ZAFFERANO, LICOPENE ED OCCHIO

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ZAFFERANO, LICOPENE ED OCCHIO

11-05-2012 - scritto da siravoduilio

Il licopene e lo zafferano sono due vere e proprie bombe di salute per tutto l'organismo e in particolare per gli occhi

ZAFFERANO, LICOPENE ED OCCHIO




































La verdura e la frutta sono vere bombe di salute per tutto l'organismo e quindi per l'occhio!!
Nessuno pensa mai a due sostanze importantissime come il LICOPENE E lo ZAFFERANO.



Il licopene è il colorante rosso presente principalmente nel pomodoro e nei prodotti da esso derivati (salse, sughi, concentrati, etc.), ed è caratterizzato da un'energica attività antiossidante. Il contenuto di licopene nelle bacche di pomodoro dipende dalla varietà e dal suo grado di maturazione. Pomodori maturi possono contenere 30-100 mg di licopene per kg di prodotto fresco.
Il licopene appartiene al gruppo dei carotenoidi, una famiglia di composti presenti in molte specie di frutta e vegetali. I carotenoidi presenti in natura sono oltre 600; di questi solo 20 sono stati trovati nei sangue e nei tessuti umani.
Il licopene è il carotenoide maggiormente presente nell'organismo umano, seguito da β-carotene, luteina e zeaxantina. L'organismo umano non è in grado di sintetizzare il licopene e pertanto esso può essere assunto solo tramite la dieta(FRUTTA E VERDURA COLORATA DI ROSSO!!!!).
Oltre l'80% del licopene presente nel corpo umano deriva da consumo di pomodoro o di prodotti da esso derivati.
Il licopene ha mostrato considerevoli proprietà antiossidanti in vivo risultando più efficace del β-carotene e della luteina. La somministrazione di licopene con la dieta incrementa la sua concentrazione nel plasma ed il potenziale antiossidante totale dell'organismo E QUINDI E' UTILISSIMO SIA AL CRISTALLINO(CATARATTA) CHE AL VITREO(DEGENERAZIONE) CHE ALLA RETINA(DEGENERAZIONE MACULARE
SENILE).
I meccanismi d’azione del licopene e il suo ruolo nelle malattie croniche :

 


Meccanismi riguardanti il ruolo del licopene nelle patologie croniche. Oltre a un’azione antiossidante (pathway
nella parte superiore dello schema). Il licopene può inibire la formazione di IGF-1 impedendo il passaggio della cellula tumorale dalla fase G0 alla fase G1.




La maggiore fonte dietetica di licopene è rappresentata dal pomodoro (Solanum lycopersicum) da cui prende anche il nome, e dai suoi derivati, nei quali rappresenta il 60% del contenuto totale in carotenoidi. Il contenuto in licopene è influenzato dal livello di maturazione del pomodoro, è stato calcolato infatti che in pomodori rossi e maturi sono presenti 50 mg/kg di licopene, mentre la concentrazione scende a 5 mg/kg nelle varietà gialle. Altre fonti naturali di licopene sono meloni, guava e pompelmi rosa. La concentrazione di licopene nel siero umano è strettamente correlata all’assunzione prolungata di queste materie prime. Inoltre la biodisponibilità del composto sembra essere più elevata nei prodotti trattati termicamente (ad esempio salse di pomodoro) rispetto ai prodotti crudi.
Il licopene è il carotenoide predominante nel plasma umano, in cui le concentrazioni variano da 0.22 a 1.06 nmoli/ml. La concentrazione media di licopene nel plasma varia ampiamente nelle diverse popolazioni, riflettendo il consumo di pomodoro e suoi derivati. La distribuzione nei tessuti corporei non è uniforme ma correlata alla presenza di lipidi: il licopene è più abbondante nel tessuto adiposo, nei testicoli e nel liquido seminale, nelle ghiandole surrenali, nel fegato, nella prostata e nella mammella.
Essendo il licopene una sostanza lipofila, il suo assorbimento è correlato alla presenza di grassi nella dieta. La cottura dei cibi può aumentarne la biodisponibilità grazie alla dissociazione dei complessi proteici in cui è incorporato o per la dispersione degli aggregati cristallini di carotenoidi. Nell’intestino, in presenza degli acidi biliari, il licopene è solubilizzato, incorporato in micelle e assorbito dalla mucosa per trasporto passivo. La molecola intatta può essere incorporata in chilomicroni e trasportata all’interno del sistema linfatico. Sembra che non esistano proteine di trasporto specifiche per questo composto, ma che venga trasportato dalle lipoproteine, in particolare quelle a bassa densità (LDL).
Nonostante non possieda attività di precursore della vitamina A, esso appare eccezionalmente antiossidante, in virtù della sua struttura achilica, del numero di doppi legami coniugati e della sua elevata idrofobicità.


Distribuzione tissutale del licopeneTessutinmol/gFegato1.28–5.72Rene0.15–0.62Surrenali1.9–21.6Testicoli4.34–21.4Ovaio0.25–0.28Tessuto adiposo0.2–1.3Polmone0.22–0.57Colon0.31Mammella0.78Pelle0.42
Dopo l'ingestione, il licopene è incorporato in micelle lipidiche nel piccolo intestino; le micelle sono formate da grassi alimentari e da acidi biliari, questi aiutano a solubilizzare la coda idrofobica del licopene facilitando l'assorbimento sulle cellule della mucosa intestinale con un meccanismo di trasporto passivo. Poco si sa circa il metabolismo epatico di licopene, ma come gli altri carotenoidi, il licopene è incorporato in chilomicroni e viene rilasciato nel sistema linfatico. Nel plasma, il licopene è distribuito nelle frazioni densità molto basse e lipoproteine ​​a bassa.Il licopene è soprattutto distribuito nei tessuti grassi e elle ghiandole surrenali nel fegato e nei testicoli.
Lo ZAFFERANO è un alimento farmaco, un cibo che può avere riflessi benefici sulla nostra salute. È anzi uno dei cibi più studiati al momento, in particolare per la sua potente azione antiossidante. Lo zafferano contrasta efficacemente alcuni nostri nemici ben noti: i radicali liberi. Si tratta di molecole instabili che si comportano come vere e proprie tossine. I radicali liberi attaccano le cellule provocando il loro invecchiamento e questo facilita la comparsa di numerose malattie, soprattutto quelle cardiocircolatorie e i tumori.

La pianta è una iridacea ed appartiene al genere Crocus di cui fanno parte circa 80 specie. La pianta adulta è costituita da un bulbo-tubero di un diametro di circa 5 cm. Il bulbo contiene circa 20 gemme indifferenziate dalle quali si originano tutti gli organi della pianta, in genere però sono solo 3 le gemme principali che daranno origine ai fiori e alle foglie, mentre le altre, più piccole, produrranno solo bulbi secondari. Durante lo sviluppo vegetativo dalle gemme principali del bulbo si sviluppano i getti, uno per ogni gemma; per cui da ogni bulbo ne spunteranno circa 2 o 3. I getti spuntano dal terreno avvolti da una bianca e dura cuticola protettiva, che permette alla pianta di perforare la crosta del terreno.
Il getto contiene le foglie ed i fiori quasi completamente sviluppati, una volta che è fuoriuscito dal terreno si apre e consente alle foglie di allungarsi e al fiore di aprirsi completamente.
Il fiore dello zafferano è un perigonio formato da 6 petali di colore violetto intenso. La parte maschile è costituita da 3 antere gialle su cui è appoggiato il polline. La parte femminile è formata dall'ovario, stilo e stimmi. Dall'ovario, collocato alla base del bulbo, si origina un lungo stilo di colore giallo che dopo aver percorso tutto il getto raggiunge la base del fiore, qui si divide in 3 lunghi stimmi di colore rosso intenso.
Le foglie del Crocus sativus sono molto strette e allungate. In genere raggiungono la lunghezza di 30/35 cm, mentre non superano mai la larghezza di 5 mm.
Il Crocus sativus è una pianta sterile triploide, è il risultato di una intensiva selezione artificiale di una specie originaria dell'isola di Creta, il Crocus cartwrightianus. Una selezione messa in atto dai coltivatori che cercavano di migliorare la produzione degli stimmi. La sua struttura genetica lo rende incapace di generare semi fertili, per questo motivo la sua riproduzione è possibile solo per clonazione del bulbo madre e la sua diffusione è strettamente legata all'assistenza umana.


L’alimentazione, però, ci consente di introdurre sostanze che contrastano questi fenomeni degenerativi. Lo zafferano è una vera bomba dal punto di vista dei carotenoidi, in particolare la crocina e la crocetina, antiossidanti che agiscono contro i radicali liberi e quindi per le stesse patologie sopra riportate.

ZAFFERANO E RETINA
Di eccellenza tanto sul fronte della diagnosi quanto su quello della ricerca farmacologica è anche l'esperienza Magi-Gemelli di Roma. Non è un caso che il Lazio sia secondo solo alla Lombardia per il numero di famiglie che hanno effettuato test genetici al laboratorio Magi. Due le sperimentazioni farmacologiche in atto. La prima è dedicata ai pazienti con la malattia di Stargardt, affetti da una specifica mutazione. «La cura in questione – spiega Benedetto Falsini - si basa sulla somministrazione orale di un derivato dal crocus sativus, cioè lo zafferano, e mira a contrastare il danno della patologia. Siamo già alla fase due di sperimentazione sui pazienti che prevede di validarne l’efficacia, grazie al finanziamento avuto da Telethon: i risultati sono interessanti. C’è poi una seconda sperimentazione che utilizza il Nerve grow factor (Ngf), la proteina scoperta negli anni 50 dal Nobel Rita Levi-Montalcini. La prima malattia per la quale abbiamo sperimentato il Ngf è il glioma delle vie alte, una malattia rara di origine genetica che causa un danno molto serio e che porta in genere alla cecità già nell’infanzia. Abbiamo già osservato in alcuni casi un parziale recupero oltre al rallentamento della progressione. Ora attendiamo di poter partire con la seconda fase di studio e per questo abbiamo presentato un progetto di finanziamento a Telethon». Ultima nota: a parte funghi e zafferano, dal 1993 c’è una cura per la retinite pigmentosa che si basa su vitamina A e olio di fegato di merluzzo. Rallenta la progressione. Così come luteina e omega 3 prevengono l’invecchiamento del cristallino.

Pastiglie di zafferano, una speranza per le malattie rare della retina

DI Nico Cristiani - CANALE Scatti di ... - giovedì, 19 aprile 2012 | ore 7:45


Lo zafferano non è solo quel prelibato condimento che rende il riso una bella esperienza gustativa. E’ anche un amico degli occhi e non è una novità.

Le qualità antiossidanti di questa spezia sono note così come il suo impiego nel contrasto delle malatie degenerative della retina, organo tra i più avidi di ossigeno e per questo soggetto ai danni provocati dai radicali liberi. Non solo. ”Oltre ad essere un potente antiossidante”, come spiega la dottoressa Silvia Bisti dell’Università dell’Aquila, capitale dello zafferano, che ha condotto una sperimentazione sulla cura della degenerazione retinica insieme al dottor Benedetto Falsini, oculista del Gemelli di Roma, ”sembra agire positivamente sulla retina in quanto riesce ad attivare alcuni geni che lavorano appunto alla protezione del tessuto”.

Dalla pianta che regala il condimento giallo-oro proviene una molecola che potrebbe essere utilizzata in futuro per la cura di malattie rare della retina, patologie che degenerano nella cecità e che colpiscono 17 mila Italiani. Una di queste è la retina pigmentosa, responsabile della cecità anche in giovane età o la malattia di Stargardt, patologia ereditaria che danneggia gravemente la vista.
La notizia è stata data nel corso della presentazione al Senato della ‘Rete per la diagnosi e la cura delle malattie genetiche rare della retina” promossa dalI’Istituto no profit Magi, un network di eccellenze cliniche per favorire in tempi rapidi la diagnosi di malattie della retina e il loro tempestivo trattamento.



Un caro saluto
Prof.Duilio Siravo
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
Cell.:3385710585
PROF.DOTT. DUILIO SIRAVO
http://drsiravoduilio.beepworld.it



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