RETINA E FUNDUS OCULI COME DIAGNOSI PRECOCE DI ALZHEIMER

Facebook Twitter Google Pinterest YouTube

RETINA E FUNDUS OCULI COME DIAGNOSI PRECOCE DI ALZHEIMER

29-12-2011 - scritto da siravoduilio

RETINA E FUNDUS OCULI

Una nuova prospettiva di diagnosi è stata aperta anche per l’Alzheimer ed è proprio legata all’analisi della retina.




Guardare negli occhi una persona aiuta a conoscerla, a capire se sta male o no, ma un domani potrebbe davvero diventare la strada per diagnosticare alcune importanti malattie, non certo a prima vista, ma con strumenti che potrebbero essere alla portata di ogni ospedale. (Fabio Meliciani ).
Ancora oggi, non è possibile dire con certezza e in anticipo se una persona è malata o no di Alzheimer, almeno fino a quando è in vita. Quella contro l’Alzheimer è una lunga battaglia, che ha visto arrivare importanti contributi anche dal Ticino, dall’Istituto di Biomedicina di Bellinzona, per esempio, grazie alle ricerche del prof. Molinari. Il problema è dunque la diagnosi prima ancora della cura, poi, una volta individuata la malattia, esistono solo una serie di terapie in grado di rallentare il processo degenerativo. In questi giorni, un gruppo di neuroscienziati dell’Università della California di Irvine e dell’istituto cinese Zhongshan Ophthalmic Center hanno presentato una ricerca che mostra come, in topi malati di Alzheimer, la retina subisca lesioni in linea con l’aumento delle placche amiloidi che si sviluppano nel cervello proprio con l’avanzare della malattia.

Un lento e inesorabile decorso - Dal 1906, da quando la malattia fu scoperta per la prima volta dal prof. Alois Alzheimer, ancora oggi l’unica terapia possibile è la diagnosi precoce che permette di rallentarne un po’ il decorso. Si tratta di una malattia degenerativa devastante e sempre più diffusa nel nostro occidente, che colpisce soprattutto dopo i sessant’anni, e in una società come la nostra, in cui è aumentata così tanto la longevità, è diventata anche una delle prime cause di morte fra i più anziani. Solo nella Svizzera italiana ci sono più di cinquemila malati, e in tutta la Svizzera almeno 120 mila persone ne sono colpite. Esistono tecniche invasive piuttosto complesse che permettono di avanzare diagnosi, ma le prospettive di una tecnologia più semplice e meno costosa come quelle annunciate da Zhiqun Tan dell’UC di Irvine, a capo della ricerca, e colleghi non possono non destare attenzione; anche perché, come fa notare Tan, prima è diagnosticata, prima si inizia la terapia e più speranze ci sono di rallentarne il decorso, che di solito lascia una speranza di vita di circa 7/8 anni.

La ricerca attuale e nuove tecniche di diagnosi - Lo studio, che sarà pubblicato sul prossimo numero del The American Journal of Pathology, mostrerà i dati dell’analisi della retina di topi malati di Alzheimer sottoposti alle nuove tecniche sperimentali di immunoterapia, trattati cioè con anticorpi in grado di colpire le sostanze amiloidi. I ricercatori hanno osservato come sia possibile avere più informazioni sulla bontà o meno di un trattamento del genere, analizzando la retina anziché i cambiamenti del tessuto cerebrale. I topi vaccinati, in effetti, eseguivano semplici esercizi di memoria e apprendimento meglio di quelli non trattati, si formavano meno placche nel tessuto cerebrale, ma anche la retina presentava meno lesioni associate all’Alzheimer; anche se restavano i problemi noti legati alle microemorragie dovute agli immunotrattamenti. Qual è dunque il risultato importante? Il fatto notevole è che dall’analisi della retina, i ricercatori siano riusciti a ricavare tutte queste informazioni. Questo è stato presentato subito come la premessa per sviluppare tecnologie di analisi in grado di fotografare la retina e diagnosticare in modo più sicuro patologie come l’Alzheimer, seguendone anche l’evoluzione. La sensibilità della retina sembra davvero renderla uno specchio della salute del nostro corpo. I ricercatori dell’UC di Irvine adesso stanno lavorando per perfezionare questa tecnologia e renderla così uno strumento alla portata di tutti.

Altro filone riguardante l'argomento di specie è
La retina ad alta tecnologia che può individuare l'Alzheimer



Una rivoluzionaria 'retina' che traccia le onde cerebrali potrebbe accelerare la diagnosi dell'Alzheimer. Il dispositivo è composto da minuscoli sensori tenuti insieme da strisce regolabili.
Entrando in contatto con il cranio, i sensori sono in grado di registrare tracce di attività elettrica collegata con l'insorgenza della malattia che rovina il cervello.
Chiamata 'Cognition System' (Sistema Cognitivo), la retina ad alta tecnologia è in fase di sperimentazione negli Stati Uniti e, se avrà successo, il dispositivo potrebbe essere testato [...] in tutto il mondo.
La tecnologia potrebbe portare a somministrare molto prima i farmaci che possono rallentare la progressione della malattia, mantenendo i pazienti in buona salute più a lungo. Al momento, non esiste un modo semplice per diagnosticare l'Alzheimer. I medici spesso si basano su una valutazione della memoria, o sulla descrizione dei parenti dei cambiamenti comportamentali, quali ansia, irritabilità o comportamenti ripetitivi.


Ma negli ultimi anni, numerosi
studi hanno dimostrato che i cambiamenti nell'attività elettrica del cervello potrebbero essere uno dei primi segni. Gli scienziati hanno studiato quelli che sono chiamati 'potenziali correlati all'evento' (onde cerebrali prodotte in risposta ad uno stimolo, ad esempio, un rumore, odore o sapore). Questi sono molto più forti nelle persone sane rispetto a quelle generate da un cervello con Alzheimer.



La società statunitense Neuronetrix ha usato questa scoperta per sviluppare la nuova retina. Quando il paziente indossa il dispositivo, viene sottoposto a una serie di segnali acustici che testano, attraverso i sensori sul cuoio capelluto, i cambiamenti nell'attività delle onde cerebrali.
Alla fine del test, i risultati vengono inseriti in un programma per computer che dice al medico se il paziente è nelle prime fasi della malattia e ha esigenze di trattamento. Le prove iniziali su una dozzina di pazienti hanno durata prevista fino a metà 2012, dopo di che saranno effettuati test su larga scala.
Se tutto va bene, la tecnologia potrebbe essere disponibile entro tre-cinque anni. La Dssa Anne Corbett, responsabile della comunicazione sulla ricerca all'Alzheimer's Society, ha detto di attendere eventuali sviluppi che potrebbero migliorare la diagnosi della malattia. Ma ha avvertito: "La via più promettente per la diagnosi di Alzheimer è ancora una combinazione di test. Ma sono necessari più fondi per rendere più disponibili nel Regno Unito tutte queste cose".



Un caro saluto
Prof.Duilio Siravo
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
Cell.:3385710585
PROF.DOTT. DUILIO SIRAVO
http://drsiravoduilio.beepworld.it



Articoli che potrebbero interessarti

Ecocuore: a cosa serve, quando si deve fare

Ecocuore: a cosa serve, quando si deve fare

28/09/2021. Il cuore rappresenta l’organo centrale del nostro apparato circolatorio. È posizionato all’interno della gabbia toracica, a sinistra, e assolve alla fondamentale funzione di inviare e ricevere il sangue tramite i vasi...

Forumsalute.it © UpValue srl Tutti i diritti riservati.
C.F., P. IVA e Iscr. Reg. Imprese Milano n. 04587830961   |  Privacy   |  Cookie   |  Chi Siamo