Le teleangectasie

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Le teleangectasie

15-03-2010 - scritto da Viviana Vischi

Cosa sono le teleangectasie, come si formano e come si può porre rimedio a questo inestetismo, oltre che problema di salute?

Teleangectasie: prevenzione, cause e cure

CHE COSA SONO
Il termine teleangectasia è di per sè ostico e difficilmente comprensibile per i "non iniziati". Richiama televisione, telefono, telegrafo: sono molto pochi coloro che fanno, automaticamente il riferimento a "lontano", "distante dal centro", quindi "periferico".

Il fatto è che le ectasie, e cioè le dilatazioni, gli svasamenti, gli aumenti di calibro patologici dell'angiòs, e quindi dei vasi sanguigni, si verificano molto, molto lontano dal centro (che è ovviamente il cuore), proprio all'estrema periferia, là dove stanno i vasellini più piccoli della circolazione sanguigna: i capillari, le venule post-capillaria e le venule collettrici di 1' e 2' ordine.

Ed ecco che, accertata questa topografica, scatta un equivoco: equivoco concettualmente così pericoloso e foriero di errori, da colpire indifferentemente laici e clerici, nella stragrande maggioranza. I laici sono il pubblico, la gente comune che ci circonda tutti i giorni. I clerici sono i medici pratici e tra la massa vi sono anche non pochi "specialisti".

Ma dove sta l'equivoco?
Nel fatto che è quasi universalmente invalso, nell'uso comune e con la presunzione di saper spiegare con parole semplici cose difficili, la definizione di capillari per piccoli vasi che sono tutto, fuorché capillari.

Chiunque, ed in primo luogo le pazienti, ma poi anche moltissimi medici, quando vogliono fare riferimento agli inestetici reticoli bluastri che compaiono sottopelle sulle cosce, vicino alle ginocchia, sulle gambe, parlano semplicemente di capilari, come se fosse ovvio che proprio di capillari si tratta. D'accordo: sono vasellini sottilissimi, qualche volta davvero meno grossi di un capello, ed è proprio per questa ragione che nasce l'equivoco.

Se fosse solo una questione di nome, tanto per intendersi, poco male. In fondo, ci si capisce. Invece la radice del "male" sta proprio qui. Dare un nome sbagliato significa andare fuori strada per il trattamento. Se fossero sul serio "capillari", forse si potrebbe, in teoria, fare qualcosa. Invece, sono piccole vene dilatate. In pratica MICROVARICI. E nessuno è mai riuscito, con nessuna specie di terapia, a far ritornare del calibro normale una vena varicosa. Tant'è vero, che l'unica maniera valida per eliminare le varici è la loro asportazione chirurgica (safenectomia).

La stessa cosa è per le teleangectasie, solo che in questo caso, la varicosi colpisce, inaspettatamente, piccole venule a varia localizzazione e con diversa distribuzione anatomo-topografica. Sono completamente ignote le vere ragioni per cui vanno incontro ad ectasia solamente le piccole venule di un certo punto, odi più punti degli arti inferiori, mentre altrove la pelle sembra del tutto "normale". Così, non si capisce perchè le teleangectasie possano avere forme molto diverse, tanto da dar luogo a vere e proprie classificazioni cliniche, su cui si sono cimentati in molti, pensando di poter così giungere ad una qualsiasi interpretazione sulla loro genesi.

Le teleangectasie sono un fenomeno molto diffuso.
Possono comparire a qualsiasi età, anche in soggetti apparentemente "normali", senza segni clinici evidenti di stasi e/o insufficienza venosa cronica. Spesso, bastano un pò di gambe pesanti, di qualche raro gonfiore alle caviglie la sera, di piccoli formicolii saltuari alle estremità, perchè "saltino fuori", in un punto qualsiasi, i dannai "capillari". Il danno non è affatto percepito soggettivamente. Non fanno male. La preoccupazione è solo estetica. Una gamba o una coscia con "capillari" diventa subito brutta. Pare che tutti guardino solo in quel punto, e basta. Ciò può essere causa di ulteriori danni, questa volta psicoemotivi, specie in soggetti labili. Ed è per tali motivi che si ricorre, con frequenza molto elevata, ai tentativi di riparare il danno estetico con iniezioni di sostanze sclerosanti.

L'introduzione nel lume di una venula dii liquidi altamente reattivi, provoca una specie di infiammazione chimica che comporta la chiusura del lume stesso. Non sempre riesce, se non in mani molto esperte. Spesso si va con l'ago "fuori vena" ed allora succedono i guai. Pigmentazioni, reazioni tessutali, o peggio ancora piccole necrosi. Per non parlare di quando si pretende di sclerosare una grossa vena varicosa e si sbaglia vaso andando nell'arteria: cosa che sembra assurda, ma che è invece possibilissima.
La morale è semplice, ma dura a capirsi.

Le teleangectasie vanno prevenute, perchè non c'è nessuna cura medica o dermoco-smetologica efficace. Si tratta ora di capire perchè e come si formano le teleangectasie. Dopo anni di diatribe, solo in tempi molto recenti si è potuto far parzialmente luce su alcuni aspetti fondamentali della patogenesi delle teleangectasie.

COME SI FORMANO
E' assolutamente impensabile che una teleangectasie si formi così, da un giorno all'altro. Indubbiamente, vi dev'essere, e c'è, un corteo di situazioni e fattori che ne favoriscono e condizionano lo sviluppo.
In primo luogo, la stasi microcircolatoria. Se non vi è stasi, e cioè rallentamento della velocità di circolo del flusso sanguigno nei capillari e nel- le venule, non vi può essere dilatazione, dove il sangue letteralmente si insacca, né aumento pressorio locale. E semplicemente ridicolo pensare che una piccola vena si dilati quando il sangue scorre bene, e con la giusta velocità di deflusso. Vi deve essere perciò qualcosa, una situazione patologica che precede, e per lunghi tempi, la comparsa delle teleangectasie clinicamente evidenti. In altri termini: una teleangectasia non può formarsi che su di un "terreno patologico", già per così dire "preparato" all'evento abnorme, che è perciò soltanto l'ultimo atto di un dramma iniziato molto tempo prima.

Un dramma "nascosto", invisibile, inapparente, clinicamente muto, ma non per questo meno pregnante di, appunto, drammatiche implicazioni e conseguenze non certo desiderabili. Fino a poco tempo fa non c'era nessun mezzo, nessun modo di capire dove e come si svolgesse effettivamente il "processo nascosto" che prelude alla nascita clinica delle teleangectasie.
E' dopo l'introduzione di una nuovissima tecnica capillaroscopica, la video-capillaroscopia a Sonda Ottica , VCSO, che è stato possibile per la prima volta nella storia della medicina, andare a vedere i capillari e le più piccole venule della superficie cutanea, in tutta la sua estensione.

Si tratta di una tecnica complessa, che combina la tecnologia delle fibre ottiche con l'informatica. Senza entrare in dettagli tecnici, basti sottolineare che esaminando le regioni cutanee in preda a teleangectasie, le piccole venule, a 200 o 400 ingrandimenti, appaiono come grossi tronchi, mentre i "veri" capillari sono talmente sottili che ce ne vorrebbero almeno 200, l'uno accanto all'altro, raccolti in fascio stretto, per raggiungere le dimensioni di 1 mm. Se si paragona il calibro del "capillare vero", c'è di che rimanere stupiti. Non si sarebbe mai detto che le cose stessero proprio così. A questo punto, alcune considerazioni. E' ovvio, ed umano, che "non si crede a ciò che non si vede". Nessuno ha mai visto i capillari veri in regioni teleangectasiche, ed ancora meno nelle zone di pelle vicine a quelle teleangectasiche, dove ad occhio nudo non si vede proprio nulla, assolutamente nulla. Sembrano infatti aree di pelle de tutto "normali", e perciò, com'è ovvio, non ci si bada.
Ma la chiave del rebus sta proprio lì, nei punti apparentemente "normali". Con la nuova tecnica si evidenzia chiaramente e senza ombra di dubbio, che nelle aree di cute vicine, diciamo anche 3-5 cm e più, alle aree colpite, dove ad occhio nudo non si apprezza alcun segno di teleangectasie, la struttura generale dei capillari e delle venule cutanee è profondamente alterata.
A questo proposito, bisogna sapere come sono disposti, sul piano architettonico, i capillari e le venule del derma in condizioni fisiologiche. Altrimenti, non è possibile giudicare una qualsiasi loro alterazione strutturale. Le ricerche più recenti, si tratta infatti di mesi, non di anni, dimostrano che in corrispondenza del derma delle cosce ( regioni supero-laterale, medio-laterale ed inferiore-laterale), delle regioni cutanee sopra il ginocchio e della maggior parte della superficie della pelle delle gambe, i capillari sono disposti a formare una vera e propria rete, a maglie piuttosto regolari, di forma irregolarmente poligonale, fittamente stipate l'una accanto all'altra, fino a formare ciò che tecnicamente si definisce "micromesh", e cioè una rete a maglie piuttosto strette e ravvicinate. Dai capillari che formano i lati dei poligoni delle singole maglie, si dipartono verso il loro centro, oppure in direzione opposta, verso "fuori", piccole anse capillari piuttosto tozze, di varia lunghezza a seconda delle diverse regioni dell'arto. Alcune di queste anse sono "a staffa di cavaliere", altre invece presentano un aspetto "a forcina per capelli": sono piuttosto lunghe, qualche volta attorcigliate, una volta sola, su se stesse, di calibro uniforme sia nella branca ascendente, che all'apice e nella branca discendente.

Trattasi della speciale microangiotettonica distrettuale di queste regioni cutanee, che non trova riscontro in altre sedi. Ad esempio, sul dorso del piede i capillari non formano maglie, ma arrivano dalla profondità, dirigendosi dal basso verso l'alto, per cui si vedono solo gli apici delle "forcine", con immagini "a virgola" o puntiformi, in ordine apparentemente sparso. Pertanto, non è assolutamente vero che tutti i capillari di tutta la pelle siano uguali. Ogni regione cutanea ha la sua specifica e caratteristica microangiotettonica, termine con il quale si definisce la distribuzione, nello spazio tridimensionale, di un certo numero in superficie, anche le piccole venule. Il loro calibro è evidentemente maggiore di quello dei capillari. Hanno un decorso in genere abbastanza lineare e spesso formano reti; molto più frequentemente, emettono ramuscoli, suddividendosi come i rami di un albero.

Le piccole arterie e le arteriole precapillari non si vedono, perchè situate in piani più profondi. Anche con questa limitazione, i quadri video-apillaroscopici sono molto istruttivi, poichè offrono, si ripete, per la prima volta, l'opportunità di indagare, di osservare e d scoprire il "processo na-scosto" delle teleangectasie.


A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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