PAPILLOMA PALPEBRALE

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PAPILLOMA PALPEBRALE

13-12-2011 - scritto da siravoduilio

I diversi tipi di trattamento delle lesioni epiteliali benigne della cute o delle mucose

PAPILLOMA PALPEBRALE


Papilloma

Istologicamente risulta costituito da un asse fibro-vascolare ramificato ricoperto da un'epitelio squamoso iperplastico. Le cellule dello strato granuloso contengono numerosi e grandi granuli di cheratoialina. "Coilociti" possono essere evidenziati nello strato spinoso e cellule fantasma (ghost cells) nello strato corneo.



Il papilloma è una lesione epiteliale benigna della cute o delle mucose, sovente presente in vari distretti del nostro corpo (tipicamente ascelle, area genitale, collo...), che può coinvolgere l'epidermide delle palpebre esterne o della regione periorbitale ,e la congiuntiva, sia bulbare e palpebrale ,come in figura.



L'aspetto dei papillomi cutanei varia dalla forma piatta a quella più o meno rilevata (a), quasi cistica, alla forma peduncolata con proiezioni a cavolfiore, a quella squamosa (b, c, d). Il papilloma congiuntivale si presenta spesso come un timido alberello vascolarizzato, anche se talora mostra un'intensa vegetazione (e)


I papillomi, piani o peduncolati, singoli o multipli hanno spesso cause virali (le verruche, in genere nei giovani), quindi trasmissibili per contagio diretto, anche sessuale. Cronicizzandosi, la lesione sviluppare la componente cheratosica e può assumere notevole consistenza (corno cutaneo) rendendola difficile da distinguere dal papilloma squamoso, che origina dalle trasformazioni dell'epidermide dovute all'invecchiamento cellulare.
La verruca richiede sempre l'asportazione chirurgica, nonostante la sua natura benigna, per motivi igienici (prevenzione del contagio con altre parti del corpo e con altre persone), preventivi (taluni considerano il corno cutaneo come una precancerosi, lesione che può degenerare in un tumore maligno), funzionali (raramente) o estetici (frequenti). Nei pochi casi in cui la lesione simula una neoplasia maligna, appare cioè asimmetrica e irregolare, con variazioni repentine della pigmentazione e delle dimensioni, ulcerazioni e/o sanguinamento, occorre effettuare una biopsia e l'esame istologico.

Esistono diversi metodi per asportare le verruche, come ad esempio:
  • farmaci con o senza obbligo di ricetta da applicare sulla verruca,
  • bruciare la verruca usando una lieve scossa elettrica (elettrocoagulazione),
  • congelare la verruca con l’azoto liquido (questa procedura prende il nome di crioterapia),
  • usare la terapia laser (con le verruche più ostinate).
Sembra tuttavia che nessun trattamento abbia una probabilità di successo superiore al 70% circa.


La rimozione delle forme cutanee, sia essa effettuata con modalità tradizionale (bisturi e cauterizzazione), criogenica (con azoto liquido o applicazioni dirette di freddo con lo stesso strumento utilizzato per cicatrizzare la retina dall'esterno) o laser non è mai dolorosa, a patto che si ricorra a tecniche anestetiche appropriate, e il paziente può tornare immediatamente alle sue occupazioni, senza limiti. Le lesioni congiuntivali richiedono preferibilmente la dia termocoagulazione con anestesia per infiltrazione, tipo dentista. Non sono previsti esiti "estetici"

Erogatori
Per il travaso dell' azoto liquido

A) Erogatore pressurizzato
B) Erogatore mobile
CRIOCHIRURGIA DERMATOLOGICA
Già dopo le prime esperienze fatte da Campbell White nel 1899 con aria liquida, Pusey proponeva, per evitare rischi di infiammabilità, il ricorso all'azoto liquido, il criogeno ancora oggi più largamente impiegato. Venivano successivamente utilizzati anche altri gas, quali il protossido d'azoto e, con grande fortuna in ambito dermatologico fino agli anni settanta, l'anidride carbonica, impiegata con il ghiaccio secco, da sola o mescolata con acetone. Negli anni sessanta, con la disponibilità di sonde all'azoto liquido circolante idonee a favorire un vero congelamento controllato, nasceva la moderna criochirurgia.
Temperatura dei principali criogeni usati in dermatologia
Freon14 - 33°
Freon12 - 60°
Freon22 - 70°
Neve carbonica - 79°
Protossido d'azoto - 89°
Azoto liquido - 196°

PRINCIPI DI CRIOCHIRURGIA E CRIONECROSI CELLULARE
Due sono i più importanti fattori attraverso i quali il freddo determina la necrosi delle cellule:
• Formazione di cristalli di ghiaccio endocellulare con morte diretta della cellula. Il fenomeno è indotto da un congelamento rapido ed intenso.
• Presenza di cristalli di ghiaccio extracellulare, con aumento della concentrazione salina e richiamo di acqua dalla cellula, che finisce collassata per disidratazione. Tale fenomeno è favorito da un disgelo lento e prolungato. A livello tessutale, la necrosi è completata dalle trombosi e ischemie locali indotte dal congelamento.
Crionecrosi cellulare.Congelamento intenso rapido ghiaccio intracellulare.Disgelo lento ghiaccio extracellulare.Doppio ciclo di congelamento - disgelo Citonecrosi più sicura.
Il congelamento deve essere rapido ed intenso portando a - 50° tutta l'area da trattare o parti determinate di essa. Il tempo di congelamento F.T. ( Freeze Time ) che rappresenta il periodo di tempo durante il quale viene attivamente esercitato il congelamento, va monitorizzato con cura. Esso varierà tra i pochi secondi di applicazione negli angiomi e nelle cheratosi superficiale ai due e più minuti negli epiteliomi invasivi. Il disgelo rappresenta una componente molto importante del trattamento criochirurgico e quanto più esso è lento tanto maggiore l'effetto citolesivo del ghiaccio extra cellulare. Una valutazione sull'estensione del congelamento è ottenibile misurando l'ampiezza dell'alone di gelo che circonda sulla superficie cutanea la formazione trattata: ad un alone più ampio e a lento disgelo, corrisponderà in profondità un congelamento più esteso e persistente. L'ampiezza dell'alone di gelo misurabile sulla superficie cutanea attorno al limitatore, corrisponde approssimativamente alla profondità del congelamento sotto il punto di applicazione. In criochirurgia oncologica, per evitare la persistenza di cellule tumorali superstiti, è raccomandata l'esecuzione di un doppio ciclo completo di congelamento e disgelo.


ELETTROTERAPIA

L'obiettivo dei procedimenti elettrochirurgici così importanti per il dermochirurgo e per il medico estetico è la distruzione dei tessuti ( coagulazione, emostasi ) oppure la sezione dei tessuti ( taglio ) attraverso l'utilizzo programmato di corrente alternata ad alta frequenza. L'elettroterapia quindi è una metodologia che, utilizzando corrente alternata ad alta frequenza ( elettrocoagulazione o diatermocoagulazione ) o corrente continua ( elettrocausticazione o ignicausticazione ) detrmina coagulazione o carbonizzazione dei tessuti. Entrambe le tecniche sono impiegate, previa anestesia locale, per l'eliminazione di alcune lesioni virali ( verruche vogari, condilomi acuminati ) o neoformative ( fibromi penduli, cheratosi attiniche, cheratosi seborroiche ), nnonchéin dermatologia estetica ( elettrodepilazione, elettrocoagulazione di piccole lesioni angiomatose, di adenomi, ecc ). Si consigliano invece, come del resto è opinione della maggior parte dei dermatologi, queste tecniche per l'ablazione di neoplasie maligne cutanee ed in particolare degli epiteliomi, a meno che siano molto superficiali e di minime dimensioni; infatti per l'asportazione di epiteliomi si predilige la chirurgia classica per la possibilità di un controllo istologico ed anche per un esito funzionale ed estetico sicuramente migliore in quanto mentre l'asportazione chirurgica lascia una cicatrice lineare, l'elettrocoagulazione può dare facilmente cicatrici discromiche e anche ipertrofiche.
ELETTROTERAPIA CON CORRENTE ALTERNATA A ELEVATA FREQUENZA
L'elettroterapia, in questo caso, utilizza corrente alternata ad alta frequenza e debole intensità, che determina temperature molto elevate in opportuni elettrodi atti a coagulare o carbonizzare i tessuti attraversati a contatto con l'elettrodo stesso.

APPARECCHIATURE




Un caro saluto
Prof.Duilio Siravo
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
Cell.:3385710585
PROF.DOTT. DUILIO SIRAVO
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