Le malattie a trasmissione sessuale

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Le malattie a trasmissione sessuale

09-09-2008 - scritto da carloliverani

Breve elenco e descrizione delle malattie a trasmissione sessuale

Sifilide, gonorrea, clamidia, herpes genitale ecc.

L’attività sessuale comporta il rischio di diffusione di malattie a trasmissione sessuale. Di maggiore o minore gravità, tutte possono essere pericolose per la salute. Pertanto è fondamentale conoscerle e porre una diagnosi tempestiva.

In caso di visita medica è importante venire accompagnate dal proprio partner, sia per quanto concerne le informazioni da ottenere, sia per un suo eventuale controllo clinico.

Se non vengono curate, le malattie a trasmissione sessuale possono coinvolgere il tratto riproduttivo inferiore e causare nelle donne: malattia infiammatoria pelvica (PID), dolori pelvici cronici, ascessi tubo-ovarici, gravidanze extrauterine, infertilità.

In gravidanza, le malattie a trasmissione sessuale non trattate possono causare aborti, morti endouterine, bambini con basso peso alla nascita, danni oculari o polmonari.

SIFILIDE

L’infezione sifilitica o luetica è determinata da un batterio: il Treponema pallidum. Oggi con l’aiuto degli antibiotici, questa malattia non è più fatale. La trasmissione sessuale del treponema avviene solo in presenza di lesioni sifilitiche muco-cutanee (tali manifestazioni sono poco comuni dopo il primo anno dall’infezione). Se trascurata, può attraversare tre stadi, a progressiva gravità.

Fase primaria: il primo sintomo è una piccola ulcera ("sifiloma"), spesso non dolorosa, che può comparire sul pene, sulla vulva o in altre parti (circa 2-4 settimane dopo il contagio). Le ghiandole inguinali si gonfiano (da un solo lato).

Dopo alcune settimane il sifiloma scompare, ma se l’infezione non viene domata si sviluppa la sifilide secondaria.

Fase secondaria: il sintomo più comune è un’eruzione diffusa (compare di solito entro 2-6 mesi dall’infezione primaria) che può essere accompagnata da mal di testa, febbre e dolori muscolari. Si è ancora in tempo per una cura spesso risolutiva.

Fase terziaria: interessa circa il 50% dei casi non curati. Invade il cervello, il cuore, il sangue. Tipiche della pelle sono le "gomme luetiche" o ulcere sifilitiche terziarie, che però possono localizzarsi anche alle ossa, all’apparato respiratorio, al fegato e allo stomaco.

Per sifilide latente si intendono quei periodi dopo l’infezione luetica in cui i pazienti sono sierologicamente reattivi, ma non dimostrano altra evidenza di malattia.

La malattia a carico del sistema nervoso centrale (neurosifilide) può verificarsi in qualunque stadio della sifilide. Il coinvolgimento neurologico è denunciato dalla comparsa di sintomi oftalmici o uditivi, paralisi dei nervi cranici, sintomi o segni di meningite.

Tutte le persone con sifilide andrebbero sottoposte al test per l’infezione da HIV.

Sifilide congenita

In gravidanza la sifilide non curata può comportare la morte del feto, oppure il parto pretermine, oppure la nascita di un feto con manifestazioni più o meno gravi (fetopatia luetica). Ma anche la sifilide latente può determinare la fetopatia luetica.
 

GONORREA

È un’infezione batterica che può colpire gli apparati riproduttivi dell’uomo e della donna, la gola e il petto.

I sintomi più comuni sono:

- sensazione di bruciore quando si urina

- sensazione di prurito nell’area infetta

- fuoriuscita di pus dal pene o dall’ostio vaginale.

Una donna può non sospettare di essere infetta, se il suo partner non la informa di avere contratto la malattia. Dal collo dell’utero il gonococco può risalire alle tube di Falloppio e dare una salpingite più o meno grave, talora con peritonite (malattia infiammatoria pelvica o PID).

Il periodo di incubazione varia da pochi giorni ad una settimana dal contagio con un partner infetto ma talora senza sintomi. Anche la donna può nella maggioranza dei casi non mostrare alcun sintomo della malattia.

Trattata per tempo con antibiotici, può essere curata. Altrimenti può causare danni irreversibili al sistema riproduttivo nella donna e nell’uomo, danni all’uretra, alla prostata e ai reni.

In gravidanza può causare l’infezione del feto all’atto del parto (oftalmoblenorrea neonatale).
 

CANCROIDE o ULCERA MOLLE

Endemico in alcune aree degli Stati Uniti, è dovuto all’Hemophilus Ducreyi. Si presenta con la comparsa di una o più ulcere genitali dolorose accompagnata da adenopatia inguinale molle (ghiandole inguinali che si gonfiano, di consistenza molle, che possono suppurare).

La terapia è con antibiotici specifici.

Tutte le persone con cancroide andrebbero sottoposte al test per l’infezione da HIV, la sifilide e l’Herpes.
 

GRANULOMA INGUINALE DI DONOVAN

Malattia batterica rara, che provoca lesioni ulcerative progressive non dolorose, che sanguinano facilmente al contatto, senza ingrossamento delle ghiandole.

La terapia è con antibiotici specifici.
 

CHLAMYDIA

È un’altra infezione batterica con sintomi simili a quelli della gonorrea, ma solitamente meno marcati. In realtà oggi è sempre più imputata quale causa di infezioni pelviche, di aborto abituale e di sterilità. Può restare per molti anni a livello del collo dell’utero senza dare disturbi o dando soltanto periodici episodi infiammatori.

Può essere efficacemente curata con antibiotici specifici.

In gravidanza l’infezione è associata ad un aumento dei parti pretermine, delle morti fetali e delle morti neonatali.

Una forma rara è dovuta a tipi differenti di Chlamydia che causano il linfogranuloma venereo, malattia che si manifesta con adenopatia molle femorale o inguinale solitamente da un solo lato, proctocolite con potenziali esiti in fistole rettali o anali.
 

HERPES GENITALE

Infezione virale identica o simile a quella della "febbre sulle labbra", caratterizzata da piccole vescicole dolorose sugli organi genitali o vicino ad essi. Si trasmette facilmente per contatto (incubazione di 3-6 giorni) e tende a recidivare. Il virus infatti, dopo il primo episodio acuto, tende a localizzarsi nei gangli nervosi sacrali e nelle cellule dell’interno del collo dell’utero (e quindi a persistere nell’organismo). Da queste sedi può venire periodicamente messo in circolo, dando origine a nuovi episodi di malattia acuta o subacuta. I soggetti immunodepressi hanno una particolare predisposizione ad esserne colpiti.

I sintomi consistono in dolore, bruciore e prurito. I rapporti sessuali diventano impossibili.

Per ora non sono disponibili farmaci risolutivi, ma farmaci che ne riducono i sintomi e diminuiscono la frequenza e l’intensità delle recidive. Il controllo del partner è obbligatorio.

Se la malattia colpisce la donna in gravidanza, può mettere in pericolo il feto ed anche il neonato qualora il parto si verifichi attraverso il canale vaginale ove siano presenti lesioni infettanti.
 

CONDILOMI

Sono dovuti al virus del Papilloma o HPV (Human Papilloma Virus), di cui ne esistono moltissimi tipi. Costituiscono l’infezione genitale forse più frequente e sono anche importanti perché chiamati in causa nei tumori del collo dell’utero. Tuttavia se è vero che moltissime donne sono affette dall’HPV, solo il 5% circa di queste rischia una vera e propria lesione precancerosa.

La malattia è trasmessa per lo più con il contatto sessuale (e il periodo di incubazione è molto variabile). I sintomi sono praticamente assenti, a meno che non si sovrapponga un’altra infezione.

Il virus entra nelle cellule e penetra nel nucleo dando esito alla formazione di escrescenze tipo verruche (condilomi acuminati) o di lesioni piane (condilomi piatti). L’evoluzione di entrambe queste manifestazioni è molto diversa da caso a caso: possono restare invariate per anni o peggiorare e raramente anche sparire. Dunque anche la terapia sarà diversa a seconda dei casi: da un comportamento di attesa e osservazione si può passare a rimedi distruttivi di vario genere.

Per tutti questi motivi è opportuno che la donna infetta dal papillomavirus si sottoponga ad un esame particolare, che è la colposcopia. Infatti non sempre il Pap test riesce ad evidenziare questa malattia e può allora rendersi necessario eseguire una "biopsia" (prelievo non doloroso di un piccolo frammento di tessuto) per ricercare la presenza di cellule anomale. Se queste venissero evidenziate, è doveroso procedere alla loro asportazione, per evitare danni peggiori in futuro.

Il papillomavirus è estremamente diffuso in tutte le specie di mammiferi: tuttavia solo in una modesta percentuale di casi la sua presenza provoca l’insorgenza di tumori. Ciò sembra condizionato dalla predisposizione genetica di alcuni individui, oltre che dalla situazione immunitaria e quindi da tutti quei fattori che su di questa possono agire (stress, fumo, droga, infezioni con altri virus, etc).

Come per l’Herpes, anche per il Papilloma non esistono farmaci sicuramente risolutivi. Tuttavia, se non vengono reperite cellule anomale, si può ragionevolmente ricorrere ad un semplice controllo colposcopico annuale, non necessariamente sempre seguito dalla biopsia.

È importante ricordare che - proprio come le verruche si possono prendere da altre persone che ne sono affette - così anche i condilomi cervicali e vulvari possono essere presi durante un rapporto sessuale. Il partner andrà quindi anch’esso attentamente controllato ed eventualmente curato. Più spesso però non sarà necessario trattare chirurgicamente lesioni subcliniche a basso potenziale cancerogeno, tanto nell’uomo come nella donna. Infatti la distruzione delle lesioni non è sinonimo di eradicazione della malattia, la quale - potendo recidivare - potrebbe andare a localizzarsi proprio in quelle aree sottoposte ad un precedente intervento distruttivo e diventate perciò più sensibili e vulnerabili.

Ogni intervento andrà pertanto "confezionato" sul singolo caso, valutato nella sua globalità (gravità delle anomalie cellulari, età della donna, desiderio di prole, eventuale patologia associata, estensione della lesione, eventuale penetrazione nel canale cervicale, insufficienti garanzie per il controllo periodico).
 

MOLLUSCO CONTAGIOSO

Infezione virale dovuta ad un Poxvirus. Le lesioni consistono in papule bianco-madreperlacee rotondeggianti, che si localizzano frequentemente a livello della cute perigenitale e spesso sono simmetriche. Hanno un diametro di 3-8 mm e presentano una fossetta centrale.

Non causano sintomi particolari, ma possono aumentare di numero e contagiare altri individui.

La loro eliminazione chirurgica dà spesso ottimi risultati.
 

CANDIDA

Vaginite micotica (o da funghi), caratterizzata da perdite biancastre dense, non maleodoranti, talora con aspetto "a ricotta". Dà prurito, bruciore, arrossamento ed edema vulvare, dolore nei rapporti. L’acidità vaginale è elevata (pH 3.5-4.5) e quindi le lavande acide sono controindicate.

Si trasmette da individui infetti, da portatori abituali o attraverso l’inquinamento di bagni, biancheria o asciugamani. Esistono persone particolarmente predisposte, ma anche condizioni favorenti (per es., la gravidanza, la contraccezione orale, la presenza della spirale, la terapia antibiotica o cortisonica, il diabete, l'immunodepressione).

Facilmente curabile, spesso può persistere o recidivare.
 

TRICHOMONAS

È un protozoo che causa perdite vaginali liquide, maleodoranti, giallo-verdastre, talora con aspetto schiumoso. Dà bruciori, prurito e dolore nei rapporti. Il pH vaginale è meno acido (pH 5-6) e le mucose si presentano arrossate ("vaginite a fragola").

Si trasmette sessualmente da soggetti infetti o da semplici portatori. L’infezione classica da Trichomonas si localizza nella vagina e nella vulva, ma non raramente si estende al collo dell’utero e non è escluso che possa persino arrivare alle salpingi, dando inizio ad un’infezione pelvica, aggravata poi e continuata dall’invasione di altri germi.

La vulvo-vaginite da Trichomonas può essere curata con farmaci che devono anche essere presi per via orale (e somministrati contemporaneamente anche al partner o ai partners).
 

GARDNERELLA (VAGINOSI BATTERICA)

È un batterio che causa perdite vaginali molto abbondanti, grigiastre, con cattivo odore (di pesce putrefatto). Può essere confusa con la vaginite da trichomonas, ma i sintomi sono solitamente meno fastidiosi o addirittura assenti.

Il contagio avviene con il rapporto sessuale, ma anche attraverso indumenti intimi, asciugamani o servizi igienici inquinati.

La terapia è simile a quella per il trichomonas: il trattamento deve essere condotto per via orale e per via locale, su entrambi i componenti della coppia.
 

PEDICULOSI

I pidocchi sono parassiti che possono localizzarsi a livello dei peli pubici per contagio sessuale o attraverso biancheria. Provocano prurito intenso specie notturno.

La cura consiste in medicamenti antiparassitari, rasatura dei peli e sterilizzazione della biancheria.
 

SCABBIA

È causata da minuscoli insetti (o acari) che provocano un intenso prurito e notevole disagio. Spesso si notano lesioni da grattamento. Il contagio è diretto o per mezzo di biancheria. Viene trattata applicando sulla pelle medicamenti antiparassitari e sterilizzando la biancheria intima, del letto e del bagno.
 

SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA ACQUISITA (AIDS)

Questa malattia, causata dal virus HIV (Human Immunodeficiency Virus), è in crescente diffusione e sta comportando in tutto il mondo gravi ripercussioni socio-sanitarie.

Il virus va a colpire principalmente i centri deputati alle difese immunitarie, che in tal modo non riescono più a svolgere il loro ruolo protettivo, rendendo l’organismo estremamente vulnerabile nei confronti di malattie infettive e tumorali.

Un test anonimo rivela l’avvenuto contagio col virus HIV (soggetti sieropositivi, che possono trasmettere la malattia ai sani).

Esistono fasce di popolazione più soggette al rischio di contagio:

- omosessuali e bi-sessuali

- tossicodipendenti

- partners di malati di AIDS o di soggetti a rischio

- emofilici e soggetti che ricevono trasfusioni di sangue

Attualmente non esiste una vera cura per questa malattia. L’infezione si contrae per contatto diretto di piccole lesioni della pelle o delle mucose soprattutto con sangue o sperma, o per trasfusione di sangue infetto, o per via placentare durante la gravidanza, o al momento del parto per contagio da una madre infetta verso il neonato.

L’utilizzazione del preservativo diminuisce il rischio. Quindi va utilizzato (ed il partner obbligatoriamente informato).

Il sangue mestruale può essere un veicolo pericoloso di infezione; pertanto vanno distrutti con opportune cautele gli assorbenti igienici e i tamponi vaginali.

Il virus può essere presente in tutti i liquidi biologici diversi dal sangue, ma non è definito se si tratti di presenza autonoma oppure di commistione con piccole quantità di sangue. Comunque i contatti superficiali cosiddetti "sociali" e l’uso di stoviglie o di servizi igienici in comune con persone infette non sembrerebbe costituire pericolo di contagio.

L’infezione può rimanere silente per molti anni o può portare a manifestazioni cliniche generiche che, nello stadio più avanzato, conducono alla morte.

Frequentemente i sintomi iniziali sono costituiti da febbre, sudori notturni, aumento delle linfoghiandole, perdita di peso, inappetenza, debolezza, diarrea.

In oltre l’80% dei casi tipici di AIDS conclamata, l’evoluzione è verso la morte a distanza di qualche anno dalla diagnosi.

Attualmente la prevenzione è l’unica possibilità di difesa contro l’AIDS. Si consiglia di:

- non fare uso di droghe (la droga deprime le difese immunitarie)

- evitare rapporti occasionali o con partners sospetti (nel dubbio usare il preservativo)

- usare soltanto siringhe a perdere; evitarne assolutamente lo scambio o il riutilizzo

- in caso di trasfusione, fare uso di sangue proveniente solo da centri autorizzati.
 

EPATITE VIRALE A

Il virus dell’epatite A si replica nel fegato e viene diffuso nelle feci, ma è presente anche nel sangue e nella saliva in concentrazioni più basse.

Oltre che per via sessuale, la trasmissione avviene con meccanismo oro-fecale oppure tramite cibi o acque contaminate. Il periodo di incubazione è di 15-40 giorni. Il decorso clinico è benigno (la malattia dura in genere 15-30 giorni). Non si associa ad epatopatia cronica e l’insufficienza epatica fulminante è rarissima. Le sorgenti di infezione sono costituite da contatti familiari o sessuali con persone affette, attività omosessuale o bisessuale, uso di droghe per via endovenosa, altre persone infettate ma asintomatiche.

Profilassi: vaccinazione.
 

EPATITE VIRALE B

Il virus dell’epatite B si trasmette principalmente mediante il contatto con sangue o emoderivati infetti oltre che per via sessuale. Il periodo di incubazione è di 40-180 giorni. Clinicamente è più grave dell’epatite A, in quanto può dare danni al fegato e frequentemente dà origine allo stato di portatore cronico. L’infezione cronica da epatite B si sviluppa in circa il 5% degli adulti infetti. Il rischio di infezione perinatale tra i bambini nati da madre con epatite B varia dal 10% all’85% a seconda dello stato sierologico della madre. L’infezione cronica da epatite B nei neonati infetti si sviluppa in circa il 90% dei casi.

Profilassi: vaccinazione.
 

PROCTITE, PROCTOCOLITE ED ENTERITE

Sono infezioni gastrointestinali dovute a svariati batteri o virus che causano diarrea, crampi addominali e qualche volta perdite di sangue dal retto. Si trasmettono con i rapporti anali (proctite e proctocolite) e con i contatti oro-fecali (proctocolite ed enterite).

La terapia è antibiotica. La prevenzione si basa sull’uso del preservativo.



Dott. Carlo Liverani
www.gravida.org e www.papillomavirus.it

Profilo del medico - carloliverani

Nome:
CARLO ANTONIO LIVERANI
Comune:
MONZA
Telefono:
02/6705539
Professione:
Medico Ospedaliero
Specializzazione:
Ginecologia e Ostetricia
Contatti/Profili social:
sito web


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