Tiroidite di Hashimoto: quando il sistema immunitario distrugge la tiroide

Tiroidite di Hashimoto: quando il sistema immunitario distrugge la tiroide

17-04-2018 - scritto da Paola P.

La tiroidite di Hashimoto è una patologia autoimmune subdola, scopriamo come diagnosticarla e curarla.

Sono le donne ad essere maggiormente colpite dalla tiroidite di Hashimoto.

 

Raramente congenita, la tiroidite di Hashimoto è una patologia che colpisce con più frequenza  le donne manifestandosi in alcuni momenti cruciali della vita, come ad esempio in gravidanza o allattamento, o in menopausa.

 

Si tratta di una delle più insidiose malattie a carico della tiroide, una piccola ghiandola endocrina a forma di farfallina che si trova alla base della gola, e che sovrintende molteplici funzioni importantissime per la nostra salute e il nostro equilibrio psicofisico. Tra le tante: la sintesi dei minerali essenziali per l’attività cardiaca, il metabolismo basale, la termoregolazione, il ritmo sonno-veglia, la stimolazione della libido ecc.

 

La tiroide produce ormoni (in particolare la L-Tiroxina o T4 e la triiodotironina o T3), per la cui sintesi utilizza un minerale, lo iodio, che in parte viene prodotto dal corpo umano, in parte desunto dall’alimentazione.

 

Quando questa ghiandola si scompensa, e produce meno ormoni di quanto necessario per l’equilibrio dell’organismo, si parla di ipotiroidismo, che si manifesta con sintomi variegati, progressivi e più o meno intensi a seconda della gravità della disfunzione, tra cui:

  • Riduzione della sudorazione
  • Accentuata sensibilità al freddo
  • Aumento di peso immotivato
  • Calo del desiderio e disfunzioni sessuali
  • Irregolarità del ciclo mestruale fino alla cessazione completa nelle donne (amenorrea)
  • Insonnia
  • Palpitazioni, tachicardia
  • Affaticamento, stanchezza cronica
  • Deficit di memoria, lentezza mentale
  • Depressione
  • Poliabortività
  • Stitichezza
  • Gozzo (ingrossamento della tiroide)
  • Pelle secca, unghie fragili, che si spezzano
  • Aumento dei livelli di colesterolo nel sangue
  • Parestesie (mani e gambe che tendono ad “addormentarsi”)
  • Battito lento, pressione alta

 

All’origine di questi disturbi ci può essere una ipofunzionalità tiroidea, e una delle principali cause di questa disfunzione è la tiroidite di Hashimoto. Si tratta di una malattia di natura autoimmune, perché la causa per cui la ghiandola smette di funzionare è un attacco del tutto immotivato e spesso senza causa apparente da parte del sistema immunitario del corpo.

 

Cosa accade? Accade che i linfociti T, globuli bianchi del sangue che fanno parte del nostro sistema di difesa dagli agenti patogeni, si infiltrano nella tiroide attaccandola, infiammandola e contrastandone la funzionalità. Progressivamente questa ghiandola si distrugge, con un peggioramento graduale dei sintomi. Come facilmente intuibile, prima che la malattia faccia davvero danni è possibile intervenire a patto di non trascurare i sintomi.

 

Come si cura la tiroidite di Hashimoto? Non si cura, perché purtroppo, come tutte le malattie di origine autoimmune, è cronica e una volta che si manifesta può solo essere controllata. Per scoprire se vi è ipofunzionalità è necessario sottoporsi ad alcuni esami ematici che rilevano il livelli degli ormoni tiroidei nel sangue, tra cui FT4 (Tirozina libera) e Ft3 (Triiodotironina libera), THS (l’ormone dell’ipofisi, un’altra ghiandola endocrina che a sua volta sovrintende la funzionalità tiroidea) ma anche il test anti-TG e anti TPO che rilevano la presenza di anticorpi diretti contro le cellule della ghiandola.

 

A seconda dello stadio più o meno avanzato della malattia e della formazione meno di gozzo, si procederà ad una terapia ormonale sostitutiva, somministrando, dietro stretto monitoraggio dello specialista endocrinologo, gli ormoni non prodotti in quantità sufficiente dalla ghiandola. Qualche volta si rimuove direttamente la tiroide e in questo caso la persona dovrà assumere gli ormoni sostituivi a vita.

 

Poiché questa patologia autoimmune colpisce con prevalenza le donne e spesso insorge o si manifesta in modo conclamato durante o dopo la gravidanza, in questo caso è ancora più importante che la donna incinta controlli periodicamente i livelli ormonali andando a compensare laddove necessario.

 

Tra i fattori di rischio della tiroidite di Hashimoto, oltre al sesso femminile, ci sono la familiarità e una dieta povera di iodio (presente soprattutto nel pesce). Per tale ragione, in caso di predisposizione in famiglia, si consiglia di utilizzare a tavola il sale iodato (sempre con moderazione), un modo semplice ed efficace per garantire alla tiroide l’apporto di iodio necessario al suo corretto funzionamento.

 

Foto | via Pinterest



A cura di Paola P.
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