Intolleranze enzimatiche: come riconoscerle e gestirle

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Intolleranze enzimatiche: come riconoscerle e gestirle

07-11-2016 - scritto da Viviana Vischi

I sintomi delle intolleranze enzimatiche sono spesso sovrapponibili a quelli delle allergie alimentari, rendendo difficile e tardiva la diagnosi.

Perché esistono le intolleranze enzimatiche e come affrontarle?

 

Le intolleranze enzimatiche sono determinate dall'incapacità dell'organismo di digerire alcune sostanze presenti negli alimenti per la presenza ridotta o l’assenza dell’enzima deputato al metabolismo dei nutrienti. Anche un consumo eccessivo di un alimento per un certo tempo può essere un fattore scatenante, perché l’organismo non produce abbastanza enzima per fare fronte alla richiesta metabolica.

Le intolleranze enzimatiche sono presenti dalla nascita o vengono acquisite nel tempo e comprendono un certo numero di problematiche che interessano il metabolismo di carboidrati, proteine e lipidi. La più comune è l’intolleranza al lattosio, lo zucchero presente nel latte, perché l’enzima lattasi in grado di digerirlo è scarso o assente nell’organismo.

Oltre all’intolleranza al lattosio vanno ricordate quella al glutine, che è una proteina del frumento, galattosio (galattosemia), glucosio (favismo) e fruttosio. Ma c'è anche l'intolleranza ai carboidrati complessi, molto diffusa ma di cui si parla troppo poco.

 


 

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LE MANIFESTAZIONI DEGLI INTOLLERANTI

L’intolleranza enzimatica si manifesta con l’insorgere di sintomi spesso sovrapponibili a quelli delle allergie alimentari ma, mentre nel primo caso le manifestazioni compaiono tempo dopo aver consumato l’alimento non tollerato, nelle allergie il sintomo è quasi immediato. Essere intolleranti ad un alimento può portare a soffrire di diversi disturbi gastrointestinali, cutanei e respiratori, che in genere si ripresentano periodicamente nel corso del tempo.

L’intolleranza alimentare provoca gonfiore addominale, meteorismo, stitichezza alternata a diarrea e digestione difficile. Sulla pelle possono comparire dermatiti, orticaria e acne. L’apparato respiratorio risulta più recettivo a raffreddori e altre infezioni. In alcuni casi, un’intolleranza alimentare può provocare anche mal di testa e capogiri, insonnia, sonnolenza e stanchezza cronica.

 

INTOLLERANZE ENZIMATICHE: UNA DIAGNOSI DIFFICILE

Molte manifestazioni legate all’intolleranza enzimatica possono essere confuse con disturbi di origine gastrointestinale o cutanea, rendendo difficile e complessa la diagnosi. È dunque importante redigere un diario alimentare nel quale annotare tutti i sintomi e la frequenza con cui compaiono dopo l’assunzione di uno o più alimenti. Il diario è uno strumento che, pur con i suoi limiti, resta ancora oggi un primo indice di riferimento per smascherare eventuali intolleranze alimentari.

Ma ancora non basta: prima di parlare di reazione avversa a un alimento occorre arrivare a una diagnosi certa, che richiede visite specialistiche con il coinvolgimento di più esperti come il gastroenterologo, il dermatologo e l’allergologo e l’utilizzo di test specifici e validati scientificamente. Questo perché i test per le intolleranze enzimatiche non sempre sono conclusivi o decisivi e molti esami oggi disponibili vengono definiti alternativi, senza cioè una scientificità accreditata che possono fare cadere in una diagnosi sbagliata.

 

IL TEST PER LE INTOLLERANZE E' POSITIVO: E ORA, COSA FARE?

Occorrerà innanzitutto eliminare gli alimenti sospetti, ad esempio evitando pane, pizza, dolci se si pensa di essere intolleranti al frumento per un periodo di almeno 45-60 giorni, da effettuare sotto il controllo medico e inserendo nella dieta alimenti che siano in grado di soddisfare le richieste nutrizionali che vengono a mancare con l’esclusione.

Durante questo tempo è importante monitorare l’andamento dei sintomi che dovrebbero migliorare e scomparire.

Terminato il periodo di privazione, si potrà incominciare a reintrodurre gli alimenti esclusi, uno alla settimana, partendo con i cibi con intolleranza più bassa rilevata con i test.

 

Leggi anche:

I test per l’intolleranza alimentare

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A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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