Pasti fuori casa, un incubo per chi soffre di celiachia

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Pasti fuori casa, un incubo per chi soffre di celiachia

15-03-2010 - scritto da Viviana Vischi

L'87% dei ristoratori italiani conosce la celiachia, ma sono ancora troppo pochi i locali dove è possibile mangiare in tutta sicurezza

Ristoranti per celiaci? Ancora troppo pochi

05/06/2006 - Un italiano su cinque consuma almeno un pasto quotidiano fuori casa. Ma per chi soffre di celiachia, l’intolleranza permanente al glutine contenuto in molti cereali, mangiare al ristorante o al bar può diventare un vero rischio per la salute. Se ne è parlato durante la Giornata internazionale della celiachia, istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica, il mondo medico e i ristoratori su una malattia sempre più diffusa ma ancora poco conosciuta.
Oggi in Italia si registra un caso ogni 100-150 abitanti, a qualunque età, anche oltre i 60 anni. “La celiachia è come in iceberg – ha dichiarato Adriano Pucci, presidente dell’AIC, l’associazione italiana celiachia: appena 60 mila diagnosi certe a fronte di oltre mezzo milione di nostri connazionali che non sanno di essere malati”. Due le cause principali: la scarsa conoscenza della malattia e la difficoltà di riconoscere i soggetti a rischio. Se nei bambini i sintomi sono infatti molto evidenti (vomito, diarrea, calo del peso, arresto della statura), nell’età adulta non sono necessariamente legati all’apparato gastro-intestinale. Soprattutto nelle donne si può trattare di anemia, osteoporosi precoce, stanchezza cronica o disturbi dell’umore.
La diagnosi si fa unicamente attraverso un esame del sangue che, se positivo, deve essere seguito da una gastroscopia intestinale. Oggi c’è una novità: grazie a un apposito kit, si può prelevare una goccia di sangue dal polpastrello e scoprire il risultato nel giro di pochi minuti. Naturalmente il test non è esaustivo ma dovrà essere seguito da un prelievo accurato.
L’obiettivo della Giornata internazionale è stato quello di far emergere quella massa enorme di celiaci che non sono diagnosticati o vengono diagnosticati tardi, dopo essere incappati in varie complicanze, oltre a sensibilizzare i ristoratori nel proporre pasti completi senza glutine. Oggi, infatti, in attesa che la pillola anti-celiachia ed eventualmente il vaccino aprano nuove importanti prospettive, l’unica terapia è una dieta rigorosa che eviti i cereali “proibiti” (frumento, segale, orzo, farro, spelta, kamut) e gli alimenti preparati con essi, dagli insaccati ai formaggi, dalle salse ai dolci.
Oggi l'87% dei ristoratori italiani dichiara di conoscere la celiachia, ma sono ancora troppo pochi i bar, i ristoranti e le gelaterie dove è possibile anche per i celiaci mangiare in tutta sicurezza. Proprio in tal senso l'AIC ha annunciato un accordo con Autogrill: già da qualche giorno in dieci locali della catena (nel 2007 saranno oltre 100), in autostrade, aeroporti, stazioni e centri commerciali, sono a disposizione menu e prodotti tutti rigorosamente senza glutine. In vista delle vacanze estive, una gran bella notizia.
Una lista completa dei ristoranti e delle gelaterie aderenti ai progetti AIC è consultabile sul sito www.celiachia.it.


A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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