Fibrillazione atriale e ictus: un legame pericoloso

Fibrillazione atriale e ictus: un legame pericoloso

01-10-2018 - scritto da Viviana Vischi

La fibrillazione atriale è una delle principali cause di ictus cerebrale. Vediamo come prevenire il rischio.

Fibrillazione atriale: i Nuovi Anticoagulanti Orali per prevenire il rischio di ictus.

 

ICTUS: UN PROBLEMA IN AUMENTO

Secondo gli ultimi dati ISTAT disponibili, l’ictus cerebrale in Italia è la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, ma è la prima causa di invalidità: si calcola che siano circa 930.000 le persone che convivono con gli effetti invalidanti della malattia, dai problemi di movimento a quelli di linguaggio, dalla paralisi degli arti di un lato del corpo alle difficoltà di pensiero. 

 

La prognosi è migliore di un tempo ma, complice il progressivo invecchiamento della popolazione, il numero totale di eventi di ictus e TIA (Attacco Ischemico Transitorio, cioè un minor afflusso di sangue al cervello, sufficiente a determinare qualche sintomo ma non tanto prolungato da indurre la morte dei neuroni), nel tempo purtroppo sta aumentando.

 

Quello che non tutti sanno è che l’ictus si può prevenire con trattamenti mirati e personalizzati, per i quali si hanno evidenze scientifiche di efficacia, per le persone a più alto rischio. Quali? Gli anziani, ad esempio (ma l’età purtroppo è un fattore di rischio non modificabile). Così come i fumatori, gli ipertesi, gli obesi, i diabetici, coloro che soffrono di ipercolesterolemia e chi è affetto da cardiopatie, in particolare da fibrillazione atriale (fonte: Osservatorio Ictus Italia).

 

FIBRILLAZIONE ATRIALE: PERCHE' PUO' CAUSARE ICTUS

La fibrillazione atriale (FA), una malattia che comporta un battito cardiaco irregolare e accelerato, è il disturbo cronico del ritmo cardiaco più frequente ed è una delle principali cause di ictus cerebrale. Si calcola infatti che questa patologia sia responsabile di circa il 20% degli ictus ischemici, e che chi soffre di FA presenti un rischio di ictus dalle 4 alle 9 volte maggiore rispetto a una persona sana. C’è di più: l’ictus causato da FA tende ad essere più grave perché il trombo che parte dal cuore (la maggioranza ha origine in una piccola appendice collegata all’atrio sinistro del cuore, la cosiddetta auricola sinistra) occlude arterie più grandi, con un danno ad aree più vaste del cervello. Insomma, quella tra FA e ictus è una relazione molto pericolosa. Ce ne parla Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia onlus, l'Associazione per la Lotta all'Ictus Cerebrale sostenitrice della campagna di sensibilizzazione #ilbattitodelcuore.

 

Video intervista a Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia onlus.

 

FIBRILLAZIONE ATRIALE: COS'E'

La fibrillazione atriale è un’aritmia che non permette al sangue di circolare normalmente, con aumento del rischio di formazione di coaguli. I suoi sintomi sono palpitazioni, affanno, debolezza, sensazione di mancamento e confusione, svenimento. Ma può anche essere asintomatica. In molte persone viene scoperta, spesso in ritardo, per caso. I fattori che favoriscono l’insorgere della FA sono l’ipertensione arteriosa, il diabete, l’obesità, l’ipertiroidismo, l’insufficienza renale cronica, le cardiopatie congenite, le coronaropatie, le malattie valvolari e lo scompenso cardiaco. In molti casi comunque, la FA si manifesta in assenza di situazioni predisponenti.

 

FIBRILLAZIONE ATRIALE: COME PREVENIRE L'ICTUS

Per prevenire il rischio di ictus, i pazienti affetti da FA dovrebbero:

  • Eseguire periodiche visite di controllo cardiologiche ed eventualmente neurologiche;
  • Svolgere una costante e moderata attività fisica;
  • A tavola, adottare una sana dieta mediterranea, prediligere cibi non troppo ricchi di grassi e sale e ridurre il consumo di alcol;
  • Seguire una terapia con farmaci anticoagulanti per diluire il sangue e di conseguenza impedire la formazione di coaguli che possano causare un ictus.

 

 

FIBRILLAZIONE ATRIALE E FARMACI: I NUOVI ANTICOAGULANTI ORALI

Riguardo alle terapie farmacologiche, quello che bisogna sapere è che, se fino a pochi anni fa, gli antagonisti della vitamina K, quali il warfarin, erano gli unici anticoagulanti orali disponibili in clinica, seppur con molte limitazioni d’utilizzo, i Nuovi Anticoagulanti Orali (NAO) oggi presenti sul mercato (dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban) evidenziano un profilo di sicurezza ed efficacia superiori ai “vecchi”. Richiedono infatti un dosaggio fisso e un monitoraggio meno frequente, ma soprattutto presentano minori interazioni con farmaci e alimenti che ne possano alterare l’effetto e comportano un minor rischio di sanguinamento (in particolare di emorragie cerebrali) rispetto alla terapia tradizionale.

 

In caso di emergenza (pensiamo ad esempio a un intervento chirurgico o un incidente stradale), è possibile annullare gli effetti anticoagulanti del farmaco grazie alla possibilità di una reversione immediata della sua azione. Tradotto: la coagulazione viene riportata alla normalità, e questo accade in pochissimi minuti.

 

Per dabigatran è già stato approvato anche in Europa idarucizumab, in grado di interagire direttamente con il farmaco inibendone la sua azione anticoagulante, mentre sono in fase di studio e sperimentazione altre molecole in grado di revertire tutti i NAO, per non dire qualsiasi anticoagulante (approfondisci il concetto di scoagulazione reversibile e le sue novità).

Categorie correlate:

Malattie, cure, ricerca medica




A cura di Viviana Vischi, Giornalista professionista iscritta all'Albo dal 2002, Direttore Responsabile di diverse testate giornalistiche digitali in campo medico-scientifico.
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