La prevenzione alimentare dei tumori

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La prevenzione alimentare dei tumori

18-01-2011 - scritto da Prof.ssa Virginia A. Cirolla

L’alimentazione può influenzare l’insorgenza dei tumori attraverso numerosi meccanismi.

Quali sono gli alimenti che più rischiano di aumentare la possibilità di insorgenza di tumori?


L’alimentazione può influenzare l’insorgenza dei tumori attraverso numerosi meccanismi:

- la presenza di sostanze cancerogene nei cibi (ad esempio micotossine che si formano nella conservazione dei cereali ed altri alimenti conservati in ambienti caldo-umidi; nitrosamine che si formano nella conservazione di cibi proteici in presenza di nitriti; residui di pesticidi)
- la formazione di sostanze cancerogene nella cottura, specie ad alte temperature (ad esempio ammine eterocicliche nella cottura delle carni; acrilamide nella cottura ad alta temperatura degli amidi, in particolare nella frittura delle patatine)
- sostanze pro-ossidanti (ad esempio il Ferro-eme delle carni), che favoriscono la formazione di N-nitroso composti nel lume intestinale e la produzione di radicali liberi
- sostanze antiossidanti (le vitamine C ed E, i carotenoidi e vari polifenoli dei cibi vegetali) che proteggono il DNA dai radicali liberi e prevengono l’attivazione metabolica di vari cancerogeni
- attivatori di enzimi di fase II (glutatione-S-transferasi, acetiltransferasi, UDPglucoroniltranferasi,
sufotransferasi) che favoriscono l’eliminazione delle sostanze tossiche coniugandole ad una molecola di acido glucuronico, acetico o solforico (ad esempio i glucosinolati delle crocifere)
- inibitori di enzimi di fase I (P450) implicati nell’attivazione di sostanze cancerogene (ad esempio indoli e isotiocianati – derivanti da glucosinolati – e la quercetina presente in numerosi frutti e verdure, in particolare mele e cipolle)
- sostanze che stabilizzano il DNA inibendo l’enzima istonedeacetilasi (il diallilsolfato dell’aglio, il solforafano delle crocifere, il butirrato prodotto nella fermentazione intestinale delle fibre vegetali)
- promotori della differenziazione cellulare (ad esempio le vitamine D ed A, e gli acidi grassi poli-insaturi omega-3 del pesce e di varie erbe selvatiche)
- promotori della comunicazione intercellulare, che consente il controllo della crescita dei tessuti ( retinoidi, carotenoidi, acido caffeico, resveratrolo del vino rosso, polifenoli del the verde)
- promotori della proliferazione cellulare (ad esempio le poliamine – putrescina, spermina e spermidina – contenute nella frutta, nelle verdure a frutto e in alimenti fermentati)
- inibitori dell’ornitina-decarbossilasi, che catalizza la sintesi di putrescina (ad es nelle gingiberacee, quali la curcuma e lo zenzero)
- inibitori dell’angiogenesi (ad esempio i polifenoli del tè verde – in particolare l’epigallocatechinagallato (EGCG)- gli isoflavoni della soia, curcumina, quercetina,resveratrolo, estratti d’aglio, nonchè la restrizione calorica)
- promotori dell’apoptosi (ad esempio il solforafano e l’indolo-3carbinolo delle crocifere, gli omega-3, curcumina, capsicaina, vanillina, EGCG, resveratrolo,licopene)
- precursori di prostaglandine proinfiammatorie (acido arachidonico presente nelle carni) o antinfiammatorie e antiproliferative (acido
eicosapentaenoico del pesce, acido gamma-linolenico di alcuni oli vegetali)
- inibitori dell’espressione di COX-2, sovraespressa in molti tipi di tumori, e quindi della sintesi di prostaglandine infiammatorie (ad esempio l’acido ellagico dei frutti di bosco e vari composti delle gingiberacee)
- agenti metilanti (ad esempio l’acido folico – presente in particolare nelle foglie verdi e nei legumi- e inoltre metionina, colina, betaina) capaci di silenziare
- attraverso la metilazione delle isole GpG dei promotori - certi geni
- sostanze che intervengono nella riparazione del DNA (ad esempio i folati)
- modulatori della persistenza delle infezioni da HPV e da Helicobacter Pilori(verosimilmente l’acido folico e varie sostanze antiossidanti vegetali)
- potenziatori delle difese immunitarie (quali Zinco, un elevato rapporto fra acidi grassi omega-3 e omega-6, e il centinano contenuto in alcuni funghi, quali lo shiitake (lentinus edodes), il maitake, e il pleurotus ostreatus)
- modulatori della regolazione del ciclo cellulare (ad esempio l’idrossitirosolo dell’olio di oliva, la Vitamina A e altri ligandi del recettore dei retinoidi, e fattori che inibiscono le chinasi ciclinadipendenti, quali l’EGCG del tè verde, la genisteina
della soia, nonché la restrizione calorica)
- fitoestrogeni, competitori degli estrogeni endogeni per i recettori ormonali (ad esempio gli isoflavoni della soia e i lignani dei semi di lino e di sesamo)
- modulatori dell’espressione di geni oncosopressori (il di-indolilmetano delle crocifere e i fitoestrogeni e stimolano in vitro l’espressione dei geni BRCA, il cui difetto di funzionamento aumenta il rischio di cancro della mammella e dell’ovaio),o di oncogeni (la via PI3K/AKT/mTOR, che promuove la sintesi di fattori di
crescita, è inibita da morina, apigenina, delfinidina, luteolina,quercetina,antocianidine e omega -3, mentre una dieta ricca di grassi la attiva) e
- inibitori delle metallo-proteasi che governano la penetrazione delle cellule tumorali nei tessuti e nei vasi (inibite in vitro da EGCG, curcumina, quercetina, resveratrolo,genisteina, vitamina C, vitamina E)
- modulazione della sintesi di fattori di crescita e citochine infiammatorie (la restrizione calorica riduce la sintesi di IGF-I (fattore di crescita insulinosimile di tipo 1), PDGF (il fattore di crescita derivato dalle piastrine), VEGF (il fattore di
crescita vascolare endoteliale), IL-6 (interleuchina 6), PRC (proteina reattiva C); le proteine, in particolare animali, soprattutto quelle del latte, promuovono la sintesi di IGF-I)
- modulazione dell’ambiente ormonale, mediata dalla produzione di insulina (favorita dallo stile alimentare occidentale ricco di carboidrati raffinati e di grassi saturi) che somma azioni gonadotropiche (aumentata sintesi di androgeni nell’ovaio),
metaboliche epatiche (ridotta sintesi di SHBG (la globulina che lega gli ormoni sessuali) e di IGFBP1 e 2, due delle proteine che legano l’IGF, riducendone la biodisponibilità), e sistemiche (aumentata espressione di recettori per l’ormone della crescita)
La complessa interazione di questi meccanismi, unita all’estrema varietà delle combinazioni alimentari nelle varie popolazioni e alla diversa costituzione genetica degli ndividui rende arduo riconoscere l’eventuale responsabilità eziologica di uno specifico fattore alimentare, e spiega anche il fallimento di molti studi di chemio-prevenzione, che si illudono di poter intervenire efficacemente in meccanismi biologici complessi e ridondanti con una o poche sostanze alimentari ad alte dosi.
Gli studi fra il consumo pro capite di vari alimenti e nutrienti e la mortalità per tumore (i cosiddetti studi ecologici, iniziati negli anni sessanta) hanno evidenziato una forte relazione dei principali tumori del mondo occidentale (mammella, colon, prostata, rene, ovaio) con il consumo di carni e di grassi animali, ma non erano in grado di discriminare fra il ruolo di questi alimenti ed altri potenziali fattori eziologici legati alla ricchezza delle popolazioni. Alcune di queste
associazioni sono state successivamente messe in dubbio dagli studi di epidemiologia analitica basati su questionari alimentari individuali, che hanno invece dimostrato inequivocabilmente, fin dagli anni ’80, il ruolo delle bevande alcoliche nell’eziologia dei
tumori delle prime vie aereo-digestive, dell’esofago, e del fegato, la protezione da frutta e verdure per questi stessi tumori e per i tumori del polmone e dello stomaco, e la relazione fra consumo di carni rosse, in particolare carni conservate (salumi, wurstel, hamburger
ecc), e l’incidenza di cancro dell’intestino e dello stomaco. Il progetto EPIC (EuropeanProspective Investigation into Cancer and nutrition, il piu’ grande studio prospettico finor intrapreso, che segue oltre 500.000 persone reclutate in 10 paesi europei con abitudini alimentari molto diverse) ha confermato un chiaro effetto preventivo del consumo di alimenti ricchi di fibre vegetali, sia cereali sia verdura e frutta sui tumori del colon. Il ruolo del latte e dei formaggi nella cancerogenesi è invece molto controverso. A
fronte di un’associazione protettiva del consumo di calcio nei confronti dei tumori dell’intestino c’è un sospetto che il latte sia associato ai tumori dell’ovaio e che una dieta molto ricca di calcio favorisca i tumori della prostata (forse perché riduce la sintesi
endogena di vitamina D).
I risultati dell’epidemiologia osservazionale hanno stimolato la partenza di numerosi studi sperimentali controllati di intervento con integratori alimentari (in genere cocktail di vitamine antiossidanti e sali minerali), spesso rigorosamente condotti in doppio
cieco. I risultati di questi studi sono stati generalmente deludenti, e talvolta drammatici: la supplementazione con beta-carotene ha causato un aumento significativo dell’incidenza del cancro del polmone nei fumatori; alte dosi di vitamina E hanno fatto aumentare la mortalità generale; la supplementazione con crusca di cereali o con fibre solubili non ha ridotto e in certi casi ha fatto aumentare l’incidenza di polipi intestinali; ma in generale i risultati sono stati nulli. Le ragioni di questo fallimento non sono note con precisione. Le ipotesi principali sono che certe sostanze antiossidanti diventino proossidanti ad alte dosi o in condizione di elevata pressione parziale di ossigeno, oppure che dosi troppo alte di antiossidanti possano impedire meccanismi apoptotici che sfruttano vie ossidative. Rimane quindi valida la raccomandazione di consumare un’ampia varietà di cibi semplici e naturali di provenienza vegetale ma non di ricorrere ad integratori alimentari ad alte dosi.
Gli studi epidemiologici su dieta e tumori della mammella hanno dato risultati spesso incoerenti. La ragione di queste difficoltà potrebbe dipendere dalla scarsa accuratezza dei questionari alimentari, ma anche dal fatto che lo stile alimentare complessivo delle popolazioni ad alto rischio è più importante che non l’esposizione a singoli fattori, un aspetto che le tecniche epidemiologiche comunemente usate fino a poco tempo fa non erano in grado di valutare compiutamente. Studi recenti condotti in varie popolazioni evidenziano una protezione da stili alimentari compatibili con la dieta mediterranea tradizionale. Gli studi epidemiologici che seguono prospetticamente ampie popolazioni di cui si dispone di campioni di sangue hanno inoltre dimostrato al di là di ogni
ragionevole dubbio che alti livelli sierici di androgeni e, dopo la menopausa, di estrogeni e di insulina, favoriscono il successivo sviluppo di carcinomi mammari. Il rischio è più alto in presenza di bassi livelli di SHBG, e quindi di più alti livelli di ormoni sessuali liberi.
Molti studi hanno anche evidenziato un rischio di tumori mammari e di altri tumori da alti livelli sierici di IGF-I, che è l’effettore dell’ormone della crescita ed uno dei principali fattori che stimolano la proliferazione cellulare e prevengono l’apoptosi.
Queste alterazioni endocrino-metaboliche riconoscono cause sia genetiche sia nutrizionali. La ricerca sui geni che controllano la sintesi e il metabolismo di ormoni e fattori di crescita non ha però fino ad ora identificato polimorfismi capaci di spiegare se
non marginalmente la variabilità interindividuale dei livelli sierici di questi fattori. E’ stato dimostrato, invece, che i livelli di ormoni sessuali sono influenzati dalla massa di tessuto adiposo (dove sono sintetizzati sia androgeni sia estrogeni), dall’attività fisica (che migliora la sensibilità insulinica) e dalla dieta. Gli studi DIANA (Dieta e Androgeni) condotti all’Istituto Nazionale dei tumori di Milano hanno dimostrato che un cambiamento complessivo della dieta, volto a ridurre il consumo di zuccheri raffinati e di grassi saturi,
che caratterizza l’alimentazione contemporanea dei paesi ricchi, e a promuovere una dieta basata su cibi tradizionali di provenienza vegetale, con un’ampia varietà di cereali integrali, legumi, verdure e frutta di stagione, e’ in grado di ridurre il livello sierico di insulina e, di conseguenza, la biodisponibilità di ormoni sessuali e di fattori di
crescita. Trattandosi di una dieta molto saziante e a bassa densità calorica consente inoltre di ridurre il peso corporeo, in particolare l’adiposità addominale, uno dei principali fattori di rischio delle patologie cronico-degenerative occidentali.
Fin dall’inizio del secolo scorso studi sperimentali hanno ripetutamente riscontrato una ridotta incidenza di tumori e una maggiore durata della vita negli animali allevati in condizione di restrizione calorica. Recentemente la ridotta incidenza di tumori, di infarti miocardici e di diabete è stata confermata anche nelle scimmie. Il fenomeno e’ verosimilmente mediato da una ridotta produzione di fattori di crescita e di citochine infiammatorie. Studi recenti, infatti, hanno dimostrato che il beneficio della restrizione
calorica può essere rimosso dalla somministrazione di IGF-I. Sovrappeso e circonferenza vita ampia , espressione di una dieta ipercalorica, sono associati a una maggiore incidenza di tumori della mammella (dopo la menopausa), dell’endometrio, dell’intestino, del rene, della colecisti, mentre l’attività fisica e’ protettiva sia per i tumori dell’intestino sia per quelli della mammella (sono sufficienti 30-40 minuti al giorno di un’attività pari ad una camminata a passo veloce per ridurre significativamente l’incidenza). E’ probabile che una maggiore disponibilità di energia favorisca anche la progressione di tumori già manifestatisi clinicamente. L’obesità, infatti, e’ associata a una prognosi peggiore, e studi recenti hanno dimostrato una netta riduzione delle recidive dei tumori dell’intestino e della mammella nei pazienti che praticano regolarmente una moderata attività fisica.
La strategia dei progetti DIANA in corso all’Istituto dei Tumori di Milano è di ridurre il consumo calorico senza richiedere restrizioni della quantità di cibo, bensì modificando la composizione del cibo, evitando i cibi industriali ad alta densità calorica, moderando il
consumo di proteine, e garantendo la più ampia varietà di cibi vegetali, in modo da consentire un’azione sistemica sui complessi meccanismi biologici che governano la proliferazione cellulare, fornendo quindi dosi naturali di tutte le sostanze alimentari
potenzialmente preventive, senza ricorrere all’uso di supplementi.
Riferimenti bibliografici:
WCRF / AICR. Food, Nutrition, Physical Activity and the Prevention of Cancer: a Global
Perspective, AICR, Washinghton DC 2007 (Food, Nutrition, Physical Activity and the Prevention of Cancer: a Global Perspective - online)
Servan-Schreiber D. Anticancer. Prévenir et lutter grâce à nos défenses naturelles. Robert
Laffont, Paris, 2007
USDA. Dietary Guidelines for Americans, 2005
(Report of the Dietary Guidelines Advisory Committee on Dietary Guidelines for Americans, 2005)
Campbell TC and Campbell TM. The China Study, Benbella Books, Dallas Texas 2005
IARC. Weight Control and Physical Activity. IARC Handbooks of Cancer Prevention.
IARC press, Lyon, 2002

Per informazioni Dott.Virginia A.Cirolla

Presidente Nazionale A.I.S.M.O.

www.aismo.org

 
 
 
 
 


Prof.ssa Virginia A.Cirolla
MD,PhD in Experimental And Clinical Research Methodology in Oncology Department of Medical and Surgical Sciences and Translational Medicine "Sapienza" University of Rome
National President A.I.S.M.O. ONLUS
www.studiomedicocirolla.it
www.aismo.it

Profilo del medico - Prof.ssa Virginia A. Cirolla

Nome:
Virginia Angela Cirolla
Comune:
ROMA
Telefono:
0645477448 3396769115, 3930944388, 3335230409
Azienda:
A.I.S.M.O. ONLUS
Professione:
Ricercatore
Posizione:
PRESIDENTE NAZIONALE
Occupazione:
MEDICO CHIRURGO SENOLOGO/TITOLARE CENTRO DI FORMAZIONE ANFOS/DIRETTORE SANITARIO A.I.S.M.O. ONLUS
Specializzazione:
Oncologia Medica, Medicina alternativa, Chirurgia generale, Perf in Ecografia, Senologia, Master Format. ANFOS, Master Agopuntura, Dottorato Ricerca Oncologica
Contatti/Profili social:
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