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La salute in una stretta di mano

La salute in una stretta di mano

26-06-2015 - scritto da Paola P.

Uno studio pubblicato su Lancet collega alla perdita della forza nelle mani un maggior rischio per il cuore.

La probabilità di avere un attacco di cuore è "scritta" nel palmo delle mani.

La salute in una stretta di mano

Chi di noi non ha giocato, almeno una volta, a braccio di ferro? Mano contro mano, bicipite contro bicipite, per stabilire chi fosse il più forzuto. Ebbene, forse in un non lontano futuro, al posto degli esami per la funzionalità cardiaca che servono per misurare le probabilità – maggiori o minori – di andare incontro a un infarto o a un ictus, potremmo essere invitati a rispolverare questo giochino tanto economico quanto puntualmente predittivo. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet ha infatti riscontrato un legame, o meglio, una diretta corrispondenza tra perdita di forza nelle mani in età precoce e maggiori rischi di subire un evento cardiovascolare.

 

Prima di spaventarci pensando alla fatica che ci costano quei 100 metri fino a casa con le buste della spesa, teniamo presente che un declino della forza di braccia e mani, che si traduce anche in una presa sempre meno salda, è del tutto fisiologico. Ma in quali proporzioni tale indebolimento è normale, e quando, invece, ci dobbiamo preoccupare?

 

Diciamo che, tanto per avere un riferimento preciso:

  • una donna intorno ai 20 anni ha una forza prensile nelle mani corrispondente a 34 kg, che scende a circa 24 kg intorno ai 70 anni
  • un uomo giovane e sano ha una presa di 54 kg che a 70 scende a circa 38 kg

 

Si tratta di cali del tutto naturali, perché i  muscoli, con l’andare del tempo, perdono tono. Ma quanto più rapidamente avviene questo declino muscolare, tanto maggiori sembrano essere i rischi di subire un evento cardiovascolare.

 

Stando alle evidenze dell’esperimento condotto dai ricercatori della McMaster University del Canada su un campione di 140mila persone sparse in 14 nazioni diverse, una perdita di forza prensile di 5 kg corrisponde ad un aumento del rischio di infarto del 16%. Tanto più anticipato e progressivo sarà l’indebolimento, tanto superiori saranno le probabilità di problemi cardiaci precoci.

 

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori canadesi hanno fatto compilare al campione un questionario in cui dovevano indicare i dati personali – età, sesso, peso e altezza, residenza e storia familiare – le abitudini di vita  e gli eventuali “vizi” tra cui fumo e alcool, e naturalmente i dati clinici indicatori della salute del cuore tra cui pressione e livelli di colesterolo.

Tutti i pazienti sono poi stati sottoposti alla prova della stretta di mano per misurarne la forza. Spiega il dottor Darryl Leong, uno dei curatori dello studio: “Misurare la forza nella stretta di mano potrebbe essere un modo facile ed economico per valutare il rischio di morte a seguito di eventi cardiovascolari in un individuo”. Questo perché proprio una stretta debole e indebolita costituisce un “marcatore” di problemi cardiaci migliore della sola misurazione dei livelli pressori o del colesterolo.

 

Una volta valutato questo, si potrebbe anche agire per invertire la tendenza, come precisa il dottor Leong: “Ulteriori studi sono necessari per capire se il tentativo di aumentare la forza muscolare di braccia a mani sia in grado di ridurre il rischio cardiovascolare”.

Il legame tra calo muscolare e disturbi al cuore e alla circolazione dipende dal fatto che le arterie intasate non sono in grado di ossigenare in modo adeguato le fibre muscolari che, così, perdono tono e tendono all’atrofia.

Insomma... Per fugare ogni dubbio una partitina a braccio di ferro ogni tanto facciamola… e se ci battono subito… corriamo ai ripari!

 

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Fonte | bbc.com 

Foto | via Pixabay.com




A cura di Paola P.
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