![]() |
||
|
|
||
|
|||
|
ogni cambiamento è più o meno difficile, c'è chi reagisce positivamente, che le vive come stimolo e chi invece reagisce non troppo bene.
al tuo posto gli consiglierei di fare qualche colloquio con uno psicologo che può aiutarlo a vedere la situazione con maggiore chiarezza e lucidità. forse anche cercare di svagarsi insieme, fare dello sport insieme all'aria aperta può portare benefici sia alla sua tensione/ansia che al vostro rapporto. |
|
||||
|
guarda, io gli ho proposto di parlare anche solo con il suo medico di famiglia..ma lui mi ha risposto "cosa può farmi un medico? al massimo consigliarmi uno psicologo..devo solo capire cosa voglio"
Ok, lui deve capire cosa vuole, ma... Stiamo insieme da 7 anni, io ho un lavoro sicuro (anche se non remuneratissimo) e abbiamo sempre detto che appena trovava qualcosa si sarebbe trasferito, prima stava male perchè non trovava nulla e facevamo ancora i fidanzatini che si vedono solo nel week end e gli pesava, stava male perchè non era con me, adesso sta male perchè si è trasferito... Sta continuando a crogiolarsi in questo stare male, continua solo a pensare al fatto che sta male...e più ci pensa e più sta male, è chiaro. Adesso tra mezz'ora torno a casa per il pranzo e me lo vedrò con una faccia da funerale, non vorrà mangiare..io cosa devo fare? Io lo ascolto sempre, lo consolo, lo sostengo, ma mi sembra che non serva a nulla...dove prenderlo con le cattive? Non reagisce, non reagisce a nulla. Questo week end sono stata insieme a lui, venerdì ho preso un giorno di ferie, ma non posso stare a casa io da lavoro per svagarlo...sembrava tutto ok fino a ieri sera, stamattina siamo da capo... |
|
|||
|
stare vicino a chi sta male è molto difficile, lo so.
immagino che lui sia confuso, si chiederà se ha fatto la cosa giusta, se è questa la vita che voleva, se il futuro sarà così etc. etc.....i cambiamenti comportano la necessità di fare bilanci. poi non dimentica che la scelta del lavoro è fondamentale. il fatto che lui sia laureato rende le cose ancora più difficili. perchè si aggiungi il fatto che ha faticato tanto per arrivare alla fine e come tutti avrà pensato di trovarsi con mille porte aperte e invece....non è così. non so se un po' di cattiveria sia la soluzione giusta. si possono dire tante cose ma moltissimo da come si dicono. puoi fargli presente che stare male per periodi lunghi può essere pericoloso, perchè ciò che inizia con semplice (faccio un esempio anche se non vostro) mal di stomaco può trasformarsi in ulcera che ti porti dietro per tutta la vita. puoi fargli anche presente che il clime di tristezza e preoccupazione e forse anche di chiusura nei tuoi confronti potrebbe mettere a rischio il vostro rapporto. puoi anche spiegargli che uno psicologo non è necessario per trovare la soluzione, ma semplicemente può essere utile per trovare la calma e lucidità necessaria per decidere. un mio caro amico aveva un problema simile (anche causato da scelta lavorativa sbagliata) e ha trovato molto utile fare esercizi di respirazione profonda. per quanto riguarda te....ripeto, è difficile stare vicino. ci si sente impotenti e frustrati, la rabbia sale e si rischia di esplodere per stupidate. chiedi a lui cosa si aspetta da te. molte persone vogliono parlare, vogliono sfogarsi altre invece hanno solo bisogno di sentire una persona vicina, di essere abbracciati e lasciati essere come sono per quel lasso di tempo necessario. |
|
|||
|
guarda io soffro di attacchi di panico e sono veramente debilitanti soprattutto all'inizio quando non capisci cosa sta succedendo al tuo corpo e alla tua mente...i suoi probabilmente sono derivati proprio dal distacco da casa e dal lavoro più autonomo e rilassato ke aveva a casa....ha scelto di cambiare casa e lavoro...prima o poi il cordone ombelicale doveva tagliarlo...ora deve riuscire a superare questo momento...in fin dei conti il suo capo mi sembra anche gentile e disponile...non tutti lo sono in special modo con un dipendente assunto da poco!!secondo me deve reagire e nn compatirsi...tu stagli vicino ma cerca in questo caso di avere polso fermo...sicuramente lo aiuterà più di una persona che lo appoggia in qualcosa che nn esiste
|
|
||||
|
Gentile utente, dalla storia che ha scritto credo sia azzardato parlare di disturbo di attacchi di panico. Essere presi, come cita lei, da sudorazione, pianto ecc. una sola volta non significa necessariamente soffrire di un disturbo d'ansia. Mi sembra di aver capito che il suo ragazzo sia propenso per un consulto psicologico; quest'ultimo potrebbe essere un passo valido per cercare di capire meglio il particolare periodo che sta attraversando il suo ragazzo. Lo incoraggi ad andare. Naturalmente da uno psicologo in carne ed ossa, non online.
saluti
__________________
Dott. Pietro Aquino Psicologo - Firenze/Prato |
|
||||
|
Citazione:
Potrebbe trattarsi di un episodio di panico, dico questo perchè ho avuto un familiare che ha sofferto di attacchi del genere in passato. Non si sono limitati ad uno ed è a volte difficile per il medico curante riconoscerli, occorre lo specialista. Spesso si attribuisce la colpa a stati d'ansia passeggeri o sbalzi pressori. I sintomi erano di sudorazione, vertigine e senso di soffocamento, panico di perdere i sensi, il controllo, di morire. Questo da quanto mi è stato raccontato, in un soggetto ansioso, che soffriva spesso di coliti e tante altre cose. Il fatto è che chi gli sta accanto non comprende, non si riesce a capire il grande malessere che avviene in quel momento, eppure la persona che lo vive sta realmente male. Gli episodi poi possono susseguirsi fino ad arrivare a non riuscire più ad uscire di casa da soli, non riuscire più a stare in luoghi affollati ed avere la necessità di correre a casa, al sicuro. Ecco spero d'aver reso un'idea di come potrebbe essere un attacco di panico. E' importante secondo me l'aiuto e la comprensione di chi vuol bene, di chi vive accanto e dall'esperienza vissuta in seconda persona non se ne esce da soli, occorre tanto amore di chi vive vicino, l'aiuto di uno specialista reale a volte come in questo caso anche il ricorso a medicinali. Se ne esce però ci vuole anche la volontà e la pazienza, molta pazienza di chi vive accanto. Perciò ti consiglio di convincerlo a ricorrere ad uno specialista e stargli molto vicino, comprenderlo, anche se è molto difficile, spronandolo comunque ad uscire e non richiudersi in casa.
|
![]() |
| Strumenti Discussione | Cerca in questa Discussione |
|
|