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CONTRASTO E VISIONE ANOMALA

CONTRASTO E VISIONE ANOMALA

12-08-2011 - scritto da siravoduilio

Acutezza visiva

Tipi di acutezza visiva

L'acutezza visiva o acuità visiva o visus è una delle abilità visive principali del sistema visivo ed è definita come la capacità dell'occhio di risolvere e percepire dettagli fini di un oggetto e dipende direttamente dalla nitidezza dell'immagine proiettata sulla retin

Tabella di Snellen tradizionale per valutare l'acutezza visiva morfoscopica. L'immagine rappresenta solo un'illustrazione e non è utilizzabile come test


L'acutezza visiva rappresenta l'inverso delle dimensioni angolari minime che un oggetto deve avere per poter essere percepito correttamente. È una delle abilità visiva maggiormente tenute in considerazione durante un esame visivo e una diminuzione dell'acutezza visiva è il motivo principale per cui una persona si reca da un optometrista o da un oculista.



Tipi di acutezza visiva

Spesso l'acutezza visiva viene intesa solo come la capacità di distinguere delle lettere più o meno piccole poste su una tavola ad una certa distanza (3 o 5 metri), in realtà esistono molti e differenti tipi di acutezza visiva:
Minimo visibile o acutezza di visibilità

Il minimo visibile è il più piccolo angolo visivo entro il quale l'occhio riesce a distinguere la presenza o meno di uno stimolo: se un elemento sottende un angolo visivo inferiore al minimo visibile, non vi sarà nessuna percezione.
Il test più comune per misurare il minimo visibile consiste nel variare la grandezza di una linea nera o di un puntino su uno sfondo bianco presentando quindi il massimo contrasto. L'angolo sotteso dalla linea o dal puntino sarà il minimo visibile.
Fisiologicamente questo tipo di acutezza visiva è determinato dalla stimolazione di un singolo fotorecettore visivo, illuminato diversamente dallo sfondo affinché vi sia una percezione.
Acutezza di risoluzione o minimo angolo di risoluzione

Il minimo angolo di risoluzione o risolvibile esprime la più piccola distanza tra due linee affinché vengano percepite come due oggetti separati. Il minimo risolvibile presenta valori molto maggiori rispetto al minimo visibile. Teoricamente, per rilevare distinte due linee è necessaria l'attivazione di due fotorecettori e fra di loro la presenza di un fotorecettore non attivato che indichi la mancanza di continuità. Nell'occhio normale l'acutezza di risoluzione è di circa 35-50 secondi d'arco.
Per quantificare questo tipo di acutezza visiva si possono utilizzare simboli specifici come le “C” di Landolt. Esse sono dei cerchi con una spaccatura che può assumere diversi orientamenti. Al soggetto è richiesto di localizzare la spaccatura della lettera. Pur essendo indicate per rilevare l'acutezza di risoluzione, le C di landolt sono tuttavia considerate come simboli per determinare l'acutezza visiva morfoscopica.



Il sistema elettivo per la determinazione di questo tipo di acutezza prevede l'utilizzo di griglie ad onda quadra a diverso orientamento e risoluzione.
Il minimo risolvibile dipende dalla salute della retina e dalla bontà e precisione del sistema ottico oculare. La più piccola distanza a cui due linee vengono percepite come separate viene chiamato minimo angolo di risoluzione o in inglese M.A.R. (Minimal Angle of Resolution). Solitamente il MAR viene misurato in secondi di arco. La minima risoluzione angolare è intesa come l'inverso dell'angolo di minima risoluzione considerando solo lo spessore della linea. Utilizzando delle griglie la risoluzione angolare viene spesso indicata clinicamente in cicli per grado, cioè quanti insiemi di bande scure e chiare sono presenti in un grado. Un ciclo comprende quindi sia una banda scura che una chiara.
Acuità di Allineamento o localizzazione

Acutezza visiva morfoscopica o di È il minimo spostamento spaziale percepibile tra due figure. È anche denominata superacuità poiché essa raggiunge valori molto elevati. L'acuità di Vernier o di nonio rappresenta la capacità di allineare due linee tra di loro. L'angolo esprime la distanza più piccola tra due barre nere, affinché il soggetto identifichi un mancato allineamento. Il valore medio di questo tipo di acutezza è molto elevato cioè 4-5 d'arco.
Altri tipi di acutezza visiva che si possono far rientrare in questa categoria sono la stereoacuità ovvero la misura della stereopsi o percezione della profondità e la rilevazione del tilt di una figura ossia la capacità di apprezzare la verticalità di una linea. L'acutezza di questo riconoscimento


È il tipo di acutezza visiva più comunemente utilizzata e conosciuta. Esprime la capacità di riconoscere una determinata forma tra tante possibili (discriminazione) come ad esempio una lettera dell'alfabeto. L'acutezza visiva morfoscopica è il tipo più utilizzato nella pratica clinica e maggiormente conosciuto dalla gente. La tabella che rappresenta i diversi simboli con diverse grandezze viene definita ottotipo o tabella ottotipica o tavola ottotipica.



Per riconoscere un simbolo sono necessarie molte capacità in più rispetto alla acutezza di risoluzione, tra le quali la più importante è sicuramente la conoscenza dei simboli utilizzati. A tal proposito sono infatti state create tabelle con lettere dell'alfabeto, numeri, simboli a diverso orientamento e simboli per bambini per ovviare ai problemi derivanti dalla mancata conoscenza dei simboli utilizzati.
La maggior parte degli ottotipi presenti in commercio e nei diversi studi di professionisti che misurano l'acutezza visiva sono improntati alla misura dell'acutezza visiva morfoscopica.
Alcuni ottotipi presentano ottime caratteristiche psicofisiche per una corretta detezione degli stimoli (affollamento costante, stesso numero di simboli per tutte le righe, progressione logaritmica). Altri invece, pur essendo molto utilizzati clinicamente non possiedono le caratteristiche necessarie per una rilevazione scientifica dell'acutezza visiva
Sensibilità al contrasto

In realtà la sensibilità al contrasto non è un tipo di acutezza visiva ma il contrario. L'acutezza visiva come normalmente si intende è la misura della soglia della sensibilità al contrasto con un contrasto massimo del 100%. La sensibilità al contrasto è la capacità del sistema visivo di apprezzare il contrasto fotometrico, cioè la differenza di luminosità che presentano due zone adiacenti. Questo è inteso per definizione come rapporto tra la differenza di luminosità di due aree e la loro somma (metodo CIE) definito anche come contrasto di Michelson o di modulazione.
Un'altra formula che permette di esprimere il contrasto è la formula del contrasto di Weber:
Ovviamente le due formule danno risultati diversi e devono essere specificate quando si esprime una misura del contrasto.
Le alterazioni della curva della sensibilità al contrasto possono essere eA dA differenza dell'esame del "visus", che fornisce informazioni solo ed esclusivamente sullo stato della fovea, l'esame della sensibilità al contrasto, se condotto in maniera corretta, fornisce importanti e dettagliate informazioni sul funzionamento, non solo di tutta la fovea, ma anche di tutta la zona maculare, ed in genere di tutta quella parte del sistema visivo asservita al sistema parvocellulare.
Le alterazioni della curva della sensibilità al contrasto possono essere essenzialmente di 4 tipi:
1) Riduzione globale della sensibilità. Curva tutta spostata in basso rispetto alla curva di normalità: è espressione di una alterazione funzionale diffusa di tutte le cellule ganglionari ( es. retinopatia diabetica).
2) Riduzione della sensibilità alle basse frequenze spaziali. Curva alterata solo nel primo tratto: è espressione di patologie che interessano solo le cellule ganglionari dei campi recettivi più periferici.
3) Riduzione della sensibilità alle medie frequenze spaziali. La curva si presenta alterata solo alle medie frequenze spaziali, risultando praticamente più schiacciata nella parte centrale: è espressione di patologie che interessano selettivamente le cellule ganglionari dei campi recettivi paramaculari.
4) Riduzione della sensibilità alle alte frequenze spaziali. La curva presenta l'ultimo tratto con maggiore pendenza. è espressione di patologie che interessano la parte foveolare e che in genere producono anche riduzioni dell'acuità visiva.
Apparecchiature e metodi per l'esame della sensibilità al contrasto.
1) Ottotipi e disegni su carta o diapositiva. Gli ottotipi su carta sono generalmente disegni di un grigio via via sempre più chiaro su un fondo illuminato in modo omogeneo e costante. Per ogni dimensione delle lettere si cerca qual è il minimo contrasto percepibile corrispondente all'ultimo simbolo percepito per ogni riga.
2) Sistemi videografici computerizzati. Vengono presentate, su monitor ad alta definizione, delle barre. Per ogni dimensione angolare delle barre lo stimolo viene presentato con contrasto sempre più ridotto finchè non si raggiunge il minimo contrasto percepibile. Le barre possono essere presentate con diversa inclinazione ed il paziente è invitato a rispondere sul verso in cui sono inclinate le barrei.
fferenza dell'esame del "visus", che fornisce informazioni solo ed es
Se

n

si

La sensibilità al contrasto è la capacità del sistema visivo di apprezzare la differenza di luminosità che presentano due zone adiacenti.

Calibrazione Tavola per sensibilità al contrasto


Istruzioni per l’uso della Tavola ETDRS
La tavola consente di analizzare ad alta risoluzione il contrasto relativamente al visus di 1/10 che normalmente corrisponde alla soglia assoluta del contrasto.


Visualizza a tutto schermo



 





Calibrazione Distanza Ottotipo
In genere le comuni stampanti non
riescono a rendere i contrasti in modo
ottimale. I risultati sono molto variabili.
In alternativa il file può essere usato su
PC in modalità sconnessa da internet
passando in modalità schermo pieno
(Ctrl + L o F11 in base al programma di
lettura dei files PDF usato)
Misurare l'altezza in mm della
linea NERA qui accanto e
moltiplicarla per 0,069: otterrete
la distanza in metri di lettura.
Se necessario dimezzare la
distanza.

Presentare i fogli in successione
uno sfondo bianco e luminoso, mentre l'altra riesce a riconoscerle anche se sono di un grigio sbiadito, e su uno sfondo poco luminoso.

Sensibilità al contrasto

La sensibilità al contrasto è la capacità del sistema visivo di apprezzare la differenza di luminosità che presentano due zone adiacenti.
È chiaro che 2 persone che vedono entrambe 10/10, non hanno le stesse capacità visive, se una riesce a riconoscere le lettere solo se scritte di nero su uno sfondo bianco e luminoso, mentre l'altra riesce a riconoscerle anche se sono di un grigio sbiadito, e su uno sfondo poco luminoso.

È diverso riuscire a leggere le lettere della stessa riga sull'ottotipo di sinistra, e su quello scarsamente contrastato di destra.

Un test utilizzato per la misurazione della sensibilità al contrasto.
Ogni riga presenta delle bande progressivamente più sottili (a frequenza spaziale crescente).
In ogni riga, spostandosi nelle colonne verso destra, si riduce il contrasto delle bande dell'immagine.
A chi viene esaminato viene richiesto di precisare l'orientamento delle bande.
clusivamente sullo stato della fovea, l'esame della sensibilità al contrasto, se condotto in maniera corretta, fornisce importanti e dettagliate informazioni sul funzionamento, non solo di tutta la fovea, ma anche di tutta la zona maculare, ed in genere di tutta quella parte del sistema visivo asservita al sistema parvocellulare.
Le alterazioni della curva della sensibilità al contrasto possono essere essenzialmente di 4 tipi:
1) Riduzione globale della sensibilità. Curva tutta spostata in basso rispetto alla curva di normalità: è espressione di una alterazione funzionale diffusa di tutte le cellule ganglionari ( es. retinopatia diabetica).
2) Riduzione della sensibilità alle basse frequenze spaziali. Curva alterata solo nel primo tratto: è espressione di patologie che interessano solo le cellule ganglionari dei campi recettivi più periferici.
3) Riduzione della sensibilità alle medie frequenze spaziali. La curva si presenta alterata solo alle medie frequenze spaziali, risultando praticamente più schiacciata nella parte centrale: è espressione di patologie che interessano selettivamente le cellule ganglionari dei campi recettivi paramaculari.
4) Riduzione della sensibilità alle alte frequenze spaziali. La curva presenta l'ultimo tratto con maggiore pendenza. è espressione di patologie che interessano la parte foveolare e che in genere producono anche riduzioni dell'acuità visiva.
Apparecchiature e metodi per l'esame della sensibilità al contrasto.
1) Ottotipi e disegni su carta o diapositiva. Gli ottotipi su carta sono generalmente disegni di un grigio via via sempre più chiaro su un fondo illuminato in modo omogeneo e costante. Per ogni dimensione delle lettere si cerca qual è il minimo contrasto percepibile corrispondente all'ultimo simbolo percepito per ogni riga.
2) Sistemi videografici computerizzati. Vengono presentate, su monitor ad alta definizione, delle barre. Per ogni dimensione angolare delle barre lo stimolo viene presentato con contrasto sempre più ridotto finchè non si raggiunge il minimo contrasto percepibile. Le barre possono essere presentate con diversa inclinazione ed il paziente è invitato a rispondere sul verso in cui sono inclinate le barressenzialmente di 4 tipi:
1) Riduzione globale della sensibilità. Curva tutta spostata in basso rispetto alla curva di normalità: è espressione di una alterazione funzionale diffusa di tutte le cellule ganglionari ( es. retinopatia diabetica).
2) Riduzione della sensibilità alle basse frequenze spaziali. Curva alterata solo nel primo tratto: è espressione di patologie che interessano solo le cellule ganglionari dei campi recettivi più periferici.
3) Riduzione della sensibilità alle medie frequenze spaziali. La curva si presenta alterata solo alle medie frequenze spaziali, risultando praticamente più schiacciata nella parte centrale: è espressione di patologie che interessano selettivamente le cellule ganglionari dei campi recettivi paramaculari.
4) Riduzione della sensibilità alle alte frequenze spaziali. La curva presenta l'ultimo tratto con maggiore pendenza. è espressione di patologie che interessano la parte foveolare e che in genere producono anche riduzioni dell'acuità visiva.
Apparecchiature e metodi per l'esame della sensibilità al contrasto.
1) Ottotipi e disegni su carta o diapositiva. Gli ottotipi su carta sono generalmente disegni di un grigio via via sempre più chiaro su un fondo illuminato in modo omogeneo e costante. Per ogni dimensione delle lettere si cerca qual è il minimo contrasto percepibile corrispondente all'ultimo simbolo percepito per ogni riga.
2) Sistemi videografici computerizzati. Vengono presentate, su monitor ad alta definizione, delle barre. Per ogni dimensione angolare delle barre lo stimolo viene presentato con contrasto sempre più ridotto finchè non si raggiunge il minimo contrasto percepibile. Le barre possono essere presentate con diversa inclinazione ed il paziente è invitato a rispondere sul verso in cui sono inclinate le barre.




Un caro saluto
Prof.Duilio Siravo
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
Cell.:3385710585
PROF.DOTT. DUILIO SIRAVO
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