Malattie cardiovascolari e attività fisiocometabolica

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Malattie cardiovascolari e attività fisiocometabolica

08-04-2011 - scritto da nuruggip

Malattie cardiovascolari e attività fisiocometabolica come strumento di prevenzione e terapia

E’ possibile raggiungere il duplice obiettivo di ridurre la mortalità e la morbilità correlate con la sindrome metabolica e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

I pazienti obesi hanno un rischio elevato di sviluppare una sindrome metabolica caratterizzata da iperglicemia,ipertensione arteriosa, ipertrigliceridemia, basso colesterolo HDL e valori di colesterolo LDL che li espongono al rischio di cardiopatia ischemica o, in generale, di aterosclerosi. La pratica regolare dell’esercizio fisico contrasta efficacemente questi processi inducendo vantaggi che portano ad una correzione dell’insulino-resistenza. L’esercizio fisico di tipo aerobico agisce su tutti gli aspetti della sindrome a cominciare dall’obesità viscerale; è particolarmente utile nei soggetti con intolleranza ai carboidrati o con diabete mellito di tipo 2 e/o sindrome metabolica. E’ possibile raggiungere il duplice obiettivo di ridurre la mortalità e la morbilità correlate con la sindrome metabolica e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

MATERIALI E METODI. L’analisi post-hoc degli effetti a lungo termine dell’incremento della spesa energetica (espressa come METs-ora/sett), mediante attività fisica aerobica, è stata effettuata su 179 soggetti con diabete di tipo 2 (età 62±1 anni), selezionati in maniera random per un intervento intensivo di counselling per l’attività fisica. I soggetti sono stati seguiti per 2 anni e suddivisi in 6 gruppi in base all’incremento di EE espresso in METs-ora/sett: GRUPPO 0 (nessuna attività; 28 soggetti); ,GRUPPO 1-10 (6.8± 0,3; 27 soggetti), GRUPPO 11-20 (17,1±0,4; 31 soggetti), GRUPPO 21-30 (27±0,5, 27 soggetti), GRUPPO 31-40 (37,5±0,5; 32 soggetti) e GRUPPO >40 (58,3±1,8; 34 soggetti).

RISULTATI. Prima dell’intervento, i 6 gruppi non differivano per EE volontaria, età, sesso, durata del diabete e tutti i parametri misurati. Dopo 2 anni, nel gruppo G0 non è variato in maniera significativa nessun parametro; nel gruppo G1-10 è diminuita la pressione arteriosa diastolica (p=0,016); nei gruppi G11-20, G21- 30, G31-40 e G>40 sono diminuiti la circonferenza vita, l’HbA1c, la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il colesterolo totale, i trigliceridi e si è ridotto il rischio cardiovascolare (%) stimato a 10 anni (p< 0,05). Nei gruppi G 21-30, G 31-40 e G>40 inoltre, sono migliorati il peso corporeo, la glicemia a digiuno, il colesterolo LDL e HDL (p< 0,05). Il quantitativo di METs-ora/sett si correlava positivamente con la variazione del colesterolo HDL e negativamente con quelli degli altri parametri (p< 0,001).

CONCLUSIONI. Una spesa energetica >10 METs-ora/sett, ottenuta attraverso l’esercizio di attività fisica aerobica,è sufficiente per migliorare diversi parametri della sindrome metabolica, ma solo una spesa superiore a 20 METs ora/sett consente di ottenere tutti i benefici dell’attività fisica.

Dr.ssa Nunzia Ruggiero Perrino
Dottore di Ricerca in scienza dell'alimentazione e della nutrizione



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