Prevenzione, profilassi e informazione sul linfedema post-mastectomia: Terapia psicofisica e conservativa

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Prevenzione, profilassi e informazione sul linfedema post-mastectomia: Terapia psicofisica e conservativa

24-01-2014 - scritto da Carla Puletti e Stella Maris Glowinski

L’informazione sulla prevenzione e la profilassi per le donne operate al seno, e sull’insorgenza del linfedema dopo l’intervento chirurgico è compito delle figure professionali, ad iniziare dal medico e dal team che lo segue (oncologo, terapista, psicologo, ecc.). La prevenzione e la profilassi, formano parte della riabilitazione per il recupero fisico, sociale e psicologico della paziente mastectomizata, costituendo il motore della terapia conservativa. Uno screening realizzato da alcuni ricercatori di Milano e Perugia, ha confermato uno stimato di più di 300.000 donne in Italia che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno. Questa forma di tumore è diagnosticata a 31.000 donne ogni anno. I protocolli terapeutici d’oggi hanno permesso di ottenere risultati sempre migliori e a distanza di cinque anni dall’intervento il 65 % delle pazienti viene considerata guarita.i

Ogni anno c’è un aumento dell’incidenza e una diminuzione dell’età media d’insorgenza, ma con le diverse tecniche e ricerche si migliorano la sopravivenza e la qualità di vita. Tanti anni fa, si pensava soltanto a sterminare la malattia con l’intervento, la chemioterapia e la radioterapia, e non si pensava lontanamente alla ricostruzione della mammella, alla riabilitazione post-operatoria e a comunicare sull’effetto che potevano causare.ii

linfedema Linfedema Secondario
Post-mastectomia omolaterale DX

Il linfedema post-mastectomia
Il linfedema post-mastectomia forma parte della classificazione dei linfedemi secondari. Questo tipo di linfedema, a differenza degli altri, viene come conseguenza dopo l’intervento chirurgico alla mammella, sia radicale o parziale (quadrantectomia) e dall’asportazione dei linfonodi ascellari omolaterali.

Con l’intervento chirurgico, oltre all’esportazione totale o parziale della mammella e dei linfonodi, si presentano alterazioni neuromuscolari per l’incisione di nervi e muscoli, come ad esempio il nervo brachiale, nervo toracico lungo, muscolo pettorale, ecc. Questo crea un problema di mobilizzazione all’arto superiore sia in abduzione, sia in intra ed extra rotazione, peggiorando così la capacità di recupero; e creando un atteggiamento posturale non corretto con spostamento ed abbassamento della colonna cervico vertebrale, con scarso movimento che provoca dolore nel tempo e a volte formicolio nelle dita della mano.

Per quanto riguarda i linfonodi ascellari possiamo affermare che formano parte del sistema linfatico occupandosi in particolare del sistema immunitario, e si trovano in modo superficiale come profondo, presentandosi in gruppi (simili ad un grappolo d’uva) con diverse forme, numero e dimensione. Il sistema linfatico difende il corpo da organismi invasivi, fa ritornare gli eccessi di liquidi e delle proteine alla circolazione e compie la funzione immunitaria con la produzione e distribuzione dei linfociti.
La capsula è perforata dai vasi linfatici afferenti che riversano la linfa in un seno marginale, posto fra la capsula ed il parenchima linfoide. La linfa attraversa il parenchima e raggiunge l’ilo dove s’immette nei vasi linfatici efferenti.

Struttura del linfonodo Struttura del linfonodo
1- Via linfatica afferente
2- Via linfatica efferente

Se c’è la mancanza dei linfonodi ascellari, il sistema linfatico sarà pure alterato, formando un accumulo di liquidi nell’interstizio e producendo una stasi linfatica con l’insorgenza del linfedema omolaterale, che si può localizzare nell’avambraccio, il braccio, la mano, oppure su tutto l’arto.
Inoltre l’edema comprime sia l’articolazione scapolomerale che quelle del gomito e del polso, limitando tutti i movimenti. Dobbiamo puntualizzare che non sempre subito dopo un intervento al seno si produce questo processo edematoso, a volte possono passare anni perché l’arto sviluppi un linfedema o addirittura mai avvenire.

Una volta che si forma il linfedema dell’arto, non solo il braccio si presenta con delle misure fuori della norma, ma può comportare dei processi infiammatori con febbre alta, rossore e calore provocati dall’assenza di protezione del sistema linfatico insufficiente, causati da un piccolo taglio, una bruciatura, ecc. Un processo infiammatorio può essere l’erisipela, causata da un germe infettivo, che si presenta con febbre e brividi e chiazze di color rosso vivo, denominata clinicamente come linfangite o ipodermite cronica.iv

Dopo una linfangite, se l’arto non è trattato, con il passare del tempo, si può formare un fibredema molto duro. Onde evitare un accumulo maggiore di tossine, proteine e acqua si può usare la tecnica del linfodrenaggio che servirà per eliminare detti accumuli e ammorbidire l’arto per dare alla paziente il beneficio di non sentire dolore, pesantezza o impedimenti nei movimenti quotidiani, ma non sarà comunque sufficiente.

Oltre a tutti questi disaggi fisici, si presenta un altro problema psicologico che non bisogna tralasciare. Una donna che subisce un intervento al seno, è colpita pure emotivamente, cambia la sua vita affettiva e sociale, creandosi uno stato d’ansia con l’arrivo dei primi controlli dopo l’intervento, (denominati follow up), dovuti al fatto di sottoporsi a questi periodicamente, pensando che ci possa essere una recidiva della malattia.

Il seno è una parte molto importante nel corpo di una donna, e la sua mancanza a livello fisico crea seri problemi d’identità.
Per tutti questi motivi è importante informare alle pazienti su tutti gli effetti che la malattia può causare, dando dei consigli per la prevenzione e la cura del linfedema.

Profilassi
La terapia fisica, la terapia conservativa e i consigli, sono prescritti dal medico e sotto prescrizione medica arrivano al terapista per essere eseguiti. Terapia fisica: linfodrenaggio manuale, bendaggio e pressoterapia (quando è opportuna), con diversi cicli, divisi durante l’anno, eseguiti da un operatore sanitario specializzato.

Terapia conservativa: guanto elastico o manicotto secondo il tipo di linfedema. Le regole per la prevenzione del linfedema dell’arto superiore da suggerire o consigliare alla paziente possono essere: Usare delle creme idratanti neutre e leggere, borotalco o dei prodotti naturali, per evitare il prurito della pelle a contatto con il guanto o tessuti vari. Tenere il braccio protetto dalle punture degli insetti. Non fare lavori pesanti con il braccio malato, né trasportare pesi. Evitare di esporre l’arto troppo lungo al sole. Possibilmente, non portare anelli e braccialetti, si potrebbe verificare un rigonfiamento improvviso. Tenere sempre un antibiotico e una crema antinfiammatoria in casa, poiché un taglio può provocare una linfangite. Da avverarsi quest’ipotesi, chiedere ad ogni modo l’intervento medico, tenendo conto, se possibile, di com’è avvenuto per effettuare la cura più adatta. Non lavare senza guanti di gomma, il contatto diretto con i detersivi può provocare una dermatite, che si può trasformare in linfangite.

Diuretici: un uso prolungato fa che i liquidi siano eliminati, ma alla fine, la fibra si deposita nei tessuti ed è molto difficile eliminarla. Non eseguire terapie sconosciute al braccio. Il vero linfodrenaggio non inizia dalla zona colpita, ma inizia dalla zona controlaterale sana, sbloccando le zone circostanti per prime, così i liquidi dell’arto malato passano più liberamente. Nel caso si eseguisse un lavoro dove il braccio debba stare molte ore piegato, forzato o si debba scrivere a lungo, bisogna effettuare regolarmente della ginnastica onde evitare di faticarlo. Evitare di usare un reggiseno troppo stretto.

La dieta: Mangiare in modo ordinato e regolare cibi poveri di grassi e poco proteici, aiuta a non caricare il sistema linfatico con delle scorie che impediscono il drenaggio dei liquidi. Poiché il bere aiuta la diuresi, prendere da 1 a 2 litri di liquidi al giorno (acqua, tè, tisane, ecc.), evitando le bibite gassate o alcoliche.

Per concludere bisogna ricordare l’ importanza che ha l’appoggio medico, che deve indurre la paziente ad eseguire tutti gli accertamenti necessari per non trascurare la malattia; l’intervento del terapista, che deve mettere a conoscenza la paziente, sia della parte pratica sia di quella funzionale per quanto riguarda la terapia che effettuerà; e la disponibilità della paziente, importante quanto i due punti precedenti che sarà indispensabile per avere dei buoni risultati.

Grazie a tutte le ricerche, ai bravi chirurghi, oncologi e angiologi che hanno apportato delle nuove scoperte in questo campo, le donne che hanno avuto la sfortuna di soffrire di tumore al seno, oggi possono vivere una vita quasi normale. Seguendo le norme sia della prevenzione sia di mantenimento, assieme alle terapie associate, mediche e fisioterapiche attuali, si può tornare a vivere come prima.
Stella Maris Glowinski, Carla Puletti


Profilo del medico - Carla Puletti e Stella Maris Glowinski

Nome:
Carla Puletti e Stella Maris Glowinski
Professione:
Fisioterapista
Occupazione:
Fisioterapia, massofisioterapia, referenti per Roma e Perugia dell'IEO
Specializzazione:
Tecnico di laboratorio biomedico, riabilitazione fisica motoria e linfatica post chirurgia mammella
Contatti/Profili social:
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