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Tumore al pancreas: fondamentale riconoscere i segni premonitori

Tumore al pancreas: fondamentale riconoscere i segni premonitori

24-01-2018 - scritto da Francesca Morelli

Conoscere i campanelli di allarme del tumore al pancreas e lo stile di vita da adottare per tenerlo alla larga, può davvero fare la differenza.

Sintomi e opportunità terapeutiche del tumore al pancreas, dalle molecole di ultima generazione al vaccino.

 

+59% negli ultimi quindici anni: è il trend di crescita del tumore del pancreas, una fra le neoplasie più cattive, che colpisce prevalentemente intorno ai 60-70 anni, senza distinzione di sesso. I dati diffusi da AIRTUM, l’Associazione Italiana Registro tumori, parlano chiaro: circa 8.600 casi nel 2002 contro 13.700 nel 2017, con previsioni ancora in aumento in tutta Europa entro il 2020.

 

Quello del pancreas è un tumore che preoccupa non solo in termini di numeri, ma soprattutto per la sua aggressività: subdolo, difficile da diagnosticare in fase precoce, con una prognosi severa, in molti casi letale o a breve termine dalla diagnosi, mette a repentaglio la sopravvivenza a lungo termine. Tanto da rappresentare, in Italia, il quarto tumore più frequente per mortalità nella donna e il quinto nella popolazione generale.

 

La prevenzione è in parte possibile e si associa a una responsabilità individuale, legata a uno stile di vita alimentare e voluttuario sano, che escluda fattori di rischio importanti.

 

FUMO, SOVRAPPESO, DIETA GRASSA

Sono queste le tre minacce che influenzano maggiormente il rischio e la possibilità di sviluppare nell’arco della vita un tumore del pancreas. I più recenti studi scientifici attestano che:

  • 3 casi di malattia su 10 sono accesi dalle sigarette;
  • l’obesità (o il sovrappeso) peserebbe del 12% in più sulla probabilità di insorgenza di tumore del pancreas, specie se il grasso si localizza a livello addominale, associato di norma anche a intolleranza al glucosio, resistenza all’insulina e a diabete.

 

Anche la tavola fa la differenza: previlegiare una alimentazione vegetale, a base di frutta e verdura, diminuirebbe sensibilmente il rischio di incorrere in questa neoplasia. Tant’è che essa sarebbe più largamente diffusa al Nord rispetto al Sud dove ancora l’apporto di frutta e verdura fresche, coltivate nell’orto, non solo costituiscono il piatto forte della dieta mediterranea, ma diverrebbero un deterrente per la malattia. Ovvero, diminuendo la presenza di tumore del pancreas del 25% fra gli uomini e del 28% fra le donne.

 

Invece aumenta il rischio di sviluppo la pancreatite cronica, una infiammazione permanente dell’organo, nella maggior parte dei casi dipendente dal consumo cronico e abbondante di alcol. Evidenze scientifiche, dicono gli esperti, invitano a promuovere maggiormente la prevenzione, oltre che la ricerca, sensibilizzando la popolazione a conoscere i fattori di rischio della malattia e adottando uno stile di vita quanto più possibile sano, mettendosi con migliori probabilità al riparo da essa.

 

CONOSCERE I SINTOMI PUO' FARE LA DIFFERENZA

Spesso si arriva tardi alla diagnosi di tumore del pancreas perché i sintomi con cui si manifesta sono subdoli: dolore allo stomaco, gastrite e cattiva digestione confondibili con quelli di altre patologie più banali. Sintomi che fanno temporeggiare da rivolgersi al medico o dal prendere adeguate iniziative terapeutiche, compromettendo la successiva diagnosi e opportunità terapeutica.

 

 

Non ci sono strumenti o strategie efficaci per diagnosticare il tumore del pancreas allo stadio iniziale, tuttavia qualche possibile indicatore anticipatorio più specifico c’è. Occorre riconoscerlo e soprattutto prestarci attenzione. Tra questi potrebbe destare sospetto:

  • la comparsa improvvisa di diabete in età adulta;
  • un dolore persistente allo stomaco o a livello della schiena nella zona di passaggio tra torace e addome;
  • un importante calo di peso non giustificabile;
  • feci chiare, oleose, poco formate che tendono a galleggiare (steatorrea);
  • una diarrea persistente non motivata da specifiche cause;
  • la comparsa di trombi alle gambe.

 

Fattori che devono sollecitare il paziente a sottoporsi a una visita specialistica.

 

 

POCHI I CASI PRECOCI

Solo il 7% dei tumori del pancreas sono diagnosticati allo stadio iniziale, quando è possibile intervenire, talvolta anche chirurgicamente, con maggiore efficacia. L’indicazione, soprattutto se viene prospettato un intervento, è rivolgersi a un centro altamente specializzato con una vasta casistica, perché la chirurgia del pancreas è complessa  - meno del 20% dei pazienti è candidabile a un intervento con intento curativo - e spesso associata a complicanze e rischi post-operatori, anche gravi.

 

A seconda dei casi la chirurgia può essere preceduta da chemioterapia, utile a ridurre la massa tumorale, o essere successivamente accompagnata da chemio o radioterapia. A tal proposito, ecco una dichiarazione di Massimo Falconi, direttore del Centro del Pancreas dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e docente ordinario Università Vita-Salute di Milano:

 

La decisione di intervenire chirurgicamente va valutata da un team multidisciplinare, composto almeno da radiologo, endoscopista-gastroenterologo, patologo, oncologo e radioterapista per valutare in maniera attenta e adeguata tutti gli aspetti e le necessità che possono interessare il malato. Infatti una chirurgia che potrebbe sembrare all’inizio poco utile, potrebbe essere invece percorribile o avere maggiori probabilità di successo se preceduta da un ciclo di chemioterapia neoadiuvante.

 

LE OPPORTUNITA' TERAPEUTICHE, ANCHE "METASTATICHE"

Nuove armi terapeutiche consentono oggi di trattare anche un tumore del pancreas avanzato, già in metastasi, con probabilità di successo. Molecole di ultima generazione, in particolare Nab-paclitaxel caratterizzato da bassa tossicità e per questo somministrabile anche ai pazienti più anziani, sfrutterebbe un efficace meccanismo di trasporto innovativo: grazie alle nanotecnologie, la molecola contenente albumina (una proteina già presente nel nostro organismo) riuscirebbe ad arrivare alla radice del tumore rallentandone la crescita, fino nei casi migliori ad arrestarla totalmente. Questa potenzialità consentirebbe di poter controllare, bene e a lungo, anche la malattia metastatica.

 

Il Nab-paclitaxel, approvato nel trattamento di prima linea del carcinoma del pancreas metastatico, in associazione a gemcitabine e altri principi attivi, è al centro di diverse ricerche scientifiche volte a testarne l’efficace in termini di migliore sopravvivenza.

 

LA SPERANZA ASSOCIATA A UN VACCINO

A dare il via a un’ipotesi di terapia che sfrutti il sistema immunitario è uno studio condotto da ricercatori dell'ospedale Molinette di Torino, guidato dal professor Francesco Novelli, che assieme ai clinici dell'Oncologia del Coes, il Centro oncologico ed ematologico subalpino, avrebbero individuato dei biomarcatori, delle specifiche molecole presenti nel sangue, utili a monitorare l'andamento della malattia prima e dopo la terapia.

 

Una terapia, quella vaccinale (immunologica), che sembrerebbe funzionare in esperimenti di laboratorio attuati sull’animale migliorando le aspettative di vita, che in prospettiva potrebbe essere sperimentata sull’uomo, in particolare in pazienti affetti da tumore del pancreas che presentano anticorpi anti-alfa enolasi. Caratteristica che sembrerebbe rendere più efficaci e attive le terapie antitumorali.

 

L'approccio combinato tra nuove chemioterapie, nuovi farmaci immunoterapici e vaccini, dicono gli esperti delle Molinette, potrebbe essere una strategia terapeutica per favorire la sopravvivenza in tumori a cattiva prognosi, come lo è quello del pancreas, spesso mortale.

 




A cura di Francesca Morelli.
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