Il lavaggio delle mani contro infezioni e virus Ebola

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Il lavaggio delle mani contro infezioni e virus Ebola

10-09-2014 - scritto da Dr. Mario Lizza

Lavarsi bene le mani previene le infezioni ospedaliere e la diffusione del virus Ebola

Fra le misure utili per prevenire la diffusione del virus Ebola - trasmissibile solo attraverso contatto diretto con i liquidi, le secrezioni corporee del malato o del defunto - le linee guida ministeriali prescrivono il lavaggio della mani fatto in modo corretto. Le raccomandazioni che seguono sono rivolte a chi assiste un ammalato (operatori sanitari e familiari) e sono le stesse utili per la prevenzione del virus Ebola.

COMINCIAMO DALLE MANI!

Per quanto paradossale possa apparire, anche negli ospedali – il luogo delle cure dove si approda per guarire – ci si può ammalare.

Infatti, uno dei rischi più importanti e non trascurabile per i ricoverati è il rischio di contrarre una infezione ospedaliera. Si calcola che in Italia almeno il 5% di tutti i ricoverati (450-700 mila persone), contrae una infezione ospedaliera e che l’1% di questi pazienti muore (4500-7000 morti all'anno). Il problema non è solo italiano: negli Stati Uniti la frequenza delle infezioni ospedaliere è del 6,3% di tutti i ricoverati. In Europa, i morti per infezioni correlate all’assistenza sono circa 50.000 all’anno (dati OMS).

Oggi gli esperti vanno oltre la definizione di I.O. (Infezioni Ospedaliere), per arrivare a nuove definizioni e nuovi concetti: Infezioni Collegate all’Assistenza (ICA) o Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie (IOS). Con queste nuove definizioni si vuole ampliare il concetto di I.O. nel senso che non è tanto l’ambiente dell’ospedale il principale fattore di rischio di queste infezioni, ma l’assistenza in quanto tale, le manualità degli operatori, le procedure, la strumentazione utilizzata, più o meno “invasiva” all’interno del corpo umano. Se quest’ultima affermazione è vera, allora anche in una casa di riposo o in strutture socio-assistenziali c’è il rischio di contrarre questo tipo di infezione, non presente al momento dell’ingresso nella struttura.

In una classifica di frequenza, l’infezione ospedaliera prevalente è quella delle vie urinarie, seguita da quelle della ferita o sito chirurgico, poi delle basse vie respiratorie e dell’apparato gastrointestinale. In linea generale, il tipo di paziente più frequentemente colpito è il paziente sottoposto a varie indagini invasive o il paziente, grave o immuno-depresso, ricoverato nelle terapie intensive.

Oltre a causare sofferenze, disabilità permanenti e decessi, le infezioni ospedaliere hanno pure un elevatissimo costo. Estrapolando i dati di studi pilota effettuati in alcuni grandi complessi ospedalieri, si calcola che in Italia ogni caso di infezione ospedaliera prolunghi la degenza mediamente di 10-15 giorni. Complessivamente, quindi, sono 4-6 milioni di giornate di degenza in più, con un costo globale di circa 2090-3250 milioni di euro (oltre 4 mila-6 mila miliardi delle vecchie lire).

Le misure di controllo e le strategie di prevenzione delle infezioni ospedaliere sono molto complesse: per ridurle, bisogna intervenire sugli ambienti (problemi dal punto di vista dell’edilizia, dell’impiantistica e della strumentazione), sull’organizzazione (carenza di personale, isolamento di certi malati, politica razionale degli antibiotici, politica razionale dei disinfettanti, ecc.) e sulle persone (malati ad alto rischio, formazione e sorveglianza sanitaria del personale, ecc.).

In particolare è importante ridurre l’uso inappropriato di antibiotici sia perché possono provocare alterazioni del cosiddetto “microbiota” intestinale (cioè quei 2 – 3 chilogrammi di batteri buoni del nostro intestino utili a rinforzare parte del nostro sistema immunitario di difesa) sia perché possono indurre modifiche nei vari batteri, o far emergere nuovi ceppi, che diventano resistenti agli antibiotici stessi.

Le misure organizzative, tra cui anche la possibilità di ricoveri più brevi con lo sviluppo della Day surgery (cioè lo svolgimento dell’intervento e la dimissione nella stessa giornata) o l’assistenza domiciliare, mirano a ridurre il rischio delle infezioni ospedaliere.

Tuttavia, su un punto sono tutti d’accordo: è ritenuto di dimostrata efficacia il corretto lavaggio delle mani ritenute una importante via di trasmissione perché, toccando le superfici, i dispositivi medici, le attrezzature, i pazienti stessi, i loro liquidi biologici ecc., prendono germi e li trasferiscono altrove.

Il medico ungherese Semmelweis (1848!) riuscì a ridurre la mortalità puerperale nel suo reparto di Ginecologia ed Ostetricia dal 18% all’1,3% semplicemente invitando medici ed ostetriche che vi operavano a lavarsi le mani prima di entrare in sala parto. Oggi, una recente indagine dell’Oms ha evidenziato come, su più di 2000 strutture in 69 paesi, solo il 65% ha un buon livello di promozione dell’igiene delle mani, mentre circa il 35% ha ancora un’attenzione inadeguata al problema.

LAVAGGIO DELLE MANI

Il solo corretto lavaggio riduce del 30% e persino del 50% le infezioni ospedaliere.
Il lavaggio delle mani da parte del personale si esegue con modalità e prodotti diversi secondo le mansioni che si devono svolgere, dopo aver tolto anelli, braccialetti vari, orologio.

• Il lavaggio sociale o igienico (con acqua e sapone) ha lo scopo di eliminare lo sporco visibile e rimuovere la flora microbica transitoria ed è raccomandato per proteggere il paziente e l’operatore sanitario dalla trasmissione di infezioni da contatto, per via aerea e attraverso goccioline. Si esegue prima di manipolare farmaci o di preparare o servire alimenti. E’ poi necessario lavare le mani con acqua e sapone quando sono visibilmente sporche o contaminate con materiale proteico, sangue o altri liquidi biologici e dopo l’uso dei servizi igienici. Il lavaggio sociale deve durare dai 40 ai 60 secondi.

• La frizione alcolica delle mani (con una preparazione idroalcolica al 60-80% di alcol, in genere etanolo, isopropanolo, n-propanolo, associato a sostanze emollienti, umidificanti e ad agenti protettivi per la cute delle mani) ha per obiettivo l’eliminazione della flora transitoria e la riduzione della carica microbica residente delle mani. Si effettua se le mani non sono visibilmente sporche, prima e dopo il contatto con il paziente; dopo la rimozione dei guanti non sterili; prima di manipolare un dispositivo invasivo per l’assistenza al paziente (indipendentemente dall’uso dei guanti); dopo il contatto con fluidi e secrezioni corporee, membrane mucose, cute non integra o medicazioni delle ferite; dopo contatto con oggetti inanimati (inclusi i presidi sanitari) nell’immediata vicinanza del paziente. La frizione con soluzione alcolica deve durare complessivamente 20-30 secondi fino a completa asciugatura che è molto rapida.


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IO POSSO FARE QUALCOSA?

Per eliminare o almeno ridurre il rischio di infezioni correlate all’assistenza, possono essere utili alcuni consigli.

1. Per quanto possibile, se non è proprio necessario, evitare il ricovero in ospedale o in altre strutture socio-sanitarie e richiedere preferibilmente l’assistenza al proprio domicilio.
2. Imparare a ragionare con il proprio medico di famiglia – e non solo con lui - ogni volta che prescriva un antibiotico: chiedergli se è proprio necessario assumerlo, casomai durante un’epidemia influenzale, durante il quale oltre la febbre può capitare che non ci siano altri disturbi.
3. Se una persona anziana non urina, prima che gli venga inserito un catetere urinario, verificare se non urina semplicemente perché è disidratato, il che si può sospettare osservando la sua lingua (rosea e umida o, invece, biancastra, patinosa e secca).
4. In caso di ricovero in qualsiasi struttura in cui si pratica assistenza sanitaria (es. reparti di riabilitazione, lungodegenze, strutture per anziani), verificare se il personale, sia prima che dopo l’assistenza diretta ad un ricoverato, si lava le mani: prima di indossare i guanti, dopo aver tolto i guanti, dopo un contatto con un paziente e nelle altre situazioni riportate sopra.
5. È importante che anche chi assiste un malato impari a praticare il lavaggio sociale delle mani o quello con soluzione idroalcolica, soluzione che negli ospedali seri viene fornita all’ingresso di un reparto o di ogni singola camera di degenza.

Insomma in ospedale per guarire e non per ammalarsi.

MARIO LIZZA, ematologo, medico del lavoro, medico igienista
Già Presidente Società Italiana di Igiene e Medicina preventiva, sezione Abruzzo – Molise
Già direttore medico ASL Pescara
Autore del volume “La sicurezza negli ambienti sanitari”, CSE Torino
 


 

Categorie correlate:

Malattie, cure, ricerca medica




Profilo del medico - Dr. Mario Lizza

Nome:
Mario LIZZA
Professione:
Medico specialista attività privata
Occupazione:
Pres. Società Italiana Igiene e Medicina preventiva, sez.Abruzzo–Molise, già dir. medico ASL Pescara
Contatti/Profili social:


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