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ENURESI INFANTILE, PIPI’ A LETTO: COSA BISOGNA SAPERE

ENURESI INFANTILE, PIPI’ A LETTO: COSA BISOGNA SAPERE

19-03-2012 - scritto da enuresi

Quando il nostro bambino fa la pipì a letto, il primo pensiero va alla sua psiche. Eppure, sono molte le cause dell’enuresi notturna e il pannolino non basta

Enuresi notturna: diverse possibili cause, non sempre psicologiche

Sarà colpa mia, sono troppo severa. Oppure sarà l’ambiente scolastico, magari le maestre lo trattano male o forse i compagni lo prendono in giro. Forse è successo qualcosa, ha paura e io non riesco a capirne il motivo. Come posso aiutarlo?

Sono i pensieri di una mamma. Il suo bambino soffre di enuresi infantile, un disturbo comunemente definito “pipì a letto”, che può considerarsi tale a partire dal quinto anno d’età per le bambine e dal sesto anno per i bambini. Spesso si pensa che la causa sia di natura esclusivamente psicologica e ci si chiede, pieni di dubbi e frustrazione, se si sono commessi degli errori nella relazione genitore-figlio. Invece, dietro l’enuresi infantile può nascondersi un problema fisiologico e il primo passo da compiere per guarire, dopo aver inquadrato il disturbo con la consulenza di un pediatra specializzato in enuresi, è proprio escludere eventuali problematiche di carattere fisiologico. Per approfondire l’argomento, abbiamo raccolto alcune informazioni utili.

Bambini che fanno la pipì a letto
L’enuresi notturna colpisce il 10% dei bambini a 6 anni, il 7% a 8 anni, il 3% a 12 anni e l’1% a 18 anni. Con l’età il disturbo tende a scomparire e nel 15% dei casi si risolve spontaneamente. Tuttavia, l’enuresi non deve essere sottovalutata.

Riconoscere il problema
Si parla di enuresi infantile quando il bambino bagna il letto almeno 2-3 volte a settimana. Punirlo non serve. Anzi, può peggiorare la situazione perché il bambino già vive la sua condizione con disagio e imbarazzo, soprattutto quando si relaziona con i coetanei. Allo stesso tempo, trattarlo da “malato” può essere controproducente perché lo disincentiva dall’impegnarsi per risolvere il problema.

Parlarne con uno specialista
L’enuresi notturna non è un disturbo incurabile. Si può decidere di non fare nulla, con tutto quello che ciò può comportare per il bambino sul lungo periodo (calo dell’autostima, senso di frustrazione, sensi di colpa, ecc…) oppure si può intervenire. Il pediatra specializzato in enuresi è l’unico in grado di valutare la reale entità del problema.

La visita dal pediatra specializzato in enuresi
Obiettivo del pediatra specializzato in enuresi è diagnosticare correttamente il disturbo ed escludere eventuali problematiche di natura fisiologica, quali infezioni alle vie urinarie, diabete e malformazioni di organi dell’apparato urinario. Gli esami necessari per diagnosticare correttamente l’enuresi notturna sono l’esame delle urine, l’analisi della capacità vescicale attesa e l’analisi della quantità di urina emessa durante il giorno e quella emessa durante la notte. Gli ultimi due dati possono essere dedotti dal diario minzionale, un diario in cui annotare il numero di volte in cui il bambino fa la pipì durante il giorno, l’ora e la quantità (volume) di urina. Se necessario, il pediatra può anche richiedere l’ecografia renale e vescicale.

Un trattamento personalizzato
Il pediatra specializzato in enuresi individua il trattamento migliore per il bambino, scegliendo tra la terapia comportamentale (allarmi acustici notturni e training minzionale), quella farmacologica (somministrazione di un analogo dell’ormone antidiuretico, la desmopressina) oppure una combinazione di entrambe.

La terapia comportamentale
Comprende gli allarmi acustici notturni e il training minzionale. L’allarme notturno mira a stabilire un riflesso condizionato nel bambino quando compaiono le prime gocce di urina, in modo da alleggerire il sonno rendendo i centri corticali più vigili ai segni vescicali. Il training minzionale ha come obiettivo l’apprendimento graduale della continenza notturna da parte del bambino, attraverso tecniche di rieducazione vescico-sfinteriali.

La terapia farmacologica
Prevede la somministrazione di un analogo dell’ormone antidiuretico, la desmopressina che, promuovendo il riassorbimento di liquidi a livello renale, diminuisce la produzione di urina e quindi riduce il rischio di perdita involontaria di pipì.

Supportare il bambino durante la cura
I genitori hanno una responsabilità precisa nei confronti dei piccoli pazienti enuretici che devono essere incoraggiati e spronati a impegnarsi durante il trattamento. Sul diario minzionale bisogna annotare le perdite di urina (mutandina bagnata), quando è necessario stimolare la minzione con una pressione sul pancino e se l’episodio è avvenuto con urgenza. Per indicare l’incontinenza notturna, si deve pesare il pannolino da asciutto e da bagnato; se invece non si utilizza il pannolino, il bambino va fatto alzare 2 o 3 volte e segnalata l'eventuale perdita di urina nel sonno.

Per approfondire:


Enuresi notturna: basta il pannolino?


Enuresi notturna: la causa è psicologica?


Enuresi notturna: come riconoscerla?


Enuresi notturna: come sconfiggerla?


Enuresi notturna: che fare?


Enuresi, pipì a letto: i falsi miti sull'enuresi infantile


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Redazione Network for Health



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