Patata dolce, tutti i benefici del delizioso tubero

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Patata dolce, tutti i benefici del delizioso tubero

28-04-2015 - scritto da Paola Perria

La patata dolce o batata o patata americana è una vera miniera di proprietà nutritive e ha un indice glicemico più basso della patata comune.

Gustosa e salutare, riscopriamo le virtù della patata dolce.

Patata dolce, tutti i benefici del delizioso tubero

Sottovalutata e spesso più nota come pianta ornamentale, la patata dolce, anche detta batata o patata americana (quest’ultima definizione del tutto impropria perché tutte le varietà di patata sono originarie del continente americano) in Italia difficilmente viene usata  in cucina. Questo tubero amatissimo in molte parti del mondo, non solo nelle Americhe ma anche in Oriente e in particolare in Giappone, cucinato in svariati modi e negli Usa particolarmente utilizzato nelle ricette delle feste, andrebbe riscoperto anche qui da noi, perché davvero ricchissimo di ottime proprietà nutritive.

Un po’ di “resistenza” alla scelta e al consumo della batata dipende, forse, dalla sua “cattiva” e ingiustificata fama di essere “ingrassante”. Come se il gusto zuccherino fosse responsabile di aumentare in modo spropositato le calorie e l’indice glicemico. In realtà non è così.

Per quanto riguarda le calorie, effettivamente la batata cruda oscilla tra le 79 e le 86 per 100 grammi, contro i 77 della patata normale. Ma l’indice glicemico della batata è inferiore a quello dell’omologa comune, inoltre essa fornisce più minerali, più fibre e meno amido. Consideriamo poi che, non facendo parte della famiglia delle solanacee come le patate comuni, sono molto più digeribili e fanno bene all’intestino.

Chi ha la glicemia alta o ha bisogno di dimagrire non deve eliminare dalla sua dieta questo squisito tubero, ma può consumarlo lesso o al vapore invece che al forno, perché questa modalità di cottura riduce il carico calorico.

Consideriamo che poi di batata non ce n’è una sola! In commercio ne troviamo di vario tipo e le possiamo distinguere grazie ai colori: arancioni, viola, gialle ecc. Le migliori, dal punto di vista nutrizionale, sono quelle di colore arancio e violaceo, perché più ricche di carotenoidi e quindi di vitamine con effetto antiossidante.

I carotenoidi sono dei pigmenti che troviamo in quasi tutta la frutta e la verdura di color giallo-arancio, che nel nostro organismo si “trasformano” in vitamina A, preziosa per la salute e la giovinezza di pelle, capelli, vista e apparato cardiovascolare. Per quanto riguarda i carotenoidi, la cottura non solo non li distrugge ma li rende più biodisponibili.

Ma le nostre batate sono anche ricche di vitamina C, il più potente anti-age e antinfiammatorio che esista in natura. La vitamina C, però, tende a disperdersi con il calore, che la degrada, pertanto per poterla assumere dovremmo cuocere le batate a basse temperature o con modalità di cottura light, ad esempio al vapore, come anticipato.

Nella patata dolce troviamo anche una buona fonte di vitamine del gruppo B, in particolare vitamina B6 o piridossina, e folati, particolarmente utili alle donne, e di minerali tra cui calcio e soprattutto potassio.

Le batate viola andrebbero consumate con la buccia (ad esempio al forno), perché quest’ultima è ricchissima di flavonoidi, preziosi antiossidanti che contrastano l’invecchiamento cellulare.

Quando e come consumare i “dolci” tuberi? Il periodo migliore va da ottobre a marzo, ovvero quei mesi dell’anno in cui abbiamo effettivamente più necessità di un surpslus energetico. Possiamo consumare le patate americane in mille modi, anche per preparare golosi dolci, purè, minestre e ovviamente lesse in insalate, fritte e arrosto. I carboidrati che ci fornisce la batata sono prevalentemente a lento assorbimento, pertanto ci forniranno una buona quota energetica per tante ore dopo il consumo, approfittiamone anche quando siamo un po’ indeboliti o in fase di convalescenza.

Foto| pixabay.com http://pixabay.com/it/dolce-di-patate-patate-verdure-root-996/



A cura di Paola Perria, Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2009, Master I livello in Gender Equality-Strategie per l’equità di Genere con tesi sulla medicina di genere.
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