Sifilide: una malattia a trasmissione sessuale ancora pericolosa

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Sifilide: una malattia a trasmissione sessuale ancora pericolosa

29-04-2021 - scritto da Paola Perria

Non è stata mai del tutto debellata la sifilide, grave malattia venerea oggi curabile che può impiegare anni prima di manifestarsi.

A livello mondiale, la sifilide è la terza infezione sessualmente trasmessa di tipo batterico più diffusa dopo la clamidia e la gonorrea.

 

Tra le malattie a trasmissione sessuale (STIs) più temute prima dell’avvento dell’AIDS c’era senza dubbio la sifilide, una infezione batterica che può rimanere asintomatica a lungo ma che, se non diagnosticata con tempestività, può ancora essere molto pericolosa. Senza la scoperta provvidenziale della penicillina, di sifilide si morirebbe ancora.

 

Si tratta di una malattia provocata dalla proliferazione nell’organismo di un batterio – il Treponema pallidum (detto spirocheta per la sua tipica forma a spirale visibile al microscopio) – che si trasmette proprio attraverso un rapporto sessuale non protetto con una persona infetta. Questa potrebbe non sapere di aver contratto l’infezione a sua volta, perché i tempi di incubazione della malattia possono essere lunghissimi.

 

La sifilide, pertanto, resta silente a lungo, l’incubazione del germe patogeno dopo il contagio, infatti, va da un minimo di 2 settimane ad un massimo (ed è il caso più frequente) di 3 mesi, se non di più. Trascorso questo periodo di latenza, però, il Treponema pallidum inizia a proliferare e manifestare i primi segnali di attacco.

 

La sifilide è una infezione sistemica, che progredisce per fasi, andando ad intaccare via via diversi organi e apparati del corpo. Pertanto è cruciale – al fine di evitare i possibili e più gravi danni della malattia – individuare i primi sintomi e procedere alla cura, che si basa sull’assunzione di antibiotici, il prima possibile. In questo modo il batterio avrà avuto il tempo di colpire solo alcuni organi bersaglio che sono quelli interessati dall’infezione nelle prime due fasi.

 

Tuttavia, va subito detto che il primissimo sintomo di infezione, che si manifesta a livello genitale con la formazione del “silfiloma iniziale”, ovvero un condiloma (anche detto verruca o “cresta di gallo”),  difficilmente viene rilevato perché non provoca fastidi o dolori, pertanto neppure ci si accorge di averlo. Spesso il silfiloma iniziale addirittura guarisce da solo, ma è solo l’inizio della malattia. Mesi dopo, infatti, iniziano a moltiplicarsi sintomi più evidenti, che colpiscono in particolare la pelle. Siamo già nella seconda fase dell’infezione, quella in cui è possibile effettuare la diagnosi.

 

Ecco quali sono i campanelli d’allarme che possono far sospettare di essere stati contagiati da una malattia venerea (o comunque da una patologia infettiva di un qualche tipo):

  • Ingrossamento dei linfonodi
  • Eruzione di vescicole non sierose simili alle papule dell’orticaria su mani, piedi e zona genitale
  • Comparsa di macchie rossastre sulla pelle
  • Dimagrimento
  • Dolori articolari e muscolari
  • Mal di testa ricorrenti
  • Mal di gola
  • Febbre o febbriciattola

 

Non sempre questa sintomatologia compare in modo vistoso, e neppure tutta insieme, ma diciamo che è probabile notare lesioni simili ad eritemi sulla pelle, e sentirsi “acciaccati”, come quando si sta incubando un’influenza. Attenzione perché in questa fase della malattia si è ancora molto contagiosi.  A questo punto la cosa giusta da fare sarebbe quella di recarsi dal proprio medico per farsi visitare ed effettuare qualche esame.

 

La diagnosi di sifilide si ottiene sottoponendosi a test sierologici specifici::

  • Test cosiddetti non treponemici come la  VDRL (Venereal Disease Research Laboratory), che individua l’infezione in tempi molto precoci (una decina di giorni dopo il contagio);
  • Test treponemici come la fluorescenza per la ricerca dell’assorbimento degli anticorpi anti treponema (FTA-ABS) o il test della agglutinazione passiva delle particelle di treponema (TP-PA). 

 

Come anticipato, quanto più la cura è tempestiva, tanto minori saranno le conseguenze della sifilide sul corpo e pronta e rapida la guarigione. Infatti il Treponema pallidum dopo avere infettato genitali e pelle, se non stroncato prima, va a “colonizzare” altre zone del corpo, tra cui gi occhi, sistema cardiocircolatorio, apparato scheletrico e sistema nervoso,  trasformando l’infezione in sistemica. Questo anche anni dopo aver contratto il germe.

 

Quali sono i sintomi della fase avanzata della sifilide (terza fase)?

  • Danni alla memoria fino alla demenza
  • Perdita del senso dell’equilibrio e dell’orientamento
  • Delirio, turbe psichiche
  • Perdita della vista
  • Perdita di controllo degli arti
  • Paralisi e morte (casi estremi)

 

La fase terziaria della sifilide in alcuni casi può manifestarsi senza che vi siano stati segnali delle prime due fasi, o comunque quando  queste siano state tanto sfumate da risultare irrilevanti. E’ questa la tipologia più subdola e pericolosa di sifilide, perché quando si arrivi ad una diagnosi  il Treponema pallidum potrebbe già avere sortito molti danni. Tuttavia, è molto raro che ciò accada, ed è invece molto più comune scoprire prima i segnali della malattia e sottoporsi alla cura prevista che è molto efficace.

 

Basterà una terapia antibiotica  a base di penicillina o, se si è allergici a questo principio attivo, di tetracicline. Durante la terapia ci si dovrà astenere da rapporti sessuali, inoltre anche dopo aver completato il ciclo di cure ci si sottoporrà a controlli ematici per almeno un anno.

 

Come per tutte le infezioni veneree, anche per la sifilide vale però la regola della prevenzione come cura primaria e più efficace, il che comporta l’uso del profilattico nei rapporti sessuali sia di tipo genitale o anale che orale (la spirocheta, infatti, può insidiarsi nel corpo anche attraverso le mucose della gola, e in questo caso sarà in questa zona che si formerà il silfiloma iniziale). Proteggere la salute è la prima regola anche nel sesso, giocare d’azzardo può costare molto caro.



A cura di Paola Perria, Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2009, Master I livello in Gender Equality-Strategie per l’equità di Genere con tesi sulla medicina di genere.
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ATTENZIONE: le informazioni che ti propongo nei miei articoli, seppur visionate dal team di medici e giornalisti di ForumSalute, sono generali e come tali vanno considerate, non possono essere utilizzate a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.



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