l'agitazione termica è debole, cioè a temperature molto basse (infatti i gas nobili liquefanno a T molto basse). E’ da notare che l'interazione dispersiva è sempre attrattiva e dipende solo dall'esistenza degli elettroni; quindi è ubiquitaria, anche se molto più debole delle altre interazioni non covalenti. L'intensità dell'interazione dipende fondamentalmente dalla facilità con cui gli elettroni possono essere distorti dalla loro situazione di "equilibrio". questo viene quantificato dalla polarizzabilità. Più alto è il numero atomico e maggiore è la polarizzabilità, per cui il punto di ebollizione del neon è molto più basso di quello dello xenon, ad esempio. Questo riguarda l'interazione di London (o di van der Waals) tra dipoli indotti. Esiste anche un'interazione indotta da un dipolo permanente: in tal caso è il dipolo permanente ad indurre la polarizzazione, secondo gli stessi fenomeni. è quindi proporzionale al momento di dipolo permanente e alla polarizzabilità. questa è una delle interazioni coinvolte nella (scarsa) solubilità di molecole non polari in acqua. Alcuni chiamano int. dispersiva solo la prima, altri tutte e due. Sono responsabili della dispersione della luce ed è da ciò che prendono il nome.

La forza dispersiva è costituita da una frazione in cui al numeratore vi è il gradiente del quadrato del campo; questo significa che la forza è maggiore sui bordi del campo, dove poi il campo varia bruscamente la sua intensità, nelle regioni dove il gradiente è costante, questa forza è minima. Il numeratore del rapporto determina il luogo dove avviene la reazione. Il denominatore ci da l’indicazione di quali fenomeni avvengono ed è costituito dalla differenza tra il quadrato della frequenza della molecola che oscilla e il quadrato della frequenza del campo.

Una molecola che entra in un campo elettromagnetico da luogo ad una forza che dipende inversamente dalla differenza dei quadrati e quindi a seconda della polarità potremo avere una forza traente o repulsiva. Quando queste due frequenze sono uguali, il denominatore si azzera e si sviluppa una forza incredibile. Pertanto questo dimostra che anche campi elettromagnetici deboli possono generare forze importanti e che operano a lunga distanza.

Per cui due molecole in uno stesso campo, e con la stessa frequenza del campo, sviluppano una forza attrattiva enorme anche a lunga distanza possono velocemente attrarsi e dare origine solo loro, all’atto biologico perché quella forza è selettiva e determinata appunto dalla frequenza di risonanza.
Se la frequenza delle due molecole è diversa, il richiamo a distanza non ha luogo. Tra loro comunicano solo le frequenze uguali per cui le altre molecole con frequenze diverse, non ricevono il segnale trasmesso sull’altra frequenza.
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Malattie, cure, ricerca medica




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