Maculopatie e iniezioni intravitreali: meglio cominciare presto il trattamento

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Maculopatie e iniezioni intravitreali: meglio cominciare presto il trattamento

07-02-2019 - scritto da Francesca Morelli e Viviana Vischi

La diagnosi precoce delle maculopatie e la terapia con iniezioni intravitreali può fare davvero una "vistosa" differenza.

Interviste agli specialisti retinologi sulle iniezioni intravitreali come trattamento di prima linea contro le maculopatie.

 

Arrivare diagnosticamente prima, è sempre bene. Anche in caso di malattie che possono interessare la retina, in particolare le maculopatie. Una condizione diffusa, anche tra gli italiani, che già a partire dai 50 anni possono manifestare segnali precoci di malattia, ovvero una visione deformata delle linee che, da rette, cominciano ad apparire distorte dando avvio alla perdita progressiva della visione centrale.

 

Per questo tipo di patologie, come ad esempio la degenerazione maculare legata all’età, negli ultimi anni i progressi della ricerca e della tecnologia sono stati tali da rendere disponibile per tutti una diagnosi precoce, anzi, molto precoce, nonché terapie innovative in grado di arrestare la progressione - e in alcuni casi assistere anche a una possibile regressione - delle maculopatie.

 

Cosa sono le maculopatie e quali i sintomi

Le maculopatie, e in particolare la degenerazione maculare legata all’età, sono malattie fortemente invalidanti, che nella loro evoluzione portano a una perdita progressiva della vista a partire dalla visione centrale. Nella stragrande maggioranza dei casi la macula comincia a invecchiare dopo i 50 anni, senza tuttavia dare sintomi apparenti. Poi, a poco a poco, arrivano le prime manifestazioni:

  • La comparsa via via persistente e duratura della visione distorta, per cui ciò che è dritto, come ad esempio gli stipiti delle porte o le linee del manto stradale, diventa storto, deformato e ondulato.
  • La vista si fa annebbiata e perde di “alta definizione”, percependo aree sfuocate nel campo visivo che evolveranno verso macchie scure nella zona centrale dell’occhio.

 

In funzione dell’esordio asintomatico della malattia diventa fondamentale la diagnosi precoce: le maculopatie oggi sono infatti molto più facilmente individuabili e trattabili rispetto al passato, grazie a rivoluzionarie soluzioni di imaging e terapeutiche.

 

La diagnosi precoce delle maculopatie grazie all’OCT

Questo esame nell’arco degli ultimi 10 anni ha rivoluzionato e anticipato la diagnosi di diverse patologie maculari. Si tratta di una specie di TAC che non fa uso di raggi X ma che ricorre a una scansione laser che consente di visualizzare nei dettagli la macula, esaminando tutti gli strati della retina, così da potere individuare le possibili alterazioni, talvolta segnali anticipatori di malattia, su cui impostare un adeguato trattamento.

 

L’esame dura una decina di minuti; il paziente deve semplicemente posizionarsi di fronte allo strumento fissando un punto luminoso e seguendo le indicazioni dell’oculista, che provvederà alla scansione una volta focalizzata l’area dell’occhio da esaminare.

 

L’OCT è un’indagine strumentale non invasiva ma altamente informativa. Permette infatti di fare diagnosi precoce non solo della degenerazione maculare legata all’età, ma anche di altre problematiche della retina e della macula e impostare una terapia a base, ad esempio, di iniezioni intravitreali

 

Le iniezioni intravitreali come terapia di prima scelta per le maculopatie

Le opzioni terapeutiche per le maculopatie sono diverse e possono ricorrere all’utilizzo di laser o di farmaci specifici.

  • La terapia fotodinamica. E' efficace solo nelle forme che interessano regioni specifiche della macula e si attua con un tipo particolare di laser dopo aver iniettato per via endovenosa una sostanza che, sotto l’impulso della luce laser, occlude i neovasi responsabili della maculopatia.
  • Laser innovativi. Si ricorre a un laser di ultima generazione (Pascal) che, senza generare un riscaldamento dei tessuti, irradia l’area vicino alla parte più centrale (fovea), favorendo laddove presenti il riassorbimento delle drusen, cioè delle formazioni dure di origine proteico-lipidica che si localizzano sotto la retina.
  • Le iniezioni intravitreali. Si tratta di farmaci anti VEGF, in grado di bloccare la crescita di vasi anomali responsabili del danno alla retina. La terapia prevede l’inoculazione di queste sostanze direttamente all’interno dell’occhio, con esiti positivi in termine di arresto nella progressione della maculopatia e in molti casi anche di miglioramento della funzione visiva. Il trattamento è efficace e consolidato per le forme di maculopatia essudativa, ma spesso richiede l’esecuzione ripetuta nel tempo con risultati visibili a distanza di qualche mese dalla procedura.

 

Le iniezioni intravitreali sono considerate la migliore opzione terapeutica possibile per le malattie della retina e della macula. Ma, come facilmente intuibile, si tratta di una soluzione piuttosto invasiva. La qual cosa può creare resistenza da parte dei pazienti, soprattutto laddove proposta a seguito di una diagnosi molto precoce, in uno stadio della malattia assolutamente agli esordi. Ce ne parla il Prof. Massimo Nicolò della Clinica Oculistica dell'Università di Genova e Di.N.O.G.Mi dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova.

 

Video intervista al Prof. Massimo Nicolò della Clinica Oculistica dell'Università di Genova e Di.N.O.G.Mi Ospedale Policlinico San Martino.

 

Ma non c'è solo la paura di sottoporsi al trattamento. Esiste un'altra difficoltà da parte dei pazienti, di tipo psicologico, che può arrivare a far abbandonare la terapia nonostante i buoni risultati ottenuti. Di cosa si tratta? Ce lo rivela il Prof. Francesco Bandello, Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute, IRCCS San Raffaele di Milano.

 

Video intervista al Prof. Francesco Bandello, Direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita-Salute, IRCCS San Raffaele di Milano.

 

In questo scenario complesso, il ruolo del medico oculista deve essere anche quello di accompagnare il paziente nel suo percorso di cura, stargli vicino, ascoltarlo, accoglierlo e tendergli la mano, così da evitare l’abbandono della terapia iniettiva e, come conseguenza, l’inesorabile aggravamento della sua patologia. E il ruolo dell'industria farmaceutica deve essere quello di sforzarsi nella ricerca di formulazioni che possano agire per tempi più lunghi, così da superare il disagio fortemente manifestato dei pazienti. 

 

Vuoi approfondire il tema delle iniezioni intravitreali? Leggi di cosa si tratta e come funziona questo tipo di trattamento.



A cura di Francesca Morelli (Giornalista pubblicista iscritta all'Albo dal 2014, collaboratrice di testate web di medicina, scienza, salute e benessere specializzate in prevenzione, oncologia, alimentazione, medicina e medicina di genere, pediatria, e-health) e Viviana Vischi (Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico).

 

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ATTENZIONE: le informazioni che ti proponiamo nei nostri articoli, seppur visionate dal team di medici e giornalisti di ForumSalute, sono generali e come tali vanno considerate, non possono essere utilizzate a fini diagnostici o terapeutici. Il medico deve rimanere sempre la tua figura di riferimento.



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