Troppo smog fa male al cuore

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Troppo smog fa male al cuore

17-02-2010 - scritto da Viviana Vischi

Secondo uno studio italiano, se lo smog si riducesse della metà per almeno 10 anni, ciascuno potrebbe guadagnare un anno e mezzo di vita

Danni ai polmoni, infarto e ictus tra le conseguenze delle polveri sottili

19/02/2007 - Se ne sta parlando molto negli ultimi giorni: lo smog non danneggia solo i polmoni ma tra le sue conseguenze ci sono anche infarto e ictus. Lo conferma una ricerca della Washington University di Seattle, importante sia per il numero di persone analizzate sia per la qualità dei dati raccolti.
66 mila donne in menopausa sono state seguite per sei anni e, per ciascuna di esse, sono stati messi in relazione il livello di esposizione alle polveri sottili e la frequenza di infarti, ictus e arresti cardiaci: il risultato è che esiste una connessione molto stretta tra la quantità di polveri sospese misurate dalle centraline più vicine a casa e i danni al cuore. Durante il periodo di studio, circa duemila pazienti sono state infatti colpite da infarto o ictus e, purtroppo, duecento sono morte. La maggior parte di loro viveva nelle zone con la peggior qualità dell’aria. Ad esempio, le donne residenti a Birmingham in Alabama (una delle città più inquinate tra quelle inserite nello studio) presentavano un rischio di morte per cause cardiovascolari due terzi superiore a quelle che vivevano a Tucson in Arizona.
Attenzione: il fatto che lo studio sia stato condotto su donne non significa che queste siano più predisposte degli uomini a subire gli effetti dell’inquinamento. Studi recenti hanno infatti mostrato effetti simili anche sul sesso maschile.
Ma passiamo all’Italia. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 2002 e il 2004 sono stati 8.220 all’anno i decessi attribuibili ad alte concentrazioni di PM10* in 13 città: Bologna, Catania, Firenze, Genova, Venezia, Milano, Palermo, Pisa, Ravenna, Roma e Torino.
A Milano, dove la concentrazione media giornaliera di PM10* è di 57 microgrammi al metro cubo, nel 2006 sono stati oltre 150 i giorni di inquinamento sopra i limiti consentiti, 1.575 i decessi causati dall’eccesso di polveri sottili e 675.957 le giornate di lavoro perse. Principale imputato della produzione di PM10* è il traffico veicolare. Ecco perché il blocco delle auto inquinanti in città è stato prorogato fino al 2 marzo: stop dalle 8 alle 20 dei giorni feriali alle auto non catalizzate (inclusi i ciclomotori a due tempi) e ai diesel euro 1: una frazione molto limitata di veicoli, circa il 15%, ma che da sola produce il 50% delle emissioni e scarica nell’aria mezza tonnellata di PM10* al giorno.
In Italia la lotta all’inquinamento procede a rilento e ne siamo tutti responsabili: le istituzioni che non estendono il divieto di circolazione ai veicoli inquinanti a strade statali e autostrade o che non varano tasse come la cosiddetta pollution charge, le industrie che vendono camion e auto diesel non dotati di filtri antiparticolato di serie, infine noi cittadini che all’auto sembriamo non voler rinunciare per nulla al mondo.
Eppure, secondo Paolo Crosignani, direttore dell’Unità di epidemiologia ambientale dell’Istituto Nazionale dei tumori di Milano, se le famigerate polveri sottili si riducessero della metà per almeno 10 anni, ciascuno potrebbe guadagnare un anno e mezzo di vita! In particolare, se il PM10* venisse contenuto entro 30 microgrammi al metro cubo si otterrebbe a lungo termine (10/20 anni) una riduzione di 160 casi di tumore al polmone. E ci sarebbero da subito miglioramenti per i casi di bronchite acuta nei bambini, meno 440 ricoveri annuali per cause respiratorie, meno 710 per cause cardiache, circa 5500 attacchi d’asma in meno nei bambini e 2700 negli adulti.

* Il particolato (PM) si divide, per grandezza in: PM10 (particolato da 10 a 2,5 micron), PM2,5 (particolato fine da 2,5 a 0,1 micron) e PM0,1 (particolato ultrafine da 0,1 a 0,01 micron). Le polveri di diametro inferiore a 2,5 micron sono pericolosissime perché superano trachea e bronchi e raggiungono gli alveoli polmonari e da lì passano nel sangue, causando uno stress ossidativo a cui possono seguire infarto e ictus.


A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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