Il Fuoco di Sant'Antonio: cause, sintomi, terapie e vaccino

Il Fuoco di Sant'Antonio: cause, sintomi, terapie e vaccino

28-08-2018 - scritto da Viviana Vischi

Cos'è, cosa provoca, come si combatte e si previene l'Herpes Zoster o Fuoco di Sant'Antonio, infezione virale molto dolorosa causata dal virus della Varicella.

Fuoco di Sant'Antonio: vaccinazione gratuita per gli over 65.

Brucia, provoca lesioni cutanee e un grande dolore: è il Fuoco di Sant’Antonio, così chiamato dal nome di uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa, l’ultracentenario egiziano Antonio Abate (poi fatto Santo) che condusse una vita anacoretica, tormentato – secondo un’interpretazione mistico-religiosa  - dal fuoco e dalle fiamme del diavolo tentatore. 

 

Aveva ricevuto in dono un “grande Spirito di Fuoco” - soleva dire ai suoi discepoli. E la sua fama crebbe tanto che le sue reliquie cominciarono a viaggiare in lungo e in largo, fino ad arrivare in Francia, a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore

 

Folle di malati presero ad accalcarsi nella chiesa, soprattutto coloro che soffrivano di ergotismo canceroso o “ignis sacer”, una malattia che causava un dolore eccezionale, proprio come se la pelle stesse bruciando, dovuta all’avvelenamento da parte di un fungo presente in uno degli ingredienti del pane. Fu così che l’ergotismo venne chiamato “Fuoco di Sant’Antonio”, in nome di quel Santo noto per le sue leggendarie lotte contro il demonio che gli provocavano ustioni e ferite: si pensava che le sue reliquie potessero servire a sconfiggere la malattia.

 

I secoli sono passati ma da allora il nome di Sant’Antonio fu associato a tutte quelle malattie che, seppur clinicamente diverse tra loro, provocano dolore e bruciore intensi. Malattie proprio come l’Herpes Zoster.

 

 

COS'E' IL FUOCO DI SANT'ANTONIO

L’Herpes Zoster o Fuoco di Sant’Antonio è un’infezione virale causata dal virus Varicella Zoster (membro della famiglia delle Herpesviridae, del gruppo Herpesvirus), responsabile anche della comune e diffusissima Varicella. Questo virus, che nei bambini dà luogo a una malattia cutanea che di solito guarisce senza problemi, non viene eliminato ma rimane presente nei gangli del sistema nervoso, in modalità “latente”. Può però riattivarsi in età adulta o anziana, approfittando di una diminuzione delle difese dell'organismo. Di qui bruciore alla pelle, arrossamento e piccole vescicole, ma soprattutto un dolore spesso insopportabile a livello delle fibre nervose, lungo una striscia del torace o dell'addome (solitamente da un solo lato) oppure in una parte del viso (la fronte, l'orbita o la tempia).

 

Tutte problematiche che, solitamente, si risolvono senza conseguenze permanenti e che garantiscono l’immunità dagli attacchi successivi. Tradotto: nella maggior parte dei casi si può essere colpiti dal Fuoco di Sant’Antonio solo una volta nella vita. E verrebbe da dire, per fortuna!

 

LE CAUSE DEL FUOCO DI SANT'ANTONIO E I SUOI SINTOMI 

Difficile capire come e perché il virus Varicella Zoster possa riattivarsi a un certo punto della vita, ma non di rado questo accade quando una malattia o un trattamento farmacologico indeboliscono il sistema immunitario o a seguito di un forte stress. L'Herpes Zoster non può dunque instaurarsi in persone che non hanno mai avuto la varicella!

 

L’eruzione cutanea è in genere più compatta che nella varicella, ma più estesa dell’Herpes Simplex (che provoca eruzioni cutanee localizzate – di solito sulle labbra o sui genitali - tipo vesciche, accompagnate da dolore e febbre.

 

IL TIPO DI DOLORE CAUSATO DAL FUOCO DI SANT'ANTONIO

Il dolore viene descritto come bruciante, acuto, pulsante, localizzato, come quello di una coltellata, a volte tale da rendere spiacevole anche un tocco leggero o uno sfioramento (fonte: Guideline on the Management of Herpes Zoster –European Dermatology Forum in cooperation with the European Academy of Dermatology and Venereology).


Il dolore può perdurare per qualche tempo anche dopo la guarigione delle lesioni sulla pelle. In alcuni, sfortunati, casi può cronicizzare e rimanere presente per anni dall’esordio del rash: si parla allora di nevralgia post-erpetica, una problematica ovviamente molto invalidante per chi ne soffre.

 

 

IL FUOCO DI SANT'ANTONIO E' CONTAGIOSO?

La risposta è sì, ma poiche a far attivare il virus latente all'interno dell'organismo è un fattore scatenante sconosciuto, a differenza della varicella è difficile che si possa trasmettere a qualcun altro. Se però un individuo che non ha mai fatto la varicella e non è stato vaccinato ha un contatto diretto con una persona affetta da Herpes Zoster (nello specifico, con il liquido presente all’interno delle vescicole), è possibile che quest'ultima lo contagi con la varicella, non con il fuoco di Sant’Antonio.

 

COME PREVENIRE IL FUOCO DI SANT'ANTONIO

Le armi a nostra disposizione sono il vaccino contro la Varicella, e soprattutto il vaccino contro l’Herpes Zoster, offerto gratuitamente agli over 65 in base alle nuove linee guida del piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019. Il vaccino, non controindicato per gli immunodepressi, ha il compito di inibire la riattivazione del virus latente nell'organismo. Se, nonostante il vaccino, il Fuoco di Sant’Antonio dovesse svilupparsi, clinicamente risulta meno grave di quello che colpisce gli individui non vaccinati.

 

Tra i rimedi naturali disponibili ricordiamo l’importanza della vitamina C e dello zinco per il rafforzamento del sistema immunitario. 
 


COME CURARE IL FUOCO DI SANT'ANTONIO

Non esiste una cura definitiva in grado di debellare totalmente gli Herpesvirus, e dunque l’Herpes Zoster: i farmaci antivirali orali ad azione diretta, se usati precocemente, addirittura prima che compaiano le vescicole e comunque, nei casi non complicati, al massimo entro 72 ore dall’esordio dei sintomi, possono ridurre la sintomatologia, soprattutto nelle manifestazioni cutanee, nonché risolvere più celermente la patologia inibendo la replicazione del virus.

 

Le molecole di riferimento sono aciclovir, famciclovir, valaciclovir e brivudina, con alcune differenze circa i tempi di risoluzione del dolore e prevenzione della neuropatia post-erpetica (vedi nota 84 AIFA).


Quanto al rischio che si instauri la nevralgia post-erpetica, purtroppo nessuno dei farmaci di riferimento ha comunque dimostrato di prevenire in modo completo la temibile complicanza. 

 

Il medico potrebbe prescrivere anche degli antidolorifici e analgesici piuttosto forti (oppioidi) o addirittura, se il dolore persiste da molte settimane, quei farmaci solitamente efficaci nel dolore neuropatico come gli antidepressivi triciclici.


Gli impacchi umidi possono infine aiutare a lenire il bruciore e il prurito delle vescicole. Vescicole che sarebbe bene evitare di grattare, per non rischiare di infettare la lesione.

 

Alcune fonti utilizzate:

https://www.infezmed.it/media/journal/Vol_19_2_2011_5.pdf 
https://www.ondaosservatorio.it/ondauploads/2017/07/JANN.pdf
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27804172
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27579792
https://medusa.iss.it/handle/2198/381



A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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