Prendiamoci cura degli occhietti

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Prendiamoci cura degli occhietti

10-02-2010 - scritto da Viviana Vischi

Il 6% dei bimbi italiani ha problemi di vista ma molti di loro non portano gli occhiali. Giocare d’anticipo è importante

L'importanza di prendersi cura degli occhi fin da bambini

Prendiamoci cura degli occhietti

01/12/2008 - Occhi di bimbo trascurati. Secondo una ricerca promossa dalla Commissione difesa vista, il 6% dei baby-italiani ha problemi di strabismo, miopia, ipermetropia o astigmatismo, ma più di uno su tre non porta gli occhiali. Tra 1 e 5 anni la quota di chi corregge il difetto è del 66%. E anche se il dato sale all’80% nei bambini di 6-13 anni e all’83% negli over 14, in generale un nostro connazionale su cinque non si è mai sottoposto a controlli oculistici, più di sei su dieci (oltre 35 milioni) non fanno una visita da oltre 3 anni e uno su quattro ha un problema non corretto.
Nella Penisola, insomma, resiste il tabù dei “quattrocchi”. E gli specialisti chiamano in causa le istituzioni: non esiste alcuna legge nazionale specifica che imponga di effettuare controlli o screening mirati (eccetto l’esame di guida). Ad oggi, le visite di prevenzione oculare sono affidate alla volontà del singolo. Da qui la necessità di avviare una politica di sensibilizzazione, perché grazie alla prevenzione si potrebbe evitare il 75% della cecità negli adulti, oltre al 50% di quella nei bambini (dati resi noti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità).
Giocare d’anticipo può dunque salvare gli occhi. L’importante è prendersene cura fin dall’infanzia: in caso di problemi, se si interviene prima dei 6 anni c’è un ampio margine di successo.
La Società oftalmologica italiana raccomanda di fare controlli della vista già nei reparti maternità. Sono test indispensabili per escludere le malattie congenite. In questa fase è molto importante che i genitori dicano al medico se in famiglia ci sono stati casi pediatrici di cataratta o di glaucoma. Questi primi esami servono anche per curare eventuali congiuntiviti neonatali.
La seconda visita oculistica andrebbe fatta entro i 3 anni. Serve valutare la cosiddetta funzione visiva. In pratica: quanto e come vede il bambino. Ma è importante anche per prevenire l’occhio pigro (ambliopia), un disturbo che colpisce fino al 5% dei piccoli. In cosa consiste? Per compensare l’assente o cattiva visione di un occhio, il bambino utilizza solo l’altro. Questo disturbo può essere accompagnato da strabismo ma, spesso, non dà segni esteriori. Se si interviene presto, con lenti apposite o con il bendaggio temporaneo di un occhio, il problema sparisce definitvamente.
Verso i 5 anni, ormai, un bambino è grandicello e perfettamente in grado di raccontare come vede. Prima dell’ingresso a scuola, quindi, si possono eseguire i classici test oculistici.
Verso l’età dello sviluppo comincia a crescere il bulbo oculare. E’ questo il momento in cui può insorgere la miopia, cioè la visione sfuocata degli oggetti lontani. Una visita è quanto mai opportuna, ma attenzione: non è detto che si debbano subito mettere gli occhiali, a meno che il ragazzo non debba usare lo scooter e quindi debba vedere perfettamente anche da lontano. A 14-15 anni, per qualche ora al giorno, si possono usare anche le lenti a contatto, indicate soprattutto per chi fa sport.



A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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